24/03/26

Nello Spirito dell'Orsa Maggiore

 

L’ufficiale della posta imperiale Alfred Castelrut riceve un’inaspettata richiesta di soccorso: una lettera trovata su un messaggero caduto in un crepaccio lo spinge in una missione tra montagne che solo lui conosce. Presso un avamposto compare, insieme a un bambino, Assur, donna tartara capace di entrare in trance al ritmo di un tamburo e provocare eventi prodigiosi. Col canto può trasformarsi, guarire o ferire, prendendo la forza di un orso. Con un frate alchimista e soldati tirolesi, Castelrut affronta il mistero, oltre cime e ghiacciai, verso una guarnigione sperduta e un duello con la Grande Ombra, in un intreccio tra dovere, passato e destino.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Massimo Maggiari, sulla sua opera: 

Nello spirito dell’Orsa Maggiore è il frutto di un lungo percorso personale in cui si sono alternati viaggi, ricerche antropologiche ed esperienze in posti dove la natura domina ancora selvaggia su piccole comunità. La mia scrittura è stata sempre uno strumento di ricerca simbolica dagli anni del Magistero a Genova dove avevo incontrato la figura di Elémire Zolla. L’autore di un testo chiave intitolato I letterati e lo sciamano

A un certo punto però la critica letteraria non mi bastava più. Dovevo capire di persona mettendo la mente e il corpo in comunione col Mondo e la sua Anima. Le Dolomiti, l’Artico, i paesaggi pristini del continente americano divennero gradualmente un’opportunità e una presenza fuori e dentro di me. L’ispirazione al romanzo capitò per caso durante un’escursione su di un sentiero in Valgardena. Vidi incise delle croci sul porfido rosso. Mi fermai. Osservai intorno. Cercai di capire dove portavano. Fatte delle ricerche in zona, imparai che in passato quello era stato il sentiero della Posta Reale e che il servizio postale in quei luoghi montani aveva avuto in passato qualcosa di avventuroso. Un po’ come il pony express o l’uso delle diligenze lungo la frontiera degli Stati Uniti. 

L’altro tassello nel mosaico furono le frequenti full immersion condotte in stato meditativo assieme all’uso del tamburo a cornice e del canto armonico grazie alla guida del percussionista Glen Velez. Quella pratica aveva rivelato in me delle sensibilità prima sconosciute che riguardavano il corpo, la mente e la compenetrazione di coscienza e mondo tramite la risonanza. La trama da raccontare nel libro invece la possedevo da sempre. Da quando giocavo coi soldatini assieme ai compagni di scuola. Era una trama forte. Ad alto rischio. Era la trama di chi si perde per ritrovarsi. O meglio, per ri-conoscersi attraverso le sfide poste dalla Vita lungo la strada. 

Nella foga del gioco domestico, mi immaginavo lanciato oltre le linee nemiche e poi obbligato a trovare una via di casa. Esattamente, ciò che nel libro succede a Castelrut, il protagonista, che dovrà guidare un gruppo di soldati tirolesi nel cuore di una catena poco conosciuta dove non saranno rare le sorprese e ahimè poco confortante l’arrivo a destinazione nel mezzo di una mattanza. In realtà, ciò che lo attende alla fortezza, luogo in cui è apparsa Assur, la sciamana tartara, è una fuga in alta montagna e l’appuntamento col proprio destino e le sue incognite. Tutti subiamo un destino che lo vogliamo o no. Ovvero una sequenza cronologica di episodi, persone e fatti storici. 

Nel caso di Castelrut è diverso. Il viaggio intrapreso diventa una vera iniziazione all’anima dei luoghi, delle sue storie e al ricordo del padre. L’eroe di una guerra lontana e terribile che il figlio aveva voluto sempre ignorare. Grazie alla guida di Frate Ginepro, il frate alchimista che accompagna la missione, Castelrut si aprirà gradualmente al proprio mondo interiore, alle sue intuizioni, ai suoi sogni, scoprendo un’empatia ben più vasta di quella da lui concepita agli inizi. La gratitudine di un’orfana soccorsa tra le montagne, come pure la magia dei gesti rituali di Assur daranno il tocco finale al suo sguardo. Aiutando l’ufficiale a capire. A crescere oltre la disciplina militare, compiendo forse il viaggio più difficile. Quello che va dalla mente al cuore. L’unica impresa che porti al mistero ultimo e sublime della Vita.  


Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del sud, dove ha insegnato all’università locale. È oggi professore Emeritus di Italian Studies. Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca sulla poesia orfica attraverso Jung e l’antropologia.

Il suo libro di poesia, Aurora Borealis (Agorà, 2001; La Finestra, Trento, 2004) ha riscosso notevole successo in Italia e all’estero. È stato vincitore dell’edizione 2001 di “La poesia incontra” (RAI 1, Sanremo) con la lettura di poesie dedicate all’esploratore Roald Amundsen, del Lerici Pea – Scrittori liguri nel mondo – (2008), e del premio internazionale Rodolfo Valentino – Sogni a occhi aperti – per poesie inedite nel 2013. Nell’estate del 2022 ha ricevuto il premio Montale fuori casa all’albergo Shelley di Lerici.   

Seguono gli esordi come scrittore di viaggi e narratore. Prende sempre più spazio in lui l’interesse per lo sciamanesimo incontrato in ambienti artici. 

Grazie a Giunti, la sua avventura di scrittore del Grande Nord trova nuovi lettori nel 2018 con un libro intitolato Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit. Un altro tipo di avventura lo porta nel deserto del Messico settentrionale dove incontra e scrive del curandero Don Mateus in Leggere nel cuore. I segreti di un curandero pubblicato nel 2022 ancora con Giunti. Nel 2024, ritorna in ambiente artico pubblicando Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest. Storie di esploratori e sciamani inuit. Grazie all’editore Meltemi di Milano. L’ultimo suo libro, Nello spirito dell’Orsa Maggiore è stato pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.



23/03/26

Evviva! Un letto tutto mio

La prima notte nella nuova cameretta può sembrare un passo difficile… ma per Theo e la sua sorellina Emma diventa l’inizio di una splendida avventura. Tra sogni che li porteranno in posti magici, i due vivranno emozioni straordinarie, circondati da colori e meraviglia. Per scoprire insieme che dormire da soli non è poi così spaventoso, anzi: può essere un viaggio bellissimo. Un albo illustrato che unisce dolcezza e immaginazione, ideale per accompagnare i bambini con fiducia e gioia in uno dei momenti più importanti della crescita.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro Erika Amabili, sulla sua opera: 

“Ho sempre desiderato scrivere un libro per bambini, ed Evviva! Un letto tutto mio nasce da un’emozione molto precisa, da una suggestione che mi accompagna da tempo: la canzone A Million Dreams degli Anthem Lights. È una canzone che parla di sogni, di quel momento sospeso in cui, una volta a letto, la mente si accende di colori, immagini e possibilità. Racconta di mondi immaginati, di luoghi in cui vorremmo vivere, di case riempite di cose che ci fanno sorridere, di viaggi e desideri che prendono forma proprio quando chiudiamo gli occhi.

Da qui è nata l’idea del libro: raccontare l’immaginazione dei bambini nel momento che precede il sonno. Un momento delicato, spesso accompagnato da una piccola paura, soprattutto quando si tratta di dormire da soli per le prime volte. Ho voluto trasformare quella paura in qualcosa di diverso: in un’occasione. Perché quel tempo, in realtà, può diventare uno spazio meraviglioso, colorato e pieno di avventure.

Ho scelto come protagonisti un fratello e una sorella perché desideravo che ogni bambino potesse ritrovarsi nella storia, sentirsi meno solo e più vicino a ciò che legge. Il legame tra fratelli, reale o immaginato, diventa così un ponte verso il coraggio e la scoperta.

Questo libro è anche, in parte, un ritorno alla mia infanzia. Sono sempre stata una persona molto fantasiosa (essendo anche cresciuta in un tempo in cui i tablet non esistevano e il gioco nasceva solo dall’immaginazione). Ricordo ancora le storie e le avventure che inventavo insieme a mia sorella, mondi costruiti con nulla, se non con la voglia di sognare.

Con Evviva! Un letto tutto mio ho voluto ricreare proprio quell’atmosfera: un invito a trasformare il momento della buonanotte in un viaggio, a scoprire che dentro ogni bambino esiste già tutto ciò che serve per non avere paura, ma per sognare.


Erika Amabili

Vive e lavora a Bellaria, in provincia di Rimini. Disegna da quando ne ha ricordo, per lei l’illustrazione è sempre stata un posto sicuro dove liberare la creatività. Dopo anni di studi e corsi di perfezionamento, nel 2022 ha deciso di dedicarsi all’illustrazione per l’infanzia, trasformando quella che era sempre stata una grande passione in una vera e propria professione. Da allora collabora alla pubblicazione di diversi libri illustrati, con l’obiettivo di raccontare storie che accompagnino i bambini a scoprire il mondo con occhi curiosi e pieni di immaginazione.



20/03/26

Shohin


Shohin è un piccolo bonsai, più piccolo del solito. Le vicende di questo pino bianco spaziano nei secoli creando simbiosi  con chiunque spiritualmente si avvicini al minuscolo albero: da Takeshi il samurai che lo alleva e protegge, alla natura e agli animali che diventano suoi compagni di vita, fino ad arrivare ad Ethan, un adolescente americano che ha un problema di statura a causa del quale vive nello sconforto e nella sfiducia. Quando Ethan si trasferirà per un periodo in Giappone, oltre a conoscere l’amore grazie all’incontro con la sua coetanea Midori, creerà un legame magico con Shohin. Nella vita, le “piccole cose” spesso nascondono un potenziale straordinario.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Rodolfo Martinez, sulla sua opera: 

"Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è il Giappone, la sua cultura le sue tradizioni. Ho avuto la fortuna di visitare il Giappone ed è stato un viaggio che ha arricchito la mia anima totalmente. Oltre ad essere un Maestro di karate ho sempre coltivato un forte interesse per i bonsai. 

Shohin nasce in un modo bizzarro ed inaspettato. Mentre seguivo un corso di bonsai a Roma, seduto al mio tavolo nella classe, ascoltavo l’insegnante e contemporaneamente mi prendevo cura del bonsai che avevo davanti a me come compito da svolgere. Ricordo solamente che mi sono ritrovato a scrivere l’inizio della storia di Shohin nel quaderno degli appunti. Avevo già tutto in mente, inizio, fine, personaggi, copertina ed illustrazioni. Shohin è una specie di bonsai più piccola della norma, circa dieci centimetri. 

Le cure di questa piccola pianta passano negli anni di mano in mano. Da un samurai fiero e deciso e determinato ad abbandonare la via della spada, fino ad Ethan un bambino che ha problemi di crescita e poca autostima. Shohin lascerà il segno in ogni persona che si prenderà cura di lui. Cambierà in meglio la vita di tante persone. Spesso nella vita sottovalutiamo le piccole cose o al contrario diamo troppa importanza a ciò che è appariscente. Shohin è la rivincita del contenuto sulla forma, è Davide che sconfigge Golia, è il più debole, ma solo all’apparenza, che vince su chi si sente più forte. A volte dalle sofferenze si trova la forza per creare qualcosa di grande. Grande anche se sei Shohin che significa “piccola cosa”. 


Rodolfo Martinez

Nato nel 1971 a Roma, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambino. Lavora presso una società di progettazioni e insegna karate. È stato Martial arts therapist con la “Kids Kicking Cancer”, associazione che si dedica ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia. Grazie al karate, ha viaggiato e continua a viaggiare per tutto il mondo. Ha pubblicato: Oltre il tempo, viaggio nel meraviglioso mondo degli Indiani d’America (Edizioni Croce), Kokopelli (Edigiò), Kokopelli, il vento che suona (Ctl Livorno), Kokopelli, le origini (Il Ciliegio). Shoin è l'ultima sua opera pubblicata con Il Ciliegio.