26/10/26

Martino e la minaccia sotterranea

 

Il rapporto fra il cane Martino e i suoi “familiari” Alina e Giovanni entra in crisi quando gli affidano l’incarico di stanare una talpa che sta devastando il giardino. In difficoltà perché non sa di che animale si tratti, il cagnolino chiede informazioni a chiunque. Poche sono le notizie rassicuranti che riceve, molte quelle che lo spaventano. 

Quando, finalmente, gli capita di vedere la talpa, si rende conto di quanto punti di vista diversi possano dare valutazioni discordanti della realtà. Un libro che parla della paura di ciò che non si conosce, del timore di perdere gli affetti, di solidarietà, amicizia, gioia nel fare del bene.

Martino e la minaccia sotterranea: una storia nata insieme ai bambini

Articolo a cura di Franca Monticello, autrice del libro.

Ho accolto con immensa gioia l’uscita di Martino e la minaccia sotterranea, un libro al quale mi lega una bella esperienza vissuta anni fa in una scuola primaria.

Roberta, insegnante di italiano in due classi quarte, con una quarantina di alunni in tutto, un giorno mi chiede: «Tu che sei una scrittrice, avresti qualche idea per aiutarmi a far amare di più i libri ai miei alunni?»

Mi si accende una lampadina: perché non far vivere ai bambini l’esperienza di essere autori, scrivendo insieme un libro? Roberta accoglie con entusiasmo la proposta, e i bambini si dimostrano altrettanto entusiasti quando presento loro il progetto.

Comincio così a scrivere la storia di Martino, un cane alle prese con una richiesta insolita da parte dei suoi padroni: catturare una talpa che sta devastando il giardino. Ma Martino non sa nemmeno che animale sia una talpa! Spaventato dall’incarico, il cagnolino si rivolge agli animaletti che vivono nel giardino per chiedere informazioni.

Quando leggo l’incipit in classe, i bambini sono incuriositi e vorrebbero conoscere subito il seguito. Ma il seguito non c’è: saranno proprio loro a inventarlo!

Divisi in dieci gruppi e coordinati dall’insegnante, i bambini si mettono al lavoro: scelgono quali animali inserire nel racconto, ne studiano le caratteristiche e le abitudini di vita e inventano le avventure di cui saranno protagonisti quando incontreranno la talpa, finendo per spaventare ancora di più il povero Martino.

Ne nascono storie simpaticissime, ricche di fantasia e di trovate divertenti. Tocca ora a me collegarle fra loro, dando al racconto una struttura organica. Arrivare al libro è un lavoro impegnativo che occupa un intero quadrimestre, ma regala a tutti grandi soddisfazioni. 

Non ho mai accettato l’idea che questa storia, nata dalla collaborazione con i bambini, rimanesse confinata tra le mura della scuola in cui aveva preso vita. Per questo, nel tempo, ho modificato e rielaborato il testo, adattandolo alle esigenze editoriali.

Eppure, ogni volta che lo rileggo, sento ancora le voci di quei bambini e rivedo i loro sorrisi. Sono ormai grandi, ma sono sicura che ricordino quell’esperienza. Mi piace pensare che, anche grazie a Martino, abbiano imparato ad avvicinarsi ai libri con maggiore curiosità e ad amarli un po’ di più. 

Ora, grazie alla casa editrice Il Ciliegio, che ha pubblicato il libro, spero che tanti bambini possano appassionarsi alla storia di Martino e che tanti insegnanti possano trovare in questa esperienza lo spunto per sperimentare nuove strade per trasmettere ai propri alunni la passione per la lettura.


Franca Monticello, è nata e vive a Montecchio Precalcino (VI). È stata insegnante ed è molto legata al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza cui ha dedicato gran parte dei suoi scritti. Con Il Ciliegio, oltre a tanti libri per ragazzi, ha pubblicato il romanzo Neve e piume.
Questo è il suo sito: www.francamonticello.it

22/10/26

Garibaldi e le mille camicie rosa

 

Le mille camicie rosse richiamano quelle della nota spedizione. Quelle rosa invece alludono alle molte avventure galanti che Garibaldi ebbe con il gentil sesso. "Mille" è un’iperbole, ma l’eroe dei due mondi resta comunque un discreto tombeur de femmes. 

Un libro, scritto al femminile, che dà finalmente voce alle donne che Garibaldi amò e dalle quali fu ricambiato appassionatamente. Al generale, che rimane sullo sfondo della narrazione, è riservato un giustificativo, in corsivo, in stile garibaldino. Una storia, ancora poco conosciuta, che prende le mosse da un’accurata documentazione storica per lasciare spazio alla fantasia e alla creatività.

Ecco cosa ci ha raccontato Massimo Gregori Grgič, autore del libro, sulla sua opera: 

Nella prima metà del 1500 Angelo Beolco, più noto come “il Ruzzante”, nella sua commedia popolare “la Betìa” faceva dire a Zilio: “tira più un pelo di femmina che duecento paia di buoi”. 

Proverbio che ben si adatta all’eroe dei due mondi che fu sempre sensibile al fascino femminile. Garibaldi e le mille camicie rosa non è certamente un libello che offuschi gli indubbi meriti del generale come combattente: racconta aspetti meno noti della vita privata di Garibaldi che tra le lenzuola era più affamato che gourmand. 

Le sue conquiste spaziano da eteree baronesse e giovanissime contessine a popolane al di là di ogni amorosa tentazione, come fosse un novello Don Giovanni mozartiano. Una passione che costò assai cara a Garibaldi quando, a cinquantaquattro anni, sposò la bellissima diciottenne giuseppina Raimondi. 

E anche se nell’ombra e nel cuore dell’eroe ci sarà sempre Anita, Garibaldi semina figli e insemina governanti con lo sesso piglio spavaldo con il quale combatte mille battaglie. Né si deve credere che Garibaldi non tenesse in conto l’intelligenza, il coraggio, l’abnegazione e la rettitudine delle donne, virtù che riconobbe loro in un suo scritto nel quale auspicava che il governo della nazione fosse loro affidato. 

Aneddoti e curiosità svelano, con questo libro, un lato poco noto del condottiero delle “mille camicie rosse”, sbirciando nel privato delle “camicie rosa”.

Massimo Gregori Grgič, nato a Firenze, vive e lavora a Biassono. Progettista di yacht e navi, ha insegnato in un master universitario e si è dedicato alla produzione di pane, vino e olio, preservando tradizioni antiche. Dal 2007 scrive romanzi storici, gialli, fantasy e testi universitari; la sua prosa lineare, fresca e ironica riflette passione, curiosità e leggerezza. Con Edizioni Il Ciliegio ha pubblicato numerosi romanzi; Garibaldi e le mille camicie rosa è la sua ultima uscita.



19/10/26

KEPER

 

Alla misteriosa corte del faraone Akhenaton cresce Keper, figlio dell’esule principessa Priamia, accanto a Tutankhamon. La sua infanzia spensierata viene travolta da un incendio doloso che distrugge la città di Akhet-Aton, uccidendo Akhenaton e Priamia. Il regno cade nelle mani dei perfidi sacerdoti, desiderosi di riaffermare il loro vecchio potere. Dopo anni di addestramento, Keper torna alla corte che l'ha cresciuto come valorosa guardia del corpo del faraone Tutankhamon. Qui incontra Neftis, dama di compagnia della regina, che gli ruberà il cuore. Tra campagne, guerre e intrighi, Keper protegge la coppia reale e affronta pericoli inimmaginabili. In un viaggio che li porta oltre i confini del regno, tra tempeste di sabbia e terre lontane, Keper e Neftis dimostrano coraggio e lealtà, custodendo un prezioso segreto del regno.

Leggiamo l'articolo scritto sul libro a cura del suo autore Andrea Fumagalli: 

È normale e frequente che si chieda all’autore di presentare il proprio romanzo, ma è altrettanto comprensibile che proprio lui sia la persona meno adatta a ricoprire questo ruolo.

Dunque, pur firmando questo articolo, lascerò che il mio romanzo si presenti da solo perché è lui che leggerete, che criticherete, che amerete o che non finirete di leggere perché non di vostro gradimento.

Non importa chi io sia, è irrilevante il mio volto come la mia persona e secondari sono i motivi che mi spingono a scrivere. Ciò che conta è solo ciò che si legge: ritrovarci riflessi tra le righe, sperare che quel personaggio non muoia, entrare in empatia con l’incedere degli eventi e forse arrabbiarci, meravigliarci o commuoverci.

La riflessione, la sperimentazione, come lo chiamavano i poeti ellenistici e latini, il labor limae, il lavoro di lima, il leggere, rileggere, pensare, ripensare, cercare verifica nelle fonti o lasciare che le fonti ti colpiscano dal passato, sono la colonna portante di “Keper”, ma non può e non deve essere solo questo.

Una nuova luce solcherà i cieli d’Egitto, nuove ombre oscureranno la storia quando quel giorno il sole si era palesato, appoggiando dolcemente i suoi primi raggi su un Iteru in lutto: il Faraone Amenhotep, terzo del suo nome, era morto… l’alba di quel giorno avrebbe potuto sancire il tramonto di un’era.

Principe senza regno, figlio ma non erede, fratello ma non di sangue, Keper con il khoepesh in spalla e la famiglia nel cuore affronta il suo viaggio…

Una storia d’amore immortale quando, dopo una breve pausa in cui i suoi occhi si accesero di speranza, proseguì: «Tu ne hai forse notizia?». All’udire quel nome e nel vedere quello sguardo, Abigaille ebbe un sussulto: non solo le era concesso il previlegio di ridare vita a un padre, ma poteva finalmente sentirsi a casa. Si alzò e lo guardò negli occhi sorridendogli. «Tua figlia è viva» disse lentamente, trattenendo a fatica un pianto riservato a quell’uomo. «Io l’ho conosciuta ed ora è promessa sposa di un uomo onesto e onorevole. Lei è una bellissima donna»…

La crudeltà delle battaglie più feroci e intrighi di potere dove egli si stava rivelando un nemico pericoloso, anche lui faceva parte di quella stirpe maledetta. Forse c’era lui dietro quelle morti misteriose a palazzo? Bisognava agire il prima possibile.

Il dolore del sacrificio estremo e quella fu la lezione più difficile che il maestro dovette impartire all’allievo: accettare una perdita e proseguire per la propria strada, custodendo gelosamente il passato nel proprio cuore…

I grandi personaggi nella loro intimità: quel viso rotondo dagli zigomi leggermente accentuati era contratto, i suoi lineamenti delicati erano imprigionati nel dolore, tanto da sembrare i tratti di un uomo più anziano. Il Faraone ansimava, il suo petto sembrava stesse per esplodere. Lasciò cadere a terra la sua corona Nemes e il bastone come se per lui non avessero più alcun significato e crollò sul ventre della sua sposa singhiozzando…

Dar voce ai silenti che in prima linea hanno fatto la storia sotto gli elmi conici dei guerrieri di Suppiluliuma e i copricapi imbottiti delle guardie del Faraone, vi erano uomini comuni e umili, che nonostante potessero diventare nemici da un momento all’altro, in realtà non erano così diversi… Era in piedi, circondato dai suoi soldati. Difficile realizzare che fosse veramente finita… In un silenzio surreale, Tutankhamon Faraone di Khemet, si tolse l’elmo guardando ciascuno di loro, chi in piedi, chi a terra: loro erano la vera storia… Lui li ricordava tutti: quello più vicino, steso a terra, con una freccia conficcata nell’occhio, tornato a casa avrebbe voluto continuare l’attività di famiglia pascolando le capre nella sua campagna. Quell’altro, poco lontano, avrebbe voluto fare carriera e cercare di entrare nell’esercito regolare. L’altro accasciato era stato esiliato dal suo villaggio per fuggire dalla rappresaglia dell’uomo promesso sposo della donna che lui amava; sapeva che avrebbe voluto dichiararsi e prenderla con sé. Tutte le sere parlava a qualcuno di lei, di quanto fosse bella e di quanto l’amasse…

E quando tutto sembrerà deciso, qualcuno rivoluzionerà la storia; un uomo capace di affrontare la parte più oscura di sé stesso, come un falco avrà il coraggio di tuffarsi, proverà la sensazione di libertà durante il volo sperimenterà l’astuzia dell’entrare in acqua e troverà la forza di risalire…

I silenti dalle pieghe della storia grideranno a gran voce un solo nome: Keper.

Buona lettura.

Andrea Fumagalli, nato a Desio nel 2000, è un giovane archeologo prossimo alla specializzazione in egittologia. Laureato in violino e da sempre appassionato di Antico Egitto, oltre al lavoro sul campo in diverse spedizioni archeologiche, coltiva la sua passione di giovane scrittore. Affascinato dalla possibilità di dar voce a un passato lontano, che però ha vissuto delle stesse emozioni e sentimenti insiti ancora oggi nell’uomo moderno, Andrea ci mostra, in questo suo primo romanzo, il fascino intramontabile di un Antico Egitto tanto intimo quanto guerriero.