L’ufficiale della posta imperiale Alfred Castelrut riceve un’inaspettata richiesta di soccorso: una lettera trovata su un messaggero caduto in un crepaccio lo spinge in una missione tra montagne che solo lui conosce. Presso un avamposto compare, insieme a un bambino, Assur, donna tartara capace di entrare in trance al ritmo di un tamburo e provocare eventi prodigiosi. Col canto può trasformarsi, guarire o ferire, prendendo la forza di un orso. Con un frate alchimista e soldati tirolesi, Castelrut affronta il mistero, oltre cime e ghiacciai, verso una guarnigione sperduta e un duello con la Grande Ombra, in un intreccio tra dovere, passato e destino.
Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Massimo Maggiari, sulla sua opera:
Nello spirito dell’Orsa Maggiore è il frutto di un lungo percorso personale in cui si sono alternati viaggi, ricerche antropologiche ed esperienze in posti dove la natura domina ancora selvaggia su piccole comunità. La mia scrittura è stata sempre uno strumento di ricerca simbolica dagli anni del Magistero a Genova dove avevo incontrato la figura di Elémire Zolla. L’autore di un testo chiave intitolato I letterati e lo sciamano.
A un certo punto però la critica letteraria non mi bastava più. Dovevo capire di persona mettendo la mente e il corpo in comunione col Mondo e la sua Anima. Le Dolomiti, l’Artico, i paesaggi pristini del continente americano divennero gradualmente un’opportunità e una presenza fuori e dentro di me. L’ispirazione al romanzo capitò per caso durante un’escursione su di un sentiero in Valgardena. Vidi incise delle croci sul porfido rosso. Mi fermai. Osservai intorno. Cercai di capire dove portavano. Fatte delle ricerche in zona, imparai che in passato quello era stato il sentiero della Posta Reale e che il servizio postale in quei luoghi montani aveva avuto in passato qualcosa di avventuroso. Un po’ come il pony express o l’uso delle diligenze lungo la frontiera degli Stati Uniti.
L’altro tassello nel mosaico furono le frequenti full immersion condotte in stato meditativo assieme all’uso del tamburo a cornice e del canto armonico grazie alla guida del percussionista Glen Velez. Quella pratica aveva rivelato in me delle sensibilità prima sconosciute che riguardavano il corpo, la mente e la compenetrazione di coscienza e mondo tramite la risonanza. La trama da raccontare nel libro invece la possedevo da sempre. Da quando giocavo coi soldatini assieme ai compagni di scuola. Era una trama forte. Ad alto rischio. Era la trama di chi si perde per ritrovarsi. O meglio, per ri-conoscersi attraverso le sfide poste dalla Vita lungo la strada.
Nella foga del gioco domestico, mi immaginavo lanciato oltre le linee nemiche e poi obbligato a trovare una via di casa. Esattamente, ciò che nel libro succede a Castelrut, il protagonista, che dovrà guidare un gruppo di soldati tirolesi nel cuore di una catena poco conosciuta dove non saranno rare le sorprese e ahimè poco confortante l’arrivo a destinazione nel mezzo di una mattanza. In realtà, ciò che lo attende alla fortezza, luogo in cui è apparsa Assur, la sciamana tartara, è una fuga in alta montagna e l’appuntamento col proprio destino e le sue incognite. Tutti subiamo un destino che lo vogliamo o no. Ovvero una sequenza cronologica di episodi, persone e fatti storici.
Nel caso di Castelrut è diverso. Il viaggio intrapreso diventa una vera iniziazione all’anima dei luoghi, delle sue storie e al ricordo del padre. L’eroe di una guerra lontana e terribile che il figlio aveva voluto sempre ignorare. Grazie alla guida di Frate Ginepro, il frate alchimista che accompagna la missione, Castelrut si aprirà gradualmente al proprio mondo interiore, alle sue intuizioni, ai suoi sogni, scoprendo un’empatia ben più vasta di quella da lui concepita agli inizi. La gratitudine di un’orfana soccorsa tra le montagne, come pure la magia dei gesti rituali di Assur daranno il tocco finale al suo sguardo. Aiutando l’ufficiale a capire. A crescere oltre la disciplina militare, compiendo forse il viaggio più difficile. Quello che va dalla mente al cuore. L’unica impresa che porti al mistero ultimo e sublime della Vita.
Massimo Maggiari è nato a Genova-Nervi. Attualmente vive a Charleston, nella Carolina del sud, dove ha insegnato all’università locale. È oggi professore Emeritus di Italian Studies. Ha collaborato con saggi, interventi e recensioni a diverse riviste d’italianistica in Italia, negli Stati Uniti e in Sud Africa facendo ricerca sulla poesia orfica attraverso Jung e l’antropologia.
Il suo libro di poesia, Aurora Borealis (Agorà, 2001; La Finestra, Trento, 2004) ha riscosso notevole successo in Italia e all’estero. È stato vincitore dell’edizione 2001 di “La poesia incontra” (RAI 1, Sanremo) con la lettura di poesie dedicate all’esploratore Roald Amundsen, del Lerici Pea – Scrittori liguri nel mondo – (2008), e del premio internazionale Rodolfo Valentino – Sogni a occhi aperti – per poesie inedite nel 2013. Nell’estate del 2022 ha ricevuto il premio Montale fuori casa all’albergo Shelley di Lerici.
Seguono gli esordi come scrittore di viaggi e narratore. Prende sempre più spazio in lui l’interesse per lo sciamanesimo incontrato in ambienti artici.
Grazie a Giunti, la sua avventura di scrittore del Grande Nord trova nuovi lettori nel 2018 con un libro intitolato Al canto delle balene. Storie di esploratori e sciamani inuit. Un altro tipo di avventura lo porta nel deserto del Messico settentrionale dove incontra e scrive del curandero Don Mateus in Leggere nel cuore. I segreti di un curandero pubblicato nel 2022 ancora con Giunti. Nel 2024, ritorna in ambiente artico pubblicando Nel cuore del Passaggio a Nord-Ovest. Storie di esploratori e sciamani inuit. Grazie all’editore Meltemi di Milano. L’ultimo suo libro, Nello spirito dell’Orsa Maggiore è stato pubblicato da Edizioni Il Ciliegio.

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