Articolo a cura di Massimo Gregori Grgič, autore del libro
Ci sono libri che si scrivono da soli, come se uno spirito guida li ispirasse o quasi li dettasse. Il mio romanzo “Omicidio in cattedrale”, pubblicato da Il Ciliegio, è un esempio. Una notte ho sognato questo libro. Ho immaginato tutto: la trama, la stesura, i personaggi principali e quelli secondari… al mattino ho iniziato a scriverlo. Quale dei personaggi, storicamente esistiti, è venuto nottetempo a visitare le mie due sinapsi? Voto per Simonetta Cattaneo Vespucci oppure per Giuliano De Medici.
Un avvenimento quasi analogo ha ispirato la scrittura di “Scandalosa Joséphine”: durante un viaggio in compagnia di vecchi amici visitai la Malmaison, vicino a Parigi, ultima dimora di Marie Josèphe Rose Tascher de la Pagerie, e mi attardai rispetto alla compagnia dei miei chiassosi sodali restando da solo a girellare per sale e saloni nel profumo antico di cera al piretro, preda di una strana emozione.
C’era una luce particolare, una vibrazione sottile ed è stato allora che, con mia grande sorpresa, l’imperatrice, conosciuta alla storia come Joséphine Buonaparte, mi parlò chiedendomi nella lingua universale degli spiriti che sussurra come la brezza di mare, di raccontare la sua storia. La sua voce era nell’aria, proveniva da ogni angolo delle stanze deserte, era dolce e sensuale e si confondeva con gli scricchiolii dei mobili antichi.
E mentre annuivo sorpreso mi chiese di narrare la sua vita e di attenermi, per quanto possibile, ai fatti, di non giudicarla troppo severamente, di ristabilire la giusta dimensione di Napoleone. Poi le sue parole si spensero allontanandosi mentre il mio gruppo di disperati mi richiamava all’ordine a gran voce, visto che avevo io le chiavi del pulmino con il quale eravamo in viaggio. Da questa ispirazione è nato questo romanzo storico che descrive la protagonista qualche volta a tinte fosche: ma la storia, sfrondata della retorica che accompagna necessariamente la figura dell’imperatrice di Francia, racconta di una donna particolarmente dissoluta, amorale, avida, viziosa, esibizionista, narcisista e portata alla promiscuità ma a un tempo ingenua, fragile e generosa.
Le parti del romanzo dedicate al periodo rivoluzionario sono indubbiamente crude ma sono comunque edulcorate rispetto alla realtà della carneficina, di quella vera e propria bassa macelleria che fu la rivoluzione francese, madre dell’attuale repubblica d’oltralpe. Joséphine, vedova di Alexandre Beauharnais, sposò Napoleone Buonaparte diventando imperatrice di Francia. La figura di Napoleone è raccontata senza i fronzoli dell’ufficialità, senza le fanfare, senza le comode omissioni, le iperboli e le valutazioni partigiane che troppo spesso nella storia trasformano un despota sanguinario in un eroe, in un padre della patria la cui memoria è virtualmente intoccabile.
Il romanzo contiene alcuni riferimenti alla storia locale: Eugenio Beauharnais, nominato da Napoleone viceré d’Italia, elesse la sua residenza nella Villa Reale di Monza e fu con la corona ferrea, conservata nel duomo di Monza, che Buonaparte si autoproclamò imperatore dicendo la famosa frase “Dio me l’ha data…”.
Massimo Gregori Grgič vive in Brianza. Già autore per Il Ciliegio di Omicidio in cattedrale; Il mio nome è Seneca; Avviso di pericolo; Soluzione di Giustizia; Il mio nome è Leonardo; Il mio nome è Bianca. Scandalosa Joséphine è il suo sedicesimo romanzo.


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