31/08/26

Slippy cuore di drago

 

Slippy è un giovane draghetto buono di… soli cinquantasei anni. Ha una caratteristica particolare: la sua aletta sinistra è più piccola della destra, e non risponde ai comandi. Per il draghetto, però, questo non è mai stato un problema. Le cose, tuttavia, cambiano il giorno in cui inizia a frequentare la Scuola dei draghi. Questo racconto breve si pone l’obiettivo di raccontare l’inclusione come forma di crescita, di esplorare il rapporto padre-figlio e anche il contatto tra culture diverse, grazie al quale le differenze non fanno altro che arricchire l’amicizia.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Francesco Codenotti, sulla sua opera: 

Slippy cuore di drago nasce in primis dalla volontà di mia moglie Sara Cremini, come me autrice Ciliegio e direttrice delle collane fantasy e autrice anche per un’altra casa editrice. La nascita di nostro figlio Gabriele, da subito in casa soprannominato “piccolo traghetto”, ha dato la spinta definitiva perché questa storia vedesse la luce.


Slippy cuore di drago è la storia, appunto, di un piccolo draghetto che, a causa di un’aletta atrofica, non può affrontare le sfide che la Scuola dei draghi gli pone davanti. Per questo motivo, verrà sin da subito preso di mira dai “bulletti” della Scuola, come Goldrung, un bellissimo drago dorato che, fin dal primo giorno, è in grado di volare e sputare fuoco.

Sarà proprio tra queste difficoltà, però, che Slippy conoscerà degli amici speciali: Fatty, un draghetto un po’ cicciottello che non riesce a volare, e Sgushy, un drago piccolissimo che non può sputare fuoco ma che è molto, molto intelligente.

E quando una razza sconosciuta proveniente dai confini Ovest metterà a repentaglio la vita dei draghi, sarà proprio l’amicizia tra i tre che farà capire a tutti i draghi, sia piccoli che adulti, così come ai membri delle altre razze, che la vera forza talvolta si nasconde non nella capacità di volare o di sputare fuoco, ma nella capacità di guardare oltre le apparenze. 

Francesco Codenotti, autore bresciano, vive a Gardone Val Trompia. Nel 2021, per Leone Editore, ha pubblicato Le sette vie del drago. I Custodi del destino (ripubblicato nel 2022 da PAV Edizioni) con il quale ha vinto il Premio assoluto ai Dickens Books Awards 2022 e a cui è seguito Le sette vie del drago. La scelta, secondo e conclusivo volume della sua dilogia fantasy-ucronica. Autore anche di diversi racconti, nel 2021, con Rinascita, ha vinto il concorso “Come non uccidere la scrittura”. Dal 2021 è referente PAV Edizioni, per cui è direttore di collana Fantasy. Nel 2024 ha pubblicato per PAV il romanzo Immor(t)al.



30/08/26

Lo Scarafaggio

 

Articolo a cura di Paolo Valeri, autore del libro:

"Milano, primi anni novanta: una città sporca, che non si è ancora tirata a lucido e sta vivendo la sua prima grande ondata d’immigrazione, quella dall’est. Al semaforo c’è un uomo che chiede l’elemosina, uno che non nota nessuno ma che osserva tutto: vede una bambina cresciuta troppo in fretta e anche quel gruppo di uomini che sopraggiungono a rapirla. In un momento cambia tutto, perché quell’uomo si fa coinvolgere. Segue, prevedibile, l’escalation della violenza che risponde alle leggi del crimine ma tra le maglie dell’indagine si fa largo un nome: lo Scarafaggio. 

A indagare è una donna, Patrizia Risso, ispettrice in una questura di uomini: brava, talmente brava da essere l’unica a intuire cosa stia succedendo quando le cose precipitano. Tra ‘ndranghetisti, sicari prezzolati e vecchie spie ognuno cerca il proprio tornaconto: tutti tranne l’Ispettrice Risso, lei cerca una qualche verità anche in mezzo a colleghi menefreghisti, razzisti o preoccupati della carriera. 

La storia si sviluppa all'interno di una cornice che mischia giallo, thriller e spy story per riflettere sull'individualismo e le storture sociali di un passato recente, mettendo in luce le radici di un presente in cui c’è spazio solo per la convenienza personale. Unica nota stonata è proprio lui, lo Scarafaggio: mosso da un reale gesto di altruismo che fa saltare tutto il sistema.

***

La peculiarità di ogni storia è il punto di vista da cui viene raccontata, io volevo usare il genere crime per costruire una storia di sguardi marginali: così è nato Lo Scarafaggio. Infatti è marginale lo sguardo del protagonista, che vive per strada. Marginale quello dell’ispettrice Risso, unica donna in un consesso maschile. È marginale lo sguardo dell’agente scelto Abdulkadir, al margine tra la cultura marocchina d’origine e quella italiana in cui è cresciuto. Anche lo sguardo razionale di Mario Ravizza, il direttore della scientifica, mantiene una prospettiva marginale: quella dal basso della sua carrozzina. Persino i cattivi, addirittura quelli del clan dei Cicero, Tony Settebello su tutti. Soprattutto è marginale il punto di vista di Velsa – giovane, straniera, mercificata – per questo è così importante per lo Scarafaggio salvarla. 

Così è nato un racconto polifonico, dove in ogni capitolo si cambia punto di vista. Non per il gusto di movimentare il racconto. Al contrario, è stata una scelta stilista precisa: attraverso la forma narrativa mi interessava riflettere su ciò che siamo e su ciò che possiamo apparire agli altri. È talmente radicata che, eliminarla, significa di fatto cancellare il finale della storia. A proposito del finale: lo scenario in cui si conclude la vicenda dello Scarafaggio è quell'enorme cantiere su cui si stava costruendo la nuova università milanese, il complesso Pirelli alla Bicocca è forse il primo grande lotto di una “riqualificazione” ancora di là da venire, una pagina di storia ancora troppo poco indagata nei suoi convergenti interessi politici, industriali e criminali. Gentrificazione e turistificazione dei quartieri, in quei primi anni ’90, sono ai loro prodromi, ma Milano è già una città che assiste alla dismissione dei suoi residuati industriali mentre edifica su di loro una idea nuova: il commercio della cultura.

Al centro di tutto questo ho messo un cliché del genere: il personaggio che ritorna in azione, con un passato grande e oscuro, costretto a confrontarsi con nemici uno più potente dell’altro. Risalire la catena del potere, dai piccoli criminali di strada al vertice politico dei servizi segreti, mi sembrava il miglior espediente per raccontare il meccanismo sociale e politico in cui stiamo tutti impigliati. Così alla fine Lo Scarafaggio è come un sasso buttato in uno stagno, un’anomalia che produce cerchi concentrici, che si allargano con increspature sempre più ampie, destinate a deformare ogni percezione che abbiamo dell’idea di ordine."


Paolo Valeri

Nasce a Milano nel 1982, da una decina di anni ha lasciato la grande città per rifugiarsi in un paesino sulla punta orientale del lago di Como. Lavora nel sociale, cerca di dare una mano. Scrive per ragionare sul mondo, nel 2022 ha pubblicato il suo primo romanzo per Talos Edizioni: Un’altra storia è possibile. Viaggio nel G8.



28/08/26

il Condominio dei Bau Bau

 



Alle sei del mattino un lungo abbaiare sveglia gli animali del parco e gli inquilini delle tre palazzine della Residenza delle Magnolie. Al quinto abbaio, come in un concerto, tutti i componenti… dell’orchestra iniziarono a suonare. Ognuno con il suo vocalizzo: merli, tordi, fringuelli e cardellini. Tutti tranne il passerotto Apollo... Una storia divertente in cui i protagonisti sono quasi tutti animali. Un inno all'amicizia a quattro zampe e alla consapevolezza che per risolvere i problemi a volte serve un pizzico di solidarietà.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Alessandra Sala, sulla sua opera: 

"Il Condominio dei Bau Bau è una storia vera scritta a due mani e quattro zampe. A suggerirmela, con dieci lunghi abbai, è stata Fiaba, la mia bassottina a pelo duro. Ma anche i suoi amici: Viola, Olly, Cloè, Artù, Puzzo e Lincoln. 

Perché abbiamo deciso di scriverla? Perché cani, gatti, conigli, uccelli… sono amici preziosi con cui condividiamo i nostri stati d’animo. È grazie al loro amore che superiamo i momenti di malinconia o di rabbia. 
Sono compagni di vita e non peluche a cui tirare coda o baffi, giocattoli con cui giocare quando se ne ha voglia e abbandonare in un angolo quando si è stanchi. 
Come noi umani provano emozioni: paura, rabbia, gioia, dolore e tristezza.  E sentimenti: amore, amicizia e solidarietà. 
Non le esprimono con le parole ma con cinguettii, fischi, guaiti, abbai, scodinzolamenti e movimenti del capo o del corpo. 
Vi siete mai chiesti perché i cani fanno BAU?
Perché hanno paura.
Perché si sentono soli.
Perché sentono dolore.
Per attirare l’attenzione.
Perché hanno sentito dei rumori.
Perché sono felici.

Ed è proprio grazie ai sentimenti, all'amicizia e alla solidarietà, che nel Condominio dei Bau Bau i protagonisti della storia riescono a risolvere i problemi.
Vero Fiaba?
BAU…BAU…BAU…


Alessandra Sala


Nata a Napoli e residente a Milano, è scrittrice, giornalista professionista, copywriter pubblicitaria, autrice di testi radiofonici e televisivi, ed è impegnata nel volontariato. Ha pubblicato molti libri per bambini e ragazzi, tra i quali, per Edizioni Ciliegio: Cacciatrice di calzini (2014), Quattro ali per volare (2014), Cotton Blu orsetto dal codino blu (2016) e Il profumo del maestrale (2017).