30/03/26

Il filo nero

 

Il vicequestore Gaia Sanna deve indagare sulla scomparsa di due ragazze, Marta e Cecilia. Il caso le ricorda l’evento traumatico del rapimento suo e dell’amica, poi uccisa, avvenuto vent’anni prima. Il colpevole era stato arrestato ma durante le indagini le somiglianze rispetto a quei fatti emergono in modo preoccupante e il legame con il passato diventa evidente a tutta la squadra diretta dal vicequestore.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Cristiano Carlino, sulla sua opera: 

"Nel mio immaginario il libro doveva essere una testimonianza, un inno al coraggio e alla determinazione. Ricordo bene quel periodo, una fase della mia vita in cui vivevo nella paura.

Mi ritrovavo spesso a non riuscire a compiere delle semplici azioni, come passeggiare in mezzo alle persone, uscire con gli amici o andare al ristorante con la mia compagna.

Tutto era legato ad un evento traumatico del mio passato. Lo avevo lasciato sepolto nella mia anima e in quel periodo mi stava logorando. 

Un giorno facendo un viaggio in auto da solo, ripensai a una discussione avvenuta con la mia compagna. Lì ho capito quanto lei fosse coraggiosa e determinata a starmi accanto, aiutandomi in quei momenti. Mi sono nutrito in parte di quella sua forza, decidendo così di affrontare il mio passato con coraggio e determinazione, riemergendo dalle mie paure per tornare a vivere. 

Così e nata la mia protagonista: Gaia Sanna. Una donna determinata e forte. 

Questo è il messaggio che spero possa lasciare a chi lo leggerà: è necessario vivere al massimo il presente con coraggio, rivolgendo uno sguardo al futuro, cercando di superare e non rimanere ancorati alle paure del passato.

Cristiano Carlino risiede a Sordevolo e lavora a Biella. Appassionato di lettura, da alcuni anni ha iniziato a scrivere romanzi e racconti. Ha composto alcuni racconti podcast su Spotify e possiede una pagina Instagram che si chiama Libripensierieparole. Il filo nero è il suo primo romanzo pubblicato.


24/03/26

Nello Spirito dell'Orsa Maggiore

 

L’ufficiale della posta imperiale Alfred Castelrut riceve un’inaspettata richiesta di soccorso: una lettera trovata su un messaggero caduto in un crepaccio lo spinge in una missione tra montagne che solo lui conosce. Presso un avamposto compare, insieme a un bambino, Assur, donna tartara capace di entrare in trance al ritmo di un tamburo e provocare eventi prodigiosi. Col canto può trasformarsi, guarire o ferire, prendendo la forza di un orso. Con un frate alchimista e soldati tirolesi, Castelrut affronta il mistero, oltre cime e ghiacciai, verso una guarnigione sperduta e un duello con la Grande Ombra, in un intreccio tra dovere, passato e destino.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Massimo Maggiari, sulla sua opera: 

Nello spirito dell’Orsa Maggiore è il frutto di un lungo percorso personale in cui si sono alternati viaggi, ricerche antropologiche ed esperienze in posti dove la natura domina ancora selvaggia su piccole comunità. La mia scrittura è stata sempre uno strumento di ricerca simbolica dagli anni del Magistero a Genova dove avevo incontrato la figura di Elémire Zolla. L’autore di un testo chiave intitolato I letterati e lo sciamano

A un certo punto però la critica letteraria non mi bastava più. Dovevo capire di persona mettendo la mente e il corpo in comunione col Mondo e la sua Anima. Le Dolomiti, l’Artico, i paesaggi pristini del continente americano divennero gradualmente un’opportunità e una presenza fuori e dentro di me. L’ispirazione al romanzo capitò per caso durante un’escursione su di un sentiero in Valgardena. Vidi incise delle croci sul porfido rosso. Mi fermai. Osservai intorno. Cercai di capire dove portavano. Fatte delle ricerche in zona, imparai che in passato quello era stato il sentiero della Posta Reale e che il servizio postale in quei luoghi montani aveva avuto in passato qualcosa di avventuroso. Un po’ come il pony express o l’uso delle diligenze lungo la frontiera degli Stati Uniti. 

L’altro tassello nel mosaico furono le frequenti full immersion condotte in stato meditativo assieme all’uso del tamburo a cornice e del canto armonico grazie alla guida del percussionista Glen Velez. Quella pratica aveva rivelato in me delle sensibilità prima sconosciute che riguardavano il corpo, la mente e la compenetrazione di coscienza e mondo tramite la risonanza. La trama da raccontare nel libro invece la possedevo da sempre. Da quando giocavo coi soldatini assieme ai compagni di scuola. Era una trama forte. Ad alto rischio. Era la trama di chi si perde per ritrovarsi. O meglio, per ri-conoscersi attraverso le sfide poste dalla Vita lungo la strada. 

Nella foga del gioco domestico, mi immaginavo lanciato oltre le linee nemiche e poi obbligato a trovare una via di casa. Esattamente, ciò che nel libro succede a Castelrut, il protagonista, che dovrà guidare un gruppo di soldati tirolesi nel cuore di una catena poco conosciuta dove non saranno rare le sorprese e ahimè poco confortante l’arrivo a destinazione nel mezzo di una mattanza. In realtà, ciò che lo attende alla fortezza, luogo in cui è apparsa Assur, la sciamana tartara, è una fuga in alta montagna e l’appuntamento col proprio destino e le sue incognite. Tutti subiamo un destino che lo vogliamo o no. Ovvero una sequenza cronologica di episodi, persone e fatti storici. 

Nel caso di Castelrut è diverso. Il viaggio intrapreso diventa una vera iniziazione all’anima dei luoghi, delle sue storie e al ricordo del padre. L’eroe di una guerra lontana e terribile che il figlio aveva voluto sempre ignorare. Grazie alla guida di Frate Ginepro, il frate alchimista che accompagna la missione, Castelrut si aprirà gradualmente al proprio mondo interiore, alle sue intuizioni, ai suoi sogni, scoprendo un’empatia ben più vasta di quella da lui concepita agli inizi. La gratitudine di un’orfana soccorsa tra le montagne, come pure la magia dei gesti rituali di Assur daranno il tocco finale al suo sguardo. Aiutando l’ufficiale a capire. A crescere oltre la disciplina militare, compiendo forse il viaggio più difficile. Quello che va dalla mente al cuore. L’unica impresa che porti al mistero ultimo e sublime della Vita.  


Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del sud, dove ha insegnato all’università locale. È oggi professore Emeritus di Italian Studies. Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca sulla poesia orfica attraverso Jung e l’antropologia.

Il suo libro di poesia, Aurora Borealis (Agorà, 2001; La Finestra, Trento, 2004) ha riscosso notevole successo in Italia e all’estero. È stato vincitore dell’edizione 2001 di “La poesia incontra” (RAI 1, Sanremo) con la lettura di poesie dedicate all’esploratore Roald Amundsen, del Lerici Pea – Scrittori liguri nel mondo – (2008), e del premio internazionale Rodolfo Valentino – Sogni a occhi aperti – per poesie inedite nel 2013. Nell’estate del 2022 ha ricevuto il premio Montale fuori casa all’albergo Shelley di Lerici.   

Seguono gli esordi come scrittore di viaggi e narratore. Prende sempre più spazio in lui l’interesse per lo sciamanesimo incontrato in ambienti artici. 

Grazie a Giunti, la sua avventura di scrittore del Grande Nord trova nuovi lettori nel 2018 con un libro intitolato Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit. Un altro tipo di avventura lo porta nel deserto del Messico settentrionale dove incontra e scrive del curandero Don Mateus in Leggere nel cuore. I segreti di un curandero pubblicato nel 2022 ancora con Giunti. Nel 2024, ritorna in ambiente artico pubblicando Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest. Storie di esploratori e sciamani inuit. Grazie all’editore Meltemi di Milano. L’ultimo suo libro, Nello spirito dell’Orsa Maggiore è stato pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.



23/03/26

Evviva! Un letto tutto mio

La prima notte nella nuova cameretta può sembrare un passo difficile… ma per Theo e la sua sorellina Emma diventa l’inizio di una splendida avventura. Tra sogni che li porteranno in posti magici, i due vivranno emozioni straordinarie, circondati da colori e meraviglia. Per scoprire insieme che dormire da soli non è poi così spaventoso, anzi: può essere un viaggio bellissimo. Un albo illustrato che unisce dolcezza e immaginazione, ideale per accompagnare i bambini con fiducia e gioia in uno dei momenti più importanti della crescita.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro Erika Amabili, sulla sua opera: 

“Ho sempre desiderato scrivere un libro per bambini, ed Evviva! Un letto tutto mio nasce da un’emozione molto precisa, da una suggestione che mi accompagna da tempo: la canzone A Million Dreams degli Anthem Lights. È una canzone che parla di sogni, di quel momento sospeso in cui, una volta a letto, la mente si accende di colori, immagini e possibilità. Racconta di mondi immaginati, di luoghi in cui vorremmo vivere, di case riempite di cose che ci fanno sorridere, di viaggi e desideri che prendono forma proprio quando chiudiamo gli occhi.

Da qui è nata l’idea del libro: raccontare l’immaginazione dei bambini nel momento che precede il sonno. Un momento delicato, spesso accompagnato da una piccola paura, soprattutto quando si tratta di dormire da soli per le prime volte. Ho voluto trasformare quella paura in qualcosa di diverso: in un’occasione. Perché quel tempo, in realtà, può diventare uno spazio meraviglioso, colorato e pieno di avventure.

Ho scelto come protagonisti un fratello e una sorella perché desideravo che ogni bambino potesse ritrovarsi nella storia, sentirsi meno solo e più vicino a ciò che legge. Il legame tra fratelli, reale o immaginato, diventa così un ponte verso il coraggio e la scoperta.

Questo libro è anche, in parte, un ritorno alla mia infanzia. Sono sempre stata una persona molto fantasiosa (essendo anche cresciuta in un tempo in cui i tablet non esistevano e il gioco nasceva solo dall’immaginazione). Ricordo ancora le storie e le avventure che inventavo insieme a mia sorella, mondi costruiti con nulla, se non con la voglia di sognare.

Con Evviva! Un letto tutto mio ho voluto ricreare proprio quell’atmosfera: un invito a trasformare il momento della buonanotte in un viaggio, a scoprire che dentro ogni bambino esiste già tutto ciò che serve per non avere paura, ma per sognare.


Erika Amabili

Vive e lavora a Bellaria, in provincia di Rimini. Disegna da quando ne ha ricordo, per lei l’illustrazione è sempre stata un posto sicuro dove liberare la creatività. Dopo anni di studi e corsi di perfezionamento, nel 2022 ha deciso di dedicarsi all’illustrazione per l’infanzia, trasformando quella che era sempre stata una grande passione in una vera e propria professione. Da allora collabora alla pubblicazione di diversi libri illustrati, con l’obiettivo di raccontare storie che accompagnino i bambini a scoprire il mondo con occhi curiosi e pieni di immaginazione.



20/03/26

Shohin


Shohin è un piccolo bonsai, più piccolo del solito. Le vicende di questo pino bianco spaziano nei secoli creando simbiosi  con chiunque spiritualmente si avvicini al minuscolo albero: da Takeshi il samurai che lo alleva e protegge, alla natura e agli animali che diventano suoi compagni di vita, fino ad arrivare ad Ethan, un adolescente americano che ha un problema di statura a causa del quale vive nello sconforto e nella sfiducia. Quando Ethan si trasferirà per un periodo in Giappone, oltre a conoscere l’amore grazie all’incontro con la sua coetanea Midori, creerà un legame magico con Shohin. Nella vita, le “piccole cose” spesso nascondono un potenziale straordinario.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Rodolfo Martinez, sulla sua opera: 

"Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è il Giappone, la sua cultura le sue tradizioni. Ho avuto la fortuna di visitare il Giappone ed è stato un viaggio che ha arricchito la mia anima totalmente. Oltre ad essere un Maestro di karate ho sempre coltivato un forte interesse per i bonsai. 

Shohin nasce in un modo bizzarro ed inaspettato. Mentre seguivo un corso di bonsai a Roma, seduto al mio tavolo nella classe, ascoltavo l’insegnante e contemporaneamente mi prendevo cura del bonsai che avevo davanti a me come compito da svolgere. Ricordo solamente che mi sono ritrovato a scrivere l’inizio della storia di Shohin nel quaderno degli appunti. Avevo già tutto in mente, inizio, fine, personaggi, copertina ed illustrazioni. Shohin è una specie di bonsai più piccola della norma, circa dieci centimetri. 

Le cure di questa piccola pianta passano negli anni di mano in mano. Da un samurai fiero e deciso e determinato ad abbandonare la via della spada, fino ad Ethan un bambino che ha problemi di crescita e poca autostima. Shohin lascerà il segno in ogni persona che si prenderà cura di lui. Cambierà in meglio la vita di tante persone. Spesso nella vita sottovalutiamo le piccole cose o al contrario diamo troppa importanza a ciò che è appariscente. Shohin è la rivincita del contenuto sulla forma, è Davide che sconfigge Golia, è il più debole, ma solo all’apparenza, che vince su chi si sente più forte. A volte dalle sofferenze si trova la forza per creare qualcosa di grande. Grande anche se sei Shohin che significa “piccola cosa”. 


Rodolfo Martinez

Nato nel 1971 a Roma, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambino. Lavora presso una società di progettazioni e insegna karate. È stato Martial arts therapist con la “Kids Kicking Cancer”, associazione che si dedica ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia. Grazie al karate, ha viaggiato e continua a viaggiare per tutto il mondo. Ha pubblicato: Oltre il tempo, viaggio nel meraviglioso mondo degli Indiani d’America (Edizioni Croce), Kokopelli (Edigiò), Kokopelli, il vento che suona (Ctl Livorno), Kokopelli, le origini (Il Ciliegio). Shoin è l'ultima sua opera pubblicata con Il Ciliegio.


19/03/26

Cosimo e Pennalunga

 

Cosimo, un bambino curioso, trova in soffitta un vecchio gioco con piccoli pappagalli colorati. Tra tutti sceglie il più particolare: quello che agli occhi di molti apparirebbe come il più brutto, perché ha un difetto, una penna più lunga delle altre. Per Cosimo, invece, è speciale. 

Pennalunga sogna di volare libero, ma è intrappolato dai fili che lo tengono appeso. Un giorno riesce a liberarsi e cade a terra. Cosimo, immaginandolo vivo, lo disegna mentre vola tra le nuvole. All’improvviso un colpo di vento porta via i fogli e, insieme a essi, Pennalunga prende vita… Nulla è irraggiungibile se lo si desidera davvero.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Samantha Spadoni, sulla sua opera:

"La storia di Cosimo e Pennalunga nasce dal desiderio di raccontare ai bambini - ma anche agli adulti - quanto sia importante credere nei propri sogni e non smettere mai di provarci. Perché, alla fine, è proprio la tenacia che rende possibile ciò che sembra impossibile.

Spesso i limiti che percepiamo, le “gabbie” in cui ci sentiamo intrappolati, esistono soprattutto nella nostra mente. Proprio come accade al piccolo Pennalunga: basta che qualcuno creda in noi, anche solo un po’, per trovare il coraggio di spiccare il volo.

Questo albo è una storia di speranza, un invito a non arrendersi davanti a ciò che sembra troppo grande o troppo difficile. È nato anche grazie a una persona per me molto importante, che un giorno mi disse che potevo fare qualsiasi cosa. Quelle parole sono rimaste con me.

Credo che i limiti esistano soprattutto per essere superati, e che farlo insieme a qualcuno renda il viaggio ancora più speciale. Cosimo, con i suoi capelli rossi e ribelli, è un personaggio che ho disegnato molti anni fa. Tra quei capelli, come in un piccolo nido, viveva già un pappagallino verde.

I pappagalli, da tempo, mi riportano alla mia Roma: li osservavo sugli alberi sotto casa, quando ero bambina. È da lì che è nato Pennalunga.

Cosimo e Pennalunga erano già dentro di me, in attesa che trovassi il momento giusto per raccontare la loro storia. E quel momento, finalmente, è arrivato.

Buona lettura!


Samantha Spadoni


Romana trapiantata in Veneto, vive e lavora in provincia di Venezia. Disegna libri per bambini con la convinzione che il vero segreto sia non smettere mai di esserlo almeno un po’. Le sue illustrazioni profumano di meraviglia e trasformano le storie in mondi dove i piccoli si riconoscono e i grandi riscoprono la gioia di guardare con occhi nuovi. Si diverte anche con il graphic design, trattando forme e colori come pezzi di un gioco infinito, da ricombinare ogni volta in modo sorprendente.


02/03/26

Corri, corri Alì

 

La storia di Alì inizia sullo sfondo di un paese in guerra. Per scappare dallo scoppio delle bombe, e indossando spesso un completino verde da atleta che la mamma gli ha regalato, impara a correre sempre più velocemente. Un giorno, però, deve salire su una barca per andare in un luogo lontano dove scoprirà la gioia di correre per sport e non più per fuggire. Splendide illustrazioni e una storia intensa, che racconta l’atrocità della guerra e la forza della speranza. 

INBOOK

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice, Alessandra Cerretti

"Era da tempo che desideravo scrivere una storia sui bambini nati in una terra difficile, segnata da guerre e sofferenze. Bambini sfortunati, venuti al mondo dall’altra parte del Mediterraneo, per raccontare e far conoscere una realtà diversa dalla nostra.

Così iniziai a documentarmi: lessi testimonianze sulla quotidianità dei bambini in Medio Oriente, osservai filmati, fotografie, immagini dei luoghi in cui vivevano.

Ad arricchire la mia ricerca arrivò anche un’inchiesta trasmessa dopo il telegiornale. Vidi immagini di bambini e donne, vidi la povertà in cui erano costretti a vivere. Eppure, nonostante tutto, notavo come si adattassero a quella loro “normalità”: nei loro occhi, nei gesti, traspariva una forza silenziosa, ma anche la fragile speranza di un futuro migliore.

Così nacque Alì, con la sua storia. Ma desideravo scrivere una storia di speranza. La corsa, per lui, inizialmente un modo per fuggire dalle bombe, divenne il simbolo della sua rinascita in una nuova realtà.

Rimasi profondamente colpita quando, dopo l’uscita del libro, vidi al telegiornale un video di madri che affidavano i loro bambini, persino neonati, ai soldati americani per salvarli dall’arrivo dei talebani e offrire loro una possibilità di futuro.

Fu allora che compresi quanto la mia storia potesse contribuire a sensibilizzare i piccoli lettori sull’importanza della libertà e sul valore di lottare per conquistarla.

Un libro che fa riflettere ed emozionare in tipologia albo illustrato e anche in linguaggio CAA. 

Alessandra Cerretti è scrittrice spezzina di fiabe. Ama trattare tematiche quali la diversità e il rispetto per l’ambiente e gli animali. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni e riconoscimenti. Per Il Ciliegio ha pubblicato nel 2018 La banda degli occhialuti, nel 2019 La banda degli occhialuti 2 - Tutti per uno e uno per tutti e nel 2020 il libro in italiano e inglese Non mollare Mirtilla!


27/02/26

Come gli altri

 

Rudy, un cucciolo di castoro, a differenza dei suoi amici non riesce a giocare a calcio perché ha le zampe troppo corte. Un giorno si irrita così tanto che finisce per prendere a morsi la palla. Gli amici allora vanno al fiume senza di lui. Rudy, arrabbiato e triste, confida alla nonna che vorrebbe essere come tutti gli altri. 

Poi raggiunge gli amici al fiume per fare la pace con loro e li trova in preda all’agitazione: un tronco è caduto sulla tana delle marmotte e i piccoli piangono disperati. Gli amici, in attesa che torni mamma marmotta, non sanno cosa fare, ma Rudy, con i suoi dentoni, può essere di grande aiuto per risolvere la situazione. Il castoro capisce allora che è molto più importante essere con gli altri che essere come gli altri.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Valeria Angela Pisi, sulla sua opera: 

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato essere “come gli altri”? A volte ci sentiamo inadeguati, magari rispetto a una caratteristica fisica o a qualcosa nella quale non riusciamo come vorremmo. A volte ci immaginiamo che gli altri non abbiano problemi, che la loro vita sia perfetta, e vorremmo essere come loro.

Questa sensazione di inadeguatezza, di non andare bene, non risparmia neppure i bambini. Io stessa mi ricordo di quando ero piccola e avrei voluto essere come questa o quell'amica, magari più brave nella pallavolo o ad andare in bici senza mani.

Ma se ci chiediamo davvero cosa significa ciò che sentiamo, se andiamo oltre la prima impressione, ci accorgiamo che dietro questa frase che ci accomuna un po' tutti, c'è qualcosa di diverso, qualcosa che se ben compreso ci porta a vedere le cose in modo completamente diverso.

È così che è nato “Come gli altri”. Il piccolo castoro Rudy non gioca bene a calcio, perché le sue zampe sono troppo corte e non riesce a sferrare dei bei tiri, come i suoi amici. Dopo l'ennesima delusione, torna a casa solo e arrabbiato, e si lamenta con la nonna, dicendo che vorrebbe essere, appunto, come gli altri.

Come chi, esattamente, gli chiede la nonna, e elenca tutti i suoi amici: vorresti essere come Zoe la lepre? O come Amos il tasso? O come Teo il cerbiatto?

E qui il piccolo castoro comincia a rendersi conto che, in realtà, non vorrebbe essere come nessuno di loro. La svolta, però, avviene quando il nostro piccolo protagonista riuscirà a valorizzare una caratteristica che ha solo lui: i suoi dentoni.

Rudy e i suoi amici, infatti, incontrano una tana di marmotte che è stata bloccata dalla caduta di un tronco. Mamma marmotta non c'è e i piccoli piangono. Saranno i dentoni di Rudy, insieme alla collaborazione di tutti gli amici, a risolvere il problema e a salvare i cuccioli. Alla fine, Rudy capisce cosa sentiva veramente e lo confida alla nonna: lui non voleva essere come gli altri, ma CON gli altri!

Vorrei riportare qui una frase dell'autrice delle splendide e allegre illustrazioni di “Come gli altri”, Monica Garofalo, che rappresenta benissimo lo spirito del libro: “A volte passiamo così tanto tempo a cercare di essere ‘come gli altri’ che ci dimentichiamo quanto sia speciale essere esattamente chi siamo.”

Valeria Angela Pisi è appassionata di libri per bambini da quando è rimasta incantata, a otto anni, da un testo che i genitori le portarono in regalo da Praga. Ha iniziato a scrivere per ricordare le storie che raccontava a sua figlia quando era piccola, che pian piano prendevano vita e chiedevano di essere scritte: da quel momento non è più riuscita a smettere. Alcune di queste storie sono diventate libri. Per Edizioni il Ciliegio ha pubblicato Piccolo coniglietto e la gentilezza perduta. Si occupa anche di formazione rivolta a ragazzi, insegnanti e genitori in tema di educazione digitale, bullismo e cyberbullismo.




26/02/26

Mara dal Mare e la città sopra le nuvole

 

Per scoprire la verità sui misteriosi sigilli dei Popoli, Mara e i suoi amici arrivano nella mitica Biblioteca Sopra le Nuvole, dove si trovano i libri più rari di tutta Gea. Quando le leggende si rivelano ben più che innocue storielle, Mara fa di tutto per mantenere la pace tra i Popoli e ostacolare i piani del Ribelle del Deserto, anche se le sue capacità speciali sembrano portare solo guai. Con l’aiuto di un bibliotecario bisbetico che sa più di quel che dice e di una nuova amica alata, Mara, Cozral, Cabiri, Neb e Brad si tuffano con coraggio in un crescendo di avventure dalle cime maestose del Popolo del Cielo alle profondità del mare.

Ecco cosa ci hanno raccontato gli autori del libro, Giordana Molin e Andrea Bertini, sulla loro opera: 

"Chi sono?

Solo tu puoi capirlo e trovare una risposta. Non posso dirtelo io.

Ecco, appunto.

Non solo io; non devi permettere a nessun altro di farlo, ma questo tu già lo sai.

Mara continua a scoprire il mondo, la vita e i doni che la rendono unica in una nuova avventura, la terza dopo i Fiori di Fuoco e la Grotta Proibita.

Per svelare la verità sui misteriosi sigilli dei Popoli, Mara e i suoi amici arrivano nella mitica Biblioteca Sopra le Nuvole, dove si trovano i libri più rari di tutta Gea. Quando le leggende si rivelano ben più che innocue storielle, Mara fa di tutto per mantenere la pace tra i Popoli e ostacolare i piani del Ribelle del Deserto, anche se le sue capacità speciali sembrano portare solo guai. 

Con l’aiuto di un bibliotecario bisbetico che sa più di quel che dice e di una nuova amica alata, Mara si tuffa con coraggio in un crescendo di avventure dalle cime maestose del Popolo del Cielo alle profondità del mare.

Mara dal mare e la città sopra le nuvole rappresenta anche il terzo passaggio di crescita per la protagonista che, dopo aver affermato il proprio diritto ad affrontare con responsabilità ogni scelta, senza cedere ai condizionamenti di chi non riesce a vedere che “esiste sempre un’altra via”, e dopo aver guardato dentro di sé per conoscere i propri doni e i propri limiti, deve ora imparare ad accettarli e ad accettare sé stessa, per poter trovare il proprio posto nel mondo.

Come ogni libro di “Mara dal mare” anche questo è autoconclusivo, ma nello stesso tempo le avventure si intrecciano all’ordito della storia più ampia che troverà soluzione e compimento nel quarto e ultimo volume."

Gli autori, Giordana e Andrea, sono amici da quando hanno ricordi. Da sempre condividono la passione per le storie, che da bambini inventavano come scenari fatati per i loro giochi. Scrivere a quattro mani è diventato per loro tanto naturale che non sanno neppure dire quale sia l’esatto schema che usano. Alla fine non sono nemmeno loro a decidere: sono i personaggi che, una volta che hanno preso vita, guidano le danze e regalano sorprese ed emozioni a loro per primi. 

Curiosità e novità su www.maradalmare.it


25/02/26

Il taccuino amaranto

 

Anna, una giovane bibliotecaria, trova casualmente il diario di Violante Diaz Garlon, nobildonna napoletana vissuta nel XVI secolo. Moglie del duca Giovanni Carafa, nipote di Papa Paolo IV, è rimasta vittima di un destino infausto e crudele. Nel suo diario la nobildonna presenta una ricostruzione storica che si unisce alla sensibilità di uno spirito femminile che ha saputo evolversi insieme ai tempi di cui è stata, in vita, protagonista delicata e sofferente e, dopo la morte, testimone invisibile e coraggiosa.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del romanzo Mirella Centri:

"Nel mio vagabondare tra i secoli scorsi, mi sono imbattuta nella dolce Violante Diaz Garlon, di cui poco o nulla si sa. La sua cara persona è rimasta avvolta nell’ombra proiettata dal potente Papa Paolo IV Carafa, zio di Giovanni Carafa, suo signor marito. Ella è risultata, per una serie di eventi fortuiti, la perfetta vittima sacrificale gettata via come si getta un avanzo. Ed è stato per questo che ho voluto tendere una mano al suo spirito e farlo rivivere, dandole la possibilità di raccontare la sua storia, quella vera e non quella che gli uomini hanno deciso di scrivere per macchiarne l’onore. Ho voluto fare di lei la testimone severa e attenta degli eventi che ebbero luogo a Roma.

L’idea del ritrovamento del diario della duchessa Violante da parte di una giovane bibliotecaria è un escamotage spesso usato dagli scrittori ma sufficientemente accattivante per rendere meno pesante l’avvio e il dipanarsi della storia. I personaggi e gli eventi raccontati nel libro sono reali, ma credo che la storia debba essere raccontata come un romanzo, poiché è il romanzo degli uomini e delle donne, ed è per questo che i dialoghi hanno beneficiato della mia immaginazione, senza, però, scostarsi mai troppo dalla contestualizzazione temporale. 

Conoscere a fondo la duchessa Violante è stato piacevole ed interessante: donna bellissima, colta e attenta al divenire degli eventi. Seppur piegata alla volontà maschile del tempo, ha saputo mantenere una sua dignità e rappresentare quella profondità di sentimenti e quella serietà di osservazione che sono tipicamente femminili.  

Scegliere di narrare la storia di Roma dal 1500 alla sua liberazione dal potere dei Papi e dalle nequizie che in ogni tempo essi hanno perpetrato, mi ha anche permesso di riportare alla memoria alcune figure di leggendaria grandezza come Beatrice Cenci, Michelangelo e Caravaggio, Giordano Bruno, Costanza Sforza Colonna, Ciceruacchio, Giuseppe Garibaldi, Giuditta Arquati, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti che, per indomito coraggio, spirito volitivo e ferrea determinazione, sono riuscite a disegnare un destino migliore per la Città Eterna.

Questo libro vuole essere anche la mia dedica a Roma, una città depredata e saccheggiata, spesso umiliata, ma ancora tenacemente legata alla vita. Come diceva Pasquino: "Solo il Tevere, che al mare fluisce, resta di Roma", immensa e malinconica riflessione sulla caducità della grandezza romana di fronte al tempo che passa."

Mirella Centri nata a Cagliari nel 1962, vive e lavora a Roma. Laureata in giurisprudenza e dottore in lettere e filosofia, dopo gli inizi in ambito legale e universitario, ha scelto di svolgere la professione di docente di scuola media superiore. Ha scritto testi scolastici in ambito giuridico ed economico per gli istituti tecnici e professionali e manuali di storia per i licei. Cultrice di storia antica e di storia medievale-rinascimentale e appassionata di archeologia e mitologia. Ha pubblicato i romanzi La linea rossa del sangue (Nolica Editore) e Lo spirito infinito di Sol (il Ciliegio Edizioni).




20/02/26

Il Vasetto Ribelle

 

Non siamo tutti uguali, ma l’importante è trovare sé stessi e seguire la propria strada, perché solo così si può “sbocciare” per davvero. È questo il messaggio che vuole trasmettere la storia di un vasetto ribelle che non ne vuole sapere di… sbocciare. Basterebbe così poco! Ma il vasetto non ha voglia di accudire il suo terriccio, il sole poi lo infastidisce. Mentre l’acqua? Per quella nutre una passione smisurata... 

Un racconto dai toni leggeri sulla diversità, per illustrare ai più piccoli che ognuno è unico e irripetibile.

Articolo a cura di Romina Scarpanti, autrice del libro

Questa è una storia che nasce dal desiderio di trasmettere un messaggio importante: ognuno di noi, se lo vuole davvero, può trovare il proprio modo di “sbocciare”.

Così è nata l’idea di un Vasetto Ribelle che, a differenza degli altri vasetti – suoi compagni alla Scuola della Fioritura – non ha voglia di accudire il suo terriccio né di prendere il sole.

Per l’acqua, però, nutre una passione smisurata… forse troppa! I tuffi e i lunghi bagni nel suo laghetto preferito lo portano a diventare troppo annacquato e, nel suo terriccio, nulla potrà mai germogliare.

Sarà la maestra a giocare un ruolo fondamentale: con uno sguardo attento e profondo saprà comprendere la vera natura del vasetto e indirizzarlo verso la strada più adatta a lui.

Questo libro, dai toni allegri e spensierati, è dedicato a tutti quei bambini che, per tanti motivi, possono vivere con fatica alcune esperienze della loro quotidianità, a scuola ma anche altrove.

A loro voglio ricordare una celebre frase attribuita ad Albert Einstein:

“Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la vita a credersi stupido.”

Il vasetto ribelle vuole essere anche un omaggio a tutte le insegnanti che, con sensibilità e competenza, accompagnano ogni bambino nel percorso di scoperta delle proprie straordinarie potenzialità, perché capaci di vedere oltre le difficoltà e di riconoscere il talento custodito in ogni piccolo, grande cuore.

Un abbraccio perciò a tutti quei bimbi che, grazie a una guida attenta e premurosa, riusciranno a trovare il loro specialissimo modo di fiorire.

Romina Scarpanti vive e lavora a Pizzighettone, in provincia di Cremona. Illustratrice e autrice, è diplomata presso la Scuola del Fumetto di Milano e ha frequentato il corso di sceneggiatura dell’Accademia Disney. Ha scritto e illustrato Piero e la valigia del nonno (Rusconi Libri), Piccolo Ghiro non ha sonno (Ouverture), La balena Gluglù – Una nuova amica, Zuccotto – Il re di Halloween, Zuccotto – La vera storia di Halloween, Zuccotto e il pentolone incantato, Fogliolino e Fogliolina, Non è Pasqua senza uova, Che rumore fa il Natale (Il Ciliegio). Sempre per Il Ciliegio ha illustrato Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Buonanotte sole, Il pane alle noci di Lupone, Gino e il suo vasino, La sedia magica della mamma.


                                                                             


18/02/26

Nido sicuro

 

Nel bosco, ai piedi del vecchio castagno, la scoiattolina Crik e la riccetta Ghia sono buone amiche. Un giorno, dopo uno sfortunato incontro con un falco, Crik si ritrova in una gabbia: è stata adagiata lì da alcuni umani, esseri dai quali proprio Ghia l’ha da poco messa in guardia. Nel luogo in cui è ospitata, Crik fa la conoscenza del riccio Pachi, che è stato di recente attaccato da una volpe. Viene a sapere da lui che quegli umani non sono cattivi, ma si prendono invece cura con amore e gentilezza degli animali feriti. Una volta guariti, Crick e Pachi vengono liberati e tornano a cercare Crik nel bosco. Il vecchio castagno è lì ad attenderli, per offrire un dolce rifugio, un nido sicuro. Commento a cura di: Roberta Favorito.


Nido Sicuro: come è nato il mio libro.

Articolo a cura di Marina Sceffer


LA STORIA DI CRIK E GHIA NEL LORO NIDO SICURO

Mi chiamo Sceffer Marina e sono insegnante della scuola dell'infanzia in pensione. Ho la fortuna di vivere in un luogo circondato da boschi nei quali mi piace passeggiare immersa nella quiete e silenzio. 

Proprio durante una di queste passeggiate è nata la storia di Nido Sicuro, quando ho notato tra gli alberi un castagno dalla forma bizzarra e su di esso uno scoiattolino che, spaventato dalla mia presenza,

immediatamente è scappato rifugiandosi all'interno del tronco.

NIDO SICURO è una storia che parla di: AMICIZIA, PAURA , CORAGGIO e CURA.

AMICIZIA che lega gli animaletti protagonisti: Crik, Ghia, e Pachi così diversi tra loro per specie e carattere: Crik una scoiattolina vivace, esuberante dinamica e sicura di sé, Ghia e Pachi due ricci timidi, introversi, timorosi e guardinghi.

Amicizia che nasce dalla vicinanza, dalla conoscenza reciproca e dall' apprezzamento dell' unicità di ognuno di loro: Crik che stupisce Ghia con le sue acrobazie ed evoluzioni, Ghia e Pachi che affascinano Crik e lo tranquillizzano, inventando e raccontandogli storie.

C'è poi la PAURA sperimentata durante l' attacco del falco e al risveglio nella gabbia, sentimento che si prova di fronte a ciò che non si conosce, che ci mette in guardia, ci protegge, ma ci spinge anche a esplorare per crescere lasciando alle spalle sostegno e sicurezze. Paura che serve a farci scoprire il CORAGGIO per affrontarla e superare ciò che temiamo, come Crik durante l' attacco del falco.

E infine la CURA dell'altro che troviamo nel racconto: cura dell'amico, quando Crik cerca di salvare Ghia durante l' attacco del falco, la cura degli umani tanto temuti (a esempio il CRAS, centro recupero animali selvatici, che curano la fauna selvatica per poi rimetterli in libertà nel luogo adatto a loro) e la cura di Pachi che consola Crik, quando lo vede triste, e gli fa tornare il buonumore.

Per concludere, mi piace identificarmi con Ghia che ha la propensione a inventare e raccontare storie per comunicare l'importanza dell' ascolto a qualunque età, perché, come scritto nel finale:

“Non si è mai troppo grandi per ascoltare bellissime storie”


Marina Sceffer è stata insegnante nella scuola dell’infanzia per più di quarant’anni. Vive a Prata Camportaccio in provincia di Sondrio. Dotata di una vivace fantasia, fin da quando era bambina si diverte a inventare storie. Adora passeggiare in montagna immersa nella natura, ma soprattutto ama i libri, in particolare gli albi illustrati. Ora, in pensione, si dedica alla lettura animata per i bambini nelle scuole e nelle biblioteche. Per Il Ciliegio ha scritto Piccolo Silenzio e Piccolo Buio e Il viaggio di Piccolo Silenzio e Piccolo Buio.



20/01/26

La brutta cosa

Articolo a cura dell'autrice del libro, Agnese Marconi, e dell'illustratrice Tiziana Tosi, che ne ha curato le immagini

Camilla ha combinato un guaio e non sa come fare a dire la verità, fino a quando un enorme elefante compare nel suo giardino. Avrà buone intenzioni? Aiuterà la bambina a risolvere il pasticcio? In fondo non sembra così cattivo…

COME NASCE QUESTO ALBO ILLUSTRATO?

AGNESE: Mi sono spesso domandata come affrontare il senso di colpa che si crea nei bambini e nella bambine quando si pensa di aver combinato un guaio. Si crea in loro un dilemma: dire la verità o cercare di nascondere tutto? Essere in bilico tra la paura del rimprovero e quella di non essere perdonati può generare un peso sul cuore, proprio come un grosso elefante. Ho provato allora ad immaginare di incontrare il senso di colpa: che forma ha? Quale colore? Quali sentimenti ci fa provare? Ma soprattutto di cosa ci parla? Allora forse dialogare con esso può essere un primo passo per non averne più così paura, per trovare quelle parole che sembravano spaventose, ma che in realtà lo erano perché non riuscivamo a pronunciarle. Il finale è proprio per far intendere a chi lo leggerà che non è sempre vero ciò che immaginiamo ci diranno dopo aver fatto un pasticcio, anzi spesso ci lasciano di stucco.

COME NASCE LA VOSTRA COLLABORAZIONE?

AGNESE: La collaborazione con l’illustratrice Tiziana Tosi è nata dall’amicizia di una vita, parte da quando frequentavamo la stessa classe alla scuola superiore, mentre sognavamo il futuro piene di speranza. Da sempre sono innamorata della sua arte e della sua poetica nell’illustrazione perché sa arricchire di altri significati quelle parole che sembrano averne solo uno. Ecco allora apparire nella storia il lucchetto senza chiave, le perle scure come lacrime, le scale per scendere nel profondo e il vestito fatto di parole che illumina il volto di Camilla sul finale. Lei ha saputo dare immagini a pensieri che non sapevo di stare trasmettendo scrivendo.

TIZIANA: Ho apprezzato subito la profonda ironia del racconto di Agnese. Fin dalla prima lettura mi sono affezionata ai protagonisti della storia, in particolare all’elefante blu che la piccola Camilla deve affrontare. Tutto l’impianto narrativo delle illustrazioni, però, è nato dal disegno delle lacrime della piccola protagonista. Mentre coloravo lacrime azzurre e trasparenti, mi sono chiesta: di che colore potrebbero essere le lacrime che si versano quando si prova un forte senso di colpa? Lacrime così cariche di fatica e sofferenza non possono di certo essere azzurre. Da questa riflessione è nata l’idea di lavorare sulle lacrime di colori diversi, lacrime scure e pesanti, che dagli occhi di Camilla scorrono di pagina in pagina. La portano ad affrontare le proprie paure e i propri errori, con coraggio e tenerezza, fino ad arrivare a mettere a posto ogni cosa. 

Può sembrare un finale scontato ma non lo è. Non dimenticate che di mezzo c’è un pachiderma blu! Anche illustrare Lui è stato un processo molto intuitivo e divertente: ci sono momenti in cui ho giocato con le immagini della teiera e dell’elefante…anzi, provate a indovinare: in copertina, dentro all’armadio, chi si nasconde? 

ECCO APPUNTO PERCHÈ QUESTA COPERTINA?

TIZIANA: Nel disegnare la copertina mi sono chiesta: dove si vanno a nascondere i sensi di colpa? Nei cassetti? Vicino ai sogni da realizzare, no di certo. Sotto al letto accanto ai mostriciattoli, non credo proprio…mi sono immaginata che possano nascondersi negli armadi. Lasciano aperta un’anta perché sono indecisi se uscire o stare chiusi dentro di noi. 

Un lucchetto senza chiave li custodisce per lo stesso motivo: posso scegliere come trasformare un senso di colpa. È possibile farlo. Questo libro ci dà un piccolo aiuto per imparare a trasformare LA BRUTTA COSA…in UNA COSA BELLISSIMA.

LA BRUTTA COSA: PERCHÈ QUESTO TITOLO?

AGNESE: Il titolo nasce in realtà da una lettura estiva, Shining di Steven King, dove il piccolo Danny utilizza questo termine per un segreto che non si può rivelare. Mi è sembrato così puro e vero nel linguaggio dell’infanzia che ho voluto inserirlo nella storia. Certo non consiglio la lettura di questo libro ai nostri giovani lettori e lettrici, ma mi è sembrato giusto omaggiare il Maestro delle Paure con questa piccola citazione.

COSA VOLEVATE TRASMETTERE CON QUESTO LIBRO?

AGNESE: Questo libro è dedicato proprio alla capacità che hanno le persone a noi più care di trasformare le cose brutte in cose belle, ma anche al coraggio di affrontare i nostri timori più segreti. Volevo raccontare come l’idea di punizione e di giudizio può cadere in mille pezzi incontrando la verità, che ci fa tornare a sorridere e a sentire l’affetto profondo. Volevo dire ai bambini e alle bambine che da ciò che si rompe se ne può ricavare qualcosa di più prezioso. Bisogna seminare nel terreno le parole più difficili affinché possano fiorire a nuovi significati.

Mi piaceva anche raccontare il ruolo speciale che hanno i nonni nelle vite dei loro nipoti, la tenerezza che trasmettono con la loro saggezza e il loro amore infinito, che mai li abbandonerà. A volte capita che qualcuno di loro non ci sia più, che ci sia rimasto un oggetto molto caro in sua memoria, ma dobbiamo ricordare, appunto, che è solo un oggetto. L’essenza del ricordo di una persona amata non svanisce se l’oggetto si rompe o si perde, poiché ha basi molto più solide nel nostro cuore.

TIZIANA: Amo le storie in cui si parla della grande facoltà degli essere umani di trasformare gli eventi. Amo le storie in cui la luce e l’ombra si intrecciano, dove l’una non può esistere senza l’altra. Credo che siano storie che possono aiutare a crescere e riflettere i bambini, ma anche gli adulti. 

In questo piccolo libro è nascosto questo messaggio: non abbiate timore, aprite quella porta, affrontate l’elefante blu che si nasconde dietro ad essa…potrebbe diventare il vostro più caro amico. 

Dentro a quell’armadio potrebbe nascondersi una luce bellissima.

Agnese Marconi laureata in filosofia e specializzata in Philosophical Counseling presso la scuola SSCF a Torino, è insegnante presso l’Ente di formazione Simonini a Reggio Emilia, dove insegna italiano e segue i progetti di inserimento lavoraAvo per persone con disabilità. Coordinatrice per l’associazione di persone con disabilità “Il Giardino del Baobab” di Reggio Emilia, ne cura le pubblicazioni.

Tiziana Tosi vive e lavora a Reggio Emilia. È insegnante di italiano e arte per la fascia d’età dai sei ai dieci anni. Fin da bambina disegna e scrive; negli ultimi anni ha riunito le competenze in ambito educativo e le formazioni artistiche in un’unica grande passione: l’illustrazione e l’ideazione di storie per bambini. Alcune di queste stanno sono state pubblicate e hanno ricevuto riconoscimenti nell’ambito di premi letterari.










19/01/26

Atinamu - I figli dei due mondi

 

Sul pianeta Gaia il popolo degli Atinamu vive un’Età dell’Oro, ma tramite un abile raggiro gli oscuri servi della Nube convincono parte della popolazione a vivere sotto la superficie del pianeta, creando sette città sotterranee. Passano i secoli, e la mano del destino crea l’incontro tra il Mondo Esterno e il Mondo Sotterraneo, risvegliando negli abitanti delle grotte il desiderio di rivedere la luce del sole. Coloro che anelano alla libertà sono sostenuti e aiutati dalla Sorellanza delle Musicanti, dalla comunità dei Trovatori e dai Monaci Shinay. Un viaggio avventuroso, denso di percorsi simbolici e colpi di scena.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Daniela Ballardini:

“Atinamu - I figli dei due mondi” è il secondo romanzo della mia trilogia fantasy intitolata “I Costruttori di Sistemi”, saga dove ogni volume può essere letto senza necessariamente gli altri, sebbene le tre storie abbiano elementi, personaggi e scenari in comune. 

L’opera si forma in un calderone (che si può tranquillamente immaginare in mezzo a un cerchio di querce antiche, in una foresta della Bretagna o dell’Inghilterra) dove vengono rimescolati ingredienti che parlano del cammino della mia vita: la laurea in Filosofia, il desiderio profondo, fin da giovanissima, di sondare i misteri dell’universo, (interiore ed esteriore), un percorso spirituale cominciato a sedici anni e tutt’ora attivo, la mia grande passione per storie fantasy e di fantascienza, che parlano di esploratori e di avventure in mondi sconosciuti. 

Poi c’è l’onnipresente lotta tra bene e male, accompagnata dalla certezza profonda che la Luce, che è “l’amor che muove tutte le cose”, ci attende alla fine del viaggio, con un sorriso radioso e le braccia aperte. Momento in cui comprendiamo che male e bene non sono che modi per esprimere il dualismo vissuto quotidianamente da ognuno di noi, e che possiamo incontrare quella splendida figura di Verità solo quando andiamo oltre le categorie del male e del bene. Perché, se non ci fosse l’oscurità, come potremmo vedere la luce? Se non ci fossero le prove, gli ostacoli, i problemi, in quale maniera potremmo evolvere e diventare esseri sempre più complessi e magnifici, arricchiti di infinite informazioni che fanno di noi i figli del Tutto?

Questo è il leitmotiv del romanzo, espresso anche dalla dedica che apre la lettura: “all’umanità in cammino verso la sua gloria”. Attraverso la fitta simbologia che si incarica di esprimere materialmente ciò che non può essere visto con gli occhi, attraverso l’avventura, il percorso iniziatico dell’eroe, le riflessioni esistenziali che portano maggiore consapevolezza, traspare in “Atinamu – I figli dei due mondi”, una certezza che nel tempo non ha fatto che crescere: nonostante la sofferenza, le notizie terribili, il male di vivere, le brutture di cui è capace l’essere umano, è pur vero che il suo scopo esistenziale rimane quello di essere un ponte tra Terra e Cielo, con la possibilità, in qualsiasi momento della sua vita, di risvegliarsi e scegliere il Buono, il Bello e il Vero come compagni sulla Via.


                                                                   

Daniela Ballardini

Daniela Ballardini nata a Cesena nel 1967, lavora e vive a Reggio Emilia. I suoi spiccati interessi per la ricerca interiore e la conoscenza di sé caratterizzano i suoi scritti e le sue attività nel campo delle discipline olistiche e di risveglio della coscienza. Con il Ciliegio ha pubblicato Il fabbricante di colori.



15/01/26

La pozzanghera

 


Due fratellini si imbattono in una misteriosa pozzanghera piena di colori. Tibbi ci salta dentro e sparisce. Milo risale allora un rivolo colorato che la alimenta e arriva alla catapecchia di uno strano pittore-mago, a cui chiede aiuto. Cosa è successo? Tibbi è finito in uno dei dipinti e per liberarlo occorre farlo passare di nuovo attraverso l’acqua. Per indicagli la strada, il pittore modifica il dipinto. Intanto Tibbi vaga nel meraviglioso giardino alla vana ricerca di una via d’uscita...

Il racconto è seguito da un coloratissimo manuale di acquerello per bambini.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice Anna Cancellieri sul suo libro:

"Il modo in cui si formano le idee è abbastanza misterioso. Nel mio caso a formarsi in maniera misteriosa sono le immagini, tanto che a volte mi definisco da me stessa “visionaria” (non nel senso che “vedo” angeli e santi, sia chiaro).

Questo racconto è nato proprio così, da un’immagine a sua volta generata da una foto: un bambino in tenuta estiva che corre per strada.

Ecco com’è andata: un giorno la sua mamma mi mostra questa foto, in cui non c’era niente di strano se non la posizione del bambino, che correva guardando in terra come se ci fosse chissà cosa (non c’era niente di niente).

Click.

Nella mia mente si forma all’istante l’immagine che vedete in copertina, con il ragazzino nella stessa identica posizione, lo sguardo in giù, verso qualcosa di davvero inspiegabile: una pozzanghera colorata.

L’ho dipinta con gli acquerelli e ora è appesa a una parete della mia casa. È rimasta lì per anni. Nel frattempo il bambino, di cui sono la madrina, è cresciuto.

Poi qualcuno mi dice: “Perché non scrivi una storia sui tuoi dipinti? Sembrano illustrazioni di un racconto.”

È vero, molti dei miei dipinti contengono in sé una narrazione che a volte io stessa devo decifrare.

Ho raccolto la sfida. Un disegno con dentro Acqua misteriosa, colorato con gli Acquerelli, non poteva che essere un’Avventura con dentro Arte (che è davvero una cosa magica).

E così nasce una storia piccola, in cui l’Arte è esplorazione e scoperta, meraviglia e passione.

Mentre scrivevo è successa un’altra stranezza: quasi a mia insaputa, il vero protagonista del racconto non era più il bambino della copertina, ma il suo fratellino coraggioso e determinato. Senza rendermene conto ho costruito i due personaggi rispettando anche i caratteri dei bambini reali: uno impulsivo e “terremoto”, l’altro riflessivo e osservatore.

Poi c’è il pittore-mago, ma quello lo lascio scoprire al lettore.

Alla fine è stato quasi scontato completare con un piccolo manuale di acquerello un racconto il cui ingrediente principale sono acquerelli magici.

Due testi in uno… come farlo capire a chi lo prende in mano per la prima volta? Facile: basta farne un libro “sottosopra”, da poter capovolgere per ricominciare a leggere dall’altro lato.

Beninteso, io credo davvero che gli acquerelli siano magici. Sarà una mia  fissa, ma anche nel mio YA “Il libro dei colori” ci sta un manuale di acquerello che contiene una magia impercettibile e potente.

La magia forse è proprio questa: dare forma alle proprie visioni.

Anna Cancellieri


Anna Cancellieri laureata in Fisica, diplomata in pianoforte, acquerellista e illustratrice, videomaker. Ha contribuito alla sua formazione artistica anche l’amore per la danza. È iscritta a ICWA e da anni partecipa a incontri con alunni della scuola primaria e secondaria. Vive a Roma. Ha pubblicato: La guerra dell’acqua (il Ciliegio), Il libro dei colori (goWare), La Casa delle Risposte (Macchione, Premio Morselli 2018), 6 disegni a caccia di avventure e 6 disegni e l’occhio del demonio (Alcheringa).

13/01/26

Tipo come un fiore, nasce un pancione


 “Mamma, ma come fa un bambino a entrare in un pancione? E a uscire?” Sono domande che ogni genitore si sente prima o poi rivolgere dai figli. Questo momento suscita di frequente incertezza e talvolta imbarazzo. Fino ai sette anni, spesso si utilizzano per spiegare immagini simboliche che rappresentano il concepimento e la nascita; raggiunto uno stadio evolutivo più avanzato, invece, il bambino ha necessità di comprendere la reale fisiologia di questo potente e affascinante mistero umano. Tipo come un fiore nasce un pancione desidera essere uno strumento concreto di accompagnamento per affrontare con delicatezza e semplicità questo passaggio obbligato di ogni famiglia, attraverso una modalità originale, tutta da sperimentare.

Ecco cosa ci ha raccontato l’autrice Gloria Argentieri sul suo libro:

Il tema della nascita

Siamo creature viventi, in grado di dare origine, Vita e forma ad altri esseri viventi: non è forse questa la più grande magia dell’Universo?

È un mistero talmente potente e affascinante, che già da piccolissimi i bambini iniziano a fare domande a riguardo. E noi siamo pronti a rispondere?

Nei primi 7 anni di vita, i bambini vivono in una dimensione mentale caratterizzata dal “pensiero magico”, dove realtà e fantasia sono mondi coesistenti e interconnessi; per questo motivo sono nate la leggenda della cicogna, oppure quella dell’ape e del fiore, del cavolo… e capita di appoggiarsi ad esse in questi primi anni. 

Tuttavia, verso i 7/8 anni, il pensiero del bambino cambia e inizia ad acquisire sempre più elementi reali; quindi, a ricercare attivamente dati di realtà, per cui molte domande del passato tornano, richiedendo però stavolta risposte diverse. 

È un momento che richiede Verità e delicatezza, per sostenere una comprensione del mondo più ampia e particolareggiata. 

La nascita del libro

Quando mio figlio frequentava la terza elementare cominciai a domandarmi in che modo avrei affrontato l’argomento legato alla verità sulla riproduzione e la nascita: con quali parole o immagini? Con quali dettagli? 

Nello stesso anno mi ritrovai con lui a studiare scienze a proposito della riproduzione del fiore e del frutto, e mi venne spontaneo notare la notevole quantità di similitudini - perlomeno concettuali - tra i due argomenti, e provai (come spesso mi accade quando si tratta di Natura o di Natura Umana) un senso di profonda meraviglia. 

Fu così che feci quello che faccio sempre quando la mia mente si popola di informazioni, intuizioni e idee, e quando sento il bisogno profondo di trasmetterle: scrivo! 

È proprio così che è nato questo libro!

Il tema non può certo considerarsi inesplorato, dal momento che si tratta di qualcosa di ancestrale, ed esistono molti modi diversi per raccontarlo: io ho voluto dare a questo libro una forma particolare, in stile copione teatrale, per renderlo un’esperienza condivisa e condivisibile, tra genitori e figli, più che una lettura. 

Quello che so è che capitò più volte che, mentre lo sperimentavo con il mio primo lettore di bozze nonché “critico letterario” – mio figlio – lui si interrompesse per dirmi: “E’ incredibile mamma, è esattamente quello che ti avrei chiesto io, e come te lo avrei chiesto io!”.  

Le sue parole mi hanno fatto sorridere il cuore, e quando questo accade nasce sempre qualcosa di nuovo e autentico. 

Le splendide e delicate illustrazioni di Valentina, hanno dato poi luce, colore ed emozione a questo dialogo speciale.  

Il desiderio

Accompagnare… è la parola che sento più vicina al mio percorso di vita, come mamma, come professionista dell’età evolutiva, e come autrice. 

Accompagnare bambini, accompagnare genitori e famiglie, verso momenti di crescita positiva. 

La crescita è costellata di momenti semplici ma anche di momenti complessi, a volte difficili, a volte tragici, a volte delicati, a volte catartici, come tutte le fasi di passaggio o di trasformazione; con i miei libri sogno di aiutare ad accompagnare, con dolcezza e sensibilità, i meravigliosi bambini che ne diventeranno i destinatari, proprio durante alcuni di questi istanti o passaggi di vita. 

Perché la Vita di un bambino merita attenzione e cura…e spesso basta così poco per offrirgliene. 


Gloria Argentieri


Gloria Argentieri, classe 1985, nasce e cresce professionalmente come neuropsicomotricista, al servizio di bambini con difficoltà del neurosviluppo. Curiosità e nuove spinte evolutive e formative la traghettano successivamente verso un’ulteriore specializzazione in ambito educativo e pedagogico, attraverso la scoperta del mondo dell’outdoor education, l’accompagnamento in natura di bambini dell’età prescolare, il conseguimento di un master in Pedagogia Clinica, la formazione per diventare doula. Una vena creativa la accompagna attraverso la scrittura spontanea di storie per bambini. Nel 2024 ha pubblicato con Edizioni Erickson il suo primo manuale operativo per terapisti e insegnanti.





05/01/26

La dottoressa del cervello

 

La curiosa Luce indaga sulla misteriosa scomparsa di Ulisse. È il vivace fox terrier della sua amica Jole. Sulle tracce del cane si mobilitano tutti i compagni di classe, in un’avventura che li porterà a incontrare… un cervello sul tavolo, e a conoscere la storia della scienziata Rita Levi-Montalcini, premio Nobel per la Medicina. Così, per i suoi nove anni, Luce riceve un libro sul cervello e un microscopio elettronico. Finché le capita un nuovo caso… Età di lettura: da 9 anni. 

Com’è nata questa originalissima storia? A raccontarcelo è la sua autrice Teresa Capezzuto.

L’idea di scrivere questa storia, per aspiranti detective e scienziati, è nata dalle suggestioni scaturite da una conversazione artistica con Giovanna Mancini, l’editrice de Il Ciliegio. Parlando del corpo umano, sentiva l’esigenza di una storia raccontata da un insolito punto di vista, così ho avuto l’intuizione di puntare tutto sul cervello, la curiosità, la voglia di sapere ed è nato il connubio fra Luce, frutto della mia fantasia, e Rita Levi-Montalcini, nel 1986 vincitrice del Premio Nobel per la medicina grazie alla scoperta, condotta anni prima, del Fattore di crescita delle cellule nervose, noto come NGF (Nerve Growth Factor). 

Soffermiamoci su questa grande scienziata. 

Di lei traccio anche un profilo biografico alla fine del libro e ripercorro alcune affermazioni sempre attuali. Rita Levi-Montalcini ha aperto nuove strade nello studio e nella ricerca di una cura dei tumori e di malattie degenerative. È un modello a cui guardare con stima e ammirazione, anche per superare gli stereotipi di genere in campo scientifico.   

La dottoressa del cervello è una detective story: genere molto apprezzato.

Il genere della detective story coinvolge e sorprende i giovani lettori, che possono condurre le proprie deduzioni e seguire l’investigazione di Luce, ragazzina perspicace in grado di risolvere i problemi grazie a curiosità, spirito di osservazione e conoscenza. La narrazione vuole intrattenere, proprio per invogliare in modo stimolante ad appassionarsi alla scienza.

Anche le illustrazioni suscitano grande interesse… 

Desidero ringraziare Edizioni Il Ciliegio, in particolare nella persona di Giovanna Mancini, nonché Manuel Vertemara che ha realizzato le illustrazioni e la cover. Le immagini sono luminose, stimolano l’immaginazione e la voglia di esplorare, interpretano con freschezza narrativa i principali snodi del racconto.

Infine, un messaggio per i giovani lettori.

È mia speranza che, dopo la lettura di questa storia, arrivi la voglia di conoscere meglio Rita; di non smettere mai di pensare e sognare. E perché no? Un giorno, di diventare scienziate, guardando sempre il mondo con stupore.  

Per maggiori dettagli: La dottoressa del cervello

Il sito dell’autrice è: www.teresacapezzuto.it  

Teresa Capezzuto è nata nel 1975 a Bergamo dove vive. È autrice, insegnante di Lettere, giornalista. Partecipa a concorsi e percorsi letterari ottenendo menzioni e premi. Cultrice appassionata della parola e delle storie, ama scrivere poesia, narrativa, letteratura per bambini e ragazzi con originalità e un pizzico di ironia. Sue le raccolte di poesie Particolare e Autentica (Genesi Editrice). Con Il Ciliegio ha pubblicato Gol alle porte del Sahara, La giornata è più bella, La banda delle scope, Mi piace tanto, I fiababbracci, Ditta Scartonzolo Riciclone & Fortunato, La cucina superstramagica e Nina e Robbi. Suoi la raccolta di racconti Natale e poi, i romanzi #LoveTutorial e Il misterioso medaglione d’Oriente per L’Orto della Cultura Editore. Con un racconto ispirato alla vita di Beatrix Potter, ha partecipato a Ritratti di donne 2, antologia a cura di Sara Rattaro (Morellini Editore). Con il racconto Diana e Max, ha partecipato all’antologia Cuori forti. I ragazzi e le ragazze del nostro tempo (Gruppo editoriale Raffaello).