18/06/18

SULLA DIFFERENZA FRA RICCO E POVERO OVVERO FRA NON IMMIGRATO E IMMIGRATO



Danilo Di Gangi, esploratore dell’umanità prima ancora dei luoghi della Terra che ha visitato, ancora una volta ci regala un articolo appassionato, che ci offre uno spunto di riflessione. Lo fa in un momento particolare, un momento in cui sostenere certe posizioni è diventato impopolare.
Oggi il pericolo di lasciarsi vincere dalla “banalità del male” rischia di prendere nuovamente il sopravvento. Succede quando si decide di tapparsi le orecchie per non ascoltare e di coprirsi gli occhi per non vedere.
i.b.

di 
Danilo Di Gangi


Carissimi sostenitori della sacra inviolabilità dei confini della real patria e del suo andamento economico, terrei a sottolinearvi alcune semplici questioni.
A-      L’unica vera differenza esistente in tutta la popolazione mondiale è quella fra ricco e povero.
B-       Se sei ricco puoi liberamente circolare in ogni dove sul pianeta, godere delle meraviglie dei paesi altrui, comprare biglietti aerei low cost a 300 euro per fare vacanze esotiche a casa di coloro che detesti, usufruire delle migliori strutture ricettive e ritornare a casa tua, solo quando lo desideri, pieno di ricordi sottopagati o sottratti illegalmente, per autoincensarti nei racconti post viaggio con gli amici.
C-       Se sei povero e costretto a scappare da situazioni di indigenza assoluta, guerre o regimi autarchici, o semplicemente perché aspiri a migliorare le tue condizioni di vita, devi pagare almeno 3000 euro per sfidare la morte e, spesso, incontrarla, giungere nei paesi di coloro che ti detestano, affrontare un inferno simile a quello che hai lasciato, non avere diritti poiché non possiedi denaro ed essere il capro espiatorio di ogni male del paese che non vorrebbe accoglierti ma rispedirti (subito) da dove sei venuto, possibilmente pieno di lividi.
D-      I veri importanti flussi migratori non sono sicuramente quelli (infinitesimali) europei ma, da sempre, quelli di milioni e milioni di persone che si muovono nei paesi più poveri dell’Oriente e dell’Africa perché cacciati (per molteplici ragioni) dalle loro terre di origine.


Ho la fortuna di essere nato nella parte di pianeta “ricca”, quella che può permettersi di girarlo il “mondo”, e da 25 anni lo faccio, con sguardo attento e rispettoso verso coloro che hanno meno fortuna di me, ma tanto di più da insegnare. La povertà, quella vera, l’ho vista con i miei occhi, ne sono stato a stretto contatto, ne ho sentito l’odore.  È la povertà dei bassifondi di Calcutta, degli slums di Nairobi, delle discariche di Agbogbloshie in Ghana, della pelle dei corpi nudi che dormono per le strade di New Delhi, degli stracci laceri che vestono i bambini nei villaggi nepalesi e tibetani, del guano delle cave della Malaysia, delle migliaia di senzatetto che languono nel marcio e nel fango di misere capanne costruite con pezzi di legno e sacchi di plastica dell’immondizia. Sì, esattamente quella plastica che qui, giustamente, mettiamo al bando, per spedirne quintali nei paesi poveri. È la povertà frutto del nostro secolare sfruttamento delle “loro” materie prime, è la povertà frutto della delocalizzazione delle nostre fabbriche, per usare la “loro” manodopera a costo zero, è la povertà frutto della nostra fame insaziabile di progresso, i cui scarti divengono “loro” patrimonio.
Permettetemi, senza presunzione, di dirvi che coloro che urlano ai quattro venti che la povertà nel proprio paese è aumentata a causa dei costi di mantenimento dell’immigrazione non sanno di cosa parlano e, se il loro tenore di vita non è più confacente allo standard occidentale (sebbene continuino a possedere smartphone di ultima generazione, televisori, computer, auto, ecc.), la causa non è da ricercarsi in coloro che “la povertà”, “quella vera”, l’hanno tatuata sulla pelle dalla nascita.



Danilo Di Gangi


L'ultimo libro di Danilo Di Gangi pubblicato con Edizioni il Ciliegio si intitola Nepal fra terra e cielo. Danilo Di Gangi è nato a Cuneo, ove risiede, nel 1963. Scrittore, viaggiatore e insegnante, ha pubblicato per le edizioni L’Arciere: Cieli d’infinito.Mongolia, terra senza tempo (2003); Il Gioiello di neve. Kailash, l’essenza del Tibet (2004); Fra barbari e dei. La vera politica cinese in Tibet (2008). Per le edizioni Campanotto: Siberia (in)contaminata (2010). Per le edizioni Il Ciliegio: Viaggio al limitare del tempo. Un racconto esoterico (2010); Lungo come l’Indo (2012). Per le edizioni Pietre Vive:Forse spazi (2013), raccolta di poesie e immagini.




25/05/18

Approdano nel porto della casa editrice Il Ciliegio gli Inbook curati da Elisa Vincenzi


di 
Elisa Vincenzi


La casa editrice Edizioni ilCiliegio, da sempre attenta alla cura dei suoi libri e delle sue pubblicazioni, mostra ancora una volta una particolare sensibilità, accingendosi ad affrontare una nuova e importante sfida: l'inserimento in catalogo degli Inbook.

Ma che cosa sono gli Inbook?
Sono libri che vengono tradotti in simboli, al fine di facilitarne l'accesso e la lettura da parte di un pubblico più vasto, rispetto ai libri scritti e stampati in maniera tradizionale.
Le parole vengono affiancate da speciali simboli che, seguendo fedelmente il ritmo narrativo, aiutano a decifrare il contenuto del testo scritto.

I simboli utilizzati sono studiati ed elaborati dal Centro Studi Inbook, che garantisce un modello dinamico e che si sviluppa secondo un metodo scientifico, costantemente monitorato attraverso il confronto con chi ne fruisce.

Nati per andare incontro alle esigenze di bambini e persone con disabilità comunicativa, attualmente gli Inbook si rivolgono a un'utenza molto più ampia.
Nella versione Inbook attualmente Il Ciliegio ha in programma la pubblicazione di Agatino e Col naso all'insù.

Consapevoli dell'importanza di offrire quante più strade possibili per favorire la diffusione della cultura del libro e mossi dalla volontà di accogliere le necessità di ogni lettore, non resta che attendere la risposta del pubblico...



Col naso all'insù
Agatino


Elisa Vincenzi, autrice, vive e lavora in provincia di Brescia. Laureata in Scienze dell’Educazione, si specializza in musicoterapia e in propedeutica musicale (Metodo Ritmìa). Oltre che occuparsi della progettazione e conduzione di Laboratori di creatività, musicoterapiaed educazione al suono e al movimento per bambini e adulti, crede nel valore e nell’importanza delle favole. Per Edizioni il Ciliegio ha pubblica una dozzina di libri per bambini tra questi: La rana Luisa, Mino moscerino cantante; Agatino; Il silenzio cos'è?; Ma è tutto sbagliato!; Amelia e la fiducia; Oltre le nuvole; In giardino cosa c'è. Il suo ultimo libro si intitola Il vento a metà.


24/04/18

Scriviamo e pubblichiamo: perché, come funziona? Qual è il compito dello scrittore e quello di chi lavora in casa editrice?



Scriviamo per noi stessi, per essere letti dagli altri, per vedere i nostri sforzi racchiusi fra la prima e la quarta di copertina, per avere il nostro nome in risalto sul dorso di un libro infilato in uno scaffale in libreria. Chi scrive saggi è un divulgatore di sapere, chi si dedica ai romanzi lo fa, invece, perché sente il bisogno di dare un’interpretazione alla realtà. Si scrive narrativa perché è prima di tutto un’esigenza: egocentrismo puro. Si scrive anche se tutto è già stato scritto, e il più delle volte è stato scritto meglio di come abbiamo saputo fare noi, eppure continuiamo a perdere ore di sonno, cene con gli amici, momenti familiari, e continuiamo, mi auguro, a leggere libri anziché fare un po’ più di moto. Ma è doveroso dire che il processo creativo è solo l’inizio di un viaggio.

In vista del suo ultimo libro ho chiesto con insistenza a Giovanni Maria Pedrani, direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio, di buttare giù qualche riga per questo blog. Ho chiesto di avere un breve articolo col quale fare un po’ di luce su certe dinamiche editoriali. Occupato dal tanto lavoro ci ha messo un po’ a scriverlo, ma alla fine è stato meglio così, perché pochi giorni fa, Catia Proietti, autrice di un bellissimo romanzo di formazione che uscirà fra pochi giorni, del tutto inconsapevole della trattativa che avevo intavolato con Giovanni, mi ha mandato un altro articolo che è anche un atto di umiltà e amore verso il lavoro di chi è nella “stanza dei bottoni” di una casa editrice.

Sono dunque questi due contributi che oggi ho voglia di proporre in questo blog, sempre pronto ad accogliere gli interventi di tanti nostri autori e lettori.

i.b. 

 Una vita da direttore editoriale, 
il libro che svela i segreti delle case editrici
di 
Giovanni Maria Pedrani


Una vita da direttore editoriale
Come si fa a vedere pubblicato il proprio manoscritto gratuitamente, fra le migliaia di fregature vestite da proposte editoriali? Qual è il segreto per fare in modo che un autore possa trarre soddisfazioni dalla propria scrittura? Quanto guadagna una casa editrice? E un autore?

Cominciamo dall’inizio. In principio era il libro. La creatura. Quell’oggetto meraviglioso figlio di un autore, che egli ama e idolatra più di ogni altra cosa.

Per quell’essere prodotto dalla fantasia, dall’intelletto, dalle ansie e dalla passione, l’autore sogna e pretende il meglio. E come succede con la gestione dei figli, cui si vorrebbe donare il mondo, non esiste un prontuario che spieghi come fare il genitore.

Da autore che si poneva alcuni di questi interrogativi e da direttore editoriale, poi subissato da richieste di informazioni da parte dei membri della scuderia, dai nuovi acquisti e anche da chi proponeva dei manoscritti per la prima volta, mi sono reso conto che era necessario dare delle risposte concrete.

E così ci è venuta l’idea di un libro che è una via di mezzo fra il saggio e la testimonianza di vita e che racconta, attraverso l’esperienza di un direttore editoriale, tutti i retroscena di una casa editrice.

Ne è venuta una chiacchierata informale non solo con l’autore esordiente o quello più navigato che vuole qualche dritta, ma anche con chiunque sia interessato a conoscere l’universo editoriale.

Si scopriranno gli attori che ruotano intorno al progetto libro, i costi per realizzarlo e per guadagnarci, i diversi comportamenti delle case editrici per i vari generi letterari, le tecniche più astute di presentare un manoscritto affinché sia selezionato, i trabocchetti dei contratti di cessione dei diritti d’autore, il ruolo delle fiere e dei concorsi letterari, le regole per la pubblicazione della propria opera tradotta all’estero. E poi tanti consigli dalla scrittura del libro ai trucchi per garantire una promozione efficace.

E nello scorrere quelle righe che parlano di un universo professionale, strutturato e organizzato con proprie regole, il lettore scopre che il mondo editoriale delle piccole realtà funziona proprio perché è animato dalla stessa passione delle squadre calcistiche dilettanti che sacrificano tempo per allenarsi e per giocare. La stessa passione di ogni autore che adora la propria creatura.



Giovanni Maria Pedrani risiede a Saronno (VA) è Direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio. Ha pubblicato numerose opere, ottenendo un centinaio di premi in concorsi letterari. Fra i suoi ultimi scritti si ricordano i romanzi C’è un cadavere sul treno - Assassinio sul Malpensa Express e Nebbie d’estate; il testo umoristico 7.16 in ritardo - ovvero manuale del perfetto pendolare.





La storia non è il libro
di 
Catia Proietti

Da ora in poi
Un giorno ho messo un punto e la storia è finita. Era lì, dentro di me, che spingeva e gridava, bisognosa di aria, di verità, di riconoscimento e poi non c’era più. Proiettata sulle pagine bianche di uno schermo e per questo io di nuovo libera, lei non più solo mia. Perché, quando scrivi, quello che hai detto non è più solo tuo: diventa di tutti. Le immagini che tu hai creato evocano altri mondi, altri spazi, altri volti. Saranno altro. Ogni lettore vivrà una verità diversa e si emozionerà scoprendola in sintonia con quella di un altro. Giocheranno sulla similitudine delle loro riflessioni e ascolteranno stupiti le discrepanze. Perché il fatto che la parola sia scritta, ma per ognuno possa evocare altro, rappresenta di per sé una magia. Il motivo per cui un autore può essere amato da qualcuno e non apprezzato da altri.

E tu hai messo un punto e la storia è finita.

Ma è solo la storia. Non è ancora il libro.

La storia che prima era in te, ora è nel tuo computer, limitata al tuo uso e a quello di pochi stretti e fidati amici.

Il libro è un’altra storia.

Il libro è quell’oggetto che consente al racconto di passare in più mani, superare confini, creare legami, riempire vuoti. Il libro proietta ciò che hai scritto in un oltre a te sconosciuto.

La storia era solo tua. Il libro è la convergenza di tutte quelle professionalità ed energie che lo renderanno tale. E più quelle forze saranno in sincronia tra loro, più la forza della tua storia li avrà pervasi, più il libro viaggerà. È una questione di fiducia e di coerenza.

Fiducia rispetto al messaggio che la storia contiene.

Coerenza rispetto ai suoi principi.

Un libro è il risultato del lavoro di un direttore editoriale, di un grafico, di un editor, di un impaginatore, di un ufficio stampa. La sua dimora è la casa editrice. Più alto è il senso di appartenenza che l’autore avrà sviluppato con la casa editrice, più lungo e ricco di esperienze sarà il viaggio del libro. È un viaggio in tandem, dove un conducente e un passeggero sono entrambi indispensabili per arrivare alla meta, tant’è che smettono di chiedersi chi guida. È un lavoro in team. I pedali sono collegati tra loro da una catena che permette di sincronizzare perfettamente il movimento dei due atleti. Bisogna diventare consapevoli del ritmo del compagno, assecondarne i movimenti in curva perché da due si diventi uno. Significa dare e avere fiducia. Di nuovo questa parola. La stessa che un autore chiede al lettore nel momento in cui inizia a scrivere.

Ti chiedo fiducia. Ascolta la mia storia. Mi sto assumendo di fronte al mondo la responsabilità di ciò che scrivo. Perché quello che è scritto non può essere ritratto. Esiste. Vive.

E più in là, quando il libro avrà lasciato la sua casa e varcato la soglia di librerie e biblioteche, vissuto giornate al freddo nelle fiere e nei mercati dell’editoria, quando sarà stato presentato a pranzi di lavoro e aperitivi, il lavoro continuerà nelle mani del suo acquirente che lo aprirà una volta coricatosi la sera e ne leggerà le prime pagine alla luce di un abatjour.

Un libro inizia a esistere nel momento in cui lo scrittore ha posto il suo punto di fine e pensato di aver tutto concluso.

Si è illuso. A quel punto tutto è appena cominciato.


Catia Proietti è nata e risiede a Roma. Ha conseguito il diploma di laurea di Assistente sociale e lavora come educatrice. Da sempre appassionata di lettura e drammatizzazione, partecipa attivamente ai progetti del comune di Roma per la promozione della lettura in età prescolare e a numerose iniziative culturali. Con i suoi racconti è stata finalista e vincitrice in diversi concorsi letterari; collabora con sceneggiature e scritture a programmi televisivi, riviste on-line, iniziative socio-culturali.