30/08/26

Lo Scarafaggio

 

Articolo a cura di Paolo Valeri, autore del libro:

"Milano, primi anni novanta: una città sporca, che non si è ancora tirata a lucido e sta vivendo la sua prima grande ondata d’immigrazione, quella dall’est. Al semaforo c’è un uomo che chiede l’elemosina, uno che non nota nessuno ma che osserva tutto: vede una bambina cresciuta troppo in fretta e anche quel gruppo di uomini che sopraggiungono a rapirla. In un momento cambia tutto, perché quell’uomo si fa coinvolgere. Segue, prevedibile, l’escalation della violenza che risponde alle leggi del crimine ma tra le maglie dell’indagine si fa largo un nome: lo Scarafaggio. 

A indagare è una donna, Patrizia Risso, ispettrice in una questura di uomini: brava, talmente brava da essere l’unica a intuire cosa stia succedendo quando le cose precipitano. Tra ‘ndranghetisti, sicari prezzolati e vecchie spie ognuno cerca il proprio tornaconto: tutti tranne l’Ispettrice Risso, lei cerca una qualche verità anche in mezzo a colleghi menefreghisti, razzisti o preoccupati della carriera. 

La storia si sviluppa all'interno di una cornice che mischia giallo, thriller e spy story per riflettere sull'individualismo e le storture sociali di un passato recente, mettendo in luce le radici di un presente in cui c’è spazio solo per la convenienza personale. Unica nota stonata è proprio lui, lo Scarafaggio: mosso da un reale gesto di altruismo che fa saltare tutto il sistema.

***

La peculiarità di ogni storia è il punto di vista da cui viene raccontata, io volevo usare il genere crime per costruire una storia di sguardi marginali: così è nato Lo Scarafaggio. Infatti è marginale lo sguardo del protagonista, che vive per strada. Marginale quello dell’ispettrice Risso, unica donna in un consesso maschile. È marginale lo sguardo dell’agente scelto Abdulkadir, al margine tra la cultura marocchina d’origine e quella italiana in cui è cresciuto. Anche lo sguardo razionale di Mario Ravizza, il direttore della scientifica, mantiene una prospettiva marginale: quella dal basso della sua carrozzina. Persino i cattivi, addirittura quelli del clan dei Cicero, Tony Settebello su tutti. Soprattutto è marginale il punto di vista di Velsa – giovane, straniera, mercificata – per questo è così importante per lo Scarafaggio salvarla. 

Così è nato un racconto polifonico, dove in ogni capitolo si cambia punto di vista. Non per il gusto di movimentare il racconto. Al contrario, è stata una scelta stilista precisa: attraverso la forma narrativa mi interessava riflettere su ciò che siamo e su ciò che possiamo apparire agli altri. È talmente radicata che, eliminarla, significa di fatto cancellare il finale della storia. A proposito del finale: lo scenario in cui si conclude la vicenda dello Scarafaggio è quell'enorme cantiere su cui si stava costruendo la nuova università milanese, il complesso Pirelli alla Bicocca è forse il primo grande lotto di una “riqualificazione” ancora di là da venire, una pagina di storia ancora troppo poco indagata nei suoi convergenti interessi politici, industriali e criminali. Gentrificazione e turistificazione dei quartieri, in quei primi anni ’90, sono ai loro prodromi, ma Milano è già una città che assiste alla dismissione dei suoi residuati industriali mentre edifica su di loro una idea nuova: il commercio della cultura.

Al centro di tutto questo ho messo un cliché del genere: il personaggio che ritorna in azione, con un passato grande e oscuro, costretto a confrontarsi con nemici uno più potente dell’altro. Risalire la catena del potere, dai piccoli criminali di strada al vertice politico dei servizi segreti, mi sembrava il miglior espediente per raccontare il meccanismo sociale e politico in cui stiamo tutti impigliati. Così alla fine Lo Scarafaggio è come un sasso buttato in uno stagno, un’anomalia che produce cerchi concentrici, che si allargano con increspature sempre più ampie, destinate a deformare ogni percezione che abbiamo dell’idea di ordine."


Paolo Valeri

Nasce a Milano nel 1982, da una decina di anni ha lasciato la grande città per rifugiarsi in un paesino sulla punta orientale del lago di Como. Lavora nel sociale, cerca di dare una mano. Scrive per ragionare sul mondo, nel 2022 ha pubblicato il suo primo romanzo per Talos Edizioni: Un’altra storia è possibile. Viaggio nel G8.



28/08/26

il Condominio dei Bau Bau

 



Alle sei del mattino un lungo abbaiare sveglia gli animali del parco e gli inquilini delle tre palazzine della Residenza delle Magnolie. Al quinto abbaio, come in un concerto, tutti i componenti… dell’orchestra iniziarono a suonare. Ognuno con il suo vocalizzo: merli, tordi, fringuelli e cardellini. Tutti tranne il passerotto Apollo... Una storia divertente in cui i protagonisti sono quasi tutti animali. Un inno all'amicizia a quattro zampe e alla consapevolezza che per risolvere i problemi a volte serve un pizzico di solidarietà.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Alessandra Sala, sulla sua opera: 

"Il Condominio dei Bau Bau è una storia vera scritta a due mani e quattro zampe. A suggerirmela, con dieci lunghi abbai, è stata Fiaba, la mia bassottina a pelo duro. Ma anche i suoi amici: Viola, Olly, Cloè, Artù, Puzzo e Lincoln. 

Perché abbiamo deciso di scriverla? Perché cani, gatti, conigli, uccelli… sono amici preziosi con cui condividiamo i nostri stati d’animo. È grazie al loro amore che superiamo i momenti di malinconia o di rabbia. 
Sono compagni di vita e non peluche a cui tirare coda o baffi, giocattoli con cui giocare quando se ne ha voglia e abbandonare in un angolo quando si è stanchi. 
Come noi umani provano emozioni: paura, rabbia, gioia, dolore e tristezza.  E sentimenti: amore, amicizia e solidarietà. 
Non le esprimono con le parole ma con cinguettii, fischi, guaiti, abbai, scodinzolamenti e movimenti del capo o del corpo. 
Vi siete mai chiesti perché i cani fanno BAU?
Perché hanno paura.
Perché si sentono soli.
Perché sentono dolore.
Per attirare l’attenzione.
Perché hanno sentito dei rumori.
Perché sono felici.

Ed è proprio grazie ai sentimenti, all'amicizia e alla solidarietà, che nel Condominio dei Bau Bau i protagonisti della storia riescono a risolvere i problemi.
Vero Fiaba?
BAU…BAU…BAU…


Alessandra Sala


Nata a Napoli e residente a Milano, è scrittrice, giornalista professionista, copywriter pubblicitaria, autrice di testi radiofonici e televisivi, ed è impegnata nel volontariato. Ha pubblicato molti libri per bambini e ragazzi, tra i quali, per Edizioni Ciliegio: Cacciatrice di calzini (2014), Quattro ali per volare (2014), Cotton Blu orsetto dal codino blu (2016) e Il profumo del maestrale (2017).


27/08/26

Nel Paese degli Orologi a Cucù

 

Nel paese dei Cucù vivono diversi animali che vengono fuori dall’orologio a cucù a ogni ora, per nascondersi o giocare con i piccoli lettori. Si tratta di alcuni degli animali più belli del mondo, come i koala e i colibrì, ma anche tra i più rari e a rischio di estinzione. Alle quattro in punto escono i lemuri, alle cinque le upupe e poi? Chi uscirà ancora dall’orologio? Un libro per stimolare la curiosità e prendere confidenza con i numeri e l’orologio, esplorando un luogo un po’ magico.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Elisabetta Gelli, sulla sua opera:

Tra cucù, matite e pennelli: ecco come è nato "Nel Paese degli Orologi a Cucù"

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se i classici orologi a cucù nascondessero, al posto del solito uccellino, gli animali più strani e buffi di tutto il pianeta?

Mi chiamo Betta, sono un’illustratrice, autrice, educatrice ambientale e soprattutto progettatrice di laboratori artistico-creativi per bambini, e oggi vi voglio portare dietro le quinte del mio nuovo albo illustrato “Nel Paese degli Orologi a Cucù”!

Siete pronti? Sì? Allora vi svelo i miei segreti...

Un amore lungo una vita e un piccolo sogno nel cassetto

La storia di questo libro parte da molto lontano. Vi faccio però prima una domanda: 

Qual era il vostro più grande sogno da bambini? E come avete speso i vostri primissimi risparmi?

Beh, per me che avevo 8 anni, il desiderio più grande era uno solo: avere un orologio a cucù! Ogni volta che mi davano un soldino, lo infilavo nel mio salvadanaio pensando che prima o poi ne avrei comprato uno.

Passarono tanti anni e, anche se quel primo salvadanaio prese strade diverse, la passione per le casette di legno e i meccanismi incantati non si è mai spenta. È rimasta lì, ad aspettare il momento giusto per ritornare a galla da adulta, durante una passeggiata tra le vetrine di un negozio di orologi a cucù nascosto in un piccolo paesino di montagna. Lì, col naso all’insù e con gli occhi spalancati proprio come i bambini, continuavo a fissare minuscole porticine che ad ogni ora si aprivano per far uscire i personaggi più svariati.

Dal taccuino al gioco delle finestrelle

Come spesso accade a chi illustra, le idee migliori nascono per puro caso, con uno "scaraBozzetto" (come lo chiamo io) su un taccuino e lo sguardo aperto sulle meraviglie del mondo.

E allora vi faccio un'altra domanda: 

Avete mai notato quanti animali incredibili ci circondano, anche solo prestandoci un po' di attenzione?

Un'upupa incontrata in un parco, i parrochetti verdi che ormai popolano i prati dietro casa... e poi, complice qualche bel documentario estivo, ecco comparire sul mio foglio bianco un koala, una sula, una pulcinella di mare, una zebra e qualche elefante!

Ma come far incontrare tutti questi animali con gli orologi a cucù?

La magia è scattata grazie a un paio di forbici e a tanta fantasia: ritagliando la sagoma di una casetta di legno e aprendo una piccolissima finestrella sul foglio, ho fatto scorrere le illustrazioni degli animali sotto quell’oblò rotondo. Per me è diventato un gioco irresistibile, una specie di gioco del cù-cù in movimento!

Una filastrocca per imparare e proteggere

Da quel gioco è nata l'idea di trasformare le immagini in una filastrocca ritmata sulle ore dell'orologio. Allo scoccare di ogni ora, un nuovo animale fa capolino dalla sua finestrella!

Ma c'è di più. 

Avete mai pensato a quanto sia prezioso e a volte fragile il mondo degli animali?

Oltre ad aiutare i bambini a prendere confidenza con il tempo e le lancette, “Nel paese degli orologi a cucù” nasce per avvicinare i più piccoli alla bellezza e alla delicatezza della fauna del nostro pianeta. Molti dei protagonisti di questa storia sono infatti animali in difficoltà o a rischio di estinzione a causa delle problematiche ambientali. 

Imparare a conoscerli in modo divertente è il primo, fondamentale passo per imparare ad amarli e a proteggerli.

E ora... tocca a voi!

Lavorando ogni giorno a contatto con i bambini, mi sono detta: manca ancora un ultimo tassello per rendere il libro davvero speciale. I bambini devono diventare parte attiva della storia! Ma come?

Così ho pensato insieme a Giovanna della Casa editrice Ciliegio di arricchire il libro nella sua parte finale con una sorpresa: 

le tavole degli animali riproposte in bianco e nero.

I bambini (e perché no, anche i grandi!) potranno scegliere il loro animale preferito, riempirlo di colore e dare vita al proprio, personale e unico orologio a cucù!

E voi? Siete pronti a far scattare le lancette e scoprire chi farà "cucù" alla prossima ora?


Elisabetta Gelli


Nata a Comacchio in provincia di Ferrara e vive a Bologna, dove lavora come insegnante di sostegno. Appassionata di illustrazione e favole, ha seguito diversi corsi che le hanno consentito di ampliare la sua formazione da autodidatta.   Da molti anni propone le sue storie e i suoi laboratori di educazione ambientale, alimentare e artistico-espressivi per bambini all'interno delle scuole, librerie  e biblioteche.