19/05/26

Uno, due, tre

 

Nato dall’idea di esplorare i primissimi momenti di vita di un pulcino, Uno, Due, Tre è un albo illustrato che accompagna i più piccoli in un viaggio emozionante e può anche insegnare loro a contare. Un pulcino curioso si lancia nel mondo: è la scoperta, la gioia dell’incontro con nuovi amici. Ma non mancano momenti di solitudine, piccole paure e qualche delusione che mettono alla prova il coraggio dei personaggi. Questa storia tenera e semplice celebra l’amicizia, il superamento delle prime difficoltà e il calore di un luogo speciale. È perfetta per coccolare e sognare insieme.

Ecco cosa ci ha raccontato sull'albo la sua autrice Alessandra Gobbo: 

"Potrei dire che da sempre la mia vita è stata scandita dalla voglia di raccontare una storia. Prima di tutto per farmi compagnia, poi per far compagnia agli amici e in fine ai miei figli Nicoletta e Paolo. “Uno, Due, Tre” è un albo illustrato nato in una notte; una notte in cui mi trovavo da sola a casa e il tempo non passava. 

Dove il silenzio era scandito dal suono delle lancette del mio orologio…uno…due…tre… Ed è proprio così che mi è venuta in mente la semplice idea di raccontare i primi momenti di vita di un pulcino. In esso ho racchiuso piccole sensazioni ed emozioni che un po' tutti noi abbiamo provato nei primi anni della nostra vita: l’affrontare il NUOVO, la SOLITUDINE, la RICERCA e la SCOPERTA degli ALTRI

Il pulcino incontra altri piccoli, uguali a lui, ma ognuno con un proprio particolare che li rende unici: un ciuffetto, un’aletta colorata. In questo modo anche i piccoli lettori si possono identificare e scegliere il proprio preferito, che è unico, ma fa parte di un gruppo…una famiglia. Tutti insieme iniziano a condividere momenti, gioie ma anche le difficoltà. Difficoltà che però possono essere affrontate insieme. Ed infine la SPERANZA che, anche se c’è il fallimento, ci possa essere chi ci aiuta e ci accoglie con un grande abbraccio pieno d’amore."



Alessandra Gobbo nasce e vive a Padova. Fin da bambina ha scoperto la bellezza dell’arte. Ha coltivato la passione per la narrazione, esprimendola attraverso parole, disegni e canzoni. La nascita dei suoi figli ha alimentato ulteriormente questa vena creativa, trasformando le ninne nanne in filastrocche illustrate e ogni occasione in un pretesto per creare nuove avventure. L’amore per gli albi illustrati l’ha infine spinta a intraprendere un percorso formativo come illustratrice. Uno, Due, Tre è il suo primo libro.




30/04/26

JEEF KOONS - Lo Zoo di Palloncini

 

L’Importanza di credere nei propri sogni e di guardare al mondo con ottimismo 

di Lucia Cannone


Il volume dedicato a Jeff Koons è il quattordicesimo della Collana stART. Jeff Koons, artista vivente tra i più influenti al mondo, nasce in Pennsylvania nel 1955. Il titolo del libro prende spunto dalla serie di sculture Celebrazioni e si ispira agli animaletti realizzati annodando palloncini colorati. Jeff affronta i temi del consumismo e della cultura di massa; critica la società americana e allo stesso tempo ricrea la spensieratezza dell’infanzia. Invita l’osservatore a guardare al mondo con ottimismo con lo scopo di riuscire a realizzare i propri sogni.


Parlare di ottimismo e di sogni in questo momento storico può sembrare fuori luogo. È però proprio in questo momento che il messaggio delle opere di Jeff Koons ci spinge a ritrovare il valore nella quotidianità e la capacità di meravigliarci per guardare al mondo con gli stessi occhi di quando eravamo bambini.

Jeff ci dice che ogni giorno può diventare speciale se non perdiamo la capacità di stupirci come quando siamo bambini. Per questo motivo Jeff trasforma un cagnolino fatto con un semplice palloncino o un giocattolo in un oggetto magico e brillante capace di trasferirci allegria e spensieratezza. Dalla pubblicazione del primo volume dalla Collana stART, nel 2017, ad oggi mi è capitato diverse volte di ‘incontrare’ le opere delle quali ho parlato nei miei libri. 

In alcuni casi mi è capitato di vedere l’artista dal vivo come con Marina Abramovic o di scambiare qualche e-mail con loro come con Banksy (almeno spero fosse lui e dalla semplicità con la quale mi ha risposto voglio crederci). In alcuni casi ho avuto il privilegio di vivere una loro installazione o di osservare da vicino le opere che hanno ispirato i miei libri e dei quali ho provato a trasferire la bellezza e l’energia.  

Durante una passeggiata a Londra qualche settimana fa sono entrata da Sotheby's, la nota casa d’aste inglese, in New Bond Street. Erano presenti numerosi multipli di opere di celebri artisti contemporanei tra i quali: Banksy, Yayoi Kusama e tanti altri. Tra queste erano presenti alcune tra le opere più iconiche di Jeff Koons e tra queste quella che ha ispirato la copertina dell’ultima uscita Lo Zoo di Pallocini.

 Non ho dunque resistito e ho scattato delle foto delle opere presenti per accostarle alle mie illustrazioni.


 Ballerina Seduta, 2015



Diamante Rosso, 2020




 Coniglio, Scimmia e Cigno di Palloncini, 1990




È stato un piacevole incontro. Osservare questi lavori così da vicino mi ha trasferito un senso di allegria e meraviglia, la stessa che spero i piccoli lettori di questo libro potranno provare sfogliando questo nuovo volume della collana dedicata all’arte contemporanea stART.


Lucia Cannone nata a Canosa di Puglia ed è laureata in ingegneria. vive a torino e lavora per una multinazionale. Realizza installazioni e partecipa a fiere internazionali di arte. illustra e scrive libri per bambini. con edizioni il ciliegio, per la collana start, ha già pubblicato tredici volumi dedicati all’arte contemporanea. conduce laboratori per bambini e adulti e attraverso l’arte contemporanea favorisce lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive.

www.luciacannone.com



29/04/26

Il Fanale

Ambientato nella Livorno cosmopolita del Seicento, il romanzo trasporta il lettore nel mondo parallelo di Arret, dove elfi e Titanka dominano e i nomadi del mare sono emarginati. La storia narra le vicende di Jackie Ben Dosa, giovane livornese che parte alla ricerca della sorellina Amàlia, seguendo Thomas Angahbè, nipote del Grande Titanka. Amàlia è l’unica in grado di rimettere al proprio posto il diamante, sigillo che separa i due mondi in guerra di Arret e Rulf. Jackie scopre di essere la nipote del re degli elfi e legittima erede al trono di Arret. 

Nel frattempo compare Al, figlio di un’elfa e di un nomade del mare, un “mespùrio” privo di diritti, che instaura con Jackie un profondo legame: lei discende dagli elfi dell’acqua, creatori della lama gitana, e lui ne è il custode. Tra scoperte, alleanze e battaglie, i protagonisti affrontano scelte decisive che cambieranno il destino di Arret, celebrando giustizia, accoglienza e speranza, in un omaggio ai rifugiati di ogni popolo.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice Francesca Tortorella:

"Scrissi "Il Fanale" negli anni del liceo. Dopo vent'anni, l'ho tirato fuori dal cassetto, decisa a pubblicarlo. Forte e attuale, l'urgenza di giustizia che mi bruciava dentro e mi aveva spinta a scrivere. Da pugliese, il Mediterraneo e le sue storie di naufraghi e migranti erano, sin dall'infanzia, parte del mio immaginario.

Ho scelto il fantasy per trasformare quelle ferite in simbolo. Arret è il mio mondo parallelo, abitato da elfi, maestri Titanka, nomadi del mare e "mespuri", ma la lotta è sempre la stessa: perseguire "il sogno matto di un mondo dove il male non sia di casa", contro l'emarginazione, celebrando accoglienza e dignità umana. 

Non manca l'ancoraggio a una realtà storica: la protagonista, non a caso, è livornese. Il titolo stesso del mio romanzo è un omaggio alla Livorno delle Leggi Livornine - la città cosmopolita che dalla fine del Cinquecento è diventata terra di rifugio per i tanti esuli che nel suo Fanale riconoscevano salvezza e rinascita.

Il romanzo è dedicato a chi attraversa il Mediterraneo, la cui storia di dialogo e incontro (non solo di scontro) è linfa e ispirazione per i miei romanzi. 

Quel seme liceale ha viaggiato attraverso anni di riscritture, ma il messaggio è intatto: immaginare un mondo più giusto, dove nessuno sia scacciato per ciò che è. 

"Il Fanale" è un Epic fantasy, che non smette di parlare al nostro presente.

Francesca Tortorella, nata a Lecce nel 1990, ha studiato Scienze politiche a Siena e Strasburgo, concentrandosi sulla storia dell’idea d’Europa e sul Mediterraneo. Dopo uno stage di ricerca all’Università di Tel Aviv, consegue un dottorato in Storia contemporanea, con una tesi sull’antifascismo europeista, rivista e pubblicata da Il Mulino nel 2022. Attualmente studia l’esilio politico italiano e spagnolo in America Latina. Appassionata di fantasy e romanzi storici unisce storia e immaginazione nei suoi scritti, esprimendo idealismo, rifiuto della discriminazione e senso di giustizia.

 

27/04/26

Codarossa e la foglia curiosa

Articolo a cura di Sandra Dema, autrice del libro:

"In un bosco fitto e colorato vive CODAROSSA, uno scoiattolo  salterino. Conosce tutti gli alberi e controlla sempre se qualche nuova foglia spunta sui rami che lui percorre in su e in giù durante le sue scorribande. Un mattino eccone una proprio davanti alla sua tana.

La fogliolina è molto curiosa e vuole scoprire tante cose. Dopo il primo approccio, lo scoiattolo se ne va e la fogliolina si rattrista. Si offre di farle compagnia la coccinella COCCI che staziona sulle foglie per pulirle dagli insetti dannosi. All'improvviso alcuni spari creano lo scompiglio tra gli animali del bosco e un tonfo non lontano fa preoccupare la fogliolina: CODAROSSA è stato colpito dai cacciatori. 

NERINA, la capinera, avvisa subito MUSO APPUNTITO, il picchio, che si prodiga per rimettere in sesto al più presto lo scoiattolo, aiutato da LUMMI, la lumaca.

Intanto anche l'estate se ne va e arriva l'autunno. La foglia, guardandosi intorno, si accorge che qualcosa sta cambiando. É molto preoccupata nel vedere le sue sorelline staccarsi dai rami e cadere a terra e domanda spiegazioni a CODAROSSA. Con molta delicatezza lo scoiattolo, dopo averle spiegato il ciclo della natura, offre una sistemazione degna di una principessa.

La fogliolina accetta fiduciosa di essere accolta nella tana di CODAROSSA, insieme a LUMMI e a COCCI. Allo sbocciare della primavera, tra lo stupore di tutti, ecco spuntare dal mucchietto secco di piccola foglia, un tenero germoglio: nuovamente la magia della vita si è avverata.

Così, con la cura di CODAROSSA, LUMMI, NERINA, COCCI e MUSO APPUNTITO, il piccolo germoglio crescerà e diventerà una nuova foglia: il cerchio si rigenera. 

La storia è nata, come tante altre, un po’ per caso. 

Alcuni anni fa, mi trovavo nel parco di un castello per organizzare un evento rivolto alle bambine e ai bambini. Era quasi autunno e la natura, con il suo magico pennello, iniziava a tingere le foglie di colori caldi e avvolgenti. Mi sedetti a terra con la schiena appoggiata a un maestoso platano per godere di quella meraviglia. La quiete che regnava mi fece socchiudere gli occhi: ero certa che lì intorno si muovesse un intero esercito di piccole creature canterine, danzanti e salterine. Desideravo percepirne ogni lieve fruscio o movimento senza disturbare. All’improvviso percepii una presenza e aprii gli occhi: accanto a me uno scoiattolo stava tranquillamente sgranocchiando uno dei suoi cibi preferiti. Questa visione durò pochi attimi, giusto il tempo di un battito di ciglia e il canto di un uccellino da un ramo mi sollecitò a cercarlo tra le foglie. Saltava da un tronco all’altro con l’agilità tipica di un acrobata. 

Sorrisi, avevo gli elementi per scrivere una nuova storia.

Una leggera brezza suggerì di alzarmi e andare, incominciava a rinfrescare e il foliage era iniziato. Quando terminai la stesura del testo, decisi che l’avrei illustrata io stessa con la tecnica del collage. Preparai la carta, ritagliai gli elementi che via via ritenni utili per riempire le pagine e diedi vita alle immagini. Un lavoro lungo e minuzioso, di studio e di prove; consapevole che la fretta non paga, mi presi tutto il tempo necessario per fare e rifare, e finalmente chiudere il progetto. 

Numerose sono le tematiche che attraversano il racconto:

l’amicizia 

la scoperta

la curiosità

lo stupore

la collaborazione e l’aiuto incondizionato

la paura

il rispetto per la natura

le stagioni 

i ritmi naturali, il cerchio della vita


Sandra Dema vive in una città della cintura torinese, è autrice di oltre quaranta testi per l’infanzia e di alcuni per adulti pubblicati da diverse case editrici italiane e una francese, si occupa inoltre di promozione alla lettura nelle scuole, biblioteche e librerie, progettazione di attività educative e formazione per insegnanti e genitori. Le sue ultime pubblicazioni sono: Un pennello e un secchio e Il tesoro della collina (Voglino), Piccolo Bra (Gallucci), Una storia così così (Le Brumaie), Giallo il Palo (Gruppo Abele). Per Il Ciliegio ha scritto: PIM, Bianco e le storie in ombra, Strategie per (non) fare i compiti e altri libri.

23/04/26

L'Isba

Durante la ritirata di Russia Luca sopravvive al plotone di esecuzione e si rifugia nell’isba di Irina. Il loro idillio finisce con lo stupro di lei e il ferimento di lui da parte di tre militari italiani. Luca finisce in un Gulag dal quale riesce a scappare per rientrare in Italia e finire nel manicomio di Como. Qui si trova la fiorente azienda meccano tessile diretta dai tre stupratori. Quando uno dei soci viene ucciso inizia l’indagine del maresciallo Tulipano, che riguarderà questo strano incrocio di destini, il traffico di armi e lo spionaggio agli esordi della guerra in Afghanistan.

Ecco cosa ci ha raccontato del libro il suo autore Giovanni Corti:

C’è sempre un motivo, o più motivi per scrivere un libro. “L’Isba” è il titolo del mio ultimo libro, il decimo, pubblicato nel mese di aprile con la casa editrice “Il Ciliegio”.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di essere sfiorato dai conflitti, dalle guerre, nonostante mai come in questo periodo storico sia un proliferare di guerre. La rappresentazione delle guerre in televisione trasforma i conflitti in narrazioni visive, influenzando l'opinione pubblica attraverso reportage, dirette e propaganda. 

Quasi ci abituiamo a certe immagini di quotidiana violenza, però tutto ci sembra lontano, affare d’altri. La nostra è stata una generazione fortunata. Eppure per i nostri padri, i nostri nonni non è stato così, e dobbiamo ringraziare proprio loro, la loro lungimiranza, le loro scelte, se oltre il progresso ci sono stati donati tanti anni di pace, ci è stata risparmiata la violenza di un conflitto armato.

In questo romanzo ho voluto raccontare la tragedia della guerra, la morte, il dolore, la pazzia, l’amore che trasforma, che lenisce, ma anche demolire lo stereotipo degli "italiani brava gente", un mito autoassolutorio, nato per distinguere il comportamento dei soldati italiani nella Seconda Guerra Mondiale da quello brutale dei nazisti. Sebbene talvolta descritti come generosi e meno crudeli, gli italiani commisero crimini di guerra e violenze contro civili nei Balcani, in Etiopia e in Russia. Al centro del racconto c’è soprattutto la vita di uno di quei ragazzi che oggi dovremmo ringraziare.

È un romanzo giallo che vede di nuovo protagonista il maresciallo Mauro Tulipano, il comandante della Stazione dei Carabinieri di Oggiono, come sempre alle prese con indagini in cui storie recenti e del passato si intrecciano. Il tempo presente sono gli anni ottanta e novanta del secolo scorso. Lo scenario è il nostro territorio, quello dei laghi prealpini e le montagne del lecchese, ma le vicende narrate ne “L’Isba” vanno oltre i confini della Brianza, fino a Istanbul, la città sul Bosforo, crocevia tra occidente e oriente. 

Il tempo passato riporta alla memoria una delle più cocenti sconfitte dell’esercito italiano durante il secondo conflitto mondiale: la ritirata di Russia«Capuràl magiùr, alpino Luca Rovera, batagliòn Murbégn. La mia guera l’è finida!» Sono le ultime parole che Luca, il protagonista, ricorda di aver pronunciato prima di essere sparato a bruciapelo da uno dei tre aggressori che, come animali famelici, avevano violentato la sua compagna Irina davanti ai suoi occhi. Lui è un soldato italiano che durante la ritirata di Russia viene salvato da una donna russa, una nemica. 

Lei lo porta a casa sua: l’Isba. I due si innamorano, con gli occhi dell’amore i rumori della guerra svaniscono in fretta, ma anche la felicità ha il tempo contato e la guerra non è affatto finita, non per tutti. Lo stupro come arma di guerra non era di certo una novità, non di questo conflitto. La violenza sessuale dei soldati sui civili inermi è una pratica violentissima deprecata e messa al bando da tutte le parti in contesa, ma sistematicamente utilizzata dai militari per umiliare, per seminare terrore nella popolazione. 

In questo caso c’era pure una sorta di vendetta, una rivalsa nei confronti del nemico che li stava battendo sul campo di battaglia. Una esasperata esibizione di mascolinità, dimostrazione di quella virilità che la martellante propaganda nazi-fascista instillava, non solo nelle menti più deboli, per alimentare la superiorità della razza e il pregiudizio stereotipato nei confronti del sub-uomo, come era definito il maschio sovietico.

Luca, abbandonato morente nell’isba, miracolosamente sopravvive, ma viene fatto prigioniero dai russi e finisce in uno dei terribili campi di lavoro forzato, genericamente chiamati Gulag. «Benvenuto all’inferno!» Se fino al Natale del 1942 l’Armata Rossa aveva fatto pochissimi prigionieri, con la resa delle truppe dell’Asse a Stalingrado e sul Don, nello spazio di quaranta giorni ed in un settore limitato del fronte, i sovietici si trovarono nelle mani circa mezzo milione di prigionieri. 

Essi erano assolutamente impreparati ad accoglierli. Furono internati in lager che facevano già parte dell'arcipelago dei campi di deportazione staliniani. Da una parte stavano i prigionieri di guerra, soldati di nazionalità diverse: tutti uomini; dall’altra c’erano uomini e donne: prigionieri politici, per lo più civili, professori, musicisti, studenti, scrittori, collaborazionisti coi tedeschi, una folla di persone comuni, deportati nel gulag perché contrari al regime comunista, antirivoluzionari, non rieducabili, comunque dissidenti, pericolosi per la sicurezza dello stato sovietico.

In questi campi, al pesante lavoro forzato si sommava una violenza pianificata, e la tortura, l’orrore e il terrore erano la quotidianità. Da questo inferno in terra, Luca, con l’aiuto di alcuni compagni di sventura, riuscirà a organizzare una rocambolesca fuga e tornare a casa, in Italia. Ma nel frattempo la guerra era finita da tempo e l’Italia era cambiata, o meglio voleva cambiare, per dimenticare il passato.

Luca invece a quel passato doloroso era ancorato. Non trovava lavoro, spesso si ubriacava, attaccava briga con tutti, si sentiva un estraneo in casa propria, emarginato dalla sua stessa comunità, un disadattato. Allora bastava un certificato medico: “pericoloso a sé e agli altri” o anche “di pubblico scandalo” stilato dal sindaco, dal parroco o dal comandante della stazione dei Carabinieri, del paese affinché si negasse a una determinata persona di circolare liberamente e per questa si aprissero le porte del manicomio. 

E lui al San Martino di Como aveva smesso di bere, ma era diventato matto, per comodità, tanto lo curavano per quello. Rimase in manicomio trent’anni dove ebbe tutto il tempo necessario per pianificare la sua vendetta: uccidere quei tre, gli stupratori, che gli avevano rovinato la sua vita e quella di Irina.

La sua fuga dall’ospedale psichiatrico di Como pare infatti coincidere perfettamente con l’uccisione inspiegabile di due imprenditori di successo, proprietari di una fiorente azienda meccanica del paese, nata subito dopo la guerra. La modalità dei due delitti pare la stessa: avvelenamento da tallio, una sostanza che richiama certi omicidi della nomenclatura sovietica scomoda al potere. Anche il destino del terzo e ultimo proprietario appare tragicamente segnato. 

L’indagine del maresciallo dei carabinieri Mauro Tulipano fa emergere un passato denso e nero. È così sporco e brutto che potrebbe giustificare l’azione omicida di Luca, uno che ha passato metà della sua vita in un manicomio. Ma anche il presente dei tre imprenditori, in competizione fra loro per assumere il comando dell’azienda, invischiati nel mercato clandestino e illegale delle armi, non è limpido e altrettanto fosca è la loro vita privata, dove gli interessi e il denaro prevaricano sempre gli affetti famigliari.

Indagine complicata per Tulipano. Troppi attori e comparse, due vittime e tante persone implicate con indizi compromettenti e moventi plausibili, tali da farle ritenere ognuna un probabile assassino. E “mannaggia ’a marina”, come direbbe lui, ci mancava pure l’intrigo internazionale del traffico di armi.

Di sicuro non gli era mai capitato che la stessa vittima fosse uccisa più volte e da assassini diversi.

Roba da matti!


Giovanni Corti è nato a Oggiono (Lecco) nel 1955. Con il Ciliegio Edizioni ha pubblicato i romanzi: Azzurro Marco; A bello, peste et fame libera nos domine; Il re che verrà; 4 + 1 = 5 Cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia; Occhioperocchio; La corona della cittadina Eufemia; Vacche olandesi; Il Tribunale degli assenti; Sarah la nera.

20/04/26

La ragazzina in giallo e il mistero dei quadri scomparsi

 

Anita, una ragazzina come tante che si muove però grazie a una sedia a rotelle, desidera diventare detective. In un giorno di pioggia, arriva a scuola con un impermeabile giallo che le ha regalato la nonna e per il quale viene presa in giro dai compagni. Finite le lezioni, si reca in libreria insieme al suo inseparabile gatto Fluffy e nota un libro della serie La signora in giallo. 

La libraia le spiega che la protagonista di quel testo risolve misteri di ogni sorta. Anita pensa allora di non dover attendere di essere grande per fare indagini: indossando come fosse una divisa il suo impermeabile giallo, che tanto l’ha messa in imbarazzo, può iniziare da subito a risolvere casi misteriosi. La “ragazzina in giallo” avrà presto l’occasione di mettersi alla prova: un quadro dei signori Rispoli è scomparso e Anita si mette immediatamente in gioco.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice Sara Cremini: 

"La ragazzina in giallo e il mistero dei quadri scomparsi nasce da due grandi spinte: la prima, non per ordine di importanza ma solo perché forse più evidente, è la mia grandissima passione per i libri gialli. Questo genere, insieme al fantasy, è quello che mi accompagna da sempre sia come lettrice che come autrice; la seconda, meno evidente dal titolo del romanzo ma più importante nel mio cuore, è l'attenzione verso chi, secondo la società, "viene dopo"

E così, una ragazzina presa in giro da tutti perché “Ferraglia-Su-Ruote”, diventa la protagonista inaspettata di questa storia. E lo è proprio grazie a quella carrozzina che tutti deridono e all'amore per la lettura che le ha trasmesso la nonna. Scrivere La ragazzina in giallo mi ha dato quindi un'enorme possibilità: quella di esplorare un genere che da sempre amo toccando, tematiche che da sempre sento mie.

È un libro che spero possa al contempo far divertire e riflettere, toccando le corde del cuore dei bambini e, perché no, anche degli adulti. A volte sono sufficienti un impermeabile regalato dalla nonna, un gatto randagio e una amica un po' stramba a ricordarci che i nostri sogni si possono realizzare."

Sara Cremini autrice e insegnante di scuola primaria, vive a Gardone Val Trompia (Brescia). Ha pubblicato per PAV Edizioni la quadrilogia epic fantasy per bambini e ragazzi ambientata nel mondo di Neméria: Neméria - La Seconda Rivolta degli Orchi, Neméria - I demoni del passato, Neméria - L’erede dell’ultima dinastia e Neméria - Destini e profezie. La benandante è il suo romanzo paranormal fantasy per adulti, e la sua ultima creatura è un giallo-fantasy dedicato ai lettori più giovani: Agenzia investiGattiva Creminot - Lo strano caso del pupazzo a molla. È direttrice editoriale delle collane fantasy di PAV Edizioni.

30/03/26

Il filo nero

 

Il vicequestore Gaia Sanna deve indagare sulla scomparsa di due ragazze, Marta e Cecilia. Il caso le ricorda l’evento traumatico del rapimento suo e dell’amica, poi uccisa, avvenuto vent’anni prima. Il colpevole era stato arrestato ma durante le indagini le somiglianze rispetto a quei fatti emergono in modo preoccupante e il legame con il passato diventa evidente a tutta la squadra diretta dal vicequestore.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Cristiano Carlino, sulla sua opera: 

"Nel mio immaginario il libro doveva essere una testimonianza, un inno al coraggio e alla determinazione. Ricordo bene quel periodo, una fase della mia vita in cui vivevo nella paura.

Mi ritrovavo spesso a non riuscire a compiere delle semplici azioni, come passeggiare in mezzo alle persone, uscire con gli amici o andare al ristorante con la mia compagna.

Tutto era legato ad un evento traumatico del mio passato. Lo avevo lasciato sepolto nella mia anima e in quel periodo mi stava logorando. 

Un giorno facendo un viaggio in auto da solo, ripensai a una discussione avvenuta con la mia compagna. Lì ho capito quanto lei fosse coraggiosa e determinata a starmi accanto, aiutandomi in quei momenti. Mi sono nutrito in parte di quella sua forza, decidendo così di affrontare il mio passato con coraggio e determinazione, riemergendo dalle mie paure per tornare a vivere. 

Così e nata la mia protagonista: Gaia Sanna. Una donna determinata e forte. 

Questo è il messaggio che spero possa lasciare a chi lo leggerà: è necessario vivere al massimo il presente con coraggio, rivolgendo uno sguardo al futuro, cercando di superare e non rimanere ancorati alle paure del passato.

Cristiano Carlino risiede a Sordevolo e lavora a Biella. Appassionato di lettura, da alcuni anni ha iniziato a scrivere romanzi e racconti. Ha composto alcuni racconti podcast su Spotify e possiede una pagina Instagram che si chiama Libripensierieparole. Il filo nero è il suo primo romanzo pubblicato.


24/03/26

Nello Spirito dell'Orsa Maggiore

 

L’ufficiale della posta imperiale Alfred Castelrut riceve un’inaspettata richiesta di soccorso: una lettera trovata su un messaggero caduto in un crepaccio lo spinge in una missione tra montagne che solo lui conosce. Presso un avamposto compare, insieme a un bambino, Assur, donna tartara capace di entrare in trance al ritmo di un tamburo e provocare eventi prodigiosi. Col canto può trasformarsi, guarire o ferire, prendendo la forza di un orso. Con un frate alchimista e soldati tirolesi, Castelrut affronta il mistero, oltre cime e ghiacciai, verso una guarnigione sperduta e un duello con la Grande Ombra, in un intreccio tra dovere, passato e destino.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Massimo Maggiari, sulla sua opera: 

Nello spirito dell’Orsa Maggiore è il frutto di un lungo percorso personale in cui si sono alternati viaggi, ricerche antropologiche ed esperienze in posti dove la natura domina ancora selvaggia su piccole comunità. La mia scrittura è stata sempre uno strumento di ricerca simbolica dagli anni del Magistero a Genova dove avevo incontrato la figura di Elémire Zolla. L’autore di un testo chiave intitolato I letterati e lo sciamano

A un certo punto però la critica letteraria non mi bastava più. Dovevo capire di persona mettendo la mente e il corpo in comunione col Mondo e la sua Anima. Le Dolomiti, l’Artico, i paesaggi pristini del continente americano divennero gradualmente un’opportunità e una presenza fuori e dentro di me. L’ispirazione al romanzo capitò per caso durante un’escursione su di un sentiero in Valgardena. Vidi incise delle croci sul porfido rosso. Mi fermai. Osservai intorno. Cercai di capire dove portavano. Fatte delle ricerche in zona, imparai che in passato quello era stato il sentiero della Posta Reale e che il servizio postale in quei luoghi montani aveva avuto in passato qualcosa di avventuroso. Un po’ come il pony express o l’uso delle diligenze lungo la frontiera degli Stati Uniti. 

L’altro tassello nel mosaico furono le frequenti full immersion condotte in stato meditativo assieme all’uso del tamburo a cornice e del canto armonico grazie alla guida del percussionista Glen Velez. Quella pratica aveva rivelato in me delle sensibilità prima sconosciute che riguardavano il corpo, la mente e la compenetrazione di coscienza e mondo tramite la risonanza. La trama da raccontare nel libro invece la possedevo da sempre. Da quando giocavo coi soldatini assieme ai compagni di scuola. Era una trama forte. Ad alto rischio. Era la trama di chi si perde per ritrovarsi. O meglio, per ri-conoscersi attraverso le sfide poste dalla Vita lungo la strada. 

Nella foga del gioco domestico, mi immaginavo lanciato oltre le linee nemiche e poi obbligato a trovare una via di casa. Esattamente, ciò che nel libro succede a Castelrut, il protagonista, che dovrà guidare un gruppo di soldati tirolesi nel cuore di una catena poco conosciuta dove non saranno rare le sorprese e ahimè poco confortante l’arrivo a destinazione nel mezzo di una mattanza. In realtà, ciò che lo attende alla fortezza, luogo in cui è apparsa Assur, la sciamana tartara, è una fuga in alta montagna e l’appuntamento col proprio destino e le sue incognite. Tutti subiamo un destino che lo vogliamo o no. Ovvero una sequenza cronologica di episodi, persone e fatti storici. 

Nel caso di Castelrut è diverso. Il viaggio intrapreso diventa una vera iniziazione all’anima dei luoghi, delle sue storie e al ricordo del padre. L’eroe di una guerra lontana e terribile che il figlio aveva voluto sempre ignorare. Grazie alla guida di Frate Ginepro, il frate alchimista che accompagna la missione, Castelrut si aprirà gradualmente al proprio mondo interiore, alle sue intuizioni, ai suoi sogni, scoprendo un’empatia ben più vasta di quella da lui concepita agli inizi. La gratitudine di un’orfana soccorsa tra le montagne, come pure la magia dei gesti rituali di Assur daranno il tocco finale al suo sguardo. Aiutando l’ufficiale a capire. A crescere oltre la disciplina militare, compiendo forse il viaggio più difficile. Quello che va dalla mente al cuore. L’unica impresa che porti al mistero ultimo e sublime della Vita.  


Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del sud, dove ha insegnato all’università locale. È oggi professore Emeritus di Italian Studies. Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca sulla poesia orfica attraverso Jung e l’antropologia.

Il suo libro di poesia, Aurora Borealis (Agorà, 2001; La Finestra, Trento, 2004) ha riscosso notevole successo in Italia e all’estero. È stato vincitore dell’edizione 2001 di “La poesia incontra” (RAI 1, Sanremo) con la lettura di poesie dedicate all’esploratore Roald Amundsen, del Lerici Pea – Scrittori liguri nel mondo – (2008), e del premio internazionale Rodolfo Valentino – Sogni a occhi aperti – per poesie inedite nel 2013. Nell’estate del 2022 ha ricevuto il premio Montale fuori casa all’albergo Shelley di Lerici.   

Seguono gli esordi come scrittore di viaggi e narratore. Prende sempre più spazio in lui l’interesse per lo sciamanesimo incontrato in ambienti artici. 

Grazie a Giunti, la sua avventura di scrittore del Grande Nord trova nuovi lettori nel 2018 con un libro intitolato Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit. Un altro tipo di avventura lo porta nel deserto del Messico settentrionale dove incontra e scrive del curandero Don Mateus in Leggere nel cuore. I segreti di un curandero pubblicato nel 2022 ancora con Giunti. Nel 2024, ritorna in ambiente artico pubblicando Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest. Storie di esploratori e sciamani inuit. Grazie all’editore Meltemi di Milano. L’ultimo suo libro, Nello spirito dell’Orsa Maggiore è stato pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.



23/03/26

Evviva! Un letto tutto mio

La prima notte nella nuova cameretta può sembrare un passo difficile… ma per Theo e la sua sorellina Emma diventa l’inizio di una splendida avventura. Tra sogni che li porteranno in posti magici, i due vivranno emozioni straordinarie, circondati da colori e meraviglia. Per scoprire insieme che dormire da soli non è poi così spaventoso, anzi: può essere un viaggio bellissimo. Un albo illustrato che unisce dolcezza e immaginazione, ideale per accompagnare i bambini con fiducia e gioia in uno dei momenti più importanti della crescita.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro Erika Amabili, sulla sua opera: 

“Ho sempre desiderato scrivere un libro per bambini, ed Evviva! Un letto tutto mio nasce da un’emozione molto precisa, da una suggestione che mi accompagna da tempo: la canzone A Million Dreams degli Anthem Lights. È una canzone che parla di sogni, di quel momento sospeso in cui, una volta a letto, la mente si accende di colori, immagini e possibilità. Racconta di mondi immaginati, di luoghi in cui vorremmo vivere, di case riempite di cose che ci fanno sorridere, di viaggi e desideri che prendono forma proprio quando chiudiamo gli occhi.

Da qui è nata l’idea del libro: raccontare l’immaginazione dei bambini nel momento che precede il sonno. Un momento delicato, spesso accompagnato da una piccola paura, soprattutto quando si tratta di dormire da soli per le prime volte. Ho voluto trasformare quella paura in qualcosa di diverso: in un’occasione. Perché quel tempo, in realtà, può diventare uno spazio meraviglioso, colorato e pieno di avventure.

Ho scelto come protagonisti un fratello e una sorella perché desideravo che ogni bambino potesse ritrovarsi nella storia, sentirsi meno solo e più vicino a ciò che legge. Il legame tra fratelli, reale o immaginato, diventa così un ponte verso il coraggio e la scoperta.

Questo libro è anche, in parte, un ritorno alla mia infanzia. Sono sempre stata una persona molto fantasiosa (essendo anche cresciuta in un tempo in cui i tablet non esistevano e il gioco nasceva solo dall’immaginazione). Ricordo ancora le storie e le avventure che inventavo insieme a mia sorella, mondi costruiti con nulla, se non con la voglia di sognare.

Con Evviva! Un letto tutto mio ho voluto ricreare proprio quell’atmosfera: un invito a trasformare il momento della buonanotte in un viaggio, a scoprire che dentro ogni bambino esiste già tutto ciò che serve per non avere paura, ma per sognare.


Erika Amabili

Vive e lavora a Bellaria, in provincia di Rimini. Disegna da quando ne ha ricordo, per lei l’illustrazione è sempre stata un posto sicuro dove liberare la creatività. Dopo anni di studi e corsi di perfezionamento, nel 2022 ha deciso di dedicarsi all’illustrazione per l’infanzia, trasformando quella che era sempre stata una grande passione in una vera e propria professione. Da allora collabora alla pubblicazione di diversi libri illustrati, con l’obiettivo di raccontare storie che accompagnino i bambini a scoprire il mondo con occhi curiosi e pieni di immaginazione.



20/03/26

Shohin


Shohin è un piccolo bonsai, più piccolo del solito. Le vicende di questo pino bianco spaziano nei secoli creando simbiosi  con chiunque spiritualmente si avvicini al minuscolo albero: da Takeshi il samurai che lo alleva e protegge, alla natura e agli animali che diventano suoi compagni di vita, fino ad arrivare ad Ethan, un adolescente americano che ha un problema di statura a causa del quale vive nello sconforto e nella sfiducia. Quando Ethan si trasferirà per un periodo in Giappone, oltre a conoscere l’amore grazie all’incontro con la sua coetanea Midori, creerà un legame magico con Shohin. Nella vita, le “piccole cose” spesso nascondono un potenziale straordinario.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Rodolfo Martinez, sulla sua opera: 

"Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è il Giappone, la sua cultura le sue tradizioni. Ho avuto la fortuna di visitare il Giappone ed è stato un viaggio che ha arricchito la mia anima totalmente. Oltre ad essere un Maestro di karate ho sempre coltivato un forte interesse per i bonsai. 

Shohin nasce in un modo bizzarro ed inaspettato. Mentre seguivo un corso di bonsai a Roma, seduto al mio tavolo nella classe, ascoltavo l’insegnante e contemporaneamente mi prendevo cura del bonsai che avevo davanti a me come compito da svolgere. Ricordo solamente che mi sono ritrovato a scrivere l’inizio della storia di Shohin nel quaderno degli appunti. Avevo già tutto in mente, inizio, fine, personaggi, copertina ed illustrazioni. Shohin è una specie di bonsai più piccola della norma, circa dieci centimetri. 

Le cure di questa piccola pianta passano negli anni di mano in mano. Da un samurai fiero e deciso e determinato ad abbandonare la via della spada, fino ad Ethan un bambino che ha problemi di crescita e poca autostima. Shohin lascerà il segno in ogni persona che si prenderà cura di lui. Cambierà in meglio la vita di tante persone. Spesso nella vita sottovalutiamo le piccole cose o al contrario diamo troppa importanza a ciò che è appariscente. Shohin è la rivincita del contenuto sulla forma, è Davide che sconfigge Golia, è il più debole, ma solo all’apparenza, che vince su chi si sente più forte. A volte dalle sofferenze si trova la forza per creare qualcosa di grande. Grande anche se sei Shohin che significa “piccola cosa”. 


Rodolfo Martinez

Nato nel 1971 a Roma, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambino. Lavora presso una società di progettazioni e insegna karate. È stato Martial arts therapist con la “Kids Kicking Cancer”, associazione che si dedica ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia. Grazie al karate, ha viaggiato e continua a viaggiare per tutto il mondo. Ha pubblicato: Oltre il tempo, viaggio nel meraviglioso mondo degli Indiani d’America (Edizioni Croce), Kokopelli (Edigiò), Kokopelli, il vento che suona (Ctl Livorno), Kokopelli, le origini (Il Ciliegio). Shoin è l'ultima sua opera pubblicata con Il Ciliegio.


19/03/26

Cosimo e Pennalunga

 

Cosimo, un bambino curioso, trova in soffitta un vecchio gioco con piccoli pappagalli colorati. Tra tutti sceglie il più particolare: quello che agli occhi di molti apparirebbe come il più brutto, perché ha un difetto, una penna più lunga delle altre. Per Cosimo, invece, è speciale. 

Pennalunga sogna di volare libero, ma è intrappolato dai fili che lo tengono appeso. Un giorno riesce a liberarsi e cade a terra. Cosimo, immaginandolo vivo, lo disegna mentre vola tra le nuvole. All’improvviso un colpo di vento porta via i fogli e, insieme a essi, Pennalunga prende vita… Nulla è irraggiungibile se lo si desidera davvero.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Samantha Spadoni, sulla sua opera:

"La storia di Cosimo e Pennalunga nasce dal desiderio di raccontare ai bambini - ma anche agli adulti - quanto sia importante credere nei propri sogni e non smettere mai di provarci. Perché, alla fine, è proprio la tenacia che rende possibile ciò che sembra impossibile.

Spesso i limiti che percepiamo, le “gabbie” in cui ci sentiamo intrappolati, esistono soprattutto nella nostra mente. Proprio come accade al piccolo Pennalunga: basta che qualcuno creda in noi, anche solo un po’, per trovare il coraggio di spiccare il volo.

Questo albo è una storia di speranza, un invito a non arrendersi davanti a ciò che sembra troppo grande o troppo difficile. È nato anche grazie a una persona per me molto importante, che un giorno mi disse che potevo fare qualsiasi cosa. Quelle parole sono rimaste con me.

Credo che i limiti esistano soprattutto per essere superati, e che farlo insieme a qualcuno renda il viaggio ancora più speciale. Cosimo, con i suoi capelli rossi e ribelli, è un personaggio che ho disegnato molti anni fa. Tra quei capelli, come in un piccolo nido, viveva già un pappagallino verde.

I pappagalli, da tempo, mi riportano alla mia Roma: li osservavo sugli alberi sotto casa, quando ero bambina. È da lì che è nato Pennalunga.

Cosimo e Pennalunga erano già dentro di me, in attesa che trovassi il momento giusto per raccontare la loro storia. E quel momento, finalmente, è arrivato.

Buona lettura!


Samantha Spadoni


Romana trapiantata in Veneto, vive e lavora in provincia di Venezia. Disegna libri per bambini con la convinzione che il vero segreto sia non smettere mai di esserlo almeno un po’. Le sue illustrazioni profumano di meraviglia e trasformano le storie in mondi dove i piccoli si riconoscono e i grandi riscoprono la gioia di guardare con occhi nuovi. Si diverte anche con il graphic design, trattando forme e colori come pezzi di un gioco infinito, da ricombinare ogni volta in modo sorprendente.


02/03/26

Corri, corri Alì

 

La storia di Alì inizia sullo sfondo di un paese in guerra. Per scappare dallo scoppio delle bombe, e indossando spesso un completino verde da atleta che la mamma gli ha regalato, impara a correre sempre più velocemente. Un giorno, però, deve salire su una barca per andare in un luogo lontano dove scoprirà la gioia di correre per sport e non più per fuggire. Splendide illustrazioni e una storia intensa, che racconta l’atrocità della guerra e la forza della speranza. 

INBOOK

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice, Alessandra Cerretti

"Era da tempo che desideravo scrivere una storia sui bambini nati in una terra difficile, segnata da guerre e sofferenze. Bambini sfortunati, venuti al mondo dall’altra parte del Mediterraneo, per raccontare e far conoscere una realtà diversa dalla nostra.

Così iniziai a documentarmi: lessi testimonianze sulla quotidianità dei bambini in Medio Oriente, osservai filmati, fotografie, immagini dei luoghi in cui vivevano.

Ad arricchire la mia ricerca arrivò anche un’inchiesta trasmessa dopo il telegiornale. Vidi immagini di bambini e donne, vidi la povertà in cui erano costretti a vivere. Eppure, nonostante tutto, notavo come si adattassero a quella loro “normalità”: nei loro occhi, nei gesti, traspariva una forza silenziosa, ma anche la fragile speranza di un futuro migliore.

Così nacque Alì, con la sua storia. Ma desideravo scrivere una storia di speranza. La corsa, per lui, inizialmente un modo per fuggire dalle bombe, divenne il simbolo della sua rinascita in una nuova realtà.

Rimasi profondamente colpita quando, dopo l’uscita del libro, vidi al telegiornale un video di madri che affidavano i loro bambini, persino neonati, ai soldati americani per salvarli dall’arrivo dei talebani e offrire loro una possibilità di futuro.

Fu allora che compresi quanto la mia storia potesse contribuire a sensibilizzare i piccoli lettori sull’importanza della libertà e sul valore di lottare per conquistarla.

Un libro che fa riflettere ed emozionare in tipologia albo illustrato e anche in linguaggio CAA. 

Alessandra Cerretti è scrittrice spezzina di fiabe. Ama trattare tematiche quali la diversità e il rispetto per l’ambiente e gli animali. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni e riconoscimenti. Per Il Ciliegio ha pubblicato nel 2018 La banda degli occhialuti, nel 2019 La banda degli occhialuti 2 - Tutti per uno e uno per tutti e nel 2020 il libro in italiano e inglese Non mollare Mirtilla!


27/02/26

Come gli altri

 

Rudy, un cucciolo di castoro, a differenza dei suoi amici non riesce a giocare a calcio perché ha le zampe troppo corte. Un giorno si irrita così tanto che finisce per prendere a morsi la palla. Gli amici allora vanno al fiume senza di lui. Rudy, arrabbiato e triste, confida alla nonna che vorrebbe essere come tutti gli altri. 

Poi raggiunge gli amici al fiume per fare la pace con loro e li trova in preda all’agitazione: un tronco è caduto sulla tana delle marmotte e i piccoli piangono disperati. Gli amici, in attesa che torni mamma marmotta, non sanno cosa fare, ma Rudy, con i suoi dentoni, può essere di grande aiuto per risolvere la situazione. Il castoro capisce allora che è molto più importante essere con gli altri che essere come gli altri.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Valeria Angela Pisi, sulla sua opera: 

Chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha desiderato essere “come gli altri”? A volte ci sentiamo inadeguati, magari rispetto a una caratteristica fisica o a qualcosa nella quale non riusciamo come vorremmo. A volte ci immaginiamo che gli altri non abbiano problemi, che la loro vita sia perfetta, e vorremmo essere come loro.

Questa sensazione di inadeguatezza, di non andare bene, non risparmia neppure i bambini. Io stessa mi ricordo di quando ero piccola e avrei voluto essere come questa o quell'amica, magari più brave nella pallavolo o ad andare in bici senza mani.

Ma se ci chiediamo davvero cosa significa ciò che sentiamo, se andiamo oltre la prima impressione, ci accorgiamo che dietro questa frase che ci accomuna un po' tutti, c'è qualcosa di diverso, qualcosa che se ben compreso ci porta a vedere le cose in modo completamente diverso.

È così che è nato “Come gli altri”. Il piccolo castoro Rudy non gioca bene a calcio, perché le sue zampe sono troppo corte e non riesce a sferrare dei bei tiri, come i suoi amici. Dopo l'ennesima delusione, torna a casa solo e arrabbiato, e si lamenta con la nonna, dicendo che vorrebbe essere, appunto, come gli altri.

Come chi, esattamente, gli chiede la nonna, e elenca tutti i suoi amici: vorresti essere come Zoe la lepre? O come Amos il tasso? O come Teo il cerbiatto?

E qui il piccolo castoro comincia a rendersi conto che, in realtà, non vorrebbe essere come nessuno di loro. La svolta, però, avviene quando il nostro piccolo protagonista riuscirà a valorizzare una caratteristica che ha solo lui: i suoi dentoni.

Rudy e i suoi amici, infatti, incontrano una tana di marmotte che è stata bloccata dalla caduta di un tronco. Mamma marmotta non c'è e i piccoli piangono. Saranno i dentoni di Rudy, insieme alla collaborazione di tutti gli amici, a risolvere il problema e a salvare i cuccioli. Alla fine, Rudy capisce cosa sentiva veramente e lo confida alla nonna: lui non voleva essere come gli altri, ma CON gli altri!

Vorrei riportare qui una frase dell'autrice delle splendide e allegre illustrazioni di “Come gli altri”, Monica Garofalo, che rappresenta benissimo lo spirito del libro: “A volte passiamo così tanto tempo a cercare di essere ‘come gli altri’ che ci dimentichiamo quanto sia speciale essere esattamente chi siamo.”

Valeria Angela Pisi è appassionata di libri per bambini da quando è rimasta incantata, a otto anni, da un testo che i genitori le portarono in regalo da Praga. Ha iniziato a scrivere per ricordare le storie che raccontava a sua figlia quando era piccola, che pian piano prendevano vita e chiedevano di essere scritte: da quel momento non è più riuscita a smettere. Alcune di queste storie sono diventate libri. Per Edizioni il Ciliegio ha pubblicato Piccolo coniglietto e la gentilezza perduta. Si occupa anche di formazione rivolta a ragazzi, insegnanti e genitori in tema di educazione digitale, bullismo e cyberbullismo.




26/02/26

Mara dal Mare e la città sopra le nuvole

 

Per scoprire la verità sui misteriosi sigilli dei Popoli, Mara e i suoi amici arrivano nella mitica Biblioteca Sopra le Nuvole, dove si trovano i libri più rari di tutta Gea. Quando le leggende si rivelano ben più che innocue storielle, Mara fa di tutto per mantenere la pace tra i Popoli e ostacolare i piani del Ribelle del Deserto, anche se le sue capacità speciali sembrano portare solo guai. Con l’aiuto di un bibliotecario bisbetico che sa più di quel che dice e di una nuova amica alata, Mara, Cozral, Cabiri, Neb e Brad si tuffano con coraggio in un crescendo di avventure dalle cime maestose del Popolo del Cielo alle profondità del mare.

Ecco cosa ci hanno raccontato gli autori del libro, Giordana Molin e Andrea Bertini, sulla loro opera: 

"Chi sono?

Solo tu puoi capirlo e trovare una risposta. Non posso dirtelo io.

Ecco, appunto.

Non solo io; non devi permettere a nessun altro di farlo, ma questo tu già lo sai.

Mara continua a scoprire il mondo, la vita e i doni che la rendono unica in una nuova avventura, la terza dopo i Fiori di Fuoco e la Grotta Proibita.

Per svelare la verità sui misteriosi sigilli dei Popoli, Mara e i suoi amici arrivano nella mitica Biblioteca Sopra le Nuvole, dove si trovano i libri più rari di tutta Gea. Quando le leggende si rivelano ben più che innocue storielle, Mara fa di tutto per mantenere la pace tra i Popoli e ostacolare i piani del Ribelle del Deserto, anche se le sue capacità speciali sembrano portare solo guai. 

Con l’aiuto di un bibliotecario bisbetico che sa più di quel che dice e di una nuova amica alata, Mara si tuffa con coraggio in un crescendo di avventure dalle cime maestose del Popolo del Cielo alle profondità del mare.

Mara dal mare e la città sopra le nuvole rappresenta anche il terzo passaggio di crescita per la protagonista che, dopo aver affermato il proprio diritto ad affrontare con responsabilità ogni scelta, senza cedere ai condizionamenti di chi non riesce a vedere che “esiste sempre un’altra via”, e dopo aver guardato dentro di sé per conoscere i propri doni e i propri limiti, deve ora imparare ad accettarli e ad accettare sé stessa, per poter trovare il proprio posto nel mondo.

Come ogni libro di “Mara dal mare” anche questo è autoconclusivo, ma nello stesso tempo le avventure si intrecciano all’ordito della storia più ampia che troverà soluzione e compimento nel quarto e ultimo volume."

Gli autori, Giordana e Andrea, sono amici da quando hanno ricordi. Da sempre condividono la passione per le storie, che da bambini inventavano come scenari fatati per i loro giochi. Scrivere a quattro mani è diventato per loro tanto naturale che non sanno neppure dire quale sia l’esatto schema che usano. Alla fine non sono nemmeno loro a decidere: sono i personaggi che, una volta che hanno preso vita, guidano le danze e regalano sorprese ed emozioni a loro per primi. 

Curiosità e novità su www.maradalmare.it


25/02/26

Il taccuino amaranto

 

Anna, una giovane bibliotecaria, trova casualmente il diario di Violante Diaz Garlon, nobildonna napoletana vissuta nel XVI secolo. Moglie del duca Giovanni Carafa, nipote di Papa Paolo IV, è rimasta vittima di un destino infausto e crudele. Nel suo diario la nobildonna presenta una ricostruzione storica che si unisce alla sensibilità di uno spirito femminile che ha saputo evolversi insieme ai tempi di cui è stata, in vita, protagonista delicata e sofferente e, dopo la morte, testimone invisibile e coraggiosa.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del romanzo Mirella Centri:

"Nel mio vagabondare tra i secoli scorsi, mi sono imbattuta nella dolce Violante Diaz Garlon, di cui poco o nulla si sa. La sua cara persona è rimasta avvolta nell’ombra proiettata dal potente Papa Paolo IV Carafa, zio di Giovanni Carafa, suo signor marito. Ella è risultata, per una serie di eventi fortuiti, la perfetta vittima sacrificale gettata via come si getta un avanzo. Ed è stato per questo che ho voluto tendere una mano al suo spirito e farlo rivivere, dandole la possibilità di raccontare la sua storia, quella vera e non quella che gli uomini hanno deciso di scrivere per macchiarne l’onore. Ho voluto fare di lei la testimone severa e attenta degli eventi che ebbero luogo a Roma.

L’idea del ritrovamento del diario della duchessa Violante da parte di una giovane bibliotecaria è un escamotage spesso usato dagli scrittori ma sufficientemente accattivante per rendere meno pesante l’avvio e il dipanarsi della storia. I personaggi e gli eventi raccontati nel libro sono reali, ma credo che la storia debba essere raccontata come un romanzo, poiché è il romanzo degli uomini e delle donne, ed è per questo che i dialoghi hanno beneficiato della mia immaginazione, senza, però, scostarsi mai troppo dalla contestualizzazione temporale. 

Conoscere a fondo la duchessa Violante è stato piacevole ed interessante: donna bellissima, colta e attenta al divenire degli eventi. Seppur piegata alla volontà maschile del tempo, ha saputo mantenere una sua dignità e rappresentare quella profondità di sentimenti e quella serietà di osservazione che sono tipicamente femminili.  

Scegliere di narrare la storia di Roma dal 1500 alla sua liberazione dal potere dei Papi e dalle nequizie che in ogni tempo essi hanno perpetrato, mi ha anche permesso di riportare alla memoria alcune figure di leggendaria grandezza come Beatrice Cenci, Michelangelo e Caravaggio, Giordano Bruno, Costanza Sforza Colonna, Ciceruacchio, Giuseppe Garibaldi, Giuditta Arquati, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti che, per indomito coraggio, spirito volitivo e ferrea determinazione, sono riuscite a disegnare un destino migliore per la Città Eterna.

Questo libro vuole essere anche la mia dedica a Roma, una città depredata e saccheggiata, spesso umiliata, ma ancora tenacemente legata alla vita. Come diceva Pasquino: "Solo il Tevere, che al mare fluisce, resta di Roma", immensa e malinconica riflessione sulla caducità della grandezza romana di fronte al tempo che passa."

Mirella Centri nata a Cagliari nel 1962, vive e lavora a Roma. Laureata in giurisprudenza e dottore in lettere e filosofia, dopo gli inizi in ambito legale e universitario, ha scelto di svolgere la professione di docente di scuola media superiore. Ha scritto testi scolastici in ambito giuridico ed economico per gli istituti tecnici e professionali e manuali di storia per i licei. Cultrice di storia antica e di storia medievale-rinascimentale e appassionata di archeologia e mitologia. Ha pubblicato i romanzi La linea rossa del sangue (Nolica Editore) e Lo spirito infinito di Sol (il Ciliegio Edizioni).




20/02/26

Il Vasetto Ribelle

 

Non siamo tutti uguali, ma l’importante è trovare sé stessi e seguire la propria strada, perché solo così si può “sbocciare” per davvero. È questo il messaggio che vuole trasmettere la storia di un vasetto ribelle che non ne vuole sapere di… sbocciare. Basterebbe così poco! Ma il vasetto non ha voglia di accudire il suo terriccio, il sole poi lo infastidisce. Mentre l’acqua? Per quella nutre una passione smisurata... 

Un racconto dai toni leggeri sulla diversità, per illustrare ai più piccoli che ognuno è unico e irripetibile.

Articolo a cura di Romina Scarpanti, autrice del libro

Questa è una storia che nasce dal desiderio di trasmettere un messaggio importante: ognuno di noi, se lo vuole davvero, può trovare il proprio modo di “sbocciare”.

Così è nata l’idea di un Vasetto Ribelle che, a differenza degli altri vasetti – suoi compagni alla Scuola della Fioritura – non ha voglia di accudire il suo terriccio né di prendere il sole.

Per l’acqua, però, nutre una passione smisurata… forse troppa! I tuffi e i lunghi bagni nel suo laghetto preferito lo portano a diventare troppo annacquato e, nel suo terriccio, nulla potrà mai germogliare.

Sarà la maestra a giocare un ruolo fondamentale: con uno sguardo attento e profondo saprà comprendere la vera natura del vasetto e indirizzarlo verso la strada più adatta a lui.

Questo libro, dai toni allegri e spensierati, è dedicato a tutti quei bambini che, per tanti motivi, possono vivere con fatica alcune esperienze della loro quotidianità, a scuola ma anche altrove.

A loro voglio ricordare una celebre frase attribuita ad Albert Einstein:

“Ognuno di noi è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, passerà tutta la vita a credersi stupido.”

Il vasetto ribelle vuole essere anche un omaggio a tutte le insegnanti che, con sensibilità e competenza, accompagnano ogni bambino nel percorso di scoperta delle proprie straordinarie potenzialità, perché capaci di vedere oltre le difficoltà e di riconoscere il talento custodito in ogni piccolo, grande cuore.

Un abbraccio perciò a tutti quei bimbi che, grazie a una guida attenta e premurosa, riusciranno a trovare il loro specialissimo modo di fiorire.

Romina Scarpanti vive e lavora a Pizzighettone, in provincia di Cremona. Illustratrice e autrice, è diplomata presso la Scuola del Fumetto di Milano e ha frequentato il corso di sceneggiatura dell’Accademia Disney. Ha scritto e illustrato Piero e la valigia del nonno (Rusconi Libri), Piccolo Ghiro non ha sonno (Ouverture), La balena Gluglù – Una nuova amica, Zuccotto – Il re di Halloween, Zuccotto – La vera storia di Halloween, Zuccotto e il pentolone incantato, Fogliolino e Fogliolina, Non è Pasqua senza uova, Che rumore fa il Natale (Il Ciliegio). Sempre per Il Ciliegio ha illustrato Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Buonanotte sole, Il pane alle noci di Lupone, Gino e il suo vasino, La sedia magica della mamma.


                                                                             


18/02/26

Nido sicuro

 

Nel bosco, ai piedi del vecchio castagno, la scoiattolina Crik e la riccetta Ghia sono buone amiche. Un giorno, dopo uno sfortunato incontro con un falco, Crik si ritrova in una gabbia: è stata adagiata lì da alcuni umani, esseri dai quali proprio Ghia l’ha da poco messa in guardia. Nel luogo in cui è ospitata, Crik fa la conoscenza del riccio Pachi, che è stato di recente attaccato da una volpe. Viene a sapere da lui che quegli umani non sono cattivi, ma si prendono invece cura con amore e gentilezza degli animali feriti. Una volta guariti, Crick e Pachi vengono liberati e tornano a cercare Crik nel bosco. Il vecchio castagno è lì ad attenderli, per offrire un dolce rifugio, un nido sicuro. Commento a cura di: Roberta Favorito.


Nido Sicuro: come è nato il mio libro.

Articolo a cura di Marina Sceffer


LA STORIA DI CRIK E GHIA NEL LORO NIDO SICURO

Mi chiamo Sceffer Marina e sono insegnante della scuola dell'infanzia in pensione. Ho la fortuna di vivere in un luogo circondato da boschi nei quali mi piace passeggiare immersa nella quiete e silenzio. 

Proprio durante una di queste passeggiate è nata la storia di Nido Sicuro, quando ho notato tra gli alberi un castagno dalla forma bizzarra e su di esso uno scoiattolino che, spaventato dalla mia presenza,

immediatamente è scappato rifugiandosi all'interno del tronco.

NIDO SICURO è una storia che parla di: AMICIZIA, PAURA , CORAGGIO e CURA.

AMICIZIA che lega gli animaletti protagonisti: Crik, Ghia, e Pachi così diversi tra loro per specie e carattere: Crik una scoiattolina vivace, esuberante dinamica e sicura di sé, Ghia e Pachi due ricci timidi, introversi, timorosi e guardinghi.

Amicizia che nasce dalla vicinanza, dalla conoscenza reciproca e dall' apprezzamento dell' unicità di ognuno di loro: Crik che stupisce Ghia con le sue acrobazie ed evoluzioni, Ghia e Pachi che affascinano Crik e lo tranquillizzano, inventando e raccontandogli storie.

C'è poi la PAURA sperimentata durante l' attacco del falco e al risveglio nella gabbia, sentimento che si prova di fronte a ciò che non si conosce, che ci mette in guardia, ci protegge, ma ci spinge anche a esplorare per crescere lasciando alle spalle sostegno e sicurezze. Paura che serve a farci scoprire il CORAGGIO per affrontarla e superare ciò che temiamo, come Crik durante l' attacco del falco.

E infine la CURA dell'altro che troviamo nel racconto: cura dell'amico, quando Crik cerca di salvare Ghia durante l' attacco del falco, la cura degli umani tanto temuti (a esempio il CRAS, centro recupero animali selvatici, che curano la fauna selvatica per poi rimetterli in libertà nel luogo adatto a loro) e la cura di Pachi che consola Crik, quando lo vede triste, e gli fa tornare il buonumore.

Per concludere, mi piace identificarmi con Ghia che ha la propensione a inventare e raccontare storie per comunicare l'importanza dell' ascolto a qualunque età, perché, come scritto nel finale:

“Non si è mai troppo grandi per ascoltare bellissime storie”


Marina Sceffer è stata insegnante nella scuola dell’infanzia per più di quarant’anni. Vive a Prata Camportaccio in provincia di Sondrio. Dotata di una vivace fantasia, fin da quando era bambina si diverte a inventare storie. Adora passeggiare in montagna immersa nella natura, ma soprattutto ama i libri, in particolare gli albi illustrati. Ora, in pensione, si dedica alla lettura animata per i bambini nelle scuole e nelle biblioteche. Per Il Ciliegio ha scritto Piccolo Silenzio e Piccolo Buio e Il viaggio di Piccolo Silenzio e Piccolo Buio.



20/01/26

La brutta cosa

Articolo a cura dell'autrice del libro, Agnese Marconi, e dell'illustratrice Tiziana Tosi, che ne ha curato le immagini

Camilla ha combinato un guaio e non sa come fare a dire la verità, fino a quando un enorme elefante compare nel suo giardino. Avrà buone intenzioni? Aiuterà la bambina a risolvere il pasticcio? In fondo non sembra così cattivo…

COME NASCE QUESTO ALBO ILLUSTRATO?

AGNESE: Mi sono spesso domandata come affrontare il senso di colpa che si crea nei bambini e nella bambine quando si pensa di aver combinato un guaio. Si crea in loro un dilemma: dire la verità o cercare di nascondere tutto? Essere in bilico tra la paura del rimprovero e quella di non essere perdonati può generare un peso sul cuore, proprio come un grosso elefante. Ho provato allora ad immaginare di incontrare il senso di colpa: che forma ha? Quale colore? Quali sentimenti ci fa provare? Ma soprattutto di cosa ci parla? Allora forse dialogare con esso può essere un primo passo per non averne più così paura, per trovare quelle parole che sembravano spaventose, ma che in realtà lo erano perché non riuscivamo a pronunciarle. Il finale è proprio per far intendere a chi lo leggerà che non è sempre vero ciò che immaginiamo ci diranno dopo aver fatto un pasticcio, anzi spesso ci lasciano di stucco.

COME NASCE LA VOSTRA COLLABORAZIONE?

AGNESE: La collaborazione con l’illustratrice Tiziana Tosi è nata dall’amicizia di una vita, parte da quando frequentavamo la stessa classe alla scuola superiore, mentre sognavamo il futuro piene di speranza. Da sempre sono innamorata della sua arte e della sua poetica nell’illustrazione perché sa arricchire di altri significati quelle parole che sembrano averne solo uno. Ecco allora apparire nella storia il lucchetto senza chiave, le perle scure come lacrime, le scale per scendere nel profondo e il vestito fatto di parole che illumina il volto di Camilla sul finale. Lei ha saputo dare immagini a pensieri che non sapevo di stare trasmettendo scrivendo.

TIZIANA: Ho apprezzato subito la profonda ironia del racconto di Agnese. Fin dalla prima lettura mi sono affezionata ai protagonisti della storia, in particolare all’elefante blu che la piccola Camilla deve affrontare. Tutto l’impianto narrativo delle illustrazioni, però, è nato dal disegno delle lacrime della piccola protagonista. Mentre coloravo lacrime azzurre e trasparenti, mi sono chiesta: di che colore potrebbero essere le lacrime che si versano quando si prova un forte senso di colpa? Lacrime così cariche di fatica e sofferenza non possono di certo essere azzurre. Da questa riflessione è nata l’idea di lavorare sulle lacrime di colori diversi, lacrime scure e pesanti, che dagli occhi di Camilla scorrono di pagina in pagina. La portano ad affrontare le proprie paure e i propri errori, con coraggio e tenerezza, fino ad arrivare a mettere a posto ogni cosa. 

Può sembrare un finale scontato ma non lo è. Non dimenticate che di mezzo c’è un pachiderma blu! Anche illustrare Lui è stato un processo molto intuitivo e divertente: ci sono momenti in cui ho giocato con le immagini della teiera e dell’elefante…anzi, provate a indovinare: in copertina, dentro all’armadio, chi si nasconde? 

ECCO APPUNTO PERCHÈ QUESTA COPERTINA?

TIZIANA: Nel disegnare la copertina mi sono chiesta: dove si vanno a nascondere i sensi di colpa? Nei cassetti? Vicino ai sogni da realizzare, no di certo. Sotto al letto accanto ai mostriciattoli, non credo proprio…mi sono immaginata che possano nascondersi negli armadi. Lasciano aperta un’anta perché sono indecisi se uscire o stare chiusi dentro di noi. 

Un lucchetto senza chiave li custodisce per lo stesso motivo: posso scegliere come trasformare un senso di colpa. È possibile farlo. Questo libro ci dà un piccolo aiuto per imparare a trasformare LA BRUTTA COSA…in UNA COSA BELLISSIMA.

LA BRUTTA COSA: PERCHÈ QUESTO TITOLO?

AGNESE: Il titolo nasce in realtà da una lettura estiva, Shining di Steven King, dove il piccolo Danny utilizza questo termine per un segreto che non si può rivelare. Mi è sembrato così puro e vero nel linguaggio dell’infanzia che ho voluto inserirlo nella storia. Certo non consiglio la lettura di questo libro ai nostri giovani lettori e lettrici, ma mi è sembrato giusto omaggiare il Maestro delle Paure con questa piccola citazione.

COSA VOLEVATE TRASMETTERE CON QUESTO LIBRO?

AGNESE: Questo libro è dedicato proprio alla capacità che hanno le persone a noi più care di trasformare le cose brutte in cose belle, ma anche al coraggio di affrontare i nostri timori più segreti. Volevo raccontare come l’idea di punizione e di giudizio può cadere in mille pezzi incontrando la verità, che ci fa tornare a sorridere e a sentire l’affetto profondo. Volevo dire ai bambini e alle bambine che da ciò che si rompe se ne può ricavare qualcosa di più prezioso. Bisogna seminare nel terreno le parole più difficili affinché possano fiorire a nuovi significati.

Mi piaceva anche raccontare il ruolo speciale che hanno i nonni nelle vite dei loro nipoti, la tenerezza che trasmettono con la loro saggezza e il loro amore infinito, che mai li abbandonerà. A volte capita che qualcuno di loro non ci sia più, che ci sia rimasto un oggetto molto caro in sua memoria, ma dobbiamo ricordare, appunto, che è solo un oggetto. L’essenza del ricordo di una persona amata non svanisce se l’oggetto si rompe o si perde, poiché ha basi molto più solide nel nostro cuore.

TIZIANA: Amo le storie in cui si parla della grande facoltà degli essere umani di trasformare gli eventi. Amo le storie in cui la luce e l’ombra si intrecciano, dove l’una non può esistere senza l’altra. Credo che siano storie che possono aiutare a crescere e riflettere i bambini, ma anche gli adulti. 

In questo piccolo libro è nascosto questo messaggio: non abbiate timore, aprite quella porta, affrontate l’elefante blu che si nasconde dietro ad essa…potrebbe diventare il vostro più caro amico. 

Dentro a quell’armadio potrebbe nascondersi una luce bellissima.

Agnese Marconi laureata in filosofia e specializzata in Philosophical Counseling presso la scuola SSCF a Torino, è insegnante presso l’Ente di formazione Simonini a Reggio Emilia, dove insegna italiano e segue i progetti di inserimento lavoraAvo per persone con disabilità. Coordinatrice per l’associazione di persone con disabilità “Il Giardino del Baobab” di Reggio Emilia, ne cura le pubblicazioni.

Tiziana Tosi vive e lavora a Reggio Emilia. È insegnante di italiano e arte per la fascia d’età dai sei ai dieci anni. Fin da bambina disegna e scrive; negli ultimi anni ha riunito le competenze in ambito educativo e le formazioni artistiche in un’unica grande passione: l’illustrazione e l’ideazione di storie per bambini. Alcune di queste stanno sono state pubblicate e hanno ricevuto riconoscimenti nell’ambito di premi letterari.