10/12/25

La coperta di Natale


 La coperta di Natale: intervista a due voci


È la vigilia di Natale e nel bosco ci sono una gatta e sei micini che hanno tanto freddo. 

Toby, cagnolino generoso, decide di regalare loro la sua coperta, ma lungo la strada incontra altri animali che hanno bisogno di aiuto…

L’autrice Giorgia Cozza e l’illustratrice Romina Scarpanti, ci parlano di questo volume illustrato ricco di poesia, gentilezza e magia di Natale. 

Giorgia, come è nata l’idea di un libro ambientato nel periodo natalizio? E tu Romina cosa hai pensato quando Giorgia ti ha proposto questo progetto?


GIORGIA: Questa storia nasce dal mio amore per il Natale. Mi piace tanto questa festività, mi piacciono la sua atmosfera e le fiabe ambientate in questo periodo. Ora anche La coperta di Natale fa parte di questa magia. Spero che il piccolo Toby conquisti il cuore di tanti bambini e bambine. 

ROMINA:  Io ADORO il Natale! Quindi, quando Giorgia mi ha proposto questo progetto, ero al settimo cielo. Peccato solo che fosse... la seconda settimana di gennaio (se non erro) e in quel momento sono entrata in un LOOP natalizio infinito. Per me, il Natale è durato circa 4 MESI! xD

Punti di forza del libro La coperta di Natale?

GIORGIA: Il Natale. Il protagonista che è, a un tempo, tenero, gentile e tanto coraggioso. Il super lieto fine.  

ROMINA: La tenerezza dei personaggi che lo popolano, in particolare il protagonista: Toby è un cagnolino davvero simpatico e irresistibile, sempre pronto ad aiutare il prossimo in difficoltà.

Quale messaggi nasconde, tra le righe, questa storia?

GIORGIA: Toby regala tanti bei messaggi: è gentile, non si tira mai indietro quando qualcuno chiede il suo aiuto e anche se l’aiuto non viene chiesto espressamente, non fa finta di non sentire pianti e lamenti. È generoso perché è disposto a rinunciare alla coperta a cui è affezionato per donarla a mamma gatta e ai suoi micini che non hanno una casa. Non si arrende di fronte alle difficoltà.  

ROMINA: Il messaggio più importante è che l’amore si può donare agli altri senza riserve, e Toby lo fa, donando pezzettino dopo pezzettino la cosa più preziosa che ha al mondo: la sua coperta. Ma ciò che conta per lui è aiutare chi ne ha davvero bisogno. Perché il suo è un amore puro e disinteressato.

Un aneddoto legato al testo/alle illustrazioni?

GIORGIA: Un aneddoto legato sia al testo, sia alle illustrazioni. Da bambina avevo un cagnolino di peluche che amavo tanto. Ecco, Toby è esattamente quel cagnolino. Ho pensato a lui quando scrivevo, e Romina è riuscita a disegnarlo perfettamente, proprio come lo ricordavo. E ora una confidenza: ho scritto molti libri per bambini e sono affezionata a ognuno di loro per motivi diversi, questo però… credo sia il libro a cui voglio più bene. 

ROMINA: All’inizio ero incerta sulla realizzazione grafica delle orecchie di Toby. Le avevo immaginate un po’ più lunghe e soffici. Poi, confrontandomi con Giorgia, ho optato per quelle che oggi noi tutti conosciamo, cioè tozze e leggermente piegate (che amo tantissimo!) :)

La tua illustrazione preferita.

GIORGIA: Cominciamo dall’inizio, quando Chiara legge la storia per il fratellino. La tavola della festa a casa della nonna, l’albero e il presepe. Mi piace tantissimo la scena in cui lo scoiattolo e Toby sono insieme dopo aver raccolto le ghiande, sullo sfondo del bosco innevato. E poi mamma gatta sotto la coperta insieme ai micini. 

ROMINA: Quella che rappresenta Toby che va in soccorso della volpe caduta accidentalmente nell’acqua gelida. Tra l’altro è stato il primissimo disegno che ho realizzato. È una scena che mi ha colpito profondamente.

Il tuo momento preferito della storia.

GIORGIA: I tre momenti in cui Toby si accorge che la sua coperta si è rovinata, bagnata, rimpicciolita e nonostante tutto continua ad avanzare. Un passo alla volta, non si ferma, perché sa che per difendersi dal freddo una copertina logora è sempre meglio di niente. La neve cade sempre più fitta e lui è sempre più stanco, potrebbe tornare indietro, mamma gatta non lo sta aspettando, ma Toby non si arrende.

ROMINA: Ovviamente il lieto fine!

Perché leggere insieme ai bambini nel periodo natalizio?

GIORGIA: Leggere con i bambini è consigliato in tutti i periodi dell’anno: la lettura condivisa garantisce tanti benefici per lo sviluppo cognitivo, linguistico, emotivo e relazionale. E soprattutto, quel tempo vissuto insieme a mamma e papà leggendo o sfogliando le pagine di un libro è un tempo prezioso che parla al bambino di attenzione e affetto. Nel mese di dicembre, le fiabe natalizie fanno parte di quell’atmosfera che rende magico questo periodo. Nel mio manuale Giochiamo a Natale con elfi e folletti suggerisco di preparare una cesta con tutti i libri a tema e ogni giorno dell’Avvento si leggono uno o più titoli. Se in casa non avete ancora tante fiabe natalizie, si può andare in biblioteca e fare una bella scorta. La lettura di una storia di Natale entrerà a far parte di quel bagaglio di ricordi d’infanzia che i nostri bambini custodiranno per sempre nel cuore.  

ROMINA:  Per creare momenti unici e speciali, di condivisione con mamma e papà. Il libro diventa un bellissimo pretesto per creare ricordi da portare per sempre nel cuore.

Consiglia questo libro ai genitori/insegnanti.

GIORGIA: Questo libro ha tanti ingredienti che possono conquistare i bambini (di ogni età!): ci sono gli animali, l’atmosfera natalizia, l’avventura, il lieto fine...

ROMINA: È perfetto per vivere la magica atmosfera natalizia. Ma è anche un libro per affrontare tematiche importanti come la solidarietà e l’empatia, valori fondamentali non solo a Natale, ma in ogni momento dell’anno.

Consiglia questo libro ai bambini e alle bambine.

GIORGIA: Toby vi aspetta tra le pagine del libro per festeggiare insieme l’attesa del Natale e i giorni delle festività. Venite a scoprire la sua avventura, a conoscere lo scoiattolino, la cicala, la volpe. Mamma gatta e i suoi micini sono simpaticissimi!

ROMINA: I bimbi lo ameranno non solo per la storia coinvolgente o per l’atmosfera natalizia che si respira in ogni pagina, ma anche per la dolcezza delle illustrazioni, super colorate e ricche di dettagli. E poi, come si può resistere al piccolo Toby?


Giorgia Cozza nata a Como, è una mamma-giornalista che scrive saggi per genitori e fiabe per bambini. I suoi manuali (Bebè a costo zero, Benvenuto fratellino, I giochi più stimolanti e creativi e altri) sono diventati un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero. Con Il Ciliegio ha pubblicato Ruffo cambia casa, Un fratellino o una sorellina per Tommi, Avventura tra i ghiacci, Santamarta, Quando la mamma va al lavoro, Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Il pane alle noci di Lupone e Gino e il suo vasino.

Su giorgiacozza.blogspot.it sono presenti tutti i suoi titoli.

Romina Scarpanti vive a Pizzighettone (Cremona) dove illustra e scrive libri per bambini. In veste di autrice ha pubblicato Piccolo ghiro non ha sonno (Ouverture), Pietro e la valigia del nonno (Rusconi Libri) e con il Ciliegio: La balena Gluglù - una nuova amica, Zuccotto - Il re di Halloween, Fogliolino e Fogliolina, Zuccotto - La vera storia di Halloween, Non è Pasqua senza uova, Che rumore fa il Natale? e Zuccotto e il pentolone incantato. Per Il Ciliegio ha inoltre illustrato: Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Il pane alle noci di Lupone, Buonanotte sole e Gino e il suo vasino. 



06/12/25

Passeggiando per Monza alla ricerca di Napoleone Buonaparte

 



Uno spaccato della vita di Marie Josèphe Rose de Tascher de la Pagerie, prima moglie di Napoleone Bonaparte e imperatrice di Francia. Un crudo resoconto della Rivoluzione francese, con il tradimento dei suoi valori fondanti, a cui seguono l’ascesa di Napoleone e le guerre dell’impero fino alla sua caduta. Joséphine, affascinante ma con comportamenti ambigui e dissoluti, si trova a vivere con grande intensità questo complesso periodo storico.


In occasione della presentazione di Scandalosa Joséphine a Monza, il nostro autore ha voluto approfondire il legame profondo tra la città e la storia napoleonica. Nascono così questo articolo, dedicato alla Corona Ferrea e alla Villa Mirabellino: due luoghi che custodiscono ancora oggi i segni dell’epoca in cui vissero Napoleone, Joséphine ed Eugène de Beauharnais.

Articolo a cura di Massimo Gregori Grgič, autore del libro

La corona ferrea  

Penso a come e in quali occasioni le strade di Napoleone Buonaparte e della città di Monza si incrociarono. Quando Napoleone si proclamò Re d’Italia fece organizzare una solenne cerimonia nel duomo di Milano e impose di essere incoronato con la corona Ferrea, simbolo dei sovrani longobardi, un emblema che in epoche diverse ha cinto le nobili fronti di Carlo Magno e di Carlo V d’Asburgo. All’interno del monile, che risale al 500 ed è più prezioso per la storia che l'accompagna che non per l’oro e per le gemme che lo compongono, c’è un cerchio di ferro che la leggenda vuole sia stato ricavato da un chiodo della croce di Cristo.

La corona Ferrea è custodita da sempre nel duomo di Monza, affidata alla responsabilità dell’arciprete assieme al tesoro di Teodolinda, Agilulfo e Adaloaldo. 

Luigi Villoresi fu incaricato dall’arciprete don Pietro Crugnola di trasferire la corona a Milano, con tutte le cautele del caso. Il corteo era composto da cinquanta cavalleggeri, una sfilata di carrozze che ospitavano uomini del corpo municipale di Monza, fabbricieri e canonici del duomo, l’arciprete Crugnola, il maestro di cerimonie di Napoleone…

L’imperatore nominò Eugène di Beauharnais viceré d’Italia in pectore e gli diede istruzioni per l’ennesima appropriazione indebita.

«Eugène, rimanete a Monza con la motivazione ufficiale di prendere possesso della villa. Ma fate in modo di avere sempre le mani sulla corona ferrea. La porterete via, senza strepito, senza che si sappia.»

La sorveglianza strettissima dei funzionari del duomo di Monza rese vano il tentativo di furto.

La villa Mirabellino

Napoleone Buonaparte con notevole mancanza di coerenza adottò Eugène de Beauharnais, figlio di Joséphine, che diventò così Eugène Napoleon di Francia. Napoleone si era preso come amante la giovanissima Élisabeth de Vaudey, fidanzata di Eugène, che con l’adozione del figlio di Joséphine diventava sua potenziale figliastra, probabilmente più per fare dispetto a Joséphine che per vero amore. 

La situazione era insostenibile ed Eugène, presto nominato viceré d’Italia, abbandonò la povera Élisabeth per sposare la principessa Augusta Amalia di Baviera, alla quale non piacque la villa reale di Monza, dove Eugène elesse la sua residenza, nonostante le ricche sale della reggia fossero state decorate a suo tempo da Giocondo Albertolli, Giuliano Traballesi e Andrea Appiani. 

Il viceré regalò quindi ad Augusta, come dono di nozze, la villa Mirabellino, fatta erigere nel 1776 dal cardinale Angelo Maria Durini in una posizione dominante e che è parte del parco della villa Reale di Monza. La villa riscosse l’approvazione della vice regina, tanto da essere poi conosciuta con il nome di Villa Augusta. Attualmente la villa, che è un importante parte della storia d’Italia e d’Europa, sta cadendo a pezzi. 

Le stanze, vandalizzate fino all’impossibile, sono imbrattate dalle stupide e ignobili scritte senza senso dei writers. Pattume, sporcizia, siringhe, topi: questo è l’arredo di oggi della villa che fu sede della vice regina d’Italia. Il giardino è una selva di erbacce, piante selvatiche, tegole cadute: rimangono solo poche povere testimonianze della grandezza che fu. Una vergogna per una città che ha nel suo stemma la scritta "Est Sedes Italiae Regni Modoetia Magni".

Massimo Gregori Grgič vive in Brianza. Già autore per Il Ciliegio di Omicidio in cattedrale; Il mio nome è Seneca; Avviso di pericolo; Soluzione di Giustizia; Il mio nome è Leonardo; Il mio nome è Bianca. Scandalosa Joséphine è il suo sedicesimo romanzo.




04/12/25

Storie di Natale: "Il pane alle noci di Lupone"

Intervista a due voci

Grande, nero, con il pelo ispido. Lupone fa così tanta paura che gli animali del bosco non vogliono nemmeno conoscerlo. Eppure lui, buono e gentile, mangia solo frutta, verdura e… pane alle noci. Adora il pane alle noci!

Manca poco a Natale e il pensiero di trascorrere le feste da solo lo rende triste. Ma il giorno della vigilia...


L’autrice Giorgia Cozza e l’illustratrice Romina Scarpanti, ci parlano di questa fiaba natalizia che racconta come la gentilezza e l’ascolto dell’altro possono aiutarci a superare paure e pregiudizi.

Giorgia, come è nata l’idea di un libro ambientato nel periodo natalizio? E tu Romina cosa hai pensato quando Giorgia ti ha proposto questo progetto?

GIORGIA: Io amo tantissimo il Natale. Le sue atmosfere, i suoi simboli e... le sue storie. Per questo sono stata davvero felice di raccontare una fiaba ambientata in questo periodo. Prima di Lupone, era uscito un altro libro natalizio, La coperta di Natale, ma avevo ancora qualcosina da raccontare legato al periodo più magico dell’anno...

ROMINA: Ovviamente ero entusiasta dell’idea di Giorgia! E poi, da fan numero uno del Natale, non vedevo l’ora di iniziare a disegnare le tavole!

Un lupo grande e nero, con denti aguzzi e pelo ispido. Perché è stato scelto un protagonista che fa paura? Romina, è stato difficile creare un lupo che corrispondesse alla descrizione ma non corresse il rischio di spaventare i bambini?

GIORGIA: Era necessario. Lupone è proprio così, sin da quando era un cucciolo, ha un aspetto temibile. Il pelo, gli occhi gialli, i denti, tutte le sue caratteristiche esteriori fanno paura. Ma è proprio questo il punto, non fermarsi alle apparenze. Fuori Lupone è fatto così, ma dentro…. Dentro com’è? Chi è Lupone? I piccoli lettori capiscono subito che è buono e gentile. Sono pronti ad andare oltre, a conoscere l’altro per come è veramente. Ed è bellissimo, durante le letture ad alta voce, quando intervengono in difesa di Lupone e si lamentano nel vederlo escluso e solo.  

ROMINA: La mia innata capacità di rendere “puccioso” l’impossibile, mi è tornata utile anche stavolta. Ho proprio questa inclinazione a disegnare i personaggi in uno stile “carino e coccoloso”. Quindi dare a Lupone un aspetto non troppo minaccioso è stato piuttosto semplice. :)

Punti di forza del libro Il pane alle noci di Lupone

GIORGIA: Il messaggio. L’atmosfera natalizia. L’originalità. 

ROMINA: Sicuramente la tematica dell’accoglienza e dell’accettazione di ciò che è diverso.

La volpe, il riccio, la cinciarella, il castoro… sono cattivi gli animali del bosco?

GIORGIA: No, non sono cattivi. Hanno paura. Si fanno influenzare da luoghi comuni e pregiudizi. È un rischio che corriamo tutti di fronte a qualcuno che a prima vista sembra molto diverso da noi. Si comportano male, questo sì. E quando si leggono quei passaggi della storia, ai bambini dispiace molto. Ma poi gli animali capiscono di aver sbagliato e lo riconoscono. Questo è molto importante. E cercano di rimediare all’errore fatto. 

ROMINA: A mio avviso, sono semplicemente diffidenti. Condizionati dal pregiudizio e dall’aspetto minaccioso del lupo, purtroppo non riescono ad andare oltre le apparenze. Ma  alla fine si ricrederanno sulle loro convinzioni.

Un aneddoto legato al testo/alle illustrazioni.

GIORGIA: Per me è stato divertente creare un personaggio così diverso dal solito. Ed è stato molto interessante scoprire come Romina lo avrebbe sviluppato. Come sempre, è riuscita a interpretare al meglio i miei pensieri. 

Ah, segnalo anche una particolarità del libro: in fondo al volume trovate la ricetta per preparare il pane alle noci di Lupone: un’opportunità per trascorrere del tempo in cucina, divertendosi con i propri bambini. 

ROMINA:  Ho nascosto alcuni dettagli, soprattutto nelle prime tavole. Lupone da cucciolo ha una giostrina con tre pupazzi che rappresentano tre favole classiche con protagonisti “lupi cattivi”: Cappuccetto Rosso, il Porcellino (dei Tre Porcellini) e il Capretto (dei Sette Capretti). Tuttavia, Lupone, avendo un’indole buona, osserva dubbioso quel giocattolo che gli è stato messo a disposizione.

La tua illustrazione preferita.

GIORGIA: Ancor prima che inizi la storia, sotto al titolo interno c’è una fotografia di Lupone che osserva una farfalla. È un’immagine rivelatrice, racconta la gentilezza d’animo di questo grande lupo nero. Ma l’illustrazione preferita in assoluto credo sia quella di Lupone in cucina mentre prepara l’impasto delle pagnottelle da regalare agli animali del bosco. Adoro la cucina di Lupone, accetterei volentieri un invito per il tè :)

ROMINA: La scena finale che mostra Lupone felice a tavola con gli animali del bosco. Si respira gioia, amicizia e un’autentica aria di festa!

Il tuo momento preferito della storia.

GIORGIA: Dato che Lupone si meritava proprio il lieto fine, mi piace tanto il momento in cui mentre è triste e solo, gli animali del bosco bussano alla sua porta e lo invitano al grande pranzo di Natale. Ma credo che un momento molto “forte” della storia sia quello in cui nonostante i rifiuti e l’esclusione, Lupone pensa di preparare un piccolo dono per tutti i suoi vicini. Avrebbe potuto rispondere al trattamento ricevuto con la rabbia, avrebbe potuto diventare cattivo o maleducato e invece… è rimasto sé stesso. Gentile e generoso. 

ROMINA: Quello dove il buon Lupone si prodiga a interpretare il Babbo Natale della situazione. Mi fa  davvero tanta tenerezza!

Consiglia questo libro ai genitori/insegnanti.

GIORGIA: Questo libro tocca tematiche importanti per i bambini di ogni età. La paura del diverso, i pregiudizi, l’esclusione, la solitudine. Racconta tutto questo senza giudizio, non c’è condanna per gli animali del bosco, non ce n’è bisogno, perché appare subito chiaro (anche per i lettori più piccini) che stanno sbagliando. L’assenza di giudizio favorisce l’immedesimazione. I bambini che hanno già esperienza di contesti scolastici e rapporto tra pari forse qualche volta hanno indossato i panni degli animali del bosco, forse sono stati Lupone, o forse hanno assistito a situazioni simili. La storia offre l’occasione per riflettere ed eventualmente confrontarsi con l’adulto che legge e con i compagni. 

ROMINA: Perfetto come lettura natalizia, Il pane alle noci di Lupone è un libro tenero e significativo, che trasmette un messaggio prezioso: imparare ad andare oltre le apparenze. Attraverso la figura di Lupone si scopre quanto sia importante conoscere davvero qualcuno prima di giudicarlo.

E per concludere in dolcezza, alla fine del libro c’è anche una deliziosa ricetta per preparare il pane alle noci… proprio come Lupone! Un’occasione perfetta per unire lettura, dialogo e attività pratica.

Consiglia questo libro ai bambini e alle bambine.

GIORGIA: La neve, le decorazioni natalizie, la tavola imbandita… la magia di Natale vi aspetta nel bosco dove abitano Lupone e gli altri animali. Venite a conoscere questo lupo gentile, vi svelerà anche la ricetta per cucinare le sue pagnotelle alle noci!

ROMINA: Questo libro aiuta i più piccoli a comprendere che non bisogna avere paura di chi è diverso e che, dietro un aspetto che può sembrare spaventoso, può nascondersi un cuore buono e gentile. Il messaggio viene trasmesso con tanta delicatezza, grazie a anche a illustrazioni simpatiche e coinvolgenti.

Giorgia Cozza nata a Como, è una mamma-giornalista che scrive saggi per genitori e fiabe per bambini. I suoi manuali (Bebè a costo zero, Benvenuto fratellino, I giochi più stimolanti e creativi e altri) sono diventati un importante punto di riferimento per tante famiglie in Italia e all’estero. Con Il Ciliegio ha pubblicato Ruffo cambia casa, Un fratellino o una sorellina per Tommi, Avventura tra i ghiacci, Santamarta, Quando la mamma va al lavoro, Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Il pane alle noci di Lupone e Gino e il suo vasino.

Su giorgiacozza.blogspot.it sono presenti tutti i suoi titoli.


Romina Scarpanti vive a Pizzighettone (Cremona) dove illustra e scrive libri per bambini. In veste di autrice ha pubblicato Piccolo ghiro non ha sonno (Ouverture), Pietro e la valigia del nonno (Rusconi Libri) e con il Ciliegio: La balena Gluglù - una nuova amica, Zuccotto - Il re di Halloween, Fogliolino e Fogliolina, Zuccotto - La vera storia di Halloween, Non è Pasqua senza uova, Che rumore fa il Natale? e Zuccotto e il pentolone incantato. Per Il Ciliegio ha inoltre illustrato: Gino Capriccino e i calma-trucchi, La banda delle galline ovaiole, L’uomo nero a colori, La coperta di Natale, Il pane alle noci di Lupone, Buonanotte sole e Gino e il suo vasino.




28/11/25

100 libri per un grande progetto ❤️

 

Qualche settimana fa abbiamo ricevuto un mail da una docente di una piccola scuola dell’entroterra ligure, La scuola Sorasio dell'Istituto Omnicomprensivo Vallescrivia.

Una biblioteca di plesso appena nata, una decina di libri, 54 bambini e un grande desiderio: attivare una biblioteca di plesso per fornire qualche strumento di curiosità in più ai bambini.

Abbiamo letto quelle parole, sincere e potentissime, e abbiamo aderito alla proposta che ci è sembrata da subito bellissima, ricca di significato e di vero impegno.

Il resto della storia lo lasciamo raccontare a lei, Mariella Macca, la maestra che ci ha scritto:

“Quando ho ricevuto la mail che ci sarebbero state inviate 100 copie ero in classe e, alla vista di quel numero a tre cifre, tutto si è fermato. Abbiamo riletto la mail più volte e abbiamo concluso che doveva essere un refuso. 100? Ma no, non è possibile.

Nei giorni tra la mail e la consegna abbiamo parlato continuamente di questa ‘centinaia’ che ci sembrava improbabile.

Quando il corriere ha parlato di pacchi, è calato di nuovo il silenzio. Forbici, colleghe richiamate nell’aula mensa, e nessuna parola. 100 libri da guardare, sfogliare, immaginare, progettare.

Abbiamo iniziato una semplice catalogazione con un foglio di calcolo e, in quel contesto, perfino un foglio di calcolo ci ha dato pizzichi di gioia.

Abbiamo raccontato tutto ai genitori: altre incredulità. Sono serviti due tavoli della mensa per fotografare tutti i libri, perché è giusto che le famiglie vedano cosa si sta costruendo per i loro figli.

Ho immaginato tante risposte negative, molto silenzio. Invece ho incontrato persone che hanno creduto nel progetto e ci hanno dato la forza di andare oltre. Quando sono arrivati i vostri libri anche i bambini erano felici. Hanno il privilegio di vedere crescere la loro scuola grazie a persone vicine e lontane.

Abbiamo spiegato loro cosa c’è dietro un libro e in cosa consiste il vostro lavoro. Spero di usare parole che facciano trasparire la nostra gratitudine, perché lo siamo moltissimo.

100 volte grazie.”❤️

E noi ringraziamo voi per averci dato la possibilità di donare quelli che per noi sono tesori ricchi di storie e di infinite possibilità di nutrimento e crescita. 




25/11/25

Sotto l'ala del destino


 Articolo a cura dell'autrice del libro, Rachele Coerezza


Tutto ha inizio sul Lago di Como nella villa di nonno Augusto, dove parenti e amici sono riuniti per il suo funerale.

Giorgia, stanca del chiacchiericcio che riempie il salone, si rifugia col suo dolore in biblioteca dove da bambina aveva trascorso tante ore felici col nonno che le raccontava e illustrava i suoi libri e le sue raccolte.

Nello sfogliare uno dei libri più preziosi che il nonno le ha sempre impedito di toccare, scivola dalle pagine una lettera che rivela uno sconvolgente segreto.

La famiglia, messa al corrente, rimane turbata da questa nuova situazione che potrebbe portare a gravi conseguenze. 

Giorgia coinvolge la sorella Sofia e insieme, seguendo un indizio scoperto tra la vecchia corrispondenza conservata dal nonno, decidono di affrontare il problema e di partire per Nizza. Da lì si sposteranno poi a Londra. Proprio in queste due città si svolgeranno le vicende che si intrecciano col destino della loro famiglia e che si concluderanno dove tutto era iniziato… sul Lago di Como.

È un romanzo che inneggia alla gioia e all’amicizia anche se non mancano episodi di ansia e di tristezza profonda. L’intreccio spinge il lettore a considerare come la visione positiva della vita e la generosità portano alla fine a capire che sono sempre il bene e l’ottimismo a vincere i dolori che la vita ci riserva.

Il profondo affetto per i luoghi della mia infanzia e giovinezza a me tanto cari e l’affiorare dei ricordi allora vissuti con la mia famiglia, mi hanno ispirato quest’opera di fantasia.


Rachele Coerezza

Rachele Coerezza ha trascorso la sua infanzia e gioventù a Como, dove ha assorbito l’atmosfera poetica dei luoghi. Dopo gli studi universitari, con il matrimonio, si è trasferita a Milano dove tuttora vive con la famiglia. Ha sempre amato scrivere favole, racconti e poesie. Per alcuni ha ricevuto riconoscimenti. Ha pubblicato romanzi gialli sia per ragazzi sia per adulti e diversi romanzi di evasione.




24/11/25

Il Destino del Corvo

 

Costantinopoli, 1203. Mentre la Quarta Crociata devia il suo corso verso le porte dell’Impero Romano d’Oriente, la maggiore metropoli cristiana del mondo si lacera sotto il peso di antiche fratture: greci contro latini, ortodossi contro cattolici, sudditi contro sovrani. In questo crocevia di culture, fedi e potere, la confraternita occulta dell’Ordo muove le sue pedine nell’ombra. Corax, adepto esule in cerca di riscatto, viene incaricato di recuperare una reliquia celata nel cuore della città: un cimelio arcano, oggetto del desiderio di fazioni in conflitto. Il suo cammino lo condurrà attraverso trappole mortali e un passato che aveva creduto perduto per sempre.

Ecco cosa ci ha raccontato Marco Davide, autore del libro, sulla sua opera: 

Amo la Storia. Quell'arazzo intessuto d'innumerevoli fili lunghi anni, secoli e millenni, quell'intreccio di vicissitudini giunto fino a noi attraverso epoche lontane vissute da poche persone capaci di segnarle e moltissime altre di popolarle. Da ingegnere, mi sono sempre interrogato sull'esistenza di leggi nascoste che la spingono a evolvere replicando al contempo parti di se stessa. Da scrittore, mi ha sempre affascinato la sua capacità di custodire al suo interno già tutte le narrazioni possibili per il futuro, o almeno il loro seme.

Amo la Storia e a lungo ho cullato l'ambizione di impiegarla come scenario per uno dei miei romanzi. Chi mi legge sa quanto anche nelle ambientazioni immaginarie io ricerchi di frequente un realismo che ancori la narrazione a terra, piuttosto che farla levare verso il fantastico palese. A lungo ho cullato e a lungo ho rinunciato, frenato dalla necessità imprescindibile di dedicarmi allo studio rigoroso dei contesti prima di potermi cimentare nell'impresa. Se in un mondo di mia invenzione decido che in quella taverna nel bel mezzo di quella contrada si serve zuppa di cipolla, mi basterà essere coerente con l'idea senza dover ricercare alcunché sui costumi alimentari della regione e dell'epoca. Di contro, se il mondo è già esistito, le sue regole dovrai apprenderle e rispettarle, molto più spesso che dettarle.

Poi un giorno, durante un viaggio a Istanbul, ho capito che la mia non era un’autentica rinuncia bensì un procrastinare. La destinazione del viaggio potrà sembrare determinante ma io credo sia trattato piuttosto di un catalizzatore senz’altro suggestivo di un pensiero più profondo: la presa di coscienza che la fatica dello studio sarebbe stata pienamente ricompensata dal godimento nell'affrontarlo.

Il Destino del Corvo nasce oltre un decennio fa da questo sentimento, a metà tra la resa e lo slancio. Ho trascorso anni a scrivere e studiare, nel tentativo di dare vita alla mia storia nella Storia, a immergere i passi di Corax tra le vie di Costantinopoli. Ci sono state notti in cui l'ho sognata io stesso quella città, tanta è stata l'intensità con cui me la sono portata dentro. Mi sono trovato a percorrere le stesse strade che descrivevo, a meravigliarmi dello splendore delle chiese e delle cupole, dei tramonti sul Bosforo.

La Storia è memoria. E di memoria parlano sempre le mie di storie, al loro nocciolo, avvolte negli altri temi e nelle sensazioni che cerco di trasmettere a chi le legge. Il Destino del Corvo non fa eccezione.

Tutto sommato, non poteva essere altrimenti.


Marco Davide

Ingegnere romano classe 1976, debutta nel 2007 con La Lama del Dolore, primo volume della trilogia dark-fantasy Lothar Basler (Armando Curcio Editore). Con Figli di Tenebra (2009) vince il Premio Cittadella 2010. Nel 2016 la saga viene ripubblicata in digitale da Delos Digital, che inaugura la serie sequel Trilogia dell’Estraneo. Curioso per natura e attratto dal chiaroscuro delle storie, alterna la scrittura allo studio di scienza, storia, arte e letteratura. Ama raccontare attraverso i personaggi dei suoi romanzi, immergendoli in scenari dove la tenebra esalta la luce, intrecciando trame col filo dell’epicità, dei sentimenti e della memoria. Per lui, la scrittura è la prova che la magia esiste: capace di far viaggiare le emozioni oltre lo spazio e il tempo. Vive a Roma con la moglie e le due figlie, che a volte si sforzano di stargli dietro, altre volte fingono di farlo. Il Destino del Corvo (Il Ciliegio, 2025) è il suo primo romanzo storico.

19/11/25

Un leggero profumo di sandalo - Quinta indagine del commissario Costa

 

Nella zona 2, a nord-est di Milano, avviene uno strano omicidio. Sulla pista ciclo-pedonale della Martesana, un uomo che passeggia barcolla e cade a terra. Un giovane lo soccorre ma tastandogli la giugulare si accorge che non respira più, è morto. Controllando il corpo, si accorge che sul collo vi è una specie di colpo di cerbottana. Non è che l’avvio di una serie di omicidi per avvelenamento a prima vista insolubili, ma la squadra di polizia capitanata dal commissario Costa inizia subito le indagini. Dopo un lavoro a ritmo serrato si troverà di fronte a qualcosa di assolutamente imprevisto.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Giuseppe Carfagno, sulla sua opera:

"Lungo il naviglio della Martesana gira sempre più una voce, interessante e preoccupante al tempo stesso. Pare che una maga venda una sostanza misteriosa prodotta da una rana di color rosso e chiunque la utilizzi acquista forza e vitalità, e gli passano dolori e malattie. Al tempo stesso iniziano a verificarsi strani e inspiegabili omicidi. E naturalmente la squadra mobile di viale Monza, capitanata dal commissario Costa, avvia le indagini su questi casi a prima vista insolubili.

Questo romanzo parte proprio da questi fatti, che non potevano non colpire un giallista. Anzi. Aneddoti e curiosità sull'argomento ce ne sarebbero tanti, ma rischierei di spoilerare troppo. Posso solo svelare che, conoscendo molta gente del posto, ho iniziato io stesso a indagare, se pur con molta prudenza e discrezione. E a mano a mano scrivevo quello che andavo scoprendo, a cominciare dalla maga, che abita a circa venti minuti a piedi da casa mia. Potevo mai non continuare questa storia, intrigante e inquietante al tempo stesso?"


Giuseppe Carfagno


Giuseppe Carfagno vive a Milano, dove ha insegnato lettere in una scuola media. Conduce corsi di scrittura creativa presso la Società Umanitaria. Appassionato di storia, che racconta con entusiasmo e competenza, ha scritto numerosi romanzi e racconti. Con le Edizioni il Ciliegio ha pubblicato: Titina. Storia di un cane Nobile (2013); Bruno. Un cucciolo da salvare (2015); Ciro, il piccolo dinosauro italiano (2017); Il sogno di Leonardo (2019) e i thriller Omicidio sulla Martesana (2020); Efferato delitto nel Parco della Martesana (2021).


29/10/25

Oliver Tweed e il quadro parlante

 

Articolo a cura di Raffaella Belardi, autrice del libro



In questo nuovo episodio, l'ispettore Oliver Tweed decide di portare il suo assistente Mocho a visitare la nuova pinacoteca della città. Dopo aver osservato con attenzione le tele di alcune sale, i due si accorgono che, nella stanza dedicata alle regine e alle imperatrici della storia antica, manca il ritratto della principessa Sissi. 

Senza perdere tempo prezioso, si lanciano all'inseguimento del presunto ladro e, grazie al fiuto infallibile di Mocho, lo scovano nel seminterrato del museo. Qui, però, scoprono che il quadro in questione non è stato rubato, ma è nelle zampe del suo 'creatore', il kerry blue terrier astrattista Mustawuff Della Selva.

Per delineare il personaggio del famoso pittore, mi sono ispirata a un professore colto e stravagante che ho conosciuto ai tempi dell'università e che sosteneva di aver creato un nuova corrente artistica in gradi di stimolare tutti i sensi. Al di là dei meriti e dei riconoscimenti ricevuti, le opere partorite da questo movimento d'avanguardia non hanno mai catturato il mio interesse e così anche Mustawuff è diventato un personaggio buffo, in grado di strappare un sorriso ai giovani lettori.

Raffaella Belardi vive in un paesino della provincia abruzzese, fra distese di ulivi e coloratissime vigne. Dopo aver terminato gli studi ed essersi laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha cominciato a dedicare il suo tempo libero alla stesura di fiabe e racconti per bambini. Per alcuni anni ha pubblicato le sue storie sul G. Baby delle Edizioni San Paolo. Per Il Ciliegio ha scritto Oliver Tweed e le orme dello yeti. Nel 2022 ha partecipato alla ventesima edizione del premio letterario “Il Battello a Vapore” e si è classificata al terzo posto con Kele e Songan, cuccioli coraggiosi.


27/10/25

Dico i detti con gli animali

 

Articolo a cura di Irene Fraschetti, autrice del libro

Cosa vuol dire “andar per rane”? Perché diciamo che “siamo quattro gatti”? Da dove nasce il detto “piangere lacrime di coccodrillo”? Queste sono solo alcune delle curiosità che scopriremo insieme nel nostro viaggio alla scoperta dei modi di dire della lingua italiana che coinvolgono gli animali.

Sono Irene Fraschetti, laureata in Lettere, con un passato da sceneggiatrice, oggi sarta presso un atelier di abiti da sposa. Per anni ho svolto l’attività di babysitter e l’idea per questo libro nasce proprio dall’aneddoto raccontato da uno dei bambini di cui mi prendevo cura.

Eravamo in macchina durante uno dei tanti tragitti scuola-casa-sport-parco quando il bambino, guardando assorto fuori dal finestrino, mi dice: “Tata, oggi a scuola ho sentito dire ‘zitto e mosca’…ma cosa c’entra la mosca?”.

Dopo aver soffocato una risata gli ho spiegato cos’è un modo di dire e gli ho fatto alcuni esempi, e il resto del viaggio in macchina è stato un elenco di detti di tutti i tipi.

Questa è la scintilla che ha dato vita a "Dico i detti con gli animali". L’idea originaria consisteva nel presentare i detti con illustrazioni letterali, curate da Silvia Allegra, e accompagnare i bambini oltre la letteralità attraverso il testo, che abbraccia il significato del detto, la spiegazione della sua origine, un esempio sul suo utilizzo e molte simpatiche curiosità sugli animali coinvolti.

A questo link è possibile visionare il booktrailer di Dico i detti con gli animali.

https://www.youtube.com/watch?v=dLhpdIUnk-I&feature=youtu.be


Irene Fraschetti laureata in Lettere, presso l’università di Roma Tor Vergata, vive a Sarzana, in provincia di La Spezia. Per molti anni ha svolto il lavoro di baby-sitter e con questo libro unisce la passione per la lingua italiana all’amore per i bambini.

24/10/25

Il Codice Numerico


Quattro amici adolescenti, mentre trascorrono una serata insieme, vengono catapultati in un’avventura fatta di eventi inspiegabili, tesori nascosti e indovinelli da risolvere.

Un racconto coinvolgente che, con un ritmo incalzante e tanti colpi di scena, parla di storia e mistero, ma anche di lealtà e amicizia.

Ecco come ci ha raccontato il suo libro il giovane autore, Fabrizio Di Gioia, rispondendo alle domande del papà Luigi, che ne ha curato le illustrazioni:

 

Fabrizio, racconta come ti è venuta l’idea di questa storia.

Perché mi annoiavo, durante l’ennesima partita di pallavolo di mia sorella, dentro una palestra, tra i rumori dei palloni e le urla del pubblico. Ho provato a leggere, ma c’era troppo baccano, così ho preso un’agendina nella borsa di mia mamma e, dopo aver fatto qualche disegno stilizzato di personaggi di Star Wars, ho iniziato a provare a descrivere la scena inziale di una storia inventata che avevo ben chiara in testa, e pian piano ho aggiunto qualche passaggio. Col passare del tempo, però, hanno cominciato a piacermi quei momenti in palestra, perché riuscivo ad avere maggiore ispirazione e a proseguire con la mia storia.

Avevi immaginato che potesse diventare un libro?

No, lo sognavo nella mia fantasia ma non credevo potesse diventare realtà. Tu mi hai proposto di lavorarci seriamente, come se avessi dovuto mandarlo a una Casa Editrice; mi hai fatto mille domande, a cui dovevo dare risposta nella storia, per migliorare le descrizioni, me lo hai fatto rileggere tante volte per cercare errori e parti da migliorare… a tratti è stato faticoso, ma è stato particolarmente bello inventarci le parti misteriose cercando i collegamenti con l’Impero Romano e ragionare per settimane per trovare il miglior modo per completare la storia.

Perché hai voluto aggiungere delle immagini?

Alcune scene le avevo così chiare in testa che mi sarebbe davvero piaciuto farle vedere a chi avrebbe letto la storia; un modo per farlo entrare ancora di più nella narrazione. Non so se posso dirlo, ma all’inizio, quando ti ho chiesto di poter aggiungere delle immagini, hai provato con l’intelligenza artificiale, che ridere! Ci proponeva delle scene che non c’entravano nulla rispetto a come me le immaginavo io, aggiungeva un sacco di particolari di troppo e così sembrava tutt’altra storia…
Alla fine ti ho convinto a tirar fuori dall’armadio i tuoi acquarelli e ad accontentarmi nel disegnare quello che avevo in testa.


Un’ultima domanda, prima che mi scappi via... Quale messaggio vuoi trasmettere con questo libro?

Non avevo pensato di dover avere un messaggio da trasmettere raccontando una storia. Poi però scrivendo e rileggendo ho ritrovato l’importanza dell’amicizia, del potersi fidare degli altri e del riconoscere le cose importanti.
Ma soprattutto mi piace trasferire agli altri ragazzi della mia età il fatto che se hanno un’idea, un sogno da voler realizzare, anche se sembra lontano o difficile, se si impegnano e si fanno aiutare, tutto si può realizzare! Parola di sognatore.

Papà Luigi e Fabrizio Di Gioia


Fabrizio Di Gioia nato ad Asti a novembre 2014, è appassionato di Star Wars, di Lego, scacchi e tennis. Sempre curioso e creativo, pone spesso domande, alcune delle quali riescono a mettere in difficoltà insegnanti e genitori. Interessato al giornalismo, è solito appuntarsi situazioni e idee dalle quali qualche volta nascono storie avvincenti, come nel caso di questo suo primo libro, scritto mentre frequentava la quinta elementare. Le illustrazioni sono realizzate da Luigi, papà di Fabrizio. Pubblicato da Il Ciliegio ad ottobre 2025.


23/10/25

E poi ci siamo scelti

 

 Articolo a cura di Rosella Quattrocchi, autrice del libro

Anche dopo la conclusione de Il cacciatore di orchi, sapevo che quella storia non era finita. Non lo era per me e non lo era per loro: per Chiara, per Matteo, per quella famiglia che nel primo romanzo era un approdo momentaneo, una casa provvisoria dove ricominciare a respirare. 

Si concludeva un capitolo delle loro vite, ma a ogni fine segue un inizio e E poi ci siamo scelti nasce proprio lì, nel tempo sospeso del dopo.

Nel primo libro avevo raccontato il buio, la paura, la scoperta della verità. Avevo voluto dare voce a un bambino ferito e a chi, nel mondo reale, ogni giorno si prende cura di storie come la sua, a Chiara, l’assistente sociale che, con passione e fragilità, si impegnava per proteggerlo e restituirgli la possibilità di fidarsi ancora. Era una storia di coraggio e di giustizia, ma anche di dolore e di solitudine: il momento in cui la verità si fa strada, ma tutto il resto sembra ancora da costruire.

Ora volevo raccontare il dopo, o meglio “un dopo” perché potrebbero essercene tanti. Cosa succede dopo? Dopo l’urgenza della protezione, della tutela, dopo la conclusione del processo. Come si vive con le cicatrici, come si ricomincia a fidarsi? E come vive chi apre la propria casa all’accoglienza anche senza sapere che forma abbia e cosa porti con sé?

Il nuovo romanzo è un seguito, ma anche una nuova partenza: là dove il primo terminava con la protezione e il processo, qui comincia la ricostruzione.

E poi ci siamo scelti è la risposta a queste e altre domande. E come già anche ne Il cacciatore di orchi la storia principale è affiancata da altre storie, alcune di tenore più leggero, perché non è e non vuole essere un romanzo emotivamente pesante, per quanto raccolga emozioni intense.

Matteo è cresciuto, ora è un adolescente che deve imparare a convivere con i segni del suo passato e a lasciarsi accogliere da chi lo ama. Margherita e Lorenzo, la coppia che lo ha accolto, non sono eroi: sono due adulti imperfetti, pieni di dubbi, non hanno ricette infallibili e si interrogano di continuo, ma sono capaci di restare. Di esserci. E poi c’è Chiara, l’assistente sociale, che continua a camminare accanto alle famiglie e ai ragazzi che incontra, con determinazione ma non senza vulnerabilità. Un ponte tra ferita e rinascita, con la stessa ostinazione di chi sa che non esistono vite “aggiustate”, ma solo vite accompagnate. Nel nuovo libro non c’è più l’urgenza della denuncia, ma la lentezza della cura. È un romanzo che parla di colazioni insieme, di serate silenziose, di parole che mancano e di gesti che riempiono.

È il tempo dell’affido: fatto di nuovi equilibri e nuove abitudini, di attese, di fiducia costruita con pazienza.

“Scegliersi” significa riconoscersi, smettere di difendersi, fidarsi. È un atto reciproco che richiede tempo. E quando succede, avviene uno scatto nelle vite dei protagonisti: Margherita e Lorenzo passano dalla decisione di aprire le proprie vite all’affido, alla scelta di essere genitori affidatari di quel bambino; Matteo passa dal lasciarsi portare in una casa e una famiglia sconosciute, allo scegliere di farne parte.

È un libro che parla di affido, di giustizia e di cura, ma soprattutto parla di amore come scelta consapevole. Perché ci si sceglie ogni giorno: quando si resta, quando si perdona, quando si impara di nuovo a fidarsi, ma anche quando si decide di andarsene per proteggersi e proteggere.

E allora sì, E poi ci siamo scelti è la storia di chiunque, per ragioni diverse e in modi differenti, si sia trovato nella condizione di poter scegliere e lo ha fatto.



Rosella Quattrocchi è un’assistente sociale, vive e lavora a Modena. Ha esordito nel 2019 con il romanzo Il cacciatore di orchi, nato dalla sua idea di un soggetto per una serie TV, e che, anche grazie alla favorevole accoglienza dei lettori, trova in queste pagine il suo proseguimento. Ha scritto inoltre monologhi e racconti con cui ha partecipato a eventi culturali e concorsi, classificandosi più volte tra i vincitori.


22/10/25

Lola un amore di stella

 

Articolo a cura dell'autrice del libro, Enrica Mambretti

“Il Grande Pittore, dopo aver colorato l’Amore, avanzò qualche pennellata di rosso e per non sprecarla la distribuì sulla bianca Amicizia tingendola di rosa.”

Cos’è l’Amicizia? Cos’è l’Amore?

Queste sono le domande che si pone Lola, un cucciolo di stella marina che vive nel Mar Mediterraneo. 

Per cercare la risposta intraprenderà un viaggio avventuroso alla ricerca di mari più puliti e si troverà ad affrontare molte esperienze, alcune esaltanti, altre dolorose, che la porteranno a conoscere meglio la vita. 

Lola scoprirà la solitudine, la mancanza di libertà, ma anche la gentilezza e la bontà. Imparerà a distinguere la differenza tra voler bene e voler possedere. Sperimenterà la paura e poi il coraggio, che spesso è solo un passo dietro.

E infine capirà che “l’amicizia e l’amore sono frutti della stessa pianta”.

*****

Ho scritto questo racconto prendendo spunto da un sogno singolare che mi è capitato di fare durante una vacanza al mare e che mi ha lasciato sensazioni piacevoli. 

Nei sogni può accadere qualunque cosa ed è possibile che gli animali, come la stella marina Lola, possano parlare e comunicare con gli esseri umani. 

Forse… anche nella vita può essere così! Con gli animali io ho sempre parlato, fin da piccola, perché credo che siano in grado di comprendere – se non il significato preciso delle parole – almeno il senso di ciò che dico. Non solo: sono anche convinta che mi rispondano! Il loro linguaggio è fatto di posture, di movimenti delle orecchie o della coda, di piccoli contatti o altri segnali da interpretare.

Sono un medico veterinario e dopo tanti anni dedicati a prendermi cura degli animali, ho imparato a prestare loro attenzione, ad “ascoltarli”, e ho scoperto che sono capaci di provare amicizia disinteressata e amore.

Per questo motivo ho voluto scrivere la storia di Lola e così, attraverso il suo sguardo semplice e il suo cuore ingenuo, ho parlato dell’amicizia e dell’amore, sentimenti che rendono vulnerabili, che fanno emergere le contraddizioni dell’esistenza e tuttavia offrono la forza per superarle.

Il viaggio di Lola, che la costringe a misurarsi con se stessa e con gli altri, è anche il nostro percorso alla ricerca della felicità. Uno stato d’animo che va coltivato con garbo e che è alimentato proprio dai sentimenti più luminosi, quelli che fanno “brillare le stelle”.  

*****

 “C’era una volta…”. 

Per scrivere questo racconto, che è rivolto ai bambini ma anche agli adulti, ho scelto il linguaggio delle fiabe. Sono infatti convinta che nel treno della comunicazione siano proprio i vagoni delle parole semplici quelli più capaci di portare in giro per il mondo il significato delle emozioni e dei sentimenti. 

Enrica Mambretti

Enrica Mambretti, veterinaria e scrittrice, per molti anni ha svolto la professione medica in provincia di Como. Nei suoi scritti ha sempre dato spazio e voce agli animali. L’amore per la natura e la gioia di conoscere la portano spesso a viaggiare, ispirandola nella scrittura. È autrice di romanzi e raccolte di racconti: In cammino verso Santiago (2015), Paso Doble (2017), Limpida è la sera (2019), Come nuvole innamorate (2020), Tutti i giorni davanti a me (2022), Frecce dall’azzurro cadute (2025). Molti suoi racconti sono stati pubblicati in volumi e antologie. Le sue opere hanno ottenuto importanti riconoscimenti letterari.

 


21/10/25

Nell'abbraccio dell'acqua

 

Articolo a cura di Fabrizio Brignone, autore del libro


“Nell’abbraccio dell’acqua” segue e arricchisce “Nella foresta della nebbia”: questa volta la protagonista è una ragazzina, Laver, che vuole lasciare la foresta per raggiungere il mare, metafora della ricerca di sé, della propria identità e di nuove esperienze. Il viaggio avviene in solitaria, con tanti incontri lungo il cammino verso le spiagge e addirittura negli abissi, in un percorso di crescita e di scoperta attraverso un mondo ricco di fantasia e di magia. Senza mai perdere il sorriso e fino a trovare “la miglior versione di sé”.

Il mare e l’acqua come metafore dell’andare oltre la quotidianità per incontrare davvero se stessi, per scoprire la propria identità e modellare il carattere attraverso le esperienze. E sono davvero tante le metafore e i simboli, in questo libro: la fantasia è quasi una scusa per amplificare, per raccontare ancora più a fondo la realtà.

“Nell’abbraccio dell’acqua” si sviluppa con tanti incontri e dialoghi come momenti di confronto e di riflessione, ciascuno con un messaggio, un valore, un piccolo aiuto per affrontare meglio la vita di ogni giorno. Ecco allora che la carovana diventa metafora dei social network, la signora dei fiori esprime la genitorialità, la baia degli amori naufragati è occasione per confrontarsi sull’amore, una stella marina sceglie l’isolamento sociale, un pesce danza per un amico che non c’è più. E ancora il tatuatore, il raccoglitore di perle, la maga della luna, Pelledacqua e tanti altri personaggi.

Non mancano soggetti ed episodi strani, surreali, magici: umani, animali e vegetali, tutti in dialogo e in connessione continua tra loro, com’è nella potenza e nella ricchezza della vita. E insieme ci sono le sfide, che ognuno di noi affronta fuori e dentro di sé. In questo caso, quella di diventare grandi in un mondo non semplice, attraverso strumenti e consapevolezze che sono della nostra contemporaneità e insieme rispondono a domande che non tramontano mai.

È stata una bella sfida inventare una storia di crescita ambientata in mondi di fantasia, descrivere luoghi e personaggi con una scrittura vivace e ritmata per coinvolgere gli adolescenti, trasmettendo messaggi, riflessioni e valori importanti per loro e insieme trasversali a ogni età, per riflessioni non superficiali in ogni fase della vita. La ricerca della propria identità e dei propri sogni, l’autonomia e l’aiuto, la determinazione e l’entusiasmo, il coraggio, l’amicizia, l’altruismo e il rispetto per la natura: “Nell’abbraccio dell’acqua” e “Nella foresta della nebbia” sono romanzi destinati solo apparentemente a ragazzi e adolescenti, raccolgono storie e valori per coinvolgere i lettori più giovani e insieme farsi apprezzare da un pubblico di tutte le età.

L’opera precedente era dedicata a mio figlio, dato che l’ispirazione era giunta proprio dalle storie che inventavo per lui, mentre lo coccolavo in fascia o nel passeggino. L’idea era quella di scrivere per lui una favoletta a sfondo ecologista, come messaggio di “benvenuto nel mondo”, nella stupenda e preziosa casa comune che è la natura; poi i personaggi si sono moltiplicati e la storia si è arricchita, ed ecco i due libri. Nel secondo mi sono concentrato su una ragazzina che affronta il viaggio da sola e ritaglia anche momenti per sé, per raccogliere i pensieri, in una chiave più introspettiva e più ricca di sfumature, com’è nell’animo femminile. Per questo e per il ruolo determinante dell’acqua, il libro è dedicato a mia moglie.


Fabrizio Brignone 


Fabrizio Brignone è nato a Cuneo, dove vive, il 29 ottobre 1974. Diplomato al Liceo classico e laureato in Scienze della Comunicazione, è giornalista professionista dal 2001; è redattore del settimanale cuneese La Guida, dove iniziò come collaboratore nel 1994. Ha avuto esperienze in radio e televisioni locali; tra il 2000 e il 2010 ha anche collaborato con il gruppo Il Sole 24 Ore (in particolare per il supplemento settimanale “Nord Ovest”) e con l’agenzia giornalistica Agi.

È autore di pubblicazioni di vario genere: “La Guida, il nostro stile. Un manuale di scrittura per l’informazione locale” (2000, sintesi e adeguamento pratico della tesi di laurea “I codici di stile. Consapevolezza e autodisciplina nella stampa europea”); “La ragazza coi tarocchi e altri racconti newyorkesi” (2017); “Ultimo minuto” (2018, romanzo selezionato al premio nazionale Eri-Rai “La Giara” 2013-2014); “Nascono da sole e sanno chi sei. Vasco e Ligabue nelle loro canzoni” (2019); oltre a contributi in altre opere, tra cui storie di imprenditori del cuneese. Con Il Ciliegio ha pubblicato “Nella foresta della nebbia” (2024), di cui si ritrovano personaggi e atmosfere anche nella nuova opera “Nell’abbraccio dell’acqua”.

 


 


30/09/25

IO VOGLIO UN CAVALLO

 

Un racconto ironico e scanzonato, ma in grado di far riflettere chi lo legge. Valentina è una bimba molto determinata che desidera avere un animale. Non un animale qualsiasi, però, bensì... un cavallo. I genitori cercano di dissuaderla, nonostante la sua insistenza, contrapponendo al punto di vista sognante della figlia il loro modo di vedere le cose, ben più pratico e concreto. Il finale rivelerà una maniera diversa di prendersi cura gli uni degli altri.

Quando siamo piccoli siamo mossi da tanti desideri. Realizzabili, bizzarri, delicati o irruenti. Nella mia esperienza di insegnante della scuola primaria ho parlato tanto di desideri e sogni con i bambini e le bambine delle mie classi, e sono sempre rimasta affascinata da ciò che matura e si muove nel loro mondo fantastico. Da piccolo capire quale sarà il tuo cammino non è difficile. 


Piuttosto è un misto di suggestioni e passioni che accompagnano a definire, chi si vuole diventare e che lavoro fare “da grandi”. I desideri, se non sono troppo incanalati, sono liberi e spesso non lineari. Si muovono tra le strade del possibile: sarò un astronauta che riesce a volare senza casco, un subacqueo delle profondità marine, una cantante di bolle di sapone…avrò i capelli lunghissimi e rosa, le ali variopinte e un unicorno colorato…

Tutto è possibile nel mondo dei desideri. Costruendo una strada fatta di un passo dopo l’altro. Come nella realtà. Poi ci sono i desideri più realizzabili e “piccoli” che ricorrono spesso, come, avere accanto a sé un animale. Credo che nonostante l’immaginario dei bambini e delle bambine oggi sia molto influenzato dalle proposte commerciali e provenienti da film e videogiochi, il rapporto con gli animali rimanga tutt’oggi, profondo.

Anche per i bambini di città o cresciuti nella tecnologia, il rapporto con la natura e gli animali rimane un archetipo intatto. Ecco perché ancora le storie per l’infanzia parlano loro di volpi gentili, di conigli coraggiosi, di gattini generosi ma anche orsi arrabbiati, cani dispettosi… permettono loro di affrontare le avventure quotidiane ed emotive con la presenza rassicurante e sincera degli animali accanto a sé. Aiutanti reali o immaginari che permettono loro di capire come funzionano il mondo e le relazioni.

Sono stata una bambina di città. Incontravo la natura durante le estati dai nonni; la natura mi ha sempre parlato e scandito la mia meraviglia. Ho incontrato amici e animali all’aria aperta. Una bella fortuna. Ma non ho mai avuto un animale accanto, fino all’età adulta. Non ho mai avuto un pesce rosso, un cagnolino, un gatto. Io volevo un cavallo. Forse per questo non sono stata accontentata, è decisamente un desiderio “fuori misura.” Li ho desiderati tanto. Li ho disegnati tanto. Ho scritto avventure con loro. Quel desiderio e quei disegni mi hanno nutrito. 

Volevo diventare una scrittrice. E ora, finalmente, scrivo storie dove i miei personaggi parlano e vivono tutte queste cose insieme. Da questi pensieri nasce la storia Io voglio un cavallo, una storia ironica ma riflessiva. Volevo scrivere dei desideri dei bambini e delle bambine, per questo ho cominciato a pensare a una storia in cui la determinazione della protagonista avrebbe superato gli ostacoli che le si sarebbero proposti. E quale miglior modo di trovare degli ostacoli, se non desiderare una cosa impossibile?

Se scrivo è perché credo che questi pensieri siano universali e che possano incontrare la sensibilità di chi legge e sfoglia un albo illustrato, riconoscendo in quella storia, un pezzetto della propria. Io voglio un cavallo, ripete la protagonista. Con tanto convincimento e tenacia da mettere in difficoltà i propri genitori. Non voglio un gioco, non voglio una decorazione sul pigiamino, non uno sfizio… voglio proprio un cavallo. 

Perché saprò prendermene cura, e lui di me. Con lui sarò forte e sicura. Le illustrazioni di Luisa Scopigno, mia compagna di avventure letterarie e amica, accompagnano la protagonista in questa sua ricerca. Luisa ha saputo dare immagine alle mie parole con delicatezza e il suo tratto allegro. Anche le immagini ci conducono a un finale della storia non banale e scontato.

Ma non voglio svelare il finale della storia… cosa potrà nascere da questo desiderio fuori misura?... forse un sogno smisurato.

Tiziana Tosi insegnante di italiano e arte nella scuola primaria, unisce la passione per i disegni, le parole e la didattica, nei libri che scrive. Disegna le sue storie con una “penna bambina”, indirizzandole ai piccoli che stanno muovendo i passi nel percorso della crescita. Ha illustrato Orso Palloncino (Indomiti pensieri differenti) e pubblicato Nalin e le cinque saggezze (La strada per Babilonia), Un mostro piccolo, piccolo (Voglino), Il pescatore di nuvole (La strada per Babilonia), La mamma è mia (La fabbrica dei segni), Ti abbraccio Teheran (Le pecore nere).

29/09/25

Un Fantasma in frac

 

La storia di un piccolo fantasma in frac che attraversa i paesi di mare e di montagna portando con sé un acchiappafarfalle e una grande valigia senza fondo, dove mettere tutte le paure dei bambini. Il libro ha lo scopo di aiutare i bambini che hanno paura di qualcosa mettendo in luce alcuni messaggi: la paura è un’emozione naturale e valida, a tutti capita di provarla, piano piano è possibile “addomesticarla” e soprattutto non si è mai soli quando la si deve affrontare, c'è sempre qualcuno pronto a donare ascolto e sostegno emotivo.


La storia del Fantasma in Frak nasce da due aspetti che definirei biografici. Il primo riguarda la mia passione per le fiabe, una passione che nasce da molto lontano. Da una nonna che si chiamava Italia. Quando ero bambina pensavo che nessuno fosse più brava di lei a raccontare fiabe e favole.  

Preparare l’atmosfera, modulare la voce, creare la magia, suscitare la suspense fino all’ultimo respiro dell’ultima parola: questo era il suo vero talento. Le preferite quelle di Perrault, le adoravo. Non potrò mai scordare come le narrava, se chiudo gli occhi riesco ancora a sentire la sua voce. Era talmente brava che avrebbe potuto permettersi di raccontare le pagine gialle, con me lì estasiata sotto la pesante trapunta. Dormivo con la nonna e non avrei mai rinunciato a quello che io ritenevo un sacrosanto privilegio: addormentarmi al suono della sua voce, mentre raccontava la fiaba serale.

Il secondo aspetto invece si riferisce al mio lavoro di Pedagogista e Facilitatore in Mindfulness. Per i miei bimbi e le loro famiglie sono la dottoressa delle emozioni e dovete sapere che proprio grazie alla pratica professionale ho maturato la convinzione che la fiaba sia un potente strumento di comunicazione e di cura. 

Non solo per i bambini, ma anche per gli adulti perché il piacere di ascoltare le fiabe non ha tempo, né spazio, né età. Esse continuano a parlare al cuore e alla mente di adulti e bambini, entrati ormai a pieno titolo nel terzo millennio. Possiedono un potente valore terapeutico, psicologico ed educativo. Un valore che va salvaguardato e rivalutato. La fiaba che diverte, che fa sognare, che apre alla fantasia, che contatta le emozioni, la fiaba che cura, che guarisce. E ancora. La fiaba che allena l'ascolto e l'attenzione, che potenzia la mente, che crea complicità, che permette di esprimere le ansie, suggerendo contemporaneamente soluzioni ai problemi che ci assillano. 

Quando l'adulto legge una fiaba è come se aprisse un forziere, contenitore di straordinari tesori, che trasportano il bambino in un mondo fantastico, meraviglioso. Tesori che aiutano a scoprire le soluzioni adattive e in maniera limpida inviano il messaggio che nella vita le fatiche esistono, ma sono superabili. Tesori che racchiudono dentro di sé la pillola dell’ottimismo: invitano a non rinunciare, a non abbandonare la strada della ricerca perché molto presto la soluzione si troverà. Tesori che permettono alle emozioni di trovare la giusta via verso l'ordine e l'armonia. 

Addirittura dati clinici dimostrano come i bambini piccoli a cui si legge e si narra, si ammalano di meno perché fanno esperienza di benessere e di serenità. Lo sguardo, la voce, il calore, la vicinanza sono tutte promesse di felicità poiché la valenza più grossa del raccontare sta racchiusa in questa immagine della piacevolezza, che unisce il bambino e l’adulto. È proprio questo che rende indimenticabile l’esperienza al bambino e così pure il rapporto con chi gli legge una storia. Oserei dire che il rapporto che si crea nel raccontare una fiaba, non si crea in nessun altro modo.

La mia fiaba parla ai bambini della paura e vuole farlo consegnando al loro cuore i seguenti messaggi. Che la paura è un’emozione naturale e valida come tutte le altre, che a tutti i bambini capita di provarla, che piano piano è possibile confrontarsi con essa trovando strategie utili per addomesticarla e soprattutto che non sono soli, c' è sempre qualcuno pronto a donare loro ascolto comprensivo e sostegno emotivo. 

Proprio come fa il protagonista della fiaba, un simpatico Fantasma in Frak che, con i suoi strumenti magici e con il coinvolgimento stesso dei bambini li aiuterà a immaginare un modo per lasciare andare le paure. 

Come? Con la giusta dose di magia e creatività e con l’aggiunta di qualche piccolo richiamo ai fondamenti della Mindfulness, metodo che aiuta i bambini a sviluppare fin dalla più tenera età, consapevolezza, stemperando pensieri ansiosi e paure grazie al respiro e all’immaginazione.

In ogni fiaba che scrivo “c’è” mio figlio Gabriele, fonte di ispirazione per i miei racconti, mio talismano speciale, presenza di luce bellissima nella mia vita. Ci sono anche tutti i bambini che ho incontrato in studio e nelle scuole dell’infanzia. A loro vorrei dire: sappiate di avere il diritto di provare paura e così pure di poterla raccontare. Vorrei per ultimo far arrivare a tutti gli adulti che leggeranno questa fiaba a un bambino o una bambina questo augurio: possiate essere capaci di ascoltarli, rassicurarli e proteggerli.  Possiate soprattutto essere dei buoni acchiappapaure.

Concludo con questo pensiero. Credo che in tutti i momenti della vita, i bambini, abbiano un piede nella fiaba e uno nella realtà. Ogni bambino dovrebbe saper camminare nella realtà convinto di possedere dentro di sé delle forze magiche, pronte a sostenerlo. È una consapevolezza o forse semplicemente una speranza, che noi adulti possiamo donare loro, anche attraverso il racconto delle fiabe.


Gabriella Arcobello, nata a Como nel 1966, è pedagogista, psicometrista, consigliere di orientamento scolastico e professionale, esperta di problematiche psicopedagogiche. Si occupa di prevenzione in età evolutiva, lavorando con bambini, genitori, insegnantie conduce corsi di formazione per docenti, educatori e genitori.Ha scritto Nove possibilità di donna (Effatà, 2012), due libri illustrati di fiabe per bambini (Ti dono una fiaba, Monti, 2012; Storie di cose così,Monti, 2013) e il romanzo Come fiocchi di neve (Lettere animante, 2015). Per Edizioni il Ciliegio pubblica Stella Piccina va all’asilo, La scimmietta Arianna e il dottor Talpone e La Bacca Rossa e Babbo Natale, Che fine hanno fatto i Sette Nani? e Un fantasma in frac.

26/09/25

La stanza bianca

 

All’inizio delle vacanze estive Nicola riceve una lettera di convocazione per partecipare a un esperimento di ricerca psicologica sulla generazione Z. All’appuntamento ci sono tanti altri ragazzini che vengono rinchiusi in una enorme stanza bianca dove ha inizio un gioco dominato da amicizia e spietata competizione.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro, la sua autrice Aurora Vannucci: "

La stanza bianca è una storia che ho scritto in contemporanea con Underground (sempre pubblicato con Edizioni Il Ciliegio nel 2024) nell’estate fra la prima e la seconda superiore, quando avevo solo 15 anni. 

Proprio per questo il libro inizia descrivendo il primo giorno di tre mesi di vacanza, quello in cui finalmente puoi dormire fino a tardi, e fin dalle prime righe si respira una libertà… Che sarà soffocata per tutto il resto della narrazione. Infatti questo libro è nato sì quando

avevo quindici anni, quando dovevo essere una ragazzina attiva, curiosa e piena di vita, ma non potevo esserlo perché quando avevo quindici anni ero chiusa in casa. L’Italia e tutto il resto del mondo era in lockdown. 

L’estate fra la prima e la seconda superiore è un rito d’iniziazione. È l’estate in cui ti senti grande perché hai finito il tuo primo anno nella scuola dei grandi. È l’estate in cui i tuoi genitori ti concedono di tornare a casa più tardi la sera. È l’estate in cui la vera famiglia diventano gli amici, è l’estate dei primi amori. 

Noi ragazzi che oggi abbiamo vent’anni non abbiamo mai avuto quindici anni, non abbiamo mai vissuto queste sensazioni e non potremo riaverle indietro. Però possiamo immaginarle e possiamo scriverle per regalarle ai quindicenni di oggi.

Infatti questo libro parla di amici che diventano una famiglia e di primi amori. È la storia di giovani forti che si rendono conto di essere fragili e di ragazzini fragili che si rendono conto di essere forti. È la storia di Nicola, un ragazzo insicuro e senza amici costretto a socializzare e a collaborare con gli altri riuscendo addirittura a diventare un leader; è la storia di Roberto, ragazzo dalla bassa autostima per i suoi pessimi voti che riesce a trovare la sua strada lontano dall’ambiente scolastico; è la storia di giovani adulti che cambiano, sbagliano e alla fine crescono, perché questa è l’unica via per trovare, o quantomeno provare a trovare, la propria identità. 

In una parola: La stanza bianca è l’adolescenza.

                                                                        Aurora Vannucci


Aurora Vannucci ha diciassette anni e risiede a Parma. Frequenta il Liceo, pratica sport, scrive, legge, disegna e viaggia. Ha partecipato a svariati premi letterari per ragazzi e adulti con eccellenti risultati. Nel dicembre 2021 è stata insignita dell’onorificenza di Alfiere della Repubblica. Ha una pagina Instagram aurora.writer.vannucci e una pagina facebook I libri di Aurora.