26/09/19

Il rispetto per la Natura raccontata ai bambini con i libri del Ciliegio



Domani, venerdì 27 settembre, milioni di giovani manifesteranno nelle piazze di 150 nazioni, aderendo così al Climate Action Week: sarà il terzo sciopero globale per il clima che sta riuscendo nell’impresa di sensibilizzare, a livello planetario, l’umanità sui pericoli dei cambiamenti climatici causati dall’inquinamento ambientale. Il surriscaldamento della Terra, dovuta all’antropizzazione, è un fenomeno che gli scienziati denunciano da anni. Molto si è fatto per cercare di arginare l’emergenza, basti pensare a come è cambiato il nostro modo di raccogliere i rifiuti con la raccolta differenziata che consente di riciclare molti materiali. Più in grande, l’Accordo di Parigi del 2015 ha impegnato molti stati che fanno parte delle Nazioni Unite a ridurre, entro il prossimo anno, l’emissione di gas con una serie di azioni. Ma sia la raccolta differenziata nel suo piccolo sia l’Accordo di Parigi non sembrano essere sufficienti a far sì che il pianeta possa realmente far fronte ai gravi problemi che lo riguardano.

Ciò che viene messo in gioco in questa sfida contro l’inquinamento generato dall’uomo è il futuro dei giovani e sono proprio i giovani che stanno mobilitandosi, anche grazie all’esempio di Greta Thunberg, per scongiurare quel “punto di non ritorno” fissato al 2030 che significa che la Terra potrebbe non essere più in grado di rigenerarsi. Questa sfida non è passata sotto il naso del Ciliegio senza essere giustamente notata. Infatti, da tempo, la casa editrice comasca pubblica libri per bambini che educano al rispetto dell’ambiente e della Natura.


Tra questi libri troviamo il racconto di Sandra Dema intitolato Orso sulla barca rossa, pubblicato nel giugno del 2016: un piccolo orso bianco è alla deriva su una “barca” di ghiaccio che si sta sciogliendo, in suo aiuto arriverà Lorenzo, un bambino coraggioso.
Questo profondo libretto pone l’accento sulla distruzione costante dell’ambiente e sullo scioglimento della calotta polare, e ci ricorda come un gesto sensibile e responsabile da parte di ogni singolo uomo potrebbe contribuire a risollevare la sorte del creato.


È invece di Mary Griggion il volume intitolato Linzichichè il succo migliore che c’è, pubblicato nell’ottobre del 2016: Scaraventata sulla sponda di un fiume, la bottiglietta di plastica riciclabile Linzichichè, progettata per contenere il succo di frutta migliore che c’è, rimane incastrata tra due tronchi. Così lei, destinata a essere riciclata, adesso rischia di inquinare l’ambiente. Dopo varie peripezie, Linzichichè viene raccolta dallo stesso bambino che l’aveva buttata, ma questa volta il piccolo non fa lo stesso errore e, su indicazione della mamma, la mette nel raccoglitore della plastica. È fatta. Linzichichè viene riciclata e diventa prima un pile, poi una sediolina gialla e poi ancora… il suo destino di plastica riciclabile è salvo.
Il riciclo della plastica e la tutela dell’ambiente si fanno argomenti a portata di bambino in questo racconto costruito su immagini briose, ispirate da un testo simpatico, attraente, chiarissimo, animato dalla semplicità.


Bio la patata ammalata è un libro pubblicato nel novembre 2016 e scritto da Anna Maria Civati:
Una tenera patata novella non riesceproprio a dormire da quando al mercato le hanno detto che èammalata perché non è biologica. La poverina non si dà pace e capisce che per lenire la sua inquietudine c’è un unico modo: scoprire la verità sulla sua malattia.
La scrittura garbata impegna le pagine con un racconto sull’importanza di rispettare la terra agendo in comunione con la natura, nella consapevolezza che il rispetto per ogni singola zolla è un atto d’amore nei confronti dell’umanità tutta.


Del luglio dell’anno scorso è la storia di Cristiana Iannotta intitolata La spiaggia dell’amicizia: Tema infatti l’obiettivo che i personaggi raggiungeranno alla fine della storia non sarà solo una duratura amicizia, ma anche il fatto di aver reso di nuovo bella e pulita una spiaggia prima piena di rifiuti.
del racconto sono le relazioni che si instaurano nella vita di un bambino, tanto quelle positive quanto quelle negative. Altro tema portante del testo è il rispetto della natura.




Di quest’anno, pubblicato nel maggio del 2019, è il libro bilingue, italiano-inglese, scritto da Liliana Sghettini e intitolato Giorgino non sprecare: Giorgino, viziato e prepotente, pretende di avere mille giocattoli, che poi finiscono sempre in disordine e inutilizzati. Quando però la fata della Natura lo porta a vedere un‛enorme montagna maleodorante di oggetti e giocattoli scartati, Giorgino inizia finalmente a comportarsi in modo diverso. 
Questo libro ha lo scopo di incoraggiare i bambini a non sprecare.




07/09/19

Nel 2013 Il Ciliegio pubblica il libro “Come ai tempi di Erode”. Le analogie, sei anni dopo, tra ciò che Salvatore Di Grazia ha raccontato nel suo libro e l’inchiesta di Reggio Emilia “Angeli e Demoni”.


L’estate 2019 che sta inesorabilmente finendo, non sarà ricordata solo per la rocambolesca crisi di governo che ha capeggiato in tutte le prime pagine dei nostri giornali, ma anche per i fatti di Bibbiano, comune entrato nell'inchiesta “Angeli e Demoni” della Procura di Reggio Emilia. Un’inchiesta sconvolgente, che sta portando alla luce un sistema di affidi illeciti di minori da parte di persone dalle quali ci si aspetterebbe ben altro. Non è ovviamente il caso di generalizzare, una o più mele “corrotte” non sono sufficienti per demolire il lavoro e la professionalità di tanti operatori sociali che lavorano a stretto contatto con famiglie e bambini e che si prodigano per dare loro la giusta assistenza. Tuttavia, quando Anna Colombo, una delle nostre editor più capaci, si è ricordata del lavoro che aveva svolto nel 2013 insieme all'avvocato Salvatore Di Grazia, dando alla luce per le Edizioni Il Ciliegio il libro Come ai tempi di Erode - Le prassi anomale della giustizia minorile, non ho resistito a chiederle un approfondimento; approfondimento che è stata lieta di inviarmi dopo essersi nuovamente confrontata con l’avvocato Di Grazia. Nel 2013, in tempi ancora non sospetti, l’autore di Come ai tempi di Erode aveva già chiaro come certe anomalie giudiziarie potevano essere distanti dalla realtà dei fatti.
Vi proponiamo, dunque, questo contributo. Buona lettura.

i.b.

di
Anna Colombo

Ai miei occhi, il ruolo dell’assistente sociale ha sempre avuto, fin da quando ero ragazzina, un valore positivo.
Nella mia famiglia e nella cerchia degli amici, infatti, c’erano allora e ci sono ancora oggi persone occupate con passione e onestà in questo settore della pubblica amministrazione.
Sono incappata per la prima volta nella rappresentazione dell’assistente sociale come una persona malevola e umorale, vedendo, tanto tempo fa, un film con Francesco Nuti e Ornella Muti che all'epoca aveva riscosso un certo successo: era piena di pregiudizi, pronta a togliere senza troppi scrupoli un bambino al padre e ovviamente “acida” e donna, se ci fosse bisogno di precisarlo.
Uno stereotipo, avevo riflettuto, una figura molto ben interpretata e che funzionava perfettamente ai fini dello svolgimento della trama.
Nella mia mente quella stessa figura si è riaffacciata molti anni dopo, quando ho avuto occasione di collaborare con l’avvocato Salvatore Di Grazia alla revisione del suo libro Come ai tempi di Erode - Le prassi anomale della giustizia minorile: un testo che mi aveva molto colpita perché, chiaramente, non mi trovavo più davanti alla rappresentazione di stereotipi, bensì in presenza del racconto dettagliato e circostanziato di un caso di allontanamento di minori dalla famiglia, un caso pieno di elementi controversi e ambigui.
Così, in questi giorni, all'esplodere delle notizie su Bibbiano, mi è tornato alla memoria, suscitando in me ancora una volta il desiderio di capire meglio e fare chiarezza, quel libro pubblicato da Edizioni il Ciliegio nel 2013, in tempi decisamente non sospetti, lontano da qualsiasi volontà di strumentalizzare un doloroso episodio di cronaca.
Ho pensato allora di chiedere all'avvocato Di Grazia di aiutarmi a comprendere se esistono e quali sono i punti di contatto tra le vicende attuali e quanto da lui raccontato nel libro. Riporto la sua riflessione, a beneficio di tutti i lettori che si pongono delle domande su questi fatti, caratterizzati da una complessità che il clamore mediatico tende spesso più ad appiattire che a dipanare.

Come ai tempi di Erode.
Le prassi anomale della giustizia minorile 
«La vicenda descritta nel libro Come ai tempi di Erode - Le prassi anomale della giustizia minorile è, come quelle della Val d’Enza, il paradigma delle deviazioni e delle anomalie della giustizia minorile nella gestione dei casi di sottrazione di bambini alla loro famiglia. Sono casi che, spacciati come esempi di buona amministrazione, evidenziano un problema di mancata tutela dei diritti umani. 
Le analogie tra il caso della mamma alla quale furono sottratti in una mattina d’autunno tre bambini e quelli delle mamme di Bibbiano è impressionante: i provvedimenti del giudice arrivano come un fulmine a ciel sereno in qualsiasi momento sulla vita delle persone, senza che i diretti interessati sappiano con precisione le ragioni e i presupposti di quel che sta loro capitando. Nessuna garanzia processuale, dunque, nemmeno la possibilità di ricorrere a un giudice superiore contro provvedimenti provvisori che durano anni. 
Il libro racconta una storia vera come quelle della Val d’Enza: la vicenda di una mamma finita nel tritacarne di un’indagine degna della caccia alle streghe, solo perché una giovane maestra aveva segnalato un’ecchimosi sulla gamba di una delle figlie.
Le colleghe più anziane, sentite dall'assistente sociale, relazionano in termini positivi riguardo alla condotta della madre, ma ciò non basta a fermare l’infernale meccanismo in movimento.
Solo dopo la sottrazione dei figli, la madre scopre, leggendo il decreto, che i tre minori (rispettivamente di undici, nove e sette anni) le sono stati tolti per ordine di un giudice e sono stati internati in una struttura segreta. Scopre anche che i servizi sociali, in aggiunta all'accusa fondata sull'ecchimosi, la incolpano di non essere in grado di fare bene la madre: è “disaffettiva e poco adeguata, i minori portano i segni della deprivazione affettiva”. Le assistenti sociali le annunciano che la sua audizione è già stata fissata per il 19 maggio dell’anno successivo, quindi, molti mesi dopo.»

Concludo proseguendo con le parole dell’avvocato Di Grazia, e con il suo stesso auspicio finale:

«Come ai tempi di Erode è come un grimaldello per entrare nel sistema di giustizia minorile e spiegare tutto quello che non funziona. Per esempio, i principi di civiltà giuridica, tra quali il diritto di difesa, non sono rispettati nonostante le innovazioni legislative del giusto processo.
Il testo contiene una summa degli abusi procedurali, commessi dai giudici in simbiosi con gli operatori sociali, che si ripetono continuamente nello svolgimento della vicenda.
Si tratta di uno strumento prezioso, scritto profeticamente in epoca non sospetta, immune dal rischio di strumentalizzare e da quello di essere strumentalizzato. Può aiutare a capire quanto di profondamente sbagliato sussiste nella nostra giustizia minorile, ma è anche una sorta di manuale di comportamento per chi abbia a che fare con i servizi sociali e i giudici del settore.
L’auspicio era che i politici di ogni colore ne prendessero coscienza: forse è la volta buona.»


Anna Colombo vive e lavora in provincia di Como.
Nel 2000, conseguita la laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla simulazione del parlato nella commedia dell’arte (della quale un estratto è stato pubblicato su ACME, Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia), lavora per un breve periodo presso la Big Chief di Gallarate (Varese), una piccola casa editrice di testi didattici multimediali per bambini.
Nasce qui la sua passione per l’editoria dedicata all'infanzia, che la spinge a partecipare tra il 2002 e il 2006 ad alcuni concorsi letterari ottenendo premi e riconoscimenti, con pubblicazione dei racconti premiati nelle relative antologie: Un Prato di Fiabe (segnalazione nel 2002 e primo premio nel 2003), Castel Ritaldi, paese delle fiabe (secondo premio nel 2003), Una favola per la pace (segnalazione nel 2006).
A questo interesse affianca quello per il mondo del no profit e del volontariato, e la frequentazione di corsi post laurea dedicati alla scrittura.
Lavora intanto come assistente di redazione presso La Stampa, IlSole24ORE, Ediblu, nonché come autrice e collaboratrice esterna per Xenia Edizioni, con cui pubblica Gli stili di vita sostenibili (2005) e Il manuale del consumatore consapevole (2011).
Dopo aver frequentato la Scuola di Editoria Piamarta di Milano, ha collaborato come correttrice di bozze con Euro Publishing e Foto Edizioni e, dal 2009, lavora alla revisione di testi per Edizioni il Ciliegio, con cui ha anche pubblicato, nel 2015, il libro per ragazzi Johnny Porcospino.

Salvatore Di Grazia, nato a Capodistria nel 1945, vive a Rimini, dove esercita la professione di avvocato matrimonialista in utroque, nei tribunali civili ed ecclesiastici. Ha svolto attività didattica e di ricerca in Diritto Canonico ed Ecclesiastico presso varie Università, per ultima quella di Bologna. Ha prodotto diverse pubblicazioni di argomento giuridico.


26/03/19

Come nasce un libro per bambini: "La vita dell'apetta Linda"


di Liliane Laemmle



Mi chiamo Liliane Laemmle, sono nata in Brasile, anche se ho un cognome tedesco. Nel 2003 ho voluto venire a cercare “fortuna”, si fa per dire, in Italia.

Ho deciso di venire nel vostro Paese per ampliare le mie conoscenze sul design italiano, la cultura del bello e del fare bene; per capire cosa ci fosse di tanto speciale. Per rimanere ho dovuto affrontare momenti difficili soprattutto a causa della burocrazia. Rimanevo tre mesi, andavo via, poi ritornavo, e così ho fatto per un anno.

Per andare al lavoro prendevo un treno minuscolo, uno di quelli con un’unica carrozza. Ho visto molte realità in quel trenino… inclusa la mia. Non avrei mai pensato di essere straniera (o extracomunitari come si usa dire qua) in un Paese. Pensavo che non avrei mai dovuto affrontare così tanti problemi. Tutte queste differenze che vedevo ogni giorno mi hanno fatto crescere molto come persona: ho iniziato ad apprezzare molto di più le differenze.

Per fortuna non ho avuto difficoltà a integrarmi. Forse il sorriso e la spensieratezza della mia cultura mi hanno aiutata ogni giorno a fare nuove amicizie.

Mi sono impegnata a imparare meglio che potevo la lingua italiana, senza trascurare la pronuncia, gli accenti, volevo essere ben accetta nella società.
Poi, nel 2006, ho avuto la fortuna di ottenere la cittadinanza tedesca, grazie al mio bisnonno, sono diventata cittadina europea e le porte dell’Italia si sono spalancate definitivamente.

A volte penso che le mie origini di migrante in Brasile, origini che affondano le radici in una famiglia che si è data molto da fare, abbiano influenzato il mio spirito di avventura e mi abbiano incentivata a perseverare, senza farmi sopraffare dallo sconforto.

Per questo, se un giorno mia figlia avesse la curiosità di andare a conoscere altri popoli, vorrei che fosse il più aperta possibile mentalmente. Mi auguro che possa avere unaccoglienza come quella che io ho avuto qui in Italia grazie ad alcune persone meravigliose.

Per integrarsi bene, bisogna rispettare e studiare la cultura locale, essere curiosi, avventurosi.
Per questo è nata una storia che parla di avventura, di accoglienza, di stima per gli immigrati: tutto quello che vorrei che la mia bimba avesse come sue caratteristiche, e che magari potesse condividere con la figlia di Iolanda.

Tutto è iniziato da una chiacchierata tra me e Iolanda nel 2016 sul fatto di disegnare qualcosa a mano per poter dare vita a una storia divertente da lasciare alle nostre bambine come nostro ricordo. Era solo un pensiero che ci era venuto in mente nei nostri tanti incontri, ma che ha preso velocemente corpo.

Un po’ alla volta abbiamo scritto la storia della vita di mia figlia, che, ogni anno, seguiva i suoi genitori nei viaggi in Brasile per andare a trovare i parenti, ma anche per farle conoscere quella che è la sua città natale, il suo Paese di origine e la cultura che esso esprime. Iolanda era d’accordo perché rappresentava molto anche la vita di sua figlia, che nutriva sempre molta curiosità per questi posti lontani, spesso sconosciuti, dove vivevano bambini in difficoltà e bisognosi di aiuto.

Il progetto è così nato, e non molto tempo dopo avevamo scritto e illustrato un libro. Iolanda ha strutturato la bozza e ci siamo dette: “Perché no? Perché non presentare il nostro lavoro a una o più case editrici per vedere se può essere interessante la nostra storia? E così è stato. Iolanda si è presentata alla casa editrice “Il Ciliegio” e ha trovato una persona molto disponibile ed empatica che ha capito che la storia messa in un certo modo poteva essere interessante.

L’idea principale era di insegnare alle nostre bimbe ciò che ci caratterizzava: ovvero questa specie di “fiamma” che ci porta ad aiutare il prossimo, che Iolanda ed io siamo due persone diverse, ma che possiamo felicemente convivere ed imparare l’una dall’altra. Volevamo sottolineare l’importanza di essere gentili con gli altri, indipendentemente dal fatto che siano conosciuti o meno. Desideravamo tirar fuori quell’energia che tutti hanno dentro, ma che spesso non esprimono.

Abbiamo scelto di raccontare e rappresentare la storia di un’ape con le ali a forma di cuore, le antenne e tutto il resto (tutti simboli di diversità) per poter mostrare alle nostre bimbe che è possibile essere degli esseri umani migliori.

Non sappiamo cosa riserverà loro il futuro, ma crediamo che sia giusto educarle in questo modo: lasciando impressa, in un libro per bambini, tutta la bellezza di imparare a convivere con le differenze, senza pregiudizio e senza volere nulla in cambio. Spiegando che è possibile scoprire il mondo senza rimanere chiusi nel proprio Paese di origine. Ci piace pensare che il mondo del futuro possa essere di tutti, privo di barriere: come è oggi Internet (se usato a fin di bene), che ci dà l’opportunità di aiutare e avvicinare i popoli della Terra. Le barriere dividono, ci ricordano la razza delle persone rimarcando le differenze, mentre dovremmo pensare che siamo tutti esseri umani diversamente uguali”, con i propri bisogni e diritti essenziali.
Perché un’ape?

Abbiamo trovato nell’ape un veicolo perfetto dei nostri valori, che oltre a produrre il miele dalle proprietà terapeutiche, è un insetto così prezioso per noi e anche per la salute dei bambini e del pianeta.

L’ape è una grande lavoratrice, attivissima in società, nata per il lavoro di squadra. Ha un innato rispetto per il prossimo. Le api si aiutano a vicenda e alcune storie di questi incredibili insetti dovrebbero essere prese come esempi: si pensi a quelle api che per qualche motivo arrivano all’alveare sporche di veleno, le “amiche” si impegnano a ripulirle velocemente per non farle morire e per non contaminare l’alveare. Un lavoro di famiglia, di equipe.

Inoltre l’ape è persistente, paziente… insomma: è un insetto speciale, molto intelligente.
Nella vita operosa e altruistica delle api, sempre in viaggio, abbiamo voluto trovare delle analogie con la vita di tanti bambini che oggi sono divisi tra due Paesi; che quando possono vanno a trovare i parenti lontani e respirano un’aria spesso molto diversa dal Paese che li ospita.

Oppure quei piccoli che hanno due case perché i loro genitori non stanno più insieme, e così, seppur in modo diverso, portano avanti due piccoli mondi paralleli che devono coesistere nella loro vita.
“Quanto gli piace avere due case” due nazioni, due lingue, amici e parenti dalle due parti... Nonni di qua e di là.

Scrivere questo libro è stato un modo per riuscire a spiegare il perché dei nostri spostamenti tra Brasile e Italia con tanti bagagli e sacrifici.

Ed è così che nasce La vita dell’apetta Linda: avventura, buon cuore, ma anche divertimento e spensieratezza. L’obiettivo è vivere bene e cogliere i bei momenti del presente e quelli che si presenteranno in futuro.

A volte mi chiedo: “Perché sono qui, in Italia?”, e la risposta è: “Perché ho avuto la fortuna di conoscere persone d’oro che mi hanno aiutata in momenti difficili”. Momenti che ogni straniero può vivere in un Paese che non è il suo; lontano dalla sua famiglia e dalle diverse abitudini.

La stessa Iolanda, è una di queste persone che mi ha aiutato con la sua generosità. Ho imparato molto da lei, in questi anni di amicizia. Ci conosciamo dal 2006. Il libro è stato un sogno realizzato. La volontà quella di lasciare il mio nome qui, in Italia, dove vivrò per tanti anni della mia vita, segnando il mio passaggio in questa terra. Devo tutto questo all’insistenza della mia amica Iolanda Monacelli e al sostegno della casa editrice Il Ciliegio.

Infine vorrei ringraziare mio marito Gabriele Trapella, perché lui ha rifatto il libro da capo per poter essere così com’è: lo ha ridisegnato tutto a computer. Se non ci fosse stato lui, non saremmo mai riuscite a ottenere la qualità grafica che abbiamo ottenuto.


Iolanda Monacelli, nata a Modena, diplomata in Grafica pubblicitaria e fotografia, lavora come grafica freelance.

Liliane Laemmle laureata in Disegno industriale, ama da sempre realizzare anche illustrazioni per bambini. Dal 2003 vive tra il Brasile e Reggio Emilia.

05/02/19

Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri


COMUNICATO STAMPA
LUNIGIANA E GARFAGNANA TRA LEGGENDE E MISTERI
Presentazione dei libri
“La linea del destino”, di Daniela Tresconi
La guerra dei lupi”, di Alessio Del Debbio
Venerdì 15 febbraio 2019, ore 18.00
c/o Coopoesia – Associazione culturale L.A.P.I.S.
Centro dei Borghi, Via del Fosso vecchio 459
Cascina – Località Navacchio (PI)

Viareggio, 1 febbraio 2019 – Sarà un incontro sul folclore e sulle leggende del territorio quello che vedrà protagonisti gli scrittori Alessio Del Debbio e Daniela Tresconi, ospiti di Coopoesia e dell’Associazione L.A.P.I.S., presso la sala Bibliocoop dentro il Centro commerciale dei Borghi, a Navacchio, il prossimo 15 febbraio. Lunigiana e Garfagnana, terre ricche di storia, tradizioni popolari e leggende, sono infatti le grandi protagoniste dei libri dei due autori.

Alessio Del Debbio presenterà il romanzo "La guerra dei lupi" (Edizioni Il Ciliegio), un fantasy contemporaneo ambientato tra la Lucchesia e la Garfagnana, dove si è insediato il Branco del Vello d’Argento. I due protagonisti, un giovane officiante della Madre Terra e un guerriero lupo fuggiasco, vivranno una serie di avventure, sullo sfondo del territorio toscano, in un romanzo che gioca con storia e mitologia e invita a rispettare le diversità e a combattere per la libertà.


Daniela Tresconi parlerà del suo mistery storico "La linea del destino" (Panesi Edizioni), ambientato ad Arcola, borgo medievale arroccato che domina la valle del Magra. Nel suo castello e nella sua torre, la Storia si è dipanata, ma anche la storia delle persone che nel borgo hanno vissuto: Amelia, Vanda e Valentina, tre donne vissute in epoche diverse, tre donne diverse ma unite da un filo sottile, un segreto legato al castello.

Due romanzi di mistero e magia, che affondano nel territorio di cui gli scrittori sono originari, per valorizzarlo al meglio, sotto una luce diversa.

L’incontro “Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri”, a ingresso libero, si terrà presso il Centro dei Borghi a Navacchio (PI), nella sala riservata a Coopoesia, venerdì 15 febbraio, alle ore 18.00.

Per rimanere aggiornati sull’evento, è in rete la pagina Facebook:

Contatti:
L’associazione culturale “Nati per scrivere” nasce nel 2016, da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura creativa.

Associazione culturale “Nati per scrivere”
Piazza Diaz 10, 55041 Camaiore (LU)
Riceviamo solo su appuntamento.
Pagina “Nati per scrivere”: http://www.facebook.com/natiperscrivere
Sito “Nati per scrivere”: http://www.natiperscrivere.webnode.it