In Colombia, dove un paradiso incontaminato cede al dominio della mafia e delle sue leggi spietate, Stefano e Tomás decidono di darsi una seconda opportunità. Dopo due anni di separazione, si ricongiungono in una terra tanto bella quanto selvaggia che metterà alla prova la loro forza di volontà e il loro amore. Stefano sembra rinascere in quel territorio a lui estraneo e che lo affascina, mentre Tomás è progressivamente irretito dal sistema criminale che governa la costa: per sopravvivere diventa trafficante di migranti, vincolato a un tessuto di relazioni mafiose che lo trascinano nella violenza. I due giovani uomini si ritrovano presto privati della libertà che si erano promessi come orizzonte della loro seconda vita assieme. Castigati dal Clan e inceneriti i loro sogni, Stefano e Tomás perdono ogni speranza fino a quando non gli si presenta l’opportunità di un riscatto morale e di salvezza.
Luca Giuman racconta il suo nuovo romanzo, in libreria dal 25 settembre
«Si erano promessi di ricominciare, senza domande né recriminazioni. Una nuova vita, dove il dolore fosse dimenticato e le ferite perdonate. Avevano parlato di un’opportunità di rinascita in una terra in cui entrambi potessero cercare la libertà. Volevano credere in quella promessa e rischiare quanto fosse necessario per onorarla.»
Così comincia Di libertà e tempesta, il mio quarto romanzo. È la storia di un amore abbacinante e la tragedia di una coppia di giovani alla ricerca della libertà, in una zona di frontiera, al bordo del Mare dei Caraibi, dove le leggi della mafia e la sua morale s’impongono alle relazioni umane.
Perché ho scritto questo libro. Vivo da quasi vent’anni in Colombia e per lavoro ho attraversato molte frontiere. Il confine con il Panama è uno di quei luoghi in cui la parola libertà si paga a caro prezzo: ci passano i migranti diretti a nord, ci passano la droga e il denaro, e in mezzo vivono comunità di pescatori che non hanno scelto nulla di tutto questo. La mafia è la sola legge vigente. In questo scenario di bellezza e tragedia ho voluto raccontare due ragazzi che arrivano lì con un’idea ingenua di libertà — una casa davanti al mare, un amore senza maschere — e scoprono che in quel territorio la libertà di uno è sempre costruita sulla prigione di un altro.
Una seconda opportunità. A due anni dalla loro separazione, Stefano e Tomás decidono di darsi una seconda opportunità e si spingono fino alla terra di confine tra la Colombia e il Panama, in un villaggio di pescatori schiacciato tra la selva e il Mare dei Caraibi. Il tropico però non è solo terra di bellezza, ma un territorio violento, controllato dalla mafia. Mentre Stefano, come rinato in terra lontana, scopre un mondo esuberante, pieno di superstizioni e di fenomeni oscuri, Tomás lavora come scafista per trafficare le famiglie di migranti dalla Colombia al Panama. Pensa di poter usare quel lavoro come un mezzo per comprare un terreno e costruire una casa, ma si vede presto imbrigliato in un tessuto di relazioni mafiose che lo costringono alla violenza.
Il cuore del romanzo. Il romanzo mette il valore della libertà al di sopra di ogni altro, come un ideale, come un orizzonte nobile a cui aspira un animo puro. Volevo scrivere una tragedia: la storia di una coppia che, per raggiungere la libertà, è disposta a mettere a rischio ogni cosa. Non era mia intenzione scrivere un romanzo sulla mafia, né un romanzo di denuncia sul traffico dei migranti, sebbene io usi questi elementi come metafore colombiane della ricerca e della privazione della libertà.
Stefano e Tomás. Stefano e Tomás si amano in una terra dove l’omosessualità è ancora considerata un delitto contro natura, e questo amore è l’unica cosa autenticamente libera che possiedono. Sono giovani e hanno un gran desiderio di affermarsi. Tomás rivendica un proprio posto nella società e crede che il denaro sia il mezzo per conquistarlo. Stefano, invece, che fin da bambino ha sofferto di una grave balbuzie, è alla ricerca di un amore che gli permetta di rinascere in terra straniera.
Insieme si credono al di sopra del bene e del male; insieme credono di poter forgiare una vita alla frontiera del mondo civilizzato. La gioventù li spinge a consegnarsi a un sogno che si scontrerà presto con le leggi di un territorio controllato dal narcotraffico. Quando la mafia prende il controllo della zona, una notte di tempesta cambierà per sempre il loro destino, e solo alla fine un incidente offrirà loro l’opportunità di un riscatto morale e di salvezza, a un costo molto alto.
Un libro nato camminando. Questo libro è nato camminando: lungo le spiagge del golfo, la frontiera, i sentieri nella selva, ascoltando le storie che, al confine tra la Colombia e il Panama, si raccontano a bassa voce. Per scriverlo sono stato anch’io detenuto dal Clan del Golfo, il gruppo che controlla i traffici nella regione. È stata una scrittura lenta, fatta di riscritture, perché cercavo una lingua che avesse dentro il rumore del mare e la durezza di quel mondo, senza addolcirlo e senza compiacersene.
Che cos’è la libertà. Se il romanzo lascia un messaggio, vorrei che fosse questo: la libertà non è un luogo dove ci si trasferisce, ma un senso di appagamento che si prova quando la vita che costruiamo è in consonanza con i nostri ideali. Siamo liberi quando amiamo la persona che ci è destinata, quando non desideriamo altro, quando troviamo pace in ciò che abbiamo. Libertà è dirigere il proprio destino verso un luogo dove la nostra pienezza non matura a scapito del benessere degli altri. Stefano e Tomás, attraverso la loro sorte, ci interrogano sul costo di non porre limiti ai propri desideri — perché desiderare denaro, successo e potere spesso ci condanna a perdere ciò che più amiamo — e ci mostrano le vette che si possono raggiungere quando si crede in un’unione.
Luca Giuman (Venezia, 1982) vive in Colombia dal 2007. Consulente delle Nazioni Unite in contesti di conflitto ed emergenza umanitaria, ha lavorato in America Latina, Palestina, Repubblica Democratica del Congo, Papua Nuova Guinea, Nepal, Haiti e Cina. Ha pubblicato i romanzi Ho imparato a uccidere a vent’anni (Città del Sole, 2011), Giù dal cielo la mia anima (La Vita Felice, 2015) e Al presente, tutto (Il Ciliegio, 2023, finalista del premio Il Pavone). Di libertà e tempesta è il suo quarto romanzo.
Luca Giuman, Di libertà e tempesta – Edizioni Il Ciliegio, collana Narrativa – 400 pagine, € 20,00 – ISBN 979-12-5610-139-9 – in libreria dal 25 settembre 2026
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