NUOVA AREA TEMATICA "FRAGILITÀ E MALATTIA"
Robertino ama tanto fare le coccole, ridere e giocare con la sua mamma. Lei ha una sedia speciale, che si sposta con le ruote. La mamma e Robertino giocano a prendersi, costruiscono torri altissime e leggono fiabe emozionanti.
Il volume è arricchito dall’intervento di Laura Coccia, che offre utili suggerimenti e incoraggiamento ai genitori che hanno una disabilità. Perché “si può fare”: un giorno alla volta, insieme, genitori e bimbi trovano il loro modo di giocare e divertirsi.
Ecco cosa ci ha raccontato una delle due autrici, Laura Coccia, sul suo libro:
Quando sono rimasta incinta per la prima volta
nella mia vita ho avuto paura della mia disabilità. Sentivo un grande senso di
inadeguatezza, convinta che la mia disabilità avrebbe tolto qualcosa a mio
figlio.
Sono cresciuta con maestre inadeguate ad affrontare
studenti con gravi disabilità, che negli anni ‘90 erano ancora considerati
studenti di serie B. Per tutti gli anni delle elementari mi era stato vietato
di giocare con i miei compagni. L’unico posto che mi era riservato era una
sedia in cortile, vicino a quella dei bambini in punizione. Evidentemente la
vita mi aveva punita per qualcosa che neanche sapevo di aver fatto nelle mie esistenze precedenti.
Ho passato interi pomeriggi a osservare gli
altri che giocavano a rincorrersi, a cadere, a farsi male. Un privilegio che a
me era negato. Le uniche attività che per anni mi sono state concesse erano di
girare una cima della corda mentre gli altri saltavano e contavano uno, due, tre,
stella! ma senza ricevere il cambio da chi vinceva. Insomma ho passato l’infanzia
immobile, messa all’angolo dalla paura degli adulti e dai miei muscoli
spastici.
La domanda che mi ha sorpreso e tormentato
durante la gravidanza è stata: “IO NON HO MAI GIOCATO, DOVRÒ RASSEGNARMI A OSSERVARLO MENTRE CRESCE?”
A differenza dei miei compagni di classe, mio
figlio mi conosce da sempre. Da quando le sue cellule hanno iniziato a
moltiplicarsi dentro di me, è stato abituato al mio modo di camminare, alle mie
incertezze, ma anche alla mia forza di trovare una soluzione possibile ad ogni problema.
I primi mesi giocavamo sul tappetone, ci
rotolavamo fino a fonderci in un mare di coccole. Poi ha iniziato a scoprire il
mondo e ad andare in giro, senza mai smettere di coinvolgermi nelle sue scoperte.
Ho iniziato a giocare a pallone con lui, mettendomi sulla carrozzina o giocando
da seduta a terra. Ho scoperto che potevo rincorrerlo spingendomi sulla
carrozzina.
Nei nostri momenti di gioco sto recuperando
l’infanzia che gli adulti del tempo mi hanno rubato e sento che, giorno dopo
giorno, questa ferita rimasta più profonda e invisibile dei punti che ricucivano
i miei tendini, si sta rimarginando.
Ho voluto scrivere questo libro con l’aiuto di
Giorgia Cozza e Romina Scarpanti per dire alle bambine e alle ragazze con
disabilità di oggi che è giusto e legittimo pensare che anche noi donne con
disabilità gravi possiamo sognare di diventare madri e realizzare a pieno i
nostri sogni.
Laura Coccia è una mamma-attivista romana, saggista per la prima volta alle prese con un racconto per l’infanzia. Si batte per un mondo più inclusivo per le persone con disabilità fin da quando era poco più che una bambina che non poteva giocare.
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