25/09/26

DI LIBERTÀ E TEMPESTA

 

In Colombia, dove un paradiso incontaminato cede al dominio della mafia e delle sue leggi spietate, Stefano e Tomás decidono di darsi una seconda opportunità. Dopo due anni di separazione, si ricongiungono in una terra tanto bella quanto selvaggia che metterà alla prova la loro forza di volontà e il loro amore. Stefano sembra rinascere in quel territorio a lui estraneo e che lo affascina, mentre Tomás è progressivamente irretito dal sistema criminale che governa la costa: per sopravvivere diventa trafficante di migranti, vincolato a un tessuto di relazioni mafiose che lo trascinano nella violenza. I due giovani uomini si ritrovano presto privati della libertà che si erano promessi come orizzonte della loro seconda vita assieme. Castigati dal Clan e inceneriti i loro sogni, Stefano e Tomás perdono ogni speranza fino a quando non gli si presenta l’opportunità di un riscatto morale e di salvezza.

Luca Giuman racconta il suo nuovo romanzo, in libreria dal 25 settembre


«Si erano promessi di ricominciare, senza domande né recriminazioni. Una nuova vita, dove il dolore fosse dimenticato e le ferite perdonate. Avevano parlato di un’opportunità di rinascita in una terra in cui entrambi potessero cercare la libertà. Volevano credere in quella promessa e rischiare quanto fosse necessario per onorarla.»

Così comincia Di libertà e tempesta, il mio quarto romanzo. È la storia di un amore abbacinante e la tragedia di una coppia di giovani alla ricerca della libertà, in una zona di frontiera, al bordo del Mare dei Caraibi, dove le leggi della mafia e la sua morale s’impongono alle relazioni umane.

Perché ho scritto questo libro. Vivo da quasi vent’anni in Colombia e per lavoro ho attraversato molte frontiere. Il confine con il Panama è uno di quei luoghi in cui la parola libertà si paga a caro prezzo: ci passano i migranti diretti a nord, ci passano la droga e il denaro, e in mezzo vivono comunità di pescatori che non hanno scelto nulla di tutto questo. La mafia è la sola legge vigente. In questo scenario di bellezza e tragedia ho voluto raccontare due ragazzi che arrivano lì con un’idea ingenua di libertà — una casa davanti al mare, un amore senza maschere — e scoprono che in quel territorio la libertà di uno è sempre costruita sulla prigione di un altro.

Una seconda opportunità. A due anni dalla loro separazione, Stefano e Tomás decidono di darsi una seconda opportunità e si spingono fino alla terra di confine tra la Colombia e il Panama, in un villaggio di pescatori schiacciato tra la selva e il Mare dei Caraibi. Il tropico però non è solo terra di bellezza, ma un territorio violento, controllato dalla mafia. Mentre Stefano, come rinato in terra lontana, scopre un mondo esuberante, pieno di superstizioni e di fenomeni oscuri, Tomás lavora come scafista per trafficare le famiglie di migranti dalla Colombia al Panama. Pensa di poter usare quel lavoro come un mezzo per comprare un terreno e costruire una casa, ma si vede presto imbrigliato in un tessuto di relazioni mafiose che lo costringono alla violenza.

Il cuore del romanzo. Il romanzo mette il valore della libertà al di sopra di ogni altro, come un ideale, come un orizzonte nobile a cui aspira un animo puro. Volevo scrivere una tragedia: la storia di una coppia che, per raggiungere la libertà, è disposta a mettere a rischio ogni cosa. Non era mia intenzione scrivere un romanzo sulla mafia, né un romanzo di denuncia sul traffico dei migranti, sebbene io usi questi elementi come metafore colombiane della ricerca e della privazione della libertà.

Stefano e Tomás. Stefano e Tomás si amano in una terra dove l’omosessualità è ancora considerata un delitto contro natura, e questo amore è l’unica cosa autenticamente libera che possiedono. Sono giovani e hanno un gran desiderio di affermarsi. Tomás rivendica un proprio posto nella società e crede che il denaro sia il mezzo per conquistarlo. Stefano, invece, che fin da bambino ha sofferto di una grave balbuzie, è alla ricerca di un amore che gli permetta di rinascere in terra straniera. 

Insieme si credono al di sopra del bene e del male; insieme credono di poter forgiare una vita alla frontiera del mondo civilizzato. La gioventù li spinge a consegnarsi a un sogno che si scontrerà presto con le leggi di un territorio controllato dal narcotraffico. Quando la mafia prende il controllo della zona, una notte di tempesta cambierà per sempre il loro destino, e solo alla fine un incidente offrirà loro l’opportunità di un riscatto morale e di salvezza, a un costo molto alto.

Un libro nato camminando. Questo libro è nato camminando: lungo le spiagge del golfo, la frontiera, i sentieri nella selva, ascoltando le storie che, al confine tra la Colombia e il Panama, si raccontano a bassa voce. Per scriverlo sono stato anch’io detenuto dal Clan del Golfo, il gruppo che controlla i traffici nella regione. È stata una scrittura lenta, fatta di riscritture, perché cercavo una lingua che avesse dentro il rumore del mare e la durezza di quel mondo, senza addolcirlo e senza compiacersene.

Che cos’è la libertà. Se il romanzo lascia un messaggio, vorrei che fosse questo: la libertà non è un luogo dove ci si trasferisce, ma un senso di appagamento che si prova quando la vita che costruiamo è in consonanza con i nostri ideali. Siamo liberi quando amiamo la persona che ci è destinata, quando non desideriamo altro, quando troviamo pace in ciò che abbiamo. Libertà è dirigere il proprio destino verso un luogo dove la nostra pienezza non matura a scapito del benessere degli altri. Stefano e Tomás, attraverso la loro sorte, ci interrogano sul costo di non porre limiti ai propri desideri — perché desiderare denaro, successo e potere spesso ci condanna a perdere ciò che più amiamo — e ci mostrano le vette che si possono raggiungere quando si crede in un’unione.

Luca Giuman


Luca Giuman (Venezia, 1982) vive in Colombia dal 2007. Consulente delle Nazioni Unite in contesti di conflitto ed emergenza umanitaria, ha lavorato in America Latina, Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Papua Nuova Guinea, Nepal, Haiti e Cina. Ha pubblicato i romanzi Ho imparato a uccidere a vent’anni (Città del Sole, 2011), Giù dal cielo la mia anima (La Vita Felice, 2015) e Al presente, tutto (Il Ciliegio, 2023, finalista del premio Il Pavone). Di libertà e tempesta è il suo quarto romanzo.

Luca Giuman, Di libertà e tempesta – Edizioni Il Ciliegio, collana Narrativa – 400 pagine, € 20,00 – ISBN 979-12-5610-139-9 – in libreria dal 25 settembre 2026
Lo potete acquistare qui


23/09/26

L’UOMO DELLA GALLERIA


Gabriele, un bambino di undici anni, si ritrova alle prese con un giovane senzatetto che vive in una galleria vicino al mare. Con l’aiuto di una misteriosa spia e di un’amica dai capelli rosa shocking, Gabriele intraprenderà un viaggio che lo porterà a scoprire molto su di sé e sulle persone a lui care, ricominciando da capo la sua vita. L’uomo della galleria, opera di un’autrice giovanissima, è una storia che invita a riflettere sul valore della diversità: una diversità che spesso spaventa, ma che, se valorizzata, può svelare il vero senso della vita. Perché la diversità, in una società che tende all’omologazione, rappresenta un valore inestimabile.

Uno sguardo oltre le apparenze 

Intervista a Martina, autrice de L’uomo della galleria

A soli dodici anni, Martina ha scritto L’uomo della galleria, un breve romanzo che racconta l’incontro tra Gabriele, un ragazzino di undici anni, e Luca, un uomo che vive solo in una galleria. Una storia di solitudine, paura, amicizia e speranza, che invita a guardare oltre le apparenze.

Abbiamo incontrato Martina per scoprire da dove è nata l’idea del libro e quanto di lei ci sia nei suoi personaggi.

Perché hai scelto come protagonista Gabriele? C’è qualcosa di te in lui?

Ho scelto Gabriele perché quando ho scritto la storia avevo dieci anni. Volevo che i lettori della sua età potessero riconoscersi nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. Il personaggio in cui mi ritrovo di più, però, è Marina, la sua migliore amica. Da piccola mi piaceva immaginarmi come una spia e vivere piccole “missioni” senza farmi scoprire. Marina è una sognatrice, una guerriera e un’amica che non abbandona mai gli altri.

Da dove è nato il personaggio di Luca, un uomo che vive in una galleria?

Nel 2020, nel paesino di mare dove andiamo sempre in vacanza, c’era una galleria dove una volta passava il treno. È lì che ho conosciuto l’uomo della galleria. Avrei voluto tanto conoscere la sua storia: perché si era ritrovato lì e chi fosse stato prima. Così ho deciso di inventarmi io la sua storia e di raccontarla attraverso il mio libro.

Perché hai scelto di raccontare la sua solitudine e il suo abbandono?

Per me la galleria rappresenta anche uno stato d’animo. Quando siamo tristi o feriti possiamo chiuderci dentro noi stessi, proprio come se entrassimo in una galleria buia. Luca si è rinchiuso lì perché era ferito e non aveva il coraggio di uscire. Aveva bisogno di aiuto, anche se non voleva ammetterlo. Gabriele, con la sua presenza, lo aiuta a ritrovare la luce e la speranza.

Il loro primo incontro è segnato dalla paura e da un malinteso. Perché era importante cominciare proprio così?

Perché attraverso quell’incontro Gabriele capisce quanto Luca sia spaventato dalle altre persone e quanto la solitudine lo abbia allontanato dal mondo. Dopo il malinteso, però, Luca si prende cura di Gabriele. Il ragazzo scopre così che, dietro la paura e la diffidenza, c’è ancora una persona capace di fidarsi e di mostrare del bene.

Dalle parole di Martina emerge una storia nata dalla fantasia, ma soprattutto da un incontro reale e dalla curiosità di conoscere ciò che si nasconde dietro una persona e la sua storia. 

L’uomo della galleria invita a non fermarsi alle apparenze e a ricordare che ogni persona porta con sé emozioni, ferite e speranze.

È forse questo il messaggio più prezioso affidato ai suoi giovani protagonisti: imparare ad avvicinarsi agli altri senza pregiudizi, ascoltare e provare a vedere, oltre ciò che appare, la storia che ogni persona porta con sé.

Nel tuo libro si parla molto di diversità. Che cosa significa per te questa parola? E perché hai sentito il bisogno di raccontarla attraverso una storia?

Non so bene che cosa significa la parola diversità perché per ogni persona ha un significato differente. So solo che a volte questa parola può far paura, magari quella persona definita diversa ci intimorisce perché non rispetta i nostri schemi, le nostre abitudini e i nostri pensieri. 

Ho sentito di doverla raccontare in una storia, perché molte volte ho paura di essere definita strana, e ascoltando questi miei pensieri finisco per comportarmi in certi modi che non rispettano quello che sono veramente.

Sto cercando di abbattere queste mie paranoie e di cercare di uscire da quella galleria che a volte mi creo da sola. Adoro essere me stessa e sto trovando il modo di esserlo sempre con l’aiuto delle mie amiche e della mia famiglia. 

Spero che chi si trova nella mia stessa situazione, leggendo il mio libro, riesca a ritrovare la luce che merita, e a togliersi l’idea di essere strano perché ognuno di noi è diverso e speciale, bisogna solo conoscerlo meglio.

Martina Cabassa è un'autrice giovanissima. Ha solo dodici anni e vive a Parma, dove frequenta il primo anno della "Scuola media Puccini”. Ha iniziato a scrivere i suoi primi racconti all’età di sette anni. Nel tempo libero ama leggere, in particolare i libri di J.K. Rowling, anche se il romanzo da cui ha tratto maggiore ispirazione è "L’ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafón. Tra le sue passioni ci sono anche il canto, il pianoforte e il cheerleading. L’uomo della galleria è il suo primo romanzo.



31/08/26

Slippy cuore di drago

 

Slippy è un giovane draghetto buono di… soli cinquantasei anni. Ha una caratteristica particolare: la sua aletta sinistra è più piccola della destra, e non risponde ai comandi. Per il draghetto, però, questo non è mai stato un problema. Le cose, tuttavia, cambiano il giorno in cui inizia a frequentare la Scuola dei draghi. Questo racconto breve si pone l’obiettivo di raccontare l’inclusione come forma di crescita, di esplorare il rapporto padre-figlio e anche il contatto tra culture diverse, grazie al quale le differenze non fanno altro che arricchire l’amicizia.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Francesco Codenotti, sulla sua opera: 

Slippy cuore di drago nasce in primis dalla volontà di mia moglie Sara Cremini, come me autrice Ciliegio e direttrice delle collane fantasy e autrice anche per un’altra casa editrice. La nascita di nostro figlio Gabriele, da subito in casa soprannominato “piccolo traghetto”, ha dato la spinta definitiva perché questa storia vedesse la luce.


Slippy cuore di drago è la storia, appunto, di un piccolo draghetto che, a causa di un’aletta atrofica, non può affrontare le sfide che la Scuola dei draghi gli pone davanti. Per questo motivo, verrà sin da subito preso di mira dai “bulletti” della Scuola, come Goldrung, un bellissimo drago dorato che, fin dal primo giorno, è in grado di volare e sputare fuoco.

Sarà proprio tra queste difficoltà, però, che Slippy conoscerà degli amici speciali: Fatty, un draghetto un po’ cicciottello che non riesce a volare, e Sgushy, un drago piccolissimo che non può sputare fuoco ma che è molto, molto intelligente.

E quando una razza sconosciuta proveniente dai confini Ovest metterà a repentaglio la vita dei draghi, sarà proprio l’amicizia tra i tre che farà capire a tutti i draghi, sia piccoli che adulti, così come ai membri delle altre razze, che la vera forza talvolta si nasconde non nella capacità di volare o di sputare fuoco, ma nella capacità di guardare oltre le apparenze. 

Francesco Codenotti, autore bresciano, vive a Gardone Val Trompia. Nel 2021, per Leone Editore, ha pubblicato Le sette vie del drago. I Custodi del destino (ripubblicato nel 2022 da PAV Edizioni) con il quale ha vinto il Premio assoluto ai Dickens Books Awards 2022 e a cui è seguito Le sette vie del drago. La scelta, secondo e conclusivo volume della sua dilogia fantasy-ucronica. Autore anche di diversi racconti, nel 2021, con Rinascita, ha vinto il concorso “Come non uccidere la scrittura”. Dal 2021 è referente PAV Edizioni, per cui è direttore di collana Fantasy. Nel 2024 ha pubblicato per PAV il romanzo Immor(t)al.