14/06/16

"A proposito di James Minter" di Ivan Bavuso

Da sinistra: Maurizio Marsi (il Ciliegio),  Sara Pelucchi,
James Minter e Giovanna Mancini (il Ciliegio)
Con quegli occhi furbi e grigi intrappolati dietro le lenti, James Minter è un tipo simpatico. Un vivace sessantaquattrenne al suo secondo viaggio in Italia. Nato nell'Oxfordshire, oggi si divide tra l’Inghilterra e la Francia meridionale, dove, nella zona di Carcassonne, insieme alla moglie, ha deciso di aprire un Bed & Breakfast: nel frattempo scrive. In realtà Minter scrive da sempre. Prima scriveva articoli di carattere tecnico legati al mondo dell’informatica e dal 2009 si dedica alla narrativa. Sabato scorso, 11 giugno 2016, James era ospite dell'Associazione per lo studio dell'Emocromatosi e delle malattie da sovraccarico di ferro (+Fe) in un bar di Vedano al Lambro, a due passi dall'ospedale San Gerardo di Monza. Nel bar l'associazione ha festeggiato il ventesimo anniversario di fondazione. L’autore era lì grazie alla dottoressa Sara Pelucchi, una biologa che dal 2002 si occupa di fare ricerca sul metabolismo del ferro. È stata lei che ha scovato i libri di James e che ha proposto alla +Fe di tradurne uno, ovvero The Unexpected Conseguences of Iron Overload che in italiano suona letteralmente come segue: Le inaspettate conseguenze del sovraccarico di ferro.
Il collegamento tra l’associazione e lo scrittore inglese è presto detto: James Minter è affetto da Emocromatosi, quando lo ha scoperto ha deciso di fare qualcosa affinché la sua patologia fosse il più possibile conosciuta e lo ha fatto nel solo modo che sapeva: attraverso la scrittura.
Il Ciliegio ha pubblicato la versione italiana del secondo romanzo di una trilogia scritta appunto da Minter.

Il libro è un thriller goliardico, giocato tutto sulla comicità e l’ironia dei personaggi. Ambientato negli anni Ottanta Il protagonista, Jimmy Kavanagh (alter ego di Minter), oltre a non saper resistere al fascino femminile, è dotato di poteri elettromagnetici derivatigli appunto da uno stato congenito di cui non è a conoscenza. Sulle sue tracce si mettono due improbabili agenti del Kgb, Vladimir e Oleg che a loro volta sono spiati dagli agenti della Cia, Brad e Matt. In questo gioco di investigazione internazionale è coinvolta la conturbante Sheila; proprietaria del Sheila's Café, un locale che serve colazioni complete e poco altro. Sheila avrà un ruolo chiave nell'agganciare l’irriverente e affascinante Jimmy.
In questo romanzo dove la Cortina di ferro si è già ridotta a un filo di nylon sottile e grottesco, James Minter, dipana trama e ordito di una storia divertente e di piacevole lettura.


James Minter alla presentazione del suo
libro Doc Lounge Café di Vedano al Lambro
Ci sediamo a un tavolo appena fuori dalla sala conferenze, dove il meeting prosegue affrontando altri argomenti. Gli occhi furbi di James si illuminano.
Intanto perché questo libro?
«Ho scritto questo libro perché alla metà degli anni Settanta, quando ero ancora molto giovane, ho perso i miei genitori e una sorella a causa dell'Emocromatosi. Allora c’era ancora meno informazione di oggi su questo tipo di malattia. Loro non sapevano di essere malati e quando ho scoperto dei miei problemi ho collegato la prematura scomparsa dei miei familiari all'Emocromatosi. Questa è stata la ragione che mi ha spinto a scrivere non solo questo libro. Se mi sono salvato, in maniera del tutto casuale, è perché sono un donatore di sangue. Le donazioni mi hanno permesso di ridurre l’accumulo di ferro nell'organismo».
Il romanzo è divertente e ironico: perché ha scelto una chiave di scrittura così inusuale per sensibilizzare l’opinione pubblica?
«Il libro è comico perché ridere fa bene. Ci aiuta a migliorare le nostre condizioni di salute. Mi auguro che la traduzione italiana sia riuscita a mantenere intatta la comicità e l’ironia che caratterizzano il libro».
Perché ha ambientato alla fine degli anni Ottanta il romanzo?
«Così… e poi perché tutto ha inizio al Grosvenor House Hotel, di Park Lane, dove negli anni Ottanta  hanno davvero lanciato la Microsoft in Inghilterra.»
I personaggi più riusciti e simpatici sembrano essere le due spie del Kgb e Sheila. È d’accordo?
«Se devo proprio scegliere un personaggio quello che preferisco è Sheila (Minter ride, nda). In effetti l’accezione un po’ negativa delle spie della Cia trapela abbastanza, e gli americani me lo hanno fatto notare, ma non era voluto. È stata l’ironia dei personaggi che ha preso il sopravvento sulle intenzioni. Quelli del Kgb però sono i personaggi più realistici dell’intero romanzo, perché sotto Rasputin i russi hanno fatto degli studi sui poteri paranormali della mente. Per tornare a Sheila; lei arriva dall'Australia invece Jimmy è inglese, i poli magnetici della Terra si attraggano».
Qual è il suo metodo di scrittura?
«Intanto devo dire che non scrivo mai col computer, ma tutto a penna e di getto. Scrivo quando ho l’ispirazione, poi sistemo i testi in un secondo momento e detto la trascrizione. È proprio la penna che riesce a infondermi l’ispirazione necessaria per scrivere. Scrivo il titolo e poi vado avanti con la storia. Non cambio quasi mai niente durante la rilettura, semmai affino certe parti».
Altri progetti letterari futuri?
«Nel mio fascicolo ho circa una quarantina di idee, tra cui otto libri per bambini».
Thank you, Mr Minter. Grazie per averci incontrato.
«Voi italiani siete sempre calorosi. Ve lo dico, così mi fate un po’ di pubblicità in giro.»










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