20/02/26

Il Vasetto Ribelle

 

Non siamo tutti uguali, ma l’importante è trovare sé stessi e seguire la propria strada, perché solo così si può “sbocciare” per davvero. È questo il messaggio che vuole trasmettere la storia di un vasetto ribelle che non ne vuole sapere di… sbocciare. Basterebbe così poco! Ma il vasetto non ha voglia di accudire il suo terriccio, il sole poi lo infastidisce. Mentre l’acqua? Per quella nutre una passione smisurata... 

Un racconto dai toni leggeri sulla diversità, per illustrare ai più piccoli che ognuno è unico e irripetibile.

Articolo a cura di Romina Scarpanti, autrice del libro

Questa è una storia che nasce dal desiderio di trasmettere un messaggio importante: ognuno di noi, se lo vuole davvero, può trovare il proprio modo di “sbocciare”.

Così è nata l’idea di un Vasetto Ribelle che, a differenza degli altri vasetti – suoi compagni alla Scuola della Fioritura – non ha voglia di accudire il suo terriccio né di prendere il sole.

Per l’acqua, però, nutre una passione smisurata… forse troppa! I tuffi e i lunghi bagni nel suo laghetto preferito lo portano a diventare troppo annacquato e, nel suo terriccio, nulla potrà mai germogliare.

Sarà la maestra a giocare un ruolo fondamentale: con uno sguardo attento e profondo saprà comprendere la vera natura del vasetto e indirizzarlo verso la strada più adatta a lui.

Questo libro, dai toni allegri e spensierati, è dedicato a tutti quei bambini che, per tanti motivi, possono vivere con fatica alcune esperienze della loro quotidianità, a scuola ma anche altrove.

A loro voglio ricordare una celebre frase attribuita ad Albert Einstein:

“Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la vita a credersi stupido.”

Il vasetto ribelle vuole essere anche un omaggio a tutte le insegnanti che, con sensibilità e competenza, accompagnano ogni bambino nel percorso di scoperta delle proprie straordinarie potenzialità, perché capaci di vedere oltre le difficoltà e di riconoscere il talento custodito in ogni piccolo, grande cuore.

Un abbraccio perciò a tutti quei bimbi che, grazie a una guida attenta e premurosa, riusciranno a trovare il loro specialissimo modo di fiorire.

Romina Scarpanti vive e lavora a Pizzighettone, in provincia di Cremona. Illustratrice e autrice, è diplomata presso la Scuola del Fumetto di Milano e ha frequentato il corso di sceneggiatura dell’Accademia Disney. Ha scritto e illustrato Piero e la valigia del nonno (Rusconi Libri), Piccolo Ghiro non ha sonno (Ouverture), La balena Gluglù – Una nuova amica, Zuccotto – Il re di Halloween, Zuccotto – La vera storia di Halloween, Zuccotto e il pentolone incantato, Fogliolino e Fogliolina, Non è Pasqua senza uova, Che rumore fa il Natale (Il Ciliegio). Sempre per Il Ciliegio ha illustrato Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Buonanotte sole, Il pane alle noci di Lupone, Gino e il suo vasino, La sedia magica della mamma.


                                                                             


18/02/26

Nido sicuro

 

Nel bosco, ai piedi del vecchio castagno, la scoiattolina Crik e la riccetta Ghia sono buone amiche. Un giorno, dopo uno sfortunato incontro con un falco, Crik si ritrova in una gabbia: è stata adagiata lì da alcuni umani, esseri dai quali proprio Ghia l’ha da poco messa in guardia. Nel luogo in cui è ospitata, Crik fa la conoscenza del riccio Pachi, che è stato di recente attaccato da una volpe. Viene a sapere da lui che quegli umani non sono cattivi, ma si prendono invece cura con amore e gentilezza degli animali feriti. Una volta guariti, Crick e Pachi vengono liberati e tornano a cercare Crik nel bosco. Il vecchio castagno è lì ad attenderli, per offrire un dolce rifugio, un nido sicuro. Commento a cura di: Roberta Favorito.


Nido Sicuro: come è nato il mio libro.

Articolo a cura di Marina Sceffer


LA STORIA DI CRIK E GHIA NEL LORO NIDO SICURO

Mi chiamo Sceffer Marina e sono insegnante della scuola dell'infanzia in pensione. Ho la fortuna di vivere in un luogo circondato da boschi nei quali mi piace passeggiare immersa nella quiete e silenzio. 

Proprio durante una di queste passeggiate è nata la storia di Nido Sicuro, quando ho notato tra gli alberi un castagno dalla forma bizzarra e su di esso uno scoiattolino che, spaventato dalla mia presenza,

immediatamente è scappato rifugiandosi all'interno del tronco.

NIDO SICURO è una storia che parla di: AMICIZIA, PAURA , CORAGGIO e CURA.

AMICIZIA che lega gli animaletti protagonisti: Crik, Ghia, e Pachi così diversi tra loro per specie e carattere: Crik una scoiattolina vivace, esuberante dinamica e sicura di sé, Ghia e Pachi due ricci timidi, introversi, timorosi e guardinghi.

Amicizia che nasce dalla vicinanza, dalla conoscenza reciproca e dall' apprezzamento dell' unicità di ognuno di loro: Crik che stupisce Ghia con le sue acrobazie ed evoluzioni, Ghia e Pachi che affascinano Crik e lo tranquillizzano, inventando e raccontandogli storie.

C'è poi la PAURA sperimentata durante l' attacco del falco e al risveglio nella gabbia, sentimento che si prova di fronte a ciò che non si conosce, che ci mette in guardia, ci protegge, ma ci spinge anche a esplorare per crescere lasciando alle spalle sostegno e sicurezze. Paura che serve a farci scoprire il CORAGGIO per affrontarla e superare ciò che temiamo, come Crik durante l' attacco del falco.

E infine la CURA dell'altro che troviamo nel racconto: cura dell'amico, quando Crik cerca di salvare Ghia durante l' attacco del falco, la cura degli umani tanto temuti (a esempio il CRAS, centro recupero animali selvatici, che curano la fauna selvatica per poi rimetterli in libertà nel luogo adatto a loro) e la cura di Pachi che consola Crik, quando lo vede triste, e gli fa tornare il buonumore.

Per concludere, mi piace identificarmi con Ghia che ha la propensione a inventare e raccontare storie per comunicare l'importanza dell' ascolto a qualunque età, perché, come scritto nel finale:

“Non si è mai troppo grandi per ascoltare bellissime storie”


Marina Sceffer è stata insegnante nella scuola dell’infanzia per più di quarant’anni. Vive a Prata Camportaccio in provincia di Sondrio. Dotata di una vivace fantasia, fin da quando era bambina si diverte a inventare storie. Adora passeggiare in montagna immersa nella natura, ma soprattutto ama i libri, in particolare gli albi illustrati. Ora, in pensione, si dedica alla lettura animata per i bambini nelle scuole e nelle biblioteche. Per Il Ciliegio ha scritto Piccolo Silenzio e Piccolo Buio e Il viaggio di Piccolo Silenzio e Piccolo Buio.



20/01/26

La brutta cosa

Articolo a cura dell'autrice del libro, Agnese Marconi, e dell'illustratrice Tiziana Tosi, che ne ha curato le immagini

Camilla ha combinato un guaio e non sa come fare a dire la verità, fino a quando un enorme elefante compare nel suo giardino. Avrà buone intenzioni? Aiuterà la bambina a risolvere il pasticcio? In fondo non sembra così cattivo…

COME NASCE QUESTO ALBO ILLUSTRATO?

AGNESE: Mi sono spesso domandata come affrontare il senso di colpa che si crea nei bambini e nella bambine quando si pensa di aver combinato un guaio. Si crea in loro un dilemma: dire la verità o cercare di nascondere tutto? Essere in bilico tra la paura del rimprovero e quella di non essere perdonati può generare un peso sul cuore, proprio come un grosso elefante. Ho provato allora ad immaginare di incontrare il senso di colpa: che forma ha? Quale colore? Quali sentimenti ci fa provare? Ma soprattutto di cosa ci parla? Allora forse dialogare con esso può essere un primo passo per non averne più così paura, per trovare quelle parole che sembravano spaventose, ma che in realtà lo erano perché non riuscivamo a pronunciarle. Il finale è proprio per far intendere a chi lo leggerà che non è sempre vero ciò che immaginiamo ci diranno dopo aver fatto un pasticcio, anzi spesso ci lasciano di stucco.

COME NASCE LA VOSTRA COLLABORAZIONE?

AGNESE: La collaborazione con l’illustratrice Tiziana Tosi è nata dall’amicizia di una vita, parte da quando frequentavamo la stessa classe alla scuola superiore, mentre sognavamo il futuro piene di speranza. Da sempre sono innamorata della sua arte e della sua poetica nell’illustrazione perché sa arricchire di altri significati quelle parole che sembrano averne solo uno. Ecco allora apparire nella storia il lucchetto senza chiave, le perle scure come lacrime, le scale per scendere nel profondo e il vestito fatto di parole che illumina il volto di Camilla sul finale. Lei ha saputo dare immagini a pensieri che non sapevo di stare trasmettendo scrivendo.

TIZIANA: Ho apprezzato subito la profonda ironia del racconto di Agnese. Fin dalla prima lettura mi sono affezionata ai protagonisti della storia, in particolare all’elefante blu che la piccola Camilla deve affrontare. Tutto l’impianto narrativo delle illustrazioni, però, è nato dal disegno delle lacrime della piccola protagonista. Mentre coloravo lacrime azzurre e trasparenti, mi sono chiesta: di che colore potrebbero essere le lacrime che si versano quando si prova un forte senso di colpa? Lacrime così cariche di fatica e sofferenza non possono di certo essere azzurre. Da questa riflessione è nata l’idea di lavorare sulle lacrime di colori diversi, lacrime scure e pesanti, che dagli occhi di Camilla scorrono di pagina in pagina. La portano ad affrontare le proprie paure e i propri errori, con coraggio e tenerezza, fino ad arrivare a mettere a posto ogni cosa. 

Può sembrare un finale scontato ma non lo è. Non dimenticate che di mezzo c’è un pachiderma blu! Anche illustrare Lui è stato un processo molto intuitivo e divertente: ci sono momenti in cui ho giocato con le immagini della teiera e dell’elefante…anzi, provate a indovinare: in copertina, dentro all’armadio, chi si nasconde? 

ECCO APPUNTO PERCHÈ QUESTA COPERTINA?

TIZIANA: Nel disegnare la copertina mi sono chiesta: dove si vanno a nascondere i sensi di colpa? Nei cassetti? Vicino ai sogni da realizzare, no di certo. Sotto al letto accanto ai mostriciattoli, non credo proprio…mi sono immaginata che possano nascondersi negli armadi. Lasciano aperta un’anta perché sono indecisi se uscire o stare chiusi dentro di noi. 

Un lucchetto senza chiave li custodisce per lo stesso motivo: posso scegliere come trasformare un senso di colpa. È possibile farlo. Questo libro ci dà un piccolo aiuto per imparare a trasformare LA BRUTTA COSA…in UNA COSA BELLISSIMA.

LA BRUTTA COSA: PERCHÈ QUESTO TITOLO?

AGNESE: Il titolo nasce in realtà da una lettura estiva, Shining di Steven King, dove il piccolo Danny utilizza questo termine per un segreto che non si può rivelare. Mi è sembrato così puro e vero nel linguaggio dell’infanzia che ho voluto inserirlo nella storia. Certo non consiglio la lettura di questo libro ai nostri giovani lettori e lettrici, ma mi è sembrato giusto omaggiare il Maestro delle Paure con questa piccola citazione.

COSA VOLEVATE TRASMETTERE CON QUESTO LIBRO?

AGNESE: Questo libro è dedicato proprio alla capacità che hanno le persone a noi più care di trasformare le cose brutte in cose belle, ma anche al coraggio di affrontare i nostri timori più segreti. Volevo raccontare come l’idea di punizione e di giudizio può cadere in mille pezzi incontrando la verità, che ci fa tornare a sorridere e a sentire l’affetto profondo. Volevo dire ai bambini e alle bambine che da ciò che si rompe se ne può ricavare qualcosa di più prezioso. Bisogna seminare nel terreno le parole più difficili affinché possano fiorire a nuovi significati.

Mi piaceva anche raccontare il ruolo speciale che hanno i nonni nelle vite dei loro nipoti, la tenerezza che trasmettono con la loro saggezza e il loro amore infinito, che mai li abbandonerà. A volte capita che qualcuno di loro non ci sia più, che ci sia rimasto un oggetto molto caro in sua memoria, ma dobbiamo ricordare, appunto, che è solo un oggetto. L’essenza del ricordo di una persona amata non svanisce se l’oggetto si rompe o si perde, poiché ha basi molto più solide nel nostro cuore.

TIZIANA: Amo le storie in cui si parla della grande facoltà degli essere umani di trasformare gli eventi. Amo le storie in cui la luce e l’ombra si intrecciano, dove l’una non può esistere senza l’altra. Credo che siano storie che possono aiutare a crescere e riflettere i bambini, ma anche gli adulti. 

In questo piccolo libro è nascosto questo messaggio: non abbiate timore, aprite quella porta, affrontate l’elefante blu che si nasconde dietro ad essa…potrebbe diventare il vostro più caro amico. 

Dentro a quell’armadio potrebbe nascondersi una luce bellissima.

Agnese Marconi laureata in filosofia e specializzata in Philosophical Counseling presso la scuola SSCF a Torino, è insegnante presso l’Ente di formazione Simonini a Reggio Emilia, dove insegna italiano e segue i progetti di inserimento lavoraAvo per persone con disabilità. Coordinatrice per l’associazione di persone con disabilità “Il Giardino del Baobab” di Reggio Emilia, ne cura le pubblicazioni.

Tiziana Tosi vive e lavora a Reggio Emilia. È insegnante di italiano e arte per la fascia d’età dai sei ai dieci anni. Fin da bambina disegna e scrive; negli ultimi anni ha riunito le competenze in ambito educativo e le formazioni artistiche in un’unica grande passione: l’illustrazione e l’ideazione di storie per bambini. Alcune di queste stanno sono state pubblicate e hanno ricevuto riconoscimenti nell’ambito di premi letterari.