25/02/26

Il taccuino amaranto

 

Anna, una giovane bibliotecaria, trova casualmente il diario di Violante Diaz Garlon, nobildonna napoletana vissuta nel XVI secolo. Moglie del duca Giovanni Carafa, nipote di Papa Paolo IV, è rimasta vittima di un destino infausto e crudele. Nel suo diario la nobildonna presenta una ricostruzione storica che si unisce alla sensibilità di uno spirito femminile che ha saputo evolversi insieme ai tempi di cui è stata, in vita, protagonista delicata e sofferente e, dopo la morte, testimone invisibile e coraggiosa.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del romanzo Mirella Centri:

"Nel mio vagabondare tra i secoli scorsi, mi sono imbattuta nella dolce Violante Diaz Garlon, di cui poco o nulla si sa. La sua cara persona è rimasta avvolta nell’ombra proiettata dal potente Papa Paolo IV Carafa, zio di Giovanni Carafa, suo signor marito. Ella è risultata, per una serie di eventi fortuiti, la perfetta vittima sacrificale gettata via come si getta un avanzo. Ed è stato per questo che ho voluto tendere una mano al suo spirito e farlo rivivere, dandole la possibilità di raccontare la sua storia, quella vera e non quella che gli uomini hanno deciso di scrivere per macchiarne l’onore. Ho voluto fare di lei la testimone severa e attenta degli eventi che ebbero luogo a Roma.

L’idea del ritrovamento del diario della duchessa Violante da parte di una giovane bibliotecaria è un escamotage spesso usato dagli scrittori ma sufficientemente accattivante per rendere meno pesante l’avvio e il dipanarsi della storia. I personaggi e gli eventi raccontati nel libro sono reali, ma credo che la storia debba essere raccontata come un romanzo, poiché è il romanzo degli uomini e delle donne, ed è per questo che i dialoghi hanno beneficiato della mia immaginazione, senza, però, scostarsi mai troppo dalla contestualizzazione temporale. 

Conoscere a fondo la duchessa Violante è stato piacevole ed interessante: donna bellissima, colta e attenta al divenire degli eventi. Seppur piegata alla volontà maschile del tempo, ha saputo mantenere una sua dignità e rappresentare quella profondità di sentimenti e quella serietà di osservazione che sono tipicamente femminili.  

Scegliere di narrare la storia di Roma dal 1500 alla sua liberazione dal potere dei Papi e dalle nequizie che in ogni tempo essi hanno perpetrato, mi ha anche permesso di riportare alla memoria alcune figure di leggendaria grandezza come Beatrice Cenci, Michelangelo e Caravaggio, Giordano Bruno, Costanza Sforza Colonna, Ciceruacchio, Giuseppe Garibaldi, Giuditta Arquati, Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti che, per indomito coraggio, spirito volitivo e ferrea determinazione, sono riuscite a disegnare un destino migliore per la Città Eterna.

Questo libro vuole essere anche la mia dedica a Roma, una città depredata e saccheggiata, spesso umiliata, ma ancora tenacemente legata alla vita. Come diceva Pasquino: "Solo il Tevere, che al mare fluisce, resta di Roma", immensa e malinconica riflessione sulla caducità della grandezza romana di fronte al tempo che passa."

Mirella Centri nata a Cagliari nel 1962, vive e lavora a Roma. Laureata in giurisprudenza e dottore in lettere e filosofia, dopo gli inizi in ambito legale e universitario, ha scelto di svolgere la professione di docente di scuola media superiore. Ha scritto testi scolastici in ambito giuridico ed economico per gli istituti tecnici e professionali e manuali di storia per i licei. Cultrice di storia antica e di storia medievale-rinascimentale e appassionata di archeologia e mitologia. Ha pubblicato i romanzi La linea rossa del sangue (Nolica Editore) e Lo spirito infinito di Sol (il Ciliegio Edizioni).




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