26/06/26

Storie di gatti e natura

 

“Salve, miei cari ragazzi. Io sono Leccius, un vecchissimo albero saggio, e oggi voglio raccontarvi tre storie…” Inizia così questo libro che si compone di racconti e ha l’intento di guidare i giovani lettori a conoscere, amare e rispettare il pianeta, la natura e gli animali, in particolare, come suggerisce il titolo, i gatti. Il viaggio di Leccius accompagnerà i lettori in mondi fantastici, pieni di personaggi curiosi, e non mancherà l’incontro con diversi simpatici gatti: i dolci Tigrone e Nerina, il gatto bianco Teobaldo e il piccolo Pio.


Articolo a cura dell'autrice del libro: Chiara Taormina

Salve a tutti,

le storie racchiuse in questo libro nascono dagli incontri, dalle avventure e dalle emozioni che i tanti gatti passati dal mio piccolo giardino cittadino mi hanno regalato nel corso degli anni.

Come dimenticare Nerina e Tigrone, i due gatti che hanno dato inizio a tutto? Erano inseparabili e hanno vissuto sul mio balcone insieme ai loro numerosi figli per tanti anni, diventando parte della mia quotidianità e del mio cuore.

Quando il loro tempo è passato, hanno lasciato il posto alla loro figlia Dani, una gatta straordinaria che mi ha insegnato molto sulla capacità dei felini di essere una vera famiglia. Spesso accoglieva cuccioli rimasti orfani o abbandonati, prendendosene cura come fossero suoi. Così arrivò anche il piccolo Pio, uno dei tanti gattini che trovò in lei una mamma e in me un rifugio.

Questi randagi mi hanno insegnato tanto sulla vita di chi non possiede una casa né un riparo sicuro. Mi hanno mostrato quanto possa essere prezioso anche un semplice piatto di cibo e quanto amore possa nascondersi dietro uno sguardo diffidente. I loro occhi, sempre colmi di riconoscenza, hanno riempito il mio cuore più di quanto le parole possano raccontare. Molti di loro non si lasciavano accarezzare, ma tra noi esisteva comunque un legame profondo, costruito sul rispetto e su un affetto silenzioso.

Fin da bambina, quando in estate andavo in campagna, i gatti hanno accompagnato la mia vita. È come se mi seguissero ovunque io vada, come un destino gentile che continua a incrociare il mio cammino. E di questo non posso che essere felice.

Non dimenticherò mai la notte in cui Pasqualino, uno dei protagonisti di questo libro, mi seguì fino a casa. In una strada piena di persone, scelse proprio me. Fu uno di quei momenti semplici e straordinari che restano impressi nell'anima.

Questo libro è dedicato a loro: agli amici a quattro zampe che hanno attraversato la mia vita lasciando impronte indelebili nel mio cuore. Con la loro presenza discreta mi hanno insegnato la fiducia, la solidarietà, la resilienza e la forma più pura dell'amore.

Grazie, amici miei, per avermi fatto sentire sempre un po' speciale.


Chiara Taormina è nata a Palermo, dove risiede. Appassionata di arte e cultura orientale, si diletta anche nella composizione di haiku. Ha ottenuto premi e menzioni in diversi concorsi letterari, nazionali e internazionali. Con Il Ciliegio ha pubblicato Cammy e il tempio del sole (2013), Zeus e la sua magica avventura (2014), Cammy e i pirati dell’ovest (2016), Ruggero e la macchina del tempo, con la speciale prefazione di Luis Sepúlveda (2017), Samson, il cavallo aborigeno (2020), Il tesoro scomparso di Federico II (2021), Il segreto di Raffaello e Margherita, Pellegrino e il drago (2023), Le fate di Ruven (2024) e Ruggero e Luis - Avventura e coraggio (2025).


22/06/26

Frammenti di scherma bergamasca

 

Un racconto intenso, ricco di testimonianze, per fare luce sulla storia del Maestro Egidio Mazzucconi e di altre figure che hanno reso grande la scherma bergamasca. Un viaggio di riscoperta per accendere la curiosità su chi ha forgiato lame e coscienze, avvicinando intere generazioni a questa secolare disciplina e al suo linguaggio fatto di eleganza e misura.


Intervista a Marco Fumoso, autore del saggio, 

"Frammenti di scherma bergamasca. La storia del Maestro Egidio Mazzucconi" è un libro intenso, ricco di testimonianze, per fare luce sulla storia di Mazzucconi e di altre figure che hanno reso grande la scherma. Un viaggio di riscoperta per accendere la curiosità su chi ha forgiato lame e coscienze, avvicinando intere generazioni a questa secolare disciplina e al suo linguaggio fatto di eleganza e misura. L'autore è Marco Fumoso, maestro di scherma bergamasco e già stimato docente di Scienze motorie.

Marco, so che hai una lunga esperienza nel panorama agonistico e nella formazione delle giovani leve. Ma in questo caso hai vestito i panni del ricercatore. Come ti è nata l'idea?

"Ho voluto fare luce su un grande personaggio, celato dal velo della dimenticanza. Sentivo dentro di me l'urgenza di fare conoscere a tutti una figura chiave che ha scritto pagine indelebili della scherma, rilanciandola nel Secondo dopoguerra."

Un viaggio in settantadue pagine tra stoccate e memoria storica. Come hai trovato le fonti?

"Ho raccolto diverse testimonianze dal figlio Marco Mazzucconi, che ringrazio, compendiate da mie ricerche pluriennali, poiché sono appassionato della storia schermistica."

Il saggio è di taglio divulgativo, quindi non solo per esperti schermidori.

"Certo. Il cuore del libro risiede proprio nella volontà di non disperdere un patrimonio di valori ed educativo fondamentale. Non si limita alla cronaca sportiva, e scava inoltre nel tessuto sociale della città."

C'è anche un aneddoto sul celebre giornalista Vittorio Feltri. 

"Sì, in un suo libro ha ricordato con gratitudine la figura di Mazzucconi, poiché il maestro gli impartiva le lezioni di scherma a titolo gratuito, visto che il giovane Vittorio all'epoca non era in grado di pagarle".

Il libro è un tributo alla scherma, a un grande personaggio e ai valori dello sport. Quale messaggio vuoi lasciare ai lettori?

"Coltivate sempre la generosità, la solidarietà, il sano agonismo e i vostri talenti!"

Grazie di cuore all'autore per questa intervista e un augurio di buona lettura a tutte e a tutti!


Marco Fumoso

Nato a Bergamo, dove vive, è maestro di scherma, diplomato alla prestigiosa Accademia Nazionale di Napoli. Dopo gli studi ISEF, diventa docente di Scienze Motorie nella scuola secondaria. Insegna sino alla pensione e ricopre vari incarichi in ambito sportivo agonistico, anche come allenatore di giovani leve. È appassionato della storia della scherma come lettore e ricercatore.

18/06/26

Dov'è l'amore?

L’amore ha molte forme e questo libro, contraddistinto dall’inconfondibile tratto di Maria Cappello, ne illustra alcune con dolcezza e semplicità, in una sorta di fantasioso viaggio tra le pagine colorate. 

Se l’amore avesse una ricetta, i suoi ingredienti sarebbero un sorriso, una canzone, un pizzico di leggerezza, un po’ di ironia, tanta curiosità…Arricchisce la pubblicazione una canzone dedicata: basterà inquadrare il QR code per conoscerla e iniziare a cantarla.

Articolo a cura dell'autrice Maria Cappello

DOV’È L’AMORE?

Un viaggio poetico tra parole e immagini colorate.

L’idea di Dov’è l’amore? È nata all’improvviso, per caso, proprio come accade per ogni mia creazione. Una frase tira l’altra, come le ciliegie: il testo e le illustrazioni si compongono piano piano, giocando l’uno nei colori dell’altra e fondendosi in un’unica narrazione visiva.

Il viaggio della protagonista

Attraverso gli occhi curiosi di una bambina, il libro affronta una domanda universale: come si può descrivere l’amore? Dove dobbiamo cercarlo? Come possiamo renderlo concreto agli occhi dei più piccoli e, perché no, anche a quelli degli adulti? Spesso, travolti dai mille impegni della vita quotidiana, rischiamo di perdere il senso della bellezza. Eppure, è proprio la bellezza che ci indica la strada e ci trasporta nel mondo dell'amore.

Riconoscere la meraviglia quotidiana.

L’amore, fondamentalmente, è ovunque. Si nasconde nei piccoli gesti di ogni giorno, nelle cose semplici che ci accadono o negli elementi che guardiamo magari con troppa distrazione. Accompagnata dalla piccola protagonista, la lettura diventa una guida gentile per riscoprire la tenerezza. Non serve cercare l'amore nelle grandi imprese: esso risiede in un abbraccio, nel silenzio della natura o camminando sotto la pioggia.

Se solo impariamo a fermarci, scopriamo che la meraviglia ci circonda.

Stile Visivo e Target

Realizzato interamente con una tecnica di illustrazione digitale, l'albo è pensato per la fascia d'età 3-6 anni ma anche per gli adulti che si divertono a giocare. È uno strumento ideale per stimolare la lettura condivisa e il dialogo tra genitori e figli, invitando i lettori di tutte le età a rallentare, respirare e riconoscere lo straordinario che si cela nell'ordinario.


Maria Cappello è autrice e illustratrice. Suona la chitarra, pensa di saper cantare e - ohi ohi - lo fa.
È appassionata di poesia, di albi illustrati, di cartoon e di gatti. Praticante della gentilezza e del sorriso.
Nasce in Calabria, in un piccolo paese sul mare Ionio, oggi vive e lavora a Perugia ospite a casa della sua gatta Miley.

Ha pubblicato diversi libri per edizioni il Ciliegio e con altre case editrici. Ha illustrato anche per altri autori. Di lei dicono che sia l’artista che colora i sogni.



26/05/26

Olivia non ha più paura

 

Quando arriva il momento di andare a dormire, Olivia ha paura perché ogni notte nella sua stanza… appaiono i Buiospettri: strani mostri a cui piace far spaventare i bambini. Per fortuna una frase magica donerà alla protagonista la forza per affrontare i misteriosi mostriciattoli, svelando così anche la vera identità, del tutto innocua, che si cela dietro queste strane figure. Olivia, così, non avrà più paura. Un libro che invita i bambini a una prova di coraggio: combattere i “mostri” riconoscendoli come frutto dell’immaginazione, così da non averne più paura.

Ecco cosa ci ha raccontato la sua autrice Desirée Guzzo, sul suo libro illustrato: 

"Olivia non ha più paura è un libro che nasce da un ricordo molto preciso: io, bambina, nella mia stanza al buio, convinta che gli oggetti intorno a me si trasformassero in qualcosa di minaccioso. Non li chiamavo Buiospettri, ma li vedevo lo stesso, e spesso cercavo mia mamma per farmi tranquillizzare.

Quando ho iniziato a esplorare l'illustrazione per l'infanzia e ho dovuto scegliere un tema per il mio primo libro, la risposta è arrivata quasi da sola. Volevo raccontare qualcosa di utile, qualcosa che aiutasse davvero i bambini. Ho pensato a tre temi possibili, ma la paura del buio ha vinto subito, senza troppe esitazioni.

L'idea che mi piaceva di più era questa: non dire ai bambini che i mostri non esistono, perché per loro esistono eccome, ma mostrare che quei mostri hanno un'identità innocua nascosta dietro. Lo Scrivaragno è solo una scrivania. L'Orcologio è solo un orologio. La paura li trasforma, ma basta un respiro per vederli di nuovo per quello che sono. Da qui è nata anche la frase magica di Olivia: Mostro che vedo, sei solo un pensiero, basta un respiro e scompari per davvero.

Una frase semplice, quasi una filastrocca, che i bambini possono davvero usare come un'arma. E sono sicura che anch'io, da bambina, l'avrei imparata a memoria e ripetuta ogni sera sotto le coperte. Olivia è un po' me da bambina. Quella bambina che chiamava la mamma perché aveva paura del buio, e che oggi, paradossalmente, senza il buio non riesce ad addormentarsi. Le paure cambiano, crescono con noi, si trasformano. Proprio come i Buiospettri.

Spero che questo libro possa fare compagnia a tutti i bambini che faticano ad addormentarsi al buio, e che, grazie a Olivia, imparino che le cose più spaventose sono spesso solo frutto della nostra immaginazione."

                                            Desirée Guzzo

Vive e lavora a Milano; è una graphic designer e illustratrice con una formazione in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano e un master in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design (IED). Si occupa di progetti di comunicazione visiva in diversi ambiti creativi, tra cui il design editoriale, collaborando alla creazione di libri per bambini e ragazzi. Olivia non ha più paura è il suo primo libro come autrice e illustratrice. www.desireeguzzo.com


25/05/26

La guerra delle razze

 

Nel continente dell’Aquila, razza umana ed elfica, unite da una storica alleanza nei combattimenti contro gli orchi, convivono pacificamente. Il ponte tra le due razze è costituito dai Superiori, uomini e donne capaci di controllare gli animali. Fin quando gli elfi non insorgono contro i propri vicini, con l’unico obiettivo di sterminarli e prendersi il dominio. 

Il giovane Ari crede di trovare nell’analisi di antichi testi una possibile soluzione per arginare i massacri: i draghi, nemici naturali degli elfi, possono costituire un’arma capace di contrastare la loro superiorità. Ma devono essere risvegliati e tenuti sotto controllo. Insieme alla sorella Val, al suo amico Axel, a Lucas, Leni e altri personaggi intraprendono la difficile impresa di convincere i regnanti, raggiungere i draghi e servirsi di un Superiore per gestirli, ostacolati dai pericolosissimi elfi. 

Ecco cosa ci ha raccontato la sua autrice, Barbara Battistelli, sul suo libro: "Come lettrice sono nata con il fantasy: la sera, da ragazzina, mi addormentavo augurandomi di sognare draghi, elfi e cavalieri in armatura. La realtà non sarebbe mai stata eccitante come un combattimento contro un demone.

Crescendo ho iniziato a leggere di tutto: da una parte il bisogno di altri riferimenti, dall’altra il cambiano le mode e le case editrici ti propongono altri generi. Ognuno contiene qualcosa di meraviglioso, e mi sono addentrata felice in narrativa, gialli, fantascienza, ma la mia ricerca di fantasy di valore non si è mai fermata. Spesso, catalogati come lettura adolescenziale, ho incontrato personaggi un po’ stereotipati e storie prevedibili, come se tutta l’attenzione dell’autore fosse dedicata alla costruzione del mondo fantastico, trascurando la cura del resto. Le rare perle invece in cui mi sono incappata con trame imprevedibili e personaggi credibili sono stati i migliori libri che io abbia mai letto.

E se ho trovato la mia voce narrando di giovani con l’adolescenza alle spalle e l’età adulta davanti, non potevo non cimentarmi con un tentativo nel genere che è stato il mio primo amore. Avevo già l’idea: trasformare la mitica figura dell’elfo, simbolo di superiorità e purezza, nel nemico. Il nucleo della storia: una compagnia di personaggi, diversi per provenienza, idee e valori, alla disperata ricerca di un un’arma in grado di salvare la razza umana dallo sterminio. L’arma: i draghi.

E nello scrivere un fantasy mi sono trovata di fronte una tavolozza: potevo scegliere i colori, la distribuzione dello spazio, il passato e il futuro, o anche la forma del tempo, potevo far cinguettare i pesci e parlare le rocce. Ho deciso di restare nella cornice classica per questa prima narrazione, mi sono messa a studiare libri di armi e tecniche di battaglie medievale, e ho cercato di curare i miei personaggi evitando eroi impeccabili e fanciulle svenevoli, ma dipingendo pregi e difetti e mettendoli davanti a delle scelte, senza fare sconti a nessuno. 

Il viaggio è stato molto faticoso: se costruisci un mondo, poi devi essere in grado di controllarlo. Più è articolato il meccanismo, più attenzione bisogna porre su ogni singolo ingranaggio. 

La mia prima stesura mi ha resa molto orgogliosa: avevo cercato di creare quello che avrei desiderato trovare sugli scaffali di una libreria. Nel momento in cui un libro esce ufficialmente poi, ti senti come quando lasci uscire di casa tuo figlio da solo per la prima volta: speri che piaccia al mondo e che il mondo lo tratti bene.

Ora i miei personaggi sono liberi di allontanarsi da me e incontrare altre persone, e il mio desiderio più grande è che la mia storia sia in grado di emozionare i lettori proprio come i miei primi fantasy hanno appassionato me.




Barbara Battistelli, nata a Trieste, bergamasca per amore, è laureata in Lingue e letterature straniere, tra le valli orobiche si occupa di BPO e processi sul ciclo attivo. Nel tempo libero, sopravvive a marito e figlia e consuma le sue albe nella scrittura. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Riverton per Lettere Animate e nel 2021 ha accompagnato Big John, il più grande triceratopo mai rinvenuto, con il libro per bambini Big John, un dinosauro a spasso per Trieste. Nel 2023 ha pubblicato per Bora. La il libro Le signorine in cuffie, che ripercorre le vicende di un gruppo di amiche in lotta per la sopravvivenza in un call center.




19/05/26

Uno, due, tre

 

Nato dall’idea di esplorare i primissimi momenti di vita di un pulcino, Uno, Due, Tre è un albo illustrato che accompagna i più piccoli in un viaggio emozionante e può anche insegnare loro a contare. Un pulcino curioso si lancia nel mondo: è la scoperta, la gioia dell’incontro con nuovi amici. Ma non mancano momenti di solitudine, piccole paure e qualche delusione che mettono alla prova il coraggio dei personaggi. Questa storia tenera e semplice celebra l’amicizia, il superamento delle prime difficoltà e il calore di un luogo speciale. È perfetta per coccolare e sognare insieme.

Ecco cosa ci ha raccontato sull'albo la sua autrice Alessandra Gobbo: 

"Potrei dire che da sempre la mia vita è stata scandita dalla voglia di raccontare una storia. Prima di tutto per farmi compagnia, poi per far compagnia agli amici e in fine ai miei figli Nicoletta e Paolo. “Uno, Due, Tre” è un albo illustrato nato in una notte; una notte in cui mi trovavo da sola a casa e il tempo non passava. 

Dove il silenzio era scandito dal suono delle lancette del mio orologio…uno…due…tre… Ed è proprio così che mi è venuta in mente la semplice idea di raccontare i primi momenti di vita di un pulcino. In esso ho racchiuso piccole sensazioni ed emozioni che un po' tutti noi abbiamo provato nei primi anni della nostra vita: l’affrontare il NUOVO, la SOLITUDINE, la RICERCA e la SCOPERTA degli ALTRI

Il pulcino incontra altri piccoli, uguali a lui, ma ognuno con un proprio particolare che li rende unici: un ciuffetto, un’aletta colorata. In questo modo anche i piccoli lettori si possono identificare e scegliere il proprio preferito, che è unico, ma fa parte di un gruppo…una famiglia. Tutti insieme iniziano a condividere momenti, gioie ma anche le difficoltà. Difficoltà che però possono essere affrontate insieme. Ed infine la SPERANZA che, anche se c’è il fallimento, ci possa essere chi ci aiuta e ci accoglie con un grande abbraccio pieno d’amore."



Alessandra Gobbo nasce e vive a Padova. Fin da bambina ha scoperto la bellezza dell’arte. Ha coltivato la passione per la narrazione, esprimendola attraverso parole, disegni e canzoni. La nascita dei suoi figli ha alimentato ulteriormente questa vena creativa, trasformando le ninne nanne in filastrocche illustrate e ogni occasione in un pretesto per creare nuove avventure. L’amore per gli albi illustrati l’ha infine spinta a intraprendere un percorso formativo come illustratrice. Uno, Due, Tre è il suo primo libro.




30/04/26

JEEF KOONS - Lo Zoo di Palloncini

 

L’Importanza di credere nei propri sogni e di guardare al mondo con ottimismo 

di Lucia Cannone


Il volume dedicato a Jeff Koons è il quattordicesimo della Collana stART. Jeff Koons, artista vivente tra i più influenti al mondo, nasce in Pennsylvania nel 1955. Il titolo del libro prende spunto dalla serie di sculture Celebrazioni e si ispira agli animaletti realizzati annodando palloncini colorati. Jeff affronta i temi del consumismo e della cultura di massa; critica la società americana e allo stesso tempo ricrea la spensieratezza dell’infanzia. Invita l’osservatore a guardare al mondo con ottimismo con lo scopo di riuscire a realizzare i propri sogni.


Parlare di ottimismo e di sogni in questo momento storico può sembrare fuori luogo. È però proprio in questo momento che il messaggio delle opere di Jeff Koons ci spinge a ritrovare il valore nella quotidianità e la capacità di meravigliarci per guardare al mondo con gli stessi occhi di quando eravamo bambini.

Jeff ci dice che ogni giorno può diventare speciale se non perdiamo la capacità di stupirci come quando siamo bambini. Per questo motivo Jeff trasforma un cagnolino fatto con un semplice palloncino o un giocattolo in un oggetto magico e brillante capace di trasferirci allegria e spensieratezza. Dalla pubblicazione del primo volume dalla Collana stART, nel 2017, ad oggi mi è capitato diverse volte di ‘incontrare’ le opere delle quali ho parlato nei miei libri. 

In alcuni casi mi è capitato di vedere l’artista dal vivo come con Marina Abramovic o di scambiare qualche e-mail con loro come con Banksy (almeno spero fosse lui e dalla semplicità con la quale mi ha risposto voglio crederci). In alcuni casi ho avuto il privilegio di vivere una loro installazione o di osservare da vicino le opere che hanno ispirato i miei libri e dei quali ho provato a trasferire la bellezza e l’energia.  

Durante una passeggiata a Londra qualche settimana fa sono entrata da Sotheby's, la nota casa d’aste inglese, in New Bond Street. Erano presenti numerosi multipli di opere di celebri artisti contemporanei tra i quali: Banksy, Yayoi Kusama e tanti altri. Tra queste erano presenti alcune tra le opere più iconiche di Jeff Koons e tra queste quella che ha ispirato la copertina dell’ultima uscita Lo Zoo di Pallocini.

 Non ho dunque resistito e ho scattato delle foto delle opere presenti per accostarle alle mie illustrazioni.


 Ballerina Seduta, 2015



Diamante Rosso, 2020




 Coniglio, Scimmia e Cigno di Palloncini, 1990




È stato un piacevole incontro. Osservare questi lavori così da vicino mi ha trasferito un senso di allegria e meraviglia, la stessa che spero i piccoli lettori di questo libro potranno provare sfogliando questo nuovo volume della collana dedicata all’arte contemporanea stART.


Lucia Cannone nata a Canosa di Puglia ed è laureata in ingegneria. vive a torino e lavora per una multinazionale. Realizza installazioni e partecipa a fiere internazionali di arte. illustra e scrive libri per bambini. con edizioni il ciliegio, per la collana start, ha già pubblicato tredici volumi dedicati all’arte contemporanea. conduce laboratori per bambini e adulti e attraverso l’arte contemporanea favorisce lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive.

www.luciacannone.com



29/04/26

Il Fanale

Ambientato nella Livorno cosmopolita del Seicento, il romanzo trasporta il lettore nel mondo parallelo di Arret, dove elfi e Titanka dominano e i nomadi del mare sono emarginati. La storia narra le vicende di Jackie Ben Dosa, giovane livornese che parte alla ricerca della sorellina Amàlia, seguendo Thomas Angahbè, nipote del Grande Titanka. Amàlia è l’unica in grado di rimettere al proprio posto il diamante, sigillo che separa i due mondi in guerra di Arret e Rulf. Jackie scopre di essere la nipote del re degli elfi e legittima erede al trono di Arret. 

Nel frattempo compare Al, figlio di un’elfa e di un nomade del mare, un “mespùrio” privo di diritti, che instaura con Jackie un profondo legame: lei discende dagli elfi dell’acqua, creatori della lama gitana, e lui ne è il custode. Tra scoperte, alleanze e battaglie, i protagonisti affrontano scelte decisive che cambieranno il destino di Arret, celebrando giustizia, accoglienza e speranza, in un omaggio ai rifugiati di ogni popolo.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice Francesca Tortorella:

"Scrissi "Il Fanale" negli anni del liceo. Dopo vent'anni, l'ho tirato fuori dal cassetto, decisa a pubblicarlo. Forte e attuale, l'urgenza di giustizia che mi bruciava dentro e mi aveva spinta a scrivere. Da pugliese, il Mediterraneo e le sue storie di naufraghi e migranti erano, sin dall'infanzia, parte del mio immaginario.

Ho scelto il fantasy per trasformare quelle ferite in simbolo. Arret è il mio mondo parallelo, abitato da elfi, maestri Titanka, nomadi del mare e "mespuri", ma la lotta è sempre la stessa: perseguire "il sogno matto di un mondo dove il male non sia di casa", contro l'emarginazione, celebrando accoglienza e dignità umana. 

Non manca l'ancoraggio a una realtà storica: la protagonista, non a caso, è livornese. Il titolo stesso del mio romanzo è un omaggio alla Livorno delle Leggi Livornine - la città cosmopolita che dalla fine del Cinquecento è diventata terra di rifugio per i tanti esuli che nel suo Fanale riconoscevano salvezza e rinascita.

Il romanzo è dedicato a chi attraversa il Mediterraneo, la cui storia di dialogo e incontro (non solo di scontro) è linfa e ispirazione per i miei romanzi. 

Quel seme liceale ha viaggiato attraverso anni di riscritture, ma il messaggio è intatto: immaginare un mondo più giusto, dove nessuno sia scacciato per ciò che è. 

"Il Fanale" è un Epic fantasy, che non smette di parlare al nostro presente.

Francesca Tortorella, nata a Lecce nel 1990, ha studiato Scienze politiche a Siena e Strasburgo, concentrandosi sulla storia dell’idea d’Europa e sul Mediterraneo. Dopo uno stage di ricerca all’Università di Tel Aviv, consegue un dottorato in Storia contemporanea, con una tesi sull’antifascismo europeista, rivista e pubblicata da Il Mulino nel 2022. Attualmente studia l’esilio politico italiano e spagnolo in America Latina. Appassionata di fantasy e romanzi storici unisce storia e immaginazione nei suoi scritti, esprimendo idealismo, rifiuto della discriminazione e senso di giustizia.

 

27/04/26

Codarossa e la foglia curiosa

Articolo a cura di Sandra Dema, autrice del libro:

"In un bosco fitto e colorato vive CODAROSSA, uno scoiattolo  salterino. Conosce tutti gli alberi e controlla sempre se qualche nuova foglia spunta sui rami che lui percorre in su e in giù durante le sue scorribande. Un mattino eccone una proprio davanti alla sua tana.

La fogliolina è molto curiosa e vuole scoprire tante cose. Dopo il primo approccio, lo scoiattolo se ne va e la fogliolina si rattrista. Si offre di farle compagnia la coccinella COCCI che staziona sulle foglie per pulirle dagli insetti dannosi. All'improvviso alcuni spari creano lo scompiglio tra gli animali del bosco e un tonfo non lontano fa preoccupare la fogliolina: CODAROSSA è stato colpito dai cacciatori. 

NERINA, la capinera, avvisa subito MUSO APPUNTITO, il picchio, che si prodiga per rimettere in sesto al più presto lo scoiattolo, aiutato da LUMMI, la lumaca.

Intanto anche l'estate se ne va e arriva l'autunno. La foglia, guardandosi intorno, si accorge che qualcosa sta cambiando. É molto preoccupata nel vedere le sue sorelline staccarsi dai rami e cadere a terra e domanda spiegazioni a CODAROSSA. Con molta delicatezza lo scoiattolo, dopo averle spiegato il ciclo della natura, offre una sistemazione degna di una principessa.

La fogliolina accetta fiduciosa di essere accolta nella tana di CODAROSSA, insieme a LUMMI e a COCCI. Allo sbocciare della primavera, tra lo stupore di tutti, ecco spuntare dal mucchietto secco di piccola foglia, un tenero germoglio: nuovamente la magia della vita si è avverata.

Così, con la cura di CODAROSSA, LUMMI, NERINA, COCCI e MUSO APPUNTITO, il piccolo germoglio crescerà e diventerà una nuova foglia: il cerchio si rigenera. 

La storia è nata, come tante altre, un po’ per caso. 

Alcuni anni fa, mi trovavo nel parco di un castello per organizzare un evento rivolto alle bambine e ai bambini. Era quasi autunno e la natura, con il suo magico pennello, iniziava a tingere le foglie di colori caldi e avvolgenti. Mi sedetti a terra con la schiena appoggiata a un maestoso platano per godere di quella meraviglia. La quiete che regnava mi fece socchiudere gli occhi: ero certa che lì intorno si muovesse un intero esercito di piccole creature canterine, danzanti e salterine. Desideravo percepirne ogni lieve fruscio o movimento senza disturbare. All’improvviso percepii una presenza e aprii gli occhi: accanto a me uno scoiattolo stava tranquillamente sgranocchiando uno dei suoi cibi preferiti. Questa visione durò pochi attimi, giusto il tempo di un battito di ciglia e il canto di un uccellino da un ramo mi sollecitò a cercarlo tra le foglie. Saltava da un tronco all’altro con l’agilità tipica di un acrobata. 

Sorrisi, avevo gli elementi per scrivere una nuova storia.

Una leggera brezza suggerì di alzarmi e andare, incominciava a rinfrescare e il foliage era iniziato. Quando terminai la stesura del testo, decisi che l’avrei illustrata io stessa con la tecnica del collage. Preparai la carta, ritagliai gli elementi che via via ritenni utili per riempire le pagine e diedi vita alle immagini. Un lavoro lungo e minuzioso, di studio e di prove; consapevole che la fretta non paga, mi presi tutto il tempo necessario per fare e rifare, e finalmente chiudere il progetto. 

Numerose sono le tematiche che attraversano il racconto:

l’amicizia 

la scoperta

la curiosità

lo stupore

la collaborazione e l’aiuto incondizionato

la paura

il rispetto per la natura

le stagioni 

i ritmi naturali, il cerchio della vita


Sandra Dema vive in una città della cintura torinese, è autrice di oltre quaranta testi per l’infanzia e di alcuni per adulti pubblicati da diverse case editrici italiane e una francese, si occupa inoltre di promozione alla lettura nelle scuole, biblioteche e librerie, progettazione di attività educative e formazione per insegnanti e genitori. Le sue ultime pubblicazioni sono: Un pennello e un secchio e Il tesoro della collina (Voglino), Piccolo Bra (Gallucci), Una storia così così (Le Brumaie), Giallo il Palo (Gruppo Abele). Per Il Ciliegio ha scritto: PIM, Bianco e le storie in ombra, Strategie per (non) fare i compiti e altri libri.

23/04/26

L'Isba

Durante la ritirata di Russia Luca sopravvive al plotone di esecuzione e si rifugia nell’isba di Irina. Il loro idillio finisce con lo stupro di lei e il ferimento di lui da parte di tre militari italiani. Luca finisce in un Gulag dal quale riesce a scappare per rientrare in Italia e finire nel manicomio di Como. Qui si trova la fiorente azienda meccano tessile diretta dai tre stupratori. Quando uno dei soci viene ucciso inizia l’indagine del maresciallo Tulipano, che riguarderà questo strano incrocio di destini, il traffico di armi e lo spionaggio agli esordi della guerra in Afghanistan.

Ecco cosa ci ha raccontato del libro il suo autore Giovanni Corti:

C’è sempre un motivo, o più motivi per scrivere un libro. “L’Isba” è il titolo del mio ultimo libro, il decimo, pubblicato nel mese di aprile con la casa editrice “Il Ciliegio”.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di essere sfiorato dai conflitti, dalle guerre, nonostante mai come in questo periodo storico sia un proliferare di guerre. La rappresentazione delle guerre in televisione trasforma i conflitti in narrazioni visive, influenzando l'opinione pubblica attraverso reportage, dirette e propaganda. 

Quasi ci abituiamo a certe immagini di quotidiana violenza, però tutto ci sembra lontano, affare d’altri. La nostra è stata una generazione fortunata. Eppure per i nostri padri, i nostri nonni non è stato così, e dobbiamo ringraziare proprio loro, la loro lungimiranza, le loro scelte, se oltre il progresso ci sono stati donati tanti anni di pace, ci è stata risparmiata la violenza di un conflitto armato.

In questo romanzo ho voluto raccontare la tragedia della guerra, la morte, il dolore, la pazzia, l’amore che trasforma, che lenisce, ma anche demolire lo stereotipo degli "italiani brava gente", un mito autoassolutorio, nato per distinguere il comportamento dei soldati italiani nella Seconda Guerra Mondiale da quello brutale dei nazisti. Sebbene talvolta descritti come generosi e meno crudeli, gli italiani commisero crimini di guerra e violenze contro civili nei Balcani, in Etiopia e in Russia. Al centro del racconto c’è soprattutto la vita di uno di quei ragazzi che oggi dovremmo ringraziare.

È un romanzo giallo che vede di nuovo protagonista il maresciallo Mauro Tulipano, il comandante della Stazione dei Carabinieri di Oggiono, come sempre alle prese con indagini in cui storie recenti e del passato si intrecciano. Il tempo presente sono gli anni ottanta e novanta del secolo scorso. Lo scenario è il nostro territorio, quello dei laghi prealpini e le montagne del lecchese, ma le vicende narrate ne “L’Isba” vanno oltre i confini della Brianza, fino a Istanbul, la città sul Bosforo, crocevia tra occidente e oriente. 

Il tempo passato riporta alla memoria una delle più cocenti sconfitte dell’esercito italiano durante il secondo conflitto mondiale: la ritirata di Russia«Capuràl magiùr, alpino Luca Rovera, batagliòn Murbégn. La mia guera l’è finida!» Sono le ultime parole che Luca, il protagonista, ricorda di aver pronunciato prima di essere sparato a bruciapelo da uno dei tre aggressori che, come animali famelici, avevano violentato la sua compagna Irina davanti ai suoi occhi. Lui è un soldato italiano che durante la ritirata di Russia viene salvato da una donna russa, una nemica. 

Lei lo porta a casa sua: l’Isba. I due si innamorano, con gli occhi dell’amore i rumori della guerra svaniscono in fretta, ma anche la felicità ha il tempo contato e la guerra non è affatto finita, non per tutti. Lo stupro come arma di guerra non era di certo una novità, non di questo conflitto. La violenza sessuale dei soldati sui civili inermi è una pratica violentissima deprecata e messa al bando da tutte le parti in contesa, ma sistematicamente utilizzata dai militari per umiliare, per seminare terrore nella popolazione. 

In questo caso c’era pure una sorta di vendetta, una rivalsa nei confronti del nemico che li stava battendo sul campo di battaglia. Una esasperata esibizione di mascolinità, dimostrazione di quella virilità che la martellante propaganda nazi-fascista instillava, non solo nelle menti più deboli, per alimentare la superiorità della razza e il pregiudizio stereotipato nei confronti del sub-uomo, come era definito il maschio sovietico.

Luca, abbandonato morente nell’isba, miracolosamente sopravvive, ma viene fatto prigioniero dai russi e finisce in uno dei terribili campi di lavoro forzato, genericamente chiamati Gulag. «Benvenuto all’inferno!» Se fino al Natale del 1942 l’Armata Rossa aveva fatto pochissimi prigionieri, con la resa delle truppe dell’Asse a Stalingrado e sul Don, nello spazio di quaranta giorni ed in un settore limitato del fronte, i sovietici si trovarono nelle mani circa mezzo milione di prigionieri. 

Essi erano assolutamente impreparati ad accoglierli. Furono internati in lager che facevano già parte dell'arcipelago dei campi di deportazione staliniani. Da una parte stavano i prigionieri di guerra, soldati di nazionalità diverse: tutti uomini; dall’altra c’erano uomini e donne: prigionieri politici, per lo più civili, professori, musicisti, studenti, scrittori, collaborazionisti coi tedeschi, una folla di persone comuni, deportati nel gulag perché contrari al regime comunista, antirivoluzionari, non rieducabili, comunque dissidenti, pericolosi per la sicurezza dello stato sovietico.

In questi campi, al pesante lavoro forzato si sommava una violenza pianificata, e la tortura, l’orrore e il terrore erano la quotidianità. Da questo inferno in terra, Luca, con l’aiuto di alcuni compagni di sventura, riuscirà a organizzare una rocambolesca fuga e tornare a casa, in Italia. Ma nel frattempo la guerra era finita da tempo e l’Italia era cambiata, o meglio voleva cambiare, per dimenticare il passato.

Luca invece a quel passato doloroso era ancorato. Non trovava lavoro, spesso si ubriacava, attaccava briga con tutti, si sentiva un estraneo in casa propria, emarginato dalla sua stessa comunità, un disadattato. Allora bastava un certificato medico: “pericoloso a sé e agli altri” o anche “di pubblico scandalo” stilato dal sindaco, dal parroco o dal comandante della stazione dei Carabinieri, del paese affinché si negasse a una determinata persona di circolare liberamente e per questa si aprissero le porte del manicomio. 

E lui al San Martino di Como aveva smesso di bere, ma era diventato matto, per comodità, tanto lo curavano per quello. Rimase in manicomio trent’anni dove ebbe tutto il tempo necessario per pianificare la sua vendetta: uccidere quei tre, gli stupratori, che gli avevano rovinato la sua vita e quella di Irina.

La sua fuga dall’ospedale psichiatrico di Como pare infatti coincidere perfettamente con l’uccisione inspiegabile di due imprenditori di successo, proprietari di una fiorente azienda meccanica del paese, nata subito dopo la guerra. La modalità dei due delitti pare la stessa: avvelenamento da tallio, una sostanza che richiama certi omicidi della nomenclatura sovietica scomoda al potere. Anche il destino del terzo e ultimo proprietario appare tragicamente segnato. 

L’indagine del maresciallo dei carabinieri Mauro Tulipano fa emergere un passato denso e nero. È così sporco e brutto che potrebbe giustificare l’azione omicida di Luca, uno che ha passato metà della sua vita in un manicomio. Ma anche il presente dei tre imprenditori, in competizione fra loro per assumere il comando dell’azienda, invischiati nel mercato clandestino e illegale delle armi, non è limpido e altrettanto fosca è la loro vita privata, dove gli interessi e il denaro prevaricano sempre gli affetti famigliari.

Indagine complicata per Tulipano. Troppi attori e comparse, due vittime e tante persone implicate con indizi compromettenti e moventi plausibili, tali da farle ritenere ognuna un probabile assassino. E “mannaggia ’a marina”, come direbbe lui, ci mancava pure l’intrigo internazionale del traffico di armi.

Di sicuro non gli era mai capitato che la stessa vittima fosse uccisa più volte e da assassini diversi.

Roba da matti!


Giovanni Corti è nato a Oggiono (Lecco) nel 1955. Con il Ciliegio Edizioni ha pubblicato i romanzi: Azzurro Marco; A bello, peste et fame libera nos domine; Il re che verrà; 4 + 1 = 5 Cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia; Occhioperocchio; La corona della cittadina Eufemia; Vacche olandesi; Il Tribunale degli assenti; Sarah la nera.

20/04/26

La ragazzina in giallo e il mistero dei quadri scomparsi

 

Anita, una ragazzina come tante che si muove però grazie a una sedia a rotelle, desidera diventare detective. In un giorno di pioggia, arriva a scuola con un impermeabile giallo che le ha regalato la nonna e per il quale viene presa in giro dai compagni. Finite le lezioni, si reca in libreria insieme al suo inseparabile gatto Fluffy e nota un libro della serie La signora in giallo. 

La libraia le spiega che la protagonista di quel testo risolve misteri di ogni sorta. Anita pensa allora di non dover attendere di essere grande per fare indagini: indossando come fosse una divisa il suo impermeabile giallo, che tanto l’ha messa in imbarazzo, può iniziare da subito a risolvere casi misteriosi. La “ragazzina in giallo” avrà presto l’occasione di mettersi alla prova: un quadro dei signori Rispoli è scomparso e Anita si mette immediatamente in gioco.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice Sara Cremini: 

"La ragazzina in giallo e il mistero dei quadri scomparsi nasce da due grandi spinte: la prima, non per ordine di importanza ma solo perché forse più evidente, è la mia grandissima passione per i libri gialli. Questo genere, insieme al fantasy, è quello che mi accompagna da sempre sia come lettrice che come autrice; la seconda, meno evidente dal titolo del romanzo ma più importante nel mio cuore, è l'attenzione verso chi, secondo la società, "viene dopo"

E così, una ragazzina presa in giro da tutti perché “Ferraglia-Su-Ruote”, diventa la protagonista inaspettata di questa storia. E lo è proprio grazie a quella carrozzina che tutti deridono e all'amore per la lettura che le ha trasmesso la nonna. Scrivere La ragazzina in giallo mi ha dato quindi un'enorme possibilità: quella di esplorare un genere che da sempre amo toccando, tematiche che da sempre sento mie.

È un libro che spero possa al contempo far divertire e riflettere, toccando le corde del cuore dei bambini e, perché no, anche degli adulti. A volte sono sufficienti un impermeabile regalato dalla nonna, un gatto randagio e una amica un po' stramba a ricordarci che i nostri sogni si possono realizzare."

Sara Cremini autrice e insegnante di scuola primaria, vive a Gardone Val Trompia (Brescia). Ha pubblicato per PAV Edizioni la quadrilogia epic fantasy per bambini e ragazzi ambientata nel mondo di Neméria: Neméria - La Seconda Rivolta degli Orchi, Neméria - I demoni del passato, Neméria - L’erede dell’ultima dinastia e Neméria - Destini e profezie. La benandante è il suo romanzo paranormal fantasy per adulti, e la sua ultima creatura è un giallo-fantasy dedicato ai lettori più giovani: Agenzia investiGattiva Creminot - Lo strano caso del pupazzo a molla. È direttrice editoriale delle collane fantasy di PAV Edizioni.

30/03/26

Il filo nero

 

Il vicequestore Gaia Sanna deve indagare sulla scomparsa di due ragazze, Marta e Cecilia. Il caso le ricorda l’evento traumatico del rapimento suo e dell’amica, poi uccisa, avvenuto vent’anni prima. Il colpevole era stato arrestato ma durante le indagini le somiglianze rispetto a quei fatti emergono in modo preoccupante e il legame con il passato diventa evidente a tutta la squadra diretta dal vicequestore.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Cristiano Carlino, sulla sua opera: 

"Nel mio immaginario il libro doveva essere una testimonianza, un inno al coraggio e alla determinazione. Ricordo bene quel periodo, una fase della mia vita in cui vivevo nella paura.

Mi ritrovavo spesso a non riuscire a compiere delle semplici azioni, come passeggiare in mezzo alle persone, uscire con gli amici o andare al ristorante con la mia compagna.

Tutto era legato ad un evento traumatico del mio passato. Lo avevo lasciato sepolto nella mia anima e in quel periodo mi stava logorando. 

Un giorno facendo un viaggio in auto da solo, ripensai a una discussione avvenuta con la mia compagna. Lì ho capito quanto lei fosse coraggiosa e determinata a starmi accanto, aiutandomi in quei momenti. Mi sono nutrito in parte di quella sua forza, decidendo così di affrontare il mio passato con coraggio e determinazione, riemergendo dalle mie paure per tornare a vivere. 

Così e nata la mia protagonista: Gaia Sanna. Una donna determinata e forte. 

Questo è il messaggio che spero possa lasciare a chi lo leggerà: è necessario vivere al massimo il presente con coraggio, rivolgendo uno sguardo al futuro, cercando di superare e non rimanere ancorati alle paure del passato.

Cristiano Carlino risiede a Sordevolo e lavora a Biella. Appassionato di lettura, da alcuni anni ha iniziato a scrivere romanzi e racconti. Ha composto alcuni racconti podcast su Spotify e possiede una pagina Instagram che si chiama Libripensierieparole. Il filo nero è il suo primo romanzo pubblicato.


24/03/26

Nello Spirito dell'Orsa Maggiore

 

L’ufficiale della posta imperiale Alfred Castelrut riceve un’inaspettata richiesta di soccorso: una lettera trovata su un messaggero caduto in un crepaccio lo spinge in una missione tra montagne che solo lui conosce. Presso un avamposto compare, insieme a un bambino, Assur, donna tartara capace di entrare in trance al ritmo di un tamburo e provocare eventi prodigiosi. Col canto può trasformarsi, guarire o ferire, prendendo la forza di un orso. Con un frate alchimista e soldati tirolesi, Castelrut affronta il mistero, oltre cime e ghiacciai, verso una guarnigione sperduta e un duello con la Grande Ombra, in un intreccio tra dovere, passato e destino.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Massimo Maggiari, sulla sua opera: 

Nello spirito dell’Orsa Maggiore è il frutto di un lungo percorso personale in cui si sono alternati viaggi, ricerche antropologiche ed esperienze in posti dove la natura domina ancora selvaggia su piccole comunità. La mia scrittura è stata sempre uno strumento di ricerca simbolica dagli anni del Magistero a Genova dove avevo incontrato la figura di Elémire Zolla. L’autore di un testo chiave intitolato I letterati e lo sciamano

A un certo punto però la critica letteraria non mi bastava più. Dovevo capire di persona mettendo la mente e il corpo in comunione col Mondo e la sua Anima. Le Dolomiti, l’Artico, i paesaggi pristini del continente americano divennero gradualmente un’opportunità e una presenza fuori e dentro di me. L’ispirazione al romanzo capitò per caso durante un’escursione su di un sentiero in Valgardena. Vidi incise delle croci sul porfido rosso. Mi fermai. Osservai intorno. Cercai di capire dove portavano. Fatte delle ricerche in zona, imparai che in passato quello era stato il sentiero della Posta Reale e che il servizio postale in quei luoghi montani aveva avuto in passato qualcosa di avventuroso. Un po’ come il pony express o l’uso delle diligenze lungo la frontiera degli Stati Uniti. 

L’altro tassello nel mosaico furono le frequenti full immersion condotte in stato meditativo assieme all’uso del tamburo a cornice e del canto armonico grazie alla guida del percussionista Glen Velez. Quella pratica aveva rivelato in me delle sensibilità prima sconosciute che riguardavano il corpo, la mente e la compenetrazione di coscienza e mondo tramite la risonanza. La trama da raccontare nel libro invece la possedevo da sempre. Da quando giocavo coi soldatini assieme ai compagni di scuola. Era una trama forte. Ad alto rischio. Era la trama di chi si perde per ritrovarsi. O meglio, per ri-conoscersi attraverso le sfide poste dalla Vita lungo la strada. 

Nella foga del gioco domestico, mi immaginavo lanciato oltre le linee nemiche e poi obbligato a trovare una via di casa. Esattamente, ciò che nel libro succede a Castelrut, il protagonista, che dovrà guidare un gruppo di soldati tirolesi nel cuore di una catena poco conosciuta dove non saranno rare le sorprese e ahimè poco confortante l’arrivo a destinazione nel mezzo di una mattanza. In realtà, ciò che lo attende alla fortezza, luogo in cui è apparsa Assur, la sciamana tartara, è una fuga in alta montagna e l’appuntamento col proprio destino e le sue incognite. Tutti subiamo un destino che lo vogliamo o no. Ovvero una sequenza cronologica di episodi, persone e fatti storici. 

Nel caso di Castelrut è diverso. Il viaggio intrapreso diventa una vera iniziazione all’anima dei luoghi, delle sue storie e al ricordo del padre. L’eroe di una guerra lontana e terribile che il figlio aveva voluto sempre ignorare. Grazie alla guida di Frate Ginepro, il frate alchimista che accompagna la missione, Castelrut si aprirà gradualmente al proprio mondo interiore, alle sue intuizioni, ai suoi sogni, scoprendo un’empatia ben più vasta di quella da lui concepita agli inizi. La gratitudine di un’orfana soccorsa tra le montagne, come pure la magia dei gesti rituali di Assur daranno il tocco finale al suo sguardo. Aiutando l’ufficiale a capire. A crescere oltre la disciplina militare, compiendo forse il viaggio più difficile. Quello che va dalla mente al cuore. L’unica impresa che porti al mistero ultimo e sublime della Vita.  


Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del sud, dove ha insegnato all’università locale. È oggi professore Emeritus di Italian Studies. Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca sulla poesia orfica attraverso Jung e l’antropologia.

Il suo libro di poesia, Aurora Borealis (Agorà, 2001; La Finestra, Trento, 2004) ha riscosso notevole successo in Italia e all’estero. È stato vincitore dell’edizione 2001 di “La poesia incontra” (RAI 1, Sanremo) con la lettura di poesie dedicate all’esploratore Roald Amundsen, del Lerici Pea – Scrittori liguri nel mondo – (2008), e del premio internazionale Rodolfo Valentino – Sogni a occhi aperti – per poesie inedite nel 2013. Nell’estate del 2022 ha ricevuto il premio Montale fuori casa all’albergo Shelley di Lerici.   

Seguono gli esordi come scrittore di viaggi e narratore. Prende sempre più spazio in lui l’interesse per lo sciamanesimo incontrato in ambienti artici. 

Grazie a Giunti, la sua avventura di scrittore del Grande Nord trova nuovi lettori nel 2018 con un libro intitolato Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit. Un altro tipo di avventura lo porta nel deserto del Messico settentrionale dove incontra e scrive del curandero Don Mateus in Leggere nel cuore. I segreti di un curandero pubblicato nel 2022 ancora con Giunti. Nel 2024, ritorna in ambiente artico pubblicando Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest. Storie di esploratori e sciamani inuit. Grazie all’editore Meltemi di Milano. L’ultimo suo libro, Nello spirito dell’Orsa Maggiore è stato pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.



23/03/26

Evviva! Un letto tutto mio

La prima notte nella nuova cameretta può sembrare un passo difficile… ma per Theo e la sua sorellina Emma diventa l’inizio di una splendida avventura. Tra sogni che li porteranno in posti magici, i due vivranno emozioni straordinarie, circondati da colori e meraviglia. Per scoprire insieme che dormire da soli non è poi così spaventoso, anzi: può essere un viaggio bellissimo. Un albo illustrato che unisce dolcezza e immaginazione, ideale per accompagnare i bambini con fiducia e gioia in uno dei momenti più importanti della crescita.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro Erika Amabili, sulla sua opera: 

“Ho sempre desiderato scrivere un libro per bambini, ed Evviva! Un letto tutto mio nasce da un’emozione molto precisa, da una suggestione che mi accompagna da tempo: la canzone A Million Dreams degli Anthem Lights. È una canzone che parla di sogni, di quel momento sospeso in cui, una volta a letto, la mente si accende di colori, immagini e possibilità. Racconta di mondi immaginati, di luoghi in cui vorremmo vivere, di case riempite di cose che ci fanno sorridere, di viaggi e desideri che prendono forma proprio quando chiudiamo gli occhi.

Da qui è nata l’idea del libro: raccontare l’immaginazione dei bambini nel momento che precede il sonno. Un momento delicato, spesso accompagnato da una piccola paura, soprattutto quando si tratta di dormire da soli per le prime volte. Ho voluto trasformare quella paura in qualcosa di diverso: in un’occasione. Perché quel tempo, in realtà, può diventare uno spazio meraviglioso, colorato e pieno di avventure.

Ho scelto come protagonisti un fratello e una sorella perché desideravo che ogni bambino potesse ritrovarsi nella storia, sentirsi meno solo e più vicino a ciò che legge. Il legame tra fratelli, reale o immaginato, diventa così un ponte verso il coraggio e la scoperta.

Questo libro è anche, in parte, un ritorno alla mia infanzia. Sono sempre stata una persona molto fantasiosa (essendo anche cresciuta in un tempo in cui i tablet non esistevano e il gioco nasceva solo dall’immaginazione). Ricordo ancora le storie e le avventure che inventavo insieme a mia sorella, mondi costruiti con nulla, se non con la voglia di sognare.

Con Evviva! Un letto tutto mio ho voluto ricreare proprio quell’atmosfera: un invito a trasformare il momento della buonanotte in un viaggio, a scoprire che dentro ogni bambino esiste già tutto ciò che serve per non avere paura, ma per sognare.


Erika Amabili

Vive e lavora a Bellaria, in provincia di Rimini. Disegna da quando ne ha ricordo, per lei l’illustrazione è sempre stata un posto sicuro dove liberare la creatività. Dopo anni di studi e corsi di perfezionamento, nel 2022 ha deciso di dedicarsi all’illustrazione per l’infanzia, trasformando quella che era sempre stata una grande passione in una vera e propria professione. Da allora collabora alla pubblicazione di diversi libri illustrati, con l’obiettivo di raccontare storie che accompagnino i bambini a scoprire il mondo con occhi curiosi e pieni di immaginazione.



20/03/26

Shohin


Shohin è un piccolo bonsai, più piccolo del solito. Le vicende di questo pino bianco spaziano nei secoli creando simbiosi  con chiunque spiritualmente si avvicini al minuscolo albero: da Takeshi il samurai che lo alleva e protegge, alla natura e agli animali che diventano suoi compagni di vita, fino ad arrivare ad Ethan, un adolescente americano che ha un problema di statura a causa del quale vive nello sconforto e nella sfiducia. Quando Ethan si trasferirà per un periodo in Giappone, oltre a conoscere l’amore grazie all’incontro con la sua coetanea Midori, creerà un legame magico con Shohin. Nella vita, le “piccole cose” spesso nascondono un potenziale straordinario.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Rodolfo Martinez, sulla sua opera: 

"Chi mi conosce sa che una delle mie passioni è il Giappone, la sua cultura le sue tradizioni. Ho avuto la fortuna di visitare il Giappone ed è stato un viaggio che ha arricchito la mia anima totalmente. Oltre ad essere un Maestro di karate ho sempre coltivato un forte interesse per i bonsai. 

Shohin nasce in un modo bizzarro ed inaspettato. Mentre seguivo un corso di bonsai a Roma, seduto al mio tavolo nella classe, ascoltavo l’insegnante e contemporaneamente mi prendevo cura del bonsai che avevo davanti a me come compito da svolgere. Ricordo solamente che mi sono ritrovato a scrivere l’inizio della storia di Shohin nel quaderno degli appunti. Avevo già tutto in mente, inizio, fine, personaggi, copertina ed illustrazioni. Shohin è una specie di bonsai più piccola della norma, circa dieci centimetri. 

Le cure di questa piccola pianta passano negli anni di mano in mano. Da un samurai fiero e deciso e determinato ad abbandonare la via della spada, fino ad Ethan un bambino che ha problemi di crescita e poca autostima. Shohin lascerà il segno in ogni persona che si prenderà cura di lui. Cambierà in meglio la vita di tante persone. Spesso nella vita sottovalutiamo le piccole cose o al contrario diamo troppa importanza a ciò che è appariscente. Shohin è la rivincita del contenuto sulla forma, è Davide che sconfigge Golia, è il più debole, ma solo all’apparenza, che vince su chi si sente più forte. A volte dalle sofferenze si trova la forza per creare qualcosa di grande. Grande anche se sei Shohin che significa “piccola cosa”. 


Rodolfo Martinez

Nato nel 1971 a Roma, coltiva la passione per la scrittura fin da quando era bambino. Lavora presso una società di progettazioni e insegna karate. È stato Martial arts therapist con la “Kids Kicking Cancer”, associazione che si dedica ai bambini ricoverati nei reparti di oncologia. Grazie al karate, ha viaggiato e continua a viaggiare per tutto il mondo. Ha pubblicato: Oltre il tempo, viaggio nel meraviglioso mondo degli Indiani d’America (Edizioni Croce), Kokopelli (Edigiò), Kokopelli, il vento che suona (Ctl Livorno), Kokopelli, le origini (Il Ciliegio). Shoin è l'ultima sua opera pubblicata con Il Ciliegio.


19/03/26

Cosimo e Pennalunga

 

Cosimo, un bambino curioso, trova in soffitta un vecchio gioco con piccoli pappagalli colorati. Tra tutti sceglie il più particolare: quello che agli occhi di molti apparirebbe come il più brutto, perché ha un difetto, una penna più lunga delle altre. Per Cosimo, invece, è speciale. 

Pennalunga sogna di volare libero, ma è intrappolato dai fili che lo tengono appeso. Un giorno riesce a liberarsi e cade a terra. Cosimo, immaginandolo vivo, lo disegna mentre vola tra le nuvole. All’improvviso un colpo di vento porta via i fogli e, insieme a essi, Pennalunga prende vita… Nulla è irraggiungibile se lo si desidera davvero.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Samantha Spadoni, sulla sua opera:

"La storia di Cosimo e Pennalunga nasce dal desiderio di raccontare ai bambini - ma anche agli adulti - quanto sia importante credere nei propri sogni e non smettere mai di provarci. Perché, alla fine, è proprio la tenacia che rende possibile ciò che sembra impossibile.

Spesso i limiti che percepiamo, le “gabbie” in cui ci sentiamo intrappolati, esistono soprattutto nella nostra mente. Proprio come accade al piccolo Pennalunga: basta che qualcuno creda in noi, anche solo un po’, per trovare il coraggio di spiccare il volo.

Questo albo è una storia di speranza, un invito a non arrendersi davanti a ciò che sembra troppo grande o troppo difficile. È nato anche grazie a una persona per me molto importante, che un giorno mi disse che potevo fare qualsiasi cosa. Quelle parole sono rimaste con me.

Credo che i limiti esistano soprattutto per essere superati, e che farlo insieme a qualcuno renda il viaggio ancora più speciale. Cosimo, con i suoi capelli rossi e ribelli, è un personaggio che ho disegnato molti anni fa. Tra quei capelli, come in un piccolo nido, viveva già un pappagallino verde.

I pappagalli, da tempo, mi riportano alla mia Roma: li osservavo sugli alberi sotto casa, quando ero bambina. È da lì che è nato Pennalunga.

Cosimo e Pennalunga erano già dentro di me, in attesa che trovassi il momento giusto per raccontare la loro storia. E quel momento, finalmente, è arrivato.

Buona lettura!


Samantha Spadoni


Romana trapiantata in Veneto, vive e lavora in provincia di Venezia. Disegna libri per bambini con la convinzione che il vero segreto sia non smettere mai di esserlo almeno un po’. Le sue illustrazioni profumano di meraviglia e trasformano le storie in mondi dove i piccoli si riconoscono e i grandi riscoprono la gioia di guardare con occhi nuovi. Si diverte anche con il graphic design, trattando forme e colori come pezzi di un gioco infinito, da ricombinare ogni volta in modo sorprendente.