31/08/26

Slippy cuore di drago

 

Slippy è un giovane draghetto buono di… soli cinquantasei anni. Ha una caratteristica particolare: la sua aletta sinistra è più piccola della destra, e non risponde ai comandi. Per il draghetto, però, questo non è mai stato un problema. Le cose, tuttavia, cambiano il giorno in cui inizia a frequentare la Scuola dei draghi. Questo racconto breve si pone l’obiettivo di raccontare l’inclusione come forma di crescita, di esplorare il rapporto padre-figlio e anche il contatto tra culture diverse, grazie al quale le differenze non fanno altro che arricchire l’amicizia.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autore del libro, Francesco Codenotti, sulla sua opera: 

Slippy cuore di drago nasce in primis dalla volontà di mia moglie Sara Cremini, come me autrice Ciliegio e direttrice delle collane fantasy e autrice anche per un’altra casa editrice. La nascita di nostro figlio Gabriele, da subito in casa soprannominato “piccolo traghetto”, ha dato la spinta definitiva perché questa storia vedesse la luce.


Slippy cuore di drago è la storia, appunto, di un piccolo draghetto che, a causa di un’aletta atrofica, non può affrontare le sfide che la Scuola dei draghi gli pone davanti. Per questo motivo, verrà sin da subito preso di mira dai “bulletti” della Scuola, come Goldrung, un bellissimo drago dorato che, fin dal primo giorno, è in grado di volare e sputare fuoco.

Sarà proprio tra queste difficoltà, però, che Slippy conoscerà degli amici speciali: Fatty, un draghetto un po’ cicciottello che non riesce a volare, e Sgushy, un drago piccolissimo che non può sputare fuoco ma che è molto, molto intelligente.

E quando una razza sconosciuta proveniente dai confini Ovest metterà a repentaglio la vita dei draghi, sarà proprio l’amicizia tra i tre che farà capire a tutti i draghi, sia piccoli che adulti, così come ai membri delle altre razze, che la vera forza talvolta si nasconde non nella capacità di volare o di sputare fuoco, ma nella capacità di guardare oltre le apparenze. 

Francesco Codenotti, autore bresciano, vive a Gardone Val Trompia. Nel 2021, per Leone Editore, ha pubblicato Le sette vie del drago. I Custodi del destino (ripubblicato nel 2022 da PAV Edizioni) con il quale ha vinto il Premio assoluto ai Dickens Books Awards 2022 e a cui è seguito Le sette vie del drago. La scelta, secondo e conclusivo volume della sua dilogia fantasy-ucronica. Autore anche di diversi racconti, nel 2021, con Rinascita, ha vinto il concorso “Come non uccidere la scrittura”. Dal 2021 è referente PAV Edizioni, per cui è direttore di collana Fantasy. Nel 2024 ha pubblicato per PAV il romanzo Immor(t)al.



30/08/26

Lo Scarafaggio

 

Articolo a cura di Paolo Valeri, autore del libro:

"Milano, primi anni novanta: una città sporca, che non si è ancora tirata a lucido e sta vivendo la sua prima grande ondata d’immigrazione, quella dall’est. Al semaforo c’è un uomo che chiede l’elemosina, uno che non nota nessuno ma che osserva tutto: vede una bambina cresciuta troppo in fretta e anche quel gruppo di uomini che sopraggiungono a rapirla. In un momento cambia tutto, perché quell’uomo si fa coinvolgere. Segue, prevedibile, l’escalation della violenza che risponde alle leggi del crimine ma tra le maglie dell’indagine si fa largo un nome: lo Scarafaggio. 

A indagare è una donna, Patrizia Risso, ispettrice in una questura di uomini: brava, talmente brava da essere l’unica a intuire cosa stia succedendo quando le cose precipitano. Tra ‘ndranghetisti, sicari prezzolati e vecchie spie ognuno cerca il proprio tornaconto: tutti tranne l’Ispettrice Risso, lei cerca una qualche verità anche in mezzo a colleghi menefreghisti, razzisti o preoccupati della carriera. 

La storia si sviluppa all'interno di una cornice che mischia giallo, thriller e spy story per riflettere sull'individualismo e le storture sociali di un passato recente, mettendo in luce le radici di un presente in cui c’è spazio solo per la convenienza personale. Unica nota stonata è proprio lui, lo Scarafaggio: mosso da un reale gesto di altruismo che fa saltare tutto il sistema.

***

La peculiarità di ogni storia è il punto di vista da cui viene raccontata, io volevo usare il genere crime per costruire una storia di sguardi marginali: così è nato Lo Scarafaggio. Infatti è marginale lo sguardo del protagonista, che vive per strada. Marginale quello dell’ispettrice Risso, unica donna in un consesso maschile. È marginale lo sguardo dell’agente scelto Abdulkadir, al margine tra la cultura marocchina d’origine e quella italiana in cui è cresciuto. Anche lo sguardo razionale di Mario Ravizza, il direttore della scientifica, mantiene una prospettiva marginale: quella dal basso della sua carrozzina. Persino i cattivi, addirittura quelli del clan dei Cicero, Tony Settebello su tutti. Soprattutto è marginale il punto di vista di Velsa – giovane, straniera, mercificata – per questo è così importante per lo Scarafaggio salvarla. 

Così è nato un racconto polifonico, dove in ogni capitolo si cambia punto di vista. Non per il gusto di movimentare il racconto. Al contrario, è stata una scelta stilista precisa: attraverso la forma narrativa mi interessava riflettere su ciò che siamo e su ciò che possiamo apparire agli altri. È talmente radicata che, eliminarla, significa di fatto cancellare il finale della storia. A proposito del finale: lo scenario in cui si conclude la vicenda dello Scarafaggio è quell'enorme cantiere su cui si stava costruendo la nuova università milanese, il complesso Pirelli alla Bicocca è forse il primo grande lotto di una “riqualificazione” ancora di là da venire, una pagina di storia ancora troppo poco indagata nei suoi convergenti interessi politici, industriali e criminali. Gentrificazione e turistificazione dei quartieri, in quei primi anni ’90, sono ai loro prodromi, ma Milano è già una città che assiste alla dismissione dei suoi residuati industriali mentre edifica su di loro una idea nuova: il commercio della cultura.

Al centro di tutto questo ho messo un cliché del genere: il personaggio che ritorna in azione, con un passato grande e oscuro, costretto a confrontarsi con nemici uno più potente dell’altro. Risalire la catena del potere, dai piccoli criminali di strada al vertice politico dei servizi segreti, mi sembrava il miglior espediente per raccontare il meccanismo sociale e politico in cui stiamo tutti impigliati. Così alla fine Lo Scarafaggio è come un sasso buttato in uno stagno, un’anomalia che produce cerchi concentrici, che si allargano con increspature sempre più ampie, destinate a deformare ogni percezione che abbiamo dell’idea di ordine."


Paolo Valeri

Nasce a Milano nel 1982, da una decina di anni ha lasciato la grande città per rifugiarsi in un paesino sulla punta orientale del lago di Como. Lavora nel sociale, cerca di dare una mano. Scrive per ragionare sul mondo, nel 2022 ha pubblicato il suo primo romanzo per Talos Edizioni: Un’altra storia è possibile. Viaggio nel G8.



28/08/26

il Condominio dei Bau Bau

 



Alle sei del mattino un lungo abbaiare sveglia gli animali del parco e gli inquilini delle tre palazzine della Residenza delle Magnolie. Al quinto abbaio, come in un concerto, tutti i componenti… dell’orchestra iniziarono a suonare. Ognuno con il suo vocalizzo: merli, tordi, fringuelli e cardellini. Tutti tranne il passerotto Apollo... Una storia divertente in cui i protagonisti sono quasi tutti animali. Un inno all'amicizia a quattro zampe e alla consapevolezza che per risolvere i problemi a volte serve un pizzico di solidarietà.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Alessandra Sala, sulla sua opera: 

"Il Condominio dei Bau Bau è una storia vera scritta a due mani e quattro zampe. A suggerirmela, con dieci lunghi abbai, è stata Fiaba, la mia bassottina a pelo duro. Ma anche i suoi amici: Viola, Olly, Cloè, Artù, Puzzo e Lincoln. 

Perché abbiamo deciso di scriverla? Perché cani, gatti, conigli, uccelli… sono amici preziosi con cui condividiamo i nostri stati d’animo. È grazie al loro amore che superiamo i momenti di malinconia o di rabbia. 
Sono compagni di vita e non peluche a cui tirare coda o baffi, giocattoli con cui giocare quando se ne ha voglia e abbandonare in un angolo quando si è stanchi. 
Come noi umani provano emozioni: paura, rabbia, gioia, dolore e tristezza.  E sentimenti: amore, amicizia e solidarietà. 
Non le esprimono con le parole ma con cinguettii, fischi, guaiti, abbai, scodinzolamenti e movimenti del capo o del corpo. 
Vi siete mai chiesti perché i cani fanno BAU?
Perché hanno paura.
Perché si sentono soli.
Perché sentono dolore.
Per attirare l’attenzione.
Perché hanno sentito dei rumori.
Perché sono felici.

Ed è proprio grazie ai sentimenti, all'amicizia e alla solidarietà, che nel Condominio dei Bau Bau i protagonisti della storia riescono a risolvere i problemi.
Vero Fiaba?
BAU…BAU…BAU…


Alessandra Sala


Nata a Napoli e residente a Milano, è scrittrice, giornalista professionista, copywriter pubblicitaria, autrice di testi radiofonici e televisivi, ed è impegnata nel volontariato. Ha pubblicato molti libri per bambini e ragazzi, tra i quali, per Edizioni Ciliegio: Cacciatrice di calzini (2014), Quattro ali per volare (2014), Cotton Blu orsetto dal codino blu (2016) e Il profumo del maestrale (2017).


27/08/26

Nel Paese degli Orologi a Cucù

 

Nel paese dei Cucù vivono diversi animali che vengono fuori dall’orologio a cucù a ogni ora, per nascondersi o giocare con i piccoli lettori. Si tratta di alcuni degli animali più belli del mondo, come i koala e i colibrì, ma anche tra i più rari e a rischio di estinzione. Alle quattro in punto escono i lemuri, alle cinque le upupe e poi? Chi uscirà ancora dall’orologio? Un libro per stimolare la curiosità e prendere confidenza con i numeri e l’orologio, esplorando un luogo un po’ magico.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice del libro, Elisabetta Gelli, sulla sua opera:

Tra cucù, matite e pennelli: ecco come è nato "Nel Paese degli Orologi a Cucù"

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se i classici orologi a cucù nascondessero, al posto del solito uccellino, gli animali più strani e buffi di tutto il pianeta?

Mi chiamo Betta, sono un’illustratrice, autrice, educatrice ambientale e soprattutto progettatrice di laboratori artistico-creativi per bambini, e oggi vi voglio portare dietro le quinte del mio nuovo albo illustrato “Nel Paese degli Orologi a Cucù”!

Siete pronti? Sì? Allora vi svelo i miei segreti...

Un amore lungo una vita e un piccolo sogno nel cassetto

La storia di questo libro parte da molto lontano. Vi faccio però prima una domanda: 

Qual era il vostro più grande sogno da bambini? E come avete speso i vostri primissimi risparmi?

Beh, per me che avevo 8 anni, il desiderio più grande era uno solo: avere un orologio a cucù! Ogni volta che mi davano un soldino, lo infilavo nel mio salvadanaio pensando che prima o poi ne avrei comprato uno.

Passarono tanti anni e, anche se quel primo salvadanaio prese strade diverse, la passione per le casette di legno e i meccanismi incantati non si è mai spenta. È rimasta lì, ad aspettare il momento giusto per ritornare a galla da adulta, durante una passeggiata tra le vetrine di un negozio di orologi a cucù nascosto in un piccolo paesino di montagna. Lì, col naso all’insù e con gli occhi spalancati proprio come i bambini, continuavo a fissare minuscole porticine che ad ogni ora si aprivano per far uscire i personaggi più svariati.

Dal taccuino al gioco delle finestrelle

Come spesso accade a chi illustra, le idee migliori nascono per puro caso, con uno "scaraBozzetto" (come lo chiamo io) su un taccuino e lo sguardo aperto sulle meraviglie del mondo.

E allora vi faccio un'altra domanda: 

Avete mai notato quanti animali incredibili ci circondano, anche solo prestandoci un po' di attenzione?

Un'upupa incontrata in un parco, i parrochetti verdi che ormai popolano i prati dietro casa... e poi, complice qualche bel documentario estivo, ecco comparire sul mio foglio bianco un koala, una sula, una pulcinella di mare, una zebra e qualche elefante!

Ma come far incontrare tutti questi animali con gli orologi a cucù?

La magia è scattata grazie a un paio di forbici e a tanta fantasia: ritagliando la sagoma di una casetta di legno e aprendo una piccolissima finestrella sul foglio, ho fatto scorrere le illustrazioni degli animali sotto quell’oblò rotondo. Per me è diventato un gioco irresistibile, una specie di gioco del cù-cù in movimento!

Una filastrocca per imparare e proteggere

Da quel gioco è nata l'idea di trasformare le immagini in una filastrocca ritmata sulle ore dell'orologio. Allo scoccare di ogni ora, un nuovo animale fa capolino dalla sua finestrella!

Ma c'è di più. 

Avete mai pensato a quanto sia prezioso e a volte fragile il mondo degli animali?

Oltre ad aiutare i bambini a prendere confidenza con il tempo e le lancette, “Nel paese degli orologi a cucù” nasce per avvicinare i più piccoli alla bellezza e alla delicatezza della fauna del nostro pianeta. Molti dei protagonisti di questa storia sono infatti animali in difficoltà o a rischio di estinzione a causa delle problematiche ambientali. 

Imparare a conoscerli in modo divertente è il primo, fondamentale passo per imparare ad amarli e a proteggerli.

E ora... tocca a voi!

Lavorando ogni giorno a contatto con i bambini, mi sono detta: manca ancora un ultimo tassello per rendere il libro davvero speciale. I bambini devono diventare parte attiva della storia! Ma come?

Così ho pensato insieme a Giovanna della Casa editrice Ciliegio di arricchire il libro nella sua parte finale con una sorpresa: 

le tavole degli animali riproposte in bianco e nero.

I bambini (e perché no, anche i grandi!) potranno scegliere il loro animale preferito, riempirlo di colore e dare vita al proprio, personale e unico orologio a cucù!

E voi? Siete pronti a far scattare le lancette e scoprire chi farà "cucù" alla prossima ora?


Elisabetta Gelli


Nata a Comacchio in provincia di Ferrara e vive a Bologna, dove lavora come insegnante di sostegno. Appassionata di illustrazione e favole, ha seguito diversi corsi che le hanno consentito di ampliare la sua formazione da autodidatta.   Da molti anni propone le sue storie e i suoi laboratori di educazione ambientale, alimentare e artistico-espressivi per bambini all'interno delle scuole, librerie  e biblioteche.



28/07/26

Nonna Margherita e la focaccia passatempo

 

In questa nuova avventura, Nonna Margherita aiuterà Coniglio Guglielmo a scoprire il piacere della lentezza e le meraviglie che possono sorprenderci se guardiamo il mondo senza fretta. La focaccia passatempo e un divertente picnic saranno un’ottima soluzione all’impazienza.

Con tanto di ricetta da sperimentare!

Ecco cosa ci hanno raccontato le due creatrici del libro: Fabiana Iacolucci e Valentina Calvani. 

Buona lettura!

"Chi conosce già Nonna Margherita sa bene che alla sua fattoria non ci si annoia mai. Tra animali stravaganti, gustose ricette e soluzioni sorprendenti trovate al momento giusto, c'è sempre una nuova avventura pronta a cominciare.

Con Nonna Margherita e la focaccia passatempo abbiamo voluto raccontare qualcosa che appartiene un po' alla quotidianità di tutti. Oggi i bambini crescono circondati da mille occasioni, attività, giochi e stimoli. È una ricchezza, ma a volte rende ancora più preziosi quei momenti in cui ci si può fermare, osservare e lasciare che siano la curiosità e la fantasia a indicare la strada.

L'idea di questa storia è nata da una domanda semplice: siamo davvero sicuri che la noia sia qualcosa da evitare a tutti i costi? E se, invece, fosse proprio uno di quei momenti in cui possono nascere le idee più belle, le avventure più inaspettate e le scoperte più sorprendenti?

Da questa riflessione è nato Coniglio Guglielmo, un coniglietto super organizzato, con un'agenda pienissima e uno Split-splot dal quale fatica a staccare gli occhi.

Ma per le missioni impossibili esiste Nonna Margherita.

E questa volta può contare su un'alleata davvero speciale: Zia Tartalenta.

Dobbiamo confessarlo: mentre scrivevamo la storia ci siamo affezionate moltissimo a lei. È una tartaruga ultracentenaria che affronta ogni passo con la stessa serenità da più di un secolo ed è convinta di una cosa: correre è il modo più veloce per perdersi le meraviglie del mondo.

L'incontro tra Coniglio Guglielmo e Zia Tartalenta darà vita a un viaggio fatto di piccole scoperte, incontri inattesi e dettagli che troppo spesso passano inosservati. Senza quasi accorgersene, Guglielmo inizierà a guardare ciò che lo circonda con occhi nuovi, riscoprendo il piacere delle cose semplici.

In fondo è proprio questo il cuore della storia: le cose straordinarie esistono già attorno a noi. Dobbiamo solo concederci il tempo di accorgercene.

Come accade in tutte le avventure di Nonna Margherita, anche questa storia è accompagnata da una ricetta. Questa volta abbiamo scelto la Focaccia passatempo, perché impastare, aspettare e condividere sono ingredienti preziosi quanto farina e lievito. In fondo è proprio questo lo spirito delle ricette di Nonna Margherita: trasformare ogni storia in un'esperienza da vivere insieme, così che l'avventura possa continuare anche dopo aver chiuso il libro, tra mani infarinate e profumo di cose buone.

Se, dopo aver letto il libro, a qualcuno verrà voglia di fermarsi un momento in più, osservare ciò che lo circonda, preparare una focaccia in compagnia o semplicemente godersi una passeggiata senza fretta, allora Nonna Margherita, Zia Tartalenta e anche noi avremo raggiunto il nostro obiettivo.

Con calma, naturalmente.

Fabiana Iacolucci

Valentina Calvani



Fabiana Iacolucci si è formata all’Accademia di Belle Arti di Roma. Fumettista, illustratrice e pittrice attiva dagli inizi degli anni Novanta. Lavora per importanti realtà come Walt Disney Company Italia. Come pittrice ha esposto in mostre, personali e collettive, in Italia e all’estero. A Singen viene scelta come rappresentante dell’arte italiana. Docente di fumetto, illustrazione e pittura. Collabora come insegnante con la Scuola Romana dei Fumetti.

Valentina Calvani si è formata al D.a.m.s. Come regista ha realizzato 4:48 Psychosis di Sarah Kane, spettacolo candidato nel 2019 al premio “Le Maschere del Teatro”. Con Fabiana Iacolucci ha fondato Iaca studio e realizzano illustrazioni, graphic novel, animazioni, videoclip e mostre d’arte per diverse realtà, tra cui i centri antiviolenza D.i.Re, La Lettura-Corriere della Sera, Macro Roma, A.I.E.O.P. (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica). Il videoclip del brano U’vurpe di Mimmo Cavallo, firmato Iaca studio, ha vinto nel 2023 il premio “Sorriso” Rai Cinema Channel.
                                              


22/07/26

Chi salverà il piccolo Bhagavaty?

Investito lungo una strada della Thailandia da un motociclista, un cucciolo d’elefante viene salvato dall’intervento di Mana Srivate, operatore di pronto soccorso, che si trovava lì per caso. L’incredibile salvataggio viene riportato dall’agenzia Reuters il 26/12/2020. Il libro racconta quindi un fatto di cronaca il cui lieto fine rasserena i cuori dei lettori. La storia infatti ha per protagonista un animale ferito dall’uomo, ma salvato da uomini giusti che hanno a cuore il pianeta e chi lo abita.

Ecco cosa ci ha raccontato l'autrice della storia, Sara Luppi:

"Mi sono ritrovata a scrivere, come capita spesso, una sera d’inverno davanti a una tazza fumante di tè verde. Sfogliando alcune riviste di cronaca internazionale, mi sono imbattuta quasi per caso in un pezzo giornalistico che descriveva il salvataggio di un cucciolo d’elefante nelle lontane foreste thailandesi.

Incuriosita ho approfondito la vicenda incrociando i dati dai motori di ricerca più affidabili: era tutto vero. Un elefante, nato da poco, birbante e alquanto curioso si era avventurato per strade a lui poco note e insidiose.

L’idea di scrivere una storia per bambini è nata subito dopo: volevo trasmettere ai piccoli lettori il senso della Vita, il rispetto verso il Creato e gli animali spesso così minacciati e come sia possibile fare del bene e vivere in grazia.

Ho portato avanti la scrittura creativa rimanendo aderente alla traccia, ho imparato qualche parola thai la lingua ufficiale della Thailandia e mi sono immersa con l’immaginazione tra piante tropicali, fiori dai mille colori e frutti maturi e sugosi alla ricerca del cucciolo d’elefante.

La narrazione fluiva piacevolmente nel rispetto della notizia di cronaca e l’illustratrice che mi ha seguita in questa splendida avventura, Ileana Pusterla, si è cimentata fin da subito con le diverse tecniche del disegno dando risalto alla storia.

Ne è uscito un quadro di tutto rispetto: parole e colori giocano fra loro, si rincorrono e si accendono di pagina in pagina seguendo il ritmo del piccolo protagonista.

Le immagini rispecchiano in modo coerente la natura e l’ambiente della Thailandia, sembra addirittura di percepire i suoni della foresta o di sentire la fragranza tutta particolare di quella terra così lontana.

Decido anche che il cucciolo d’elefante e la sua famiglia si meritano tutti un nome proprio e fra i tanti scartabellati da un infinito elenco di nomi maschili e femminili in lingua thai trovo finalmente i più adatti alla storia. Quali? Beh… Scopritelo, leggendo…

Lo scopo è quello di aver messo su carta una certa dimensione affettiva dal tono rassicurante che è richiesto nell’affrontare, con i più giovani, temi di attualità dai risvolti anche dolorosi.

                                                            

Sara Luppi

Sara Luppi nasce a Como nel 1971, laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Milano e già giornalista pubblicista, si interessa da sempre di scrittura creativa. È autrice del libro per bambini Nero Ebano Rosso Orango, selezionato nel 2017 nella sezione narrativa inedita al Premio Internazionale di Letteratura Città di Como e menzione al Premio Internazionale Poesia Narrativa Musica “Rime sul lago 2021”, III edizione, promosso da Art’InComo.

 

17/07/26

Sbuffo

Sbuffo crea tante nuvolette colorate e si diverte una vagonata. Adora i fischi, la corsa sulle rotaie e le abbondanti scorpacciate di carbone. Freccia, Piuma e Iva lo vorrebbero più alla moda, agile e veloce, ma lui si piace così com’è. Un’allegra avventura interattiva con in più giochi, attività e curiosità sui treni. 

A firmare la storia è la penna fantasiosa di Teresa Capezzuto. Le giocose illustrazioni sono di Sabina Ficara. Una prima lettura in stampatello maiuscolo. 

A raccontarci del libro è la scrittrice Teresa Capezzuto (www.teresacapezzuto.it), che innanzitutto ringrazia Giovanna Mancini, l’editrice de Il Ciliegio.  

Teresa, perché hai scelto proprio dei treni come personaggi della storia?

Possiedono un fascino speciale: viaggiano, collegano luoghi e persone, e suggeriscono l’idea dell’avventura. Un treno a vapore come Sbuffo è curioso, vivace e un po’ pasticcione. Credo che le bambine e i bambini si riconoscano facilmente nel suo entusiasmo e nel desiderio di rimanere sé stesso, anche quando gli altri cercano di convincerlo a modernizzarsi.

Quale ruolo hanno gli amici di Sbuffo nella narrazione?

Freccia, Piuma e Iva sono amici sinceri. Organizzano una sorpresa con le migliori intenzioni, ma commettono un errore: pensano di sapere cosa sia meglio per qualcun altro. La loro amicizia diventa così l’occasione per riflettere sul rispetto delle scelte e dell’identità di ciascuno.

Dietro le corse sulle rotaie e le nuvole colorate si trova un messaggio preciso.

Certo, il valore dell’unicità e dell’autostima. Sbuffo scopre che essere diverso non è un difetto da correggere, bensì una caratteristica preziosa. Così, sceglie di vivere ogni giornata come un’avventura, con i propri tempi e qualità. Rappresenta un tema importante per i più piccoli, che spesso iniziano a confrontarsi con il desiderio di somigliare a tutti i costi agli altri.   

Quale tipo d’esperienza offre questo libro ai bambini che stanno iniziando a leggere da soli?

È una storia costruita su azioni, immagini e situazioni visualizzabili. Ci sono giochi, piccole sfide, momenti di suspense, una conclusione a sorpresa. L’obiettivo è accompagnare i piccoli lettori e lettrici lungo un’esperienza coinvolgente e profonda a livello emotivo.

Le illustrazioni hanno un tono molto allegro. Quanto sono importanti?

Moltissimo. Rivolgo uno speciale ringraziamento a Sabina Ficara, che ha realizzato numerose illustrazioni vivaci e divertenti. L’aspetto giocoso delle immagini aiuta i piccoli lettori a immergersi nella storia e offre agli adulti l’occasione di condividere la lettura osservando insieme particolari, emozioni e situazioni che vanno anche oltre le parole, in un dialogo stretto fra componente testuale e iconica.

Infine, il libro possiede una storia che va oltre la storia in sé…

Alla fine di ogni paragrafo è posta una frase con suggerimenti di attività e giochi per rendere il racconto interattivo. Si tratta di domande-stimolo o consigli che riguardano la vita quotidiana dei bambini e le regole della strada, come allegre pillole di educazione civica. Alla fine della storia, si trovano curiosità storiche sui treni, e vari giochi ispirati all’intera trama.  

Teresa Capezzuto è nata a Bergamo dove vive. È autrice, insegnante di Lettere, giornalista. Partecipa a concorsi e percorsi letterari ottenendo menzioni e premi. Cultrice appassionata della parola e delle storie, ama scrivere poesia, narrativa, letteratura per bambini e ragazzi con originalità e un pizzico di ironia. Sue le raccolte di poesie Particolare e Autentica (Genesi Editrice). Con Il Ciliegio ha pubblicato Gol alle porte del Sahara, La giornata è più bella, La banda delle scope, Mi piace tanto, I fiababbracci, Ditta Scartonzolo Riciclone & Fortunato, La cucina superstramagica, Nina e Robbi, La dottoressa del cervello, Sbuffo. 

Suoi la raccolta di racconti Natale e poi, i romanzi #LoveTutorial e Il misterioso medaglione d’Oriente per L’Orto della Cultura Editore. Con un racconto ispirato alla vita di Beatrix Potter, ha partecipato a Ritratti di donne 2, antologia a cura di Sara Rattaro (Morellini Editore). Con il racconto Diana e Max, ha partecipato all’antologia Cuori forti. I ragazzi e le ragazze del nostro tempo (Gruppo editoriale Raffaello).

Sabina Ficara ha da sempre i colori nel cuore. La natura, gli animali e i bambini sono le sue fonti di ispirazione. Nata in Svizzera, a Basilea, dopo l’infanzia si è trasferita in Italia, dove si è prima diplomata al Liceo Artistico e poi laureata in Architettura. Ha frequentato vari corsi di illustrazione e ha collaborato con alcuni magazine. Attualmente vive e lavora a Roma. Per Il Ciliegio ha illustrato Piuma Nera e il vecchio pescatore, Scheggia – Il piccolo idrovolante blu, e Sbuffo.


26/06/26

Storie di gatti e natura

 

“Salve, miei cari ragazzi. Io sono Leccius, un vecchissimo albero saggio, e oggi voglio raccontarvi tre storie…” Inizia così questo libro che si compone di racconti e ha l’intento di guidare i giovani lettori a conoscere, amare e rispettare il pianeta, la natura e gli animali, in particolare, come suggerisce il titolo, i gatti. Il viaggio di Leccius accompagnerà i lettori in mondi fantastici, pieni di personaggi curiosi, e non mancherà l’incontro con diversi simpatici gatti: i dolci Tigrone e Nerina, il gatto bianco Teobaldo e il piccolo Pio.


Articolo a cura dell'autrice del libro: Chiara Taormina

Salve a tutti,

le storie racchiuse in questo libro nascono dagli incontri, dalle avventure e dalle emozioni che i tanti gatti passati dal mio piccolo giardino cittadino mi hanno regalato nel corso degli anni.

Come dimenticare Nerina e Tigrone, i due gatti che hanno dato inizio a tutto? Erano inseparabili e hanno vissuto sul mio balcone insieme ai loro numerosi figli per tanti anni, diventando parte della mia quotidianità e del mio cuore.

Quando il loro tempo è passato, hanno lasciato il posto alla loro figlia Dani, una gatta straordinaria che mi ha insegnato molto sulla capacità dei felini di essere una vera famiglia. Spesso accoglieva cuccioli rimasti orfani o abbandonati, prendendosene cura come fossero suoi. Così arrivò anche il piccolo Pio, uno dei tanti gattini che trovò in lei una mamma e in me un rifugio.

Questi randagi mi hanno insegnato tanto sulla vita di chi non possiede una casa né un riparo sicuro. Mi hanno mostrato quanto possa essere prezioso anche un semplice piatto di cibo e quanto amore possa nascondersi dietro uno sguardo diffidente. I loro occhi, sempre colmi di riconoscenza, hanno riempito il mio cuore più di quanto le parole possano raccontare. Molti di loro non si lasciavano accarezzare, ma tra noi esisteva comunque un legame profondo, costruito sul rispetto e su un affetto silenzioso.

Fin da bambina, quando in estate andavo in campagna, i gatti hanno accompagnato la mia vita. È come se mi seguissero ovunque io vada, come un destino gentile che continua a incrociare il mio cammino. E di questo non posso che essere felice.

Non dimenticherò mai la notte in cui Pasqualino, uno dei protagonisti di questo libro, mi seguì fino a casa. In una strada piena di persone, scelse proprio me. Fu uno di quei momenti semplici e straordinari che restano impressi nell'anima.

Questo libro è dedicato a loro: agli amici a quattro zampe che hanno attraversato la mia vita lasciando impronte indelebili nel mio cuore. Con la loro presenza discreta mi hanno insegnato la fiducia, la solidarietà, la resilienza e la forma più pura dell'amore.

Grazie, amici miei, per avermi fatto sentire sempre un po' speciale.


Chiara Taormina è nata a Palermo, dove risiede. Appassionata di arte e cultura orientale, si diletta anche nella composizione di haiku. Ha ottenuto premi e menzioni in diversi concorsi letterari, nazionali e internazionali. Con Il Ciliegio ha pubblicato Cammy e il tempio del sole (2013), Zeus e la sua magica avventura (2014), Cammy e i pirati dell’ovest (2016), Ruggero e la macchina del tempo, con la speciale prefazione di Luis Sepúlveda (2017), Samson, il cavallo aborigeno (2020), Il tesoro scomparso di Federico II (2021), Il segreto di Raffaello e Margherita, Pellegrino e il drago (2023), Le fate di Ruven (2024) e Ruggero e Luis - Avventura e coraggio (2025).


22/06/26

Frammenti di scherma bergamasca

 

Un racconto intenso, ricco di testimonianze, per fare luce sulla storia del Maestro Egidio Mazzucconi e di altre figure che hanno reso grande la scherma bergamasca. Un viaggio di riscoperta per accendere la curiosità su chi ha forgiato lame e coscienze, avvicinando intere generazioni a questa secolare disciplina e al suo linguaggio fatto di eleganza e misura.


Intervista a Marco Fumoso, autore del saggio, 

"Frammenti di scherma bergamasca. La storia del Maestro Egidio Mazzucconi" è un libro intenso, ricco di testimonianze, per fare luce sulla storia di Mazzucconi e di altre figure che hanno reso grande la scherma. Un viaggio di riscoperta per accendere la curiosità su chi ha forgiato lame e coscienze, avvicinando intere generazioni a questa secolare disciplina e al suo linguaggio fatto di eleganza e misura. L'autore è Marco Fumoso, maestro di scherma bergamasco e già stimato docente di Scienze motorie.

Marco, so che hai una lunga esperienza nel panorama agonistico e nella formazione delle giovani leve. Ma in questo caso hai vestito i panni del ricercatore. Come ti è nata l'idea?

"Ho voluto fare luce su un grande personaggio, celato dal velo della dimenticanza. Sentivo dentro di me l'urgenza di fare conoscere a tutti una figura chiave che ha scritto pagine indelebili della scherma, rilanciandola nel Secondo dopoguerra."

Un viaggio in settantadue pagine tra stoccate e memoria storica. Come hai trovato le fonti?

"Ho raccolto diverse testimonianze dal figlio Marco Mazzucconi, che ringrazio, compendiate da mie ricerche pluriennali, poiché sono appassionato della storia schermistica."

Il saggio è di taglio divulgativo, quindi non solo per esperti schermidori.

"Certo. Il cuore del libro risiede proprio nella volontà di non disperdere un patrimonio di valori ed educativo fondamentale. Non si limita alla cronaca sportiva, e scava inoltre nel tessuto sociale della città."

C'è anche un aneddoto sul celebre giornalista Vittorio Feltri. 

"Sì, in un suo libro ha ricordato con gratitudine la figura di Mazzucconi, poiché il maestro gli impartiva le lezioni di scherma a titolo gratuito, visto che il giovane Vittorio all'epoca non era in grado di pagarle".

Il libro è un tributo alla scherma, a un grande personaggio e ai valori dello sport. Quale messaggio vuoi lasciare ai lettori?

"Coltivate sempre la generosità, la solidarietà, il sano agonismo e i vostri talenti!"

Grazie di cuore all'autore per questa intervista e un augurio di buona lettura a tutte e a tutti!


Marco Fumoso

Nato a Bergamo, dove vive, è maestro di scherma, diplomato alla prestigiosa Accademia Nazionale di Napoli. Dopo gli studi ISEF, diventa docente di Scienze Motorie nella scuola secondaria. Insegna sino alla pensione e ricopre vari incarichi in ambito sportivo agonistico, anche come allenatore di giovani leve. È appassionato della storia della scherma come lettore e ricercatore.

18/06/26

Dov'è l'amore?

L’amore ha molte forme e questo libro, contraddistinto dall’inconfondibile tratto di Maria Cappello, ne illustra alcune con dolcezza e semplicità, in una sorta di fantasioso viaggio tra le pagine colorate. 

Se l’amore avesse una ricetta, i suoi ingredienti sarebbero un sorriso, una canzone, un pizzico di leggerezza, un po’ di ironia, tanta curiosità…Arricchisce la pubblicazione una canzone dedicata: basterà inquadrare il QR code per conoscerla e iniziare a cantarla.

Articolo a cura dell'autrice Maria Cappello

DOV’È L’AMORE?

Un viaggio poetico tra parole e immagini colorate.

L’idea di Dov’è l’amore? È nata all’improvviso, per caso, proprio come accade per ogni mia creazione. Una frase tira l’altra, come le ciliegie: il testo e le illustrazioni si compongono piano piano, giocando l’uno nei colori dell’altra e fondendosi in un’unica narrazione visiva.

Il viaggio della protagonista

Attraverso gli occhi curiosi di una bambina, il libro affronta una domanda universale: come si può descrivere l’amore? Dove dobbiamo cercarlo? Come possiamo renderlo concreto agli occhi dei più piccoli e, perché no, anche a quelli degli adulti? Spesso, travolti dai mille impegni della vita quotidiana, rischiamo di perdere il senso della bellezza. Eppure, è proprio la bellezza che ci indica la strada e ci trasporta nel mondo dell'amore.

Riconoscere la meraviglia quotidiana.

L’amore, fondamentalmente, è ovunque. Si nasconde nei piccoli gesti di ogni giorno, nelle cose semplici che ci accadono o negli elementi che guardiamo magari con troppa distrazione. Accompagnata dalla piccola protagonista, la lettura diventa una guida gentile per riscoprire la tenerezza. Non serve cercare l'amore nelle grandi imprese: esso risiede in un abbraccio, nel silenzio della natura o camminando sotto la pioggia.

Se solo impariamo a fermarci, scopriamo che la meraviglia ci circonda.

Stile Visivo e Target

Realizzato interamente con una tecnica di illustrazione digitale, l'albo è pensato per la fascia d'età 3-6 anni ma anche per gli adulti che si divertono a giocare. È uno strumento ideale per stimolare la lettura condivisa e il dialogo tra genitori e figli, invitando i lettori di tutte le età a rallentare, respirare e riconoscere lo straordinario che si cela nell'ordinario.


Maria Cappello è autrice e illustratrice. Suona la chitarra, pensa di saper cantare e - ohi ohi - lo fa.
È appassionata di poesia, di albi illustrati, di cartoon e di gatti. Praticante della gentilezza e del sorriso.
Nasce in Calabria, in un piccolo paese sul mare Ionio, oggi vive e lavora a Perugia ospite a casa della sua gatta Miley.

Ha pubblicato diversi libri per edizioni il Ciliegio e con altre case editrici. Ha illustrato anche per altri autori. Di lei dicono che sia l’artista che colora i sogni.



26/05/26

Olivia non ha più paura

 

Quando arriva il momento di andare a dormire, Olivia ha paura perché ogni notte nella sua stanza… appaiono i Buiospettri: strani mostri a cui piace far spaventare i bambini. Per fortuna una frase magica donerà alla protagonista la forza per affrontare i misteriosi mostriciattoli, svelando così anche la vera identità, del tutto innocua, che si cela dietro queste strane figure. Olivia, così, non avrà più paura. Un libro che invita i bambini a una prova di coraggio: combattere i “mostri” riconoscendoli come frutto dell’immaginazione, così da non averne più paura.

Ecco cosa ci ha raccontato la sua autrice Desirée Guzzo, sul suo libro illustrato: 

"Olivia non ha più paura è un libro che nasce da un ricordo molto preciso: io, bambina, nella mia stanza al buio, convinta che gli oggetti intorno a me si trasformassero in qualcosa di minaccioso. Non li chiamavo Buiospettri, ma li vedevo lo stesso, e spesso cercavo mia mamma per farmi tranquillizzare.

Quando ho iniziato a esplorare l'illustrazione per l'infanzia e ho dovuto scegliere un tema per il mio primo libro, la risposta è arrivata quasi da sola. Volevo raccontare qualcosa di utile, qualcosa che aiutasse davvero i bambini. Ho pensato a tre temi possibili, ma la paura del buio ha vinto subito, senza troppe esitazioni.

L'idea che mi piaceva di più era questa: non dire ai bambini che i mostri non esistono, perché per loro esistono eccome, ma mostrare che quei mostri hanno un'identità innocua nascosta dietro. Lo Scrivaragno è solo una scrivania. L'Orcologio è solo un orologio. La paura li trasforma, ma basta un respiro per vederli di nuovo per quello che sono. Da qui è nata anche la frase magica di Olivia: Mostro che vedo, sei solo un pensiero, basta un respiro e scompari per davvero.

Una frase semplice, quasi una filastrocca, che i bambini possono davvero usare come un'arma. E sono sicura che anch'io, da bambina, l'avrei imparata a memoria e ripetuta ogni sera sotto le coperte. Olivia è un po' me da bambina. Quella bambina che chiamava la mamma perché aveva paura del buio, e che oggi, paradossalmente, senza il buio non riesce ad addormentarsi. Le paure cambiano, crescono con noi, si trasformano. Proprio come i Buiospettri.

Spero che questo libro possa fare compagnia a tutti i bambini che faticano ad addormentarsi al buio, e che, grazie a Olivia, imparino che le cose più spaventose sono spesso solo frutto della nostra immaginazione."

                                            Desirée Guzzo

Vive e lavora a Milano; è una graphic designer e illustratrice con una formazione in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano e un master in Illustrazione all’Istituto Europeo di Design (IED). Si occupa di progetti di comunicazione visiva in diversi ambiti creativi, tra cui il design editoriale, collaborando alla creazione di libri per bambini e ragazzi. Olivia non ha più paura è il suo primo libro come autrice e illustratrice. www.desireeguzzo.com


25/05/26

La guerra delle razze

 

Nel continente dell’Aquila, razza umana ed elfica, unite da una storica alleanza nei combattimenti contro gli orchi, convivono pacificamente. Il ponte tra le due razze è costituito dai Superiori, uomini e donne capaci di controllare gli animali. Fin quando gli elfi non insorgono contro i propri vicini, con l’unico obiettivo di sterminarli e prendersi il dominio. 

Il giovane Ari crede di trovare nell’analisi di antichi testi una possibile soluzione per arginare i massacri: i draghi, nemici naturali degli elfi, possono costituire un’arma capace di contrastare la loro superiorità. Ma devono essere risvegliati e tenuti sotto controllo. Insieme alla sorella Val, al suo amico Axel, a Lucas, Leni e altri personaggi intraprendono la difficile impresa di convincere i regnanti, raggiungere i draghi e servirsi di un Superiore per gestirli, ostacolati dai pericolosissimi elfi. 

Ecco cosa ci ha raccontato la sua autrice, Barbara Battistelli, sul suo libro: "Come lettrice sono nata con il fantasy: la sera, da ragazzina, mi addormentavo augurandomi di sognare draghi, elfi e cavalieri in armatura. La realtà non sarebbe mai stata eccitante come un combattimento contro un demone.

Crescendo ho iniziato a leggere di tutto: da una parte il bisogno di altri riferimenti, dall’altra il cambiano le mode e le case editrici ti propongono altri generi. Ognuno contiene qualcosa di meraviglioso, e mi sono addentrata felice in narrativa, gialli, fantascienza, ma la mia ricerca di fantasy di valore non si è mai fermata. Spesso, catalogati come lettura adolescenziale, ho incontrato personaggi un po’ stereotipati e storie prevedibili, come se tutta l’attenzione dell’autore fosse dedicata alla costruzione del mondo fantastico, trascurando la cura del resto. Le rare perle invece in cui mi sono incappata con trame imprevedibili e personaggi credibili sono stati i migliori libri che io abbia mai letto.

E se ho trovato la mia voce narrando di giovani con l’adolescenza alle spalle e l’età adulta davanti, non potevo non cimentarmi con un tentativo nel genere che è stato il mio primo amore. Avevo già l’idea: trasformare la mitica figura dell’elfo, simbolo di superiorità e purezza, nel nemico. Il nucleo della storia: una compagnia di personaggi, diversi per provenienza, idee e valori, alla disperata ricerca di un un’arma in grado di salvare la razza umana dallo sterminio. L’arma: i draghi.

E nello scrivere un fantasy mi sono trovata di fronte una tavolozza: potevo scegliere i colori, la distribuzione dello spazio, il passato e il futuro, o anche la forma del tempo, potevo far cinguettare i pesci e parlare le rocce. Ho deciso di restare nella cornice classica per questa prima narrazione, mi sono messa a studiare libri di armi e tecniche di battaglie medievale, e ho cercato di curare i miei personaggi evitando eroi impeccabili e fanciulle svenevoli, ma dipingendo pregi e difetti e mettendoli davanti a delle scelte, senza fare sconti a nessuno. 

Il viaggio è stato molto faticoso: se costruisci un mondo, poi devi essere in grado di controllarlo. Più è articolato il meccanismo, più attenzione bisogna porre su ogni singolo ingranaggio. 

La mia prima stesura mi ha resa molto orgogliosa: avevo cercato di creare quello che avrei desiderato trovare sugli scaffali di una libreria. Nel momento in cui un libro esce ufficialmente poi, ti senti come quando lasci uscire di casa tuo figlio da solo per la prima volta: speri che piaccia al mondo e che il mondo lo tratti bene.

Ora i miei personaggi sono liberi di allontanarsi da me e incontrare altre persone, e il mio desiderio più grande è che la mia storia sia in grado di emozionare i lettori proprio come i miei primi fantasy hanno appassionato me.




Barbara Battistelli, nata a Trieste, bergamasca per amore, è laureata in Lingue e letterature straniere, tra le valli orobiche si occupa di BPO e processi sul ciclo attivo. Nel tempo libero, sopravvive a marito e figlia e consuma le sue albe nella scrittura. Nel 2019 ha pubblicato il romanzo Riverton per Lettere Animate e nel 2021 ha accompagnato Big John, il più grande triceratopo mai rinvenuto, con il libro per bambini Big John, un dinosauro a spasso per Trieste. Nel 2023 ha pubblicato per Bora. La il libro Le signorine in cuffie, che ripercorre le vicende di un gruppo di amiche in lotta per la sopravvivenza in un call center.




19/05/26

Uno, due, tre

 

Nato dall’idea di esplorare i primissimi momenti di vita di un pulcino, Uno, Due, Tre è un albo illustrato che accompagna i più piccoli in un viaggio emozionante e può anche insegnare loro a contare. Un pulcino curioso si lancia nel mondo: è la scoperta, la gioia dell’incontro con nuovi amici. Ma non mancano momenti di solitudine, piccole paure e qualche delusione che mettono alla prova il coraggio dei personaggi. Questa storia tenera e semplice celebra l’amicizia, il superamento delle prime difficoltà e il calore di un luogo speciale. È perfetta per coccolare e sognare insieme.

Ecco cosa ci ha raccontato sull'albo la sua autrice Alessandra Gobbo: 

"Potrei dire che da sempre la mia vita è stata scandita dalla voglia di raccontare una storia. Prima di tutto per farmi compagnia, poi per far compagnia agli amici e in fine ai miei figli Nicoletta e Paolo. “Uno, Due, Tre” è un albo illustrato nato in una notte; una notte in cui mi trovavo da sola a casa e il tempo non passava. 

Dove il silenzio era scandito dal suono delle lancette del mio orologio…uno…due…tre… Ed è proprio così che mi è venuta in mente la semplice idea di raccontare i primi momenti di vita di un pulcino. In esso ho racchiuso piccole sensazioni ed emozioni che un po' tutti noi abbiamo provato nei primi anni della nostra vita: l’affrontare il NUOVO, la SOLITUDINE, la RICERCA e la SCOPERTA degli ALTRI

Il pulcino incontra altri piccoli, uguali a lui, ma ognuno con un proprio particolare che li rende unici: un ciuffetto, un’aletta colorata. In questo modo anche i piccoli lettori si possono identificare e scegliere il proprio preferito, che è unico, ma fa parte di un gruppo…una famiglia. Tutti insieme iniziano a condividere momenti, gioie ma anche le difficoltà. Difficoltà che però possono essere affrontate insieme. Ed infine la SPERANZA che, anche se c’è il fallimento, ci possa essere chi ci aiuta e ci accoglie con un grande abbraccio pieno d’amore."



Alessandra Gobbo nasce e vive a Padova. Fin da bambina ha scoperto la bellezza dell’arte. Ha coltivato la passione per la narrazione, esprimendola attraverso parole, disegni e canzoni. La nascita dei suoi figli ha alimentato ulteriormente questa vena creativa, trasformando le ninne nanne in filastrocche illustrate e ogni occasione in un pretesto per creare nuove avventure. L’amore per gli albi illustrati l’ha infine spinta a intraprendere un percorso formativo come illustratrice. Uno, Due, Tre è il suo primo libro.




30/04/26

JEEF KOONS - Lo Zoo di Palloncini

 

L’Importanza di credere nei propri sogni e di guardare al mondo con ottimismo 

di Lucia Cannone


Il volume dedicato a Jeff Koons è il quattordicesimo della Collana stART. Jeff Koons, artista vivente tra i più influenti al mondo, nasce in Pennsylvania nel 1955. Il titolo del libro prende spunto dalla serie di sculture Celebrazioni e si ispira agli animaletti realizzati annodando palloncini colorati. Jeff affronta i temi del consumismo e della cultura di massa; critica la società americana e allo stesso tempo ricrea la spensieratezza dell’infanzia. Invita l’osservatore a guardare al mondo con ottimismo con lo scopo di riuscire a realizzare i propri sogni.


Parlare di ottimismo e di sogni in questo momento storico può sembrare fuori luogo. È però proprio in questo momento che il messaggio delle opere di Jeff Koons ci spinge a ritrovare il valore nella quotidianità e la capacità di meravigliarci per guardare al mondo con gli stessi occhi di quando eravamo bambini.

Jeff ci dice che ogni giorno può diventare speciale se non perdiamo la capacità di stupirci come quando siamo bambini. Per questo motivo Jeff trasforma un cagnolino fatto con un semplice palloncino o un giocattolo in un oggetto magico e brillante capace di trasferirci allegria e spensieratezza. Dalla pubblicazione del primo volume dalla Collana stART, nel 2017, ad oggi mi è capitato diverse volte di ‘incontrare’ le opere delle quali ho parlato nei miei libri. 

In alcuni casi mi è capitato di vedere l’artista dal vivo come con Marina Abramovic o di scambiare qualche e-mail con loro come con Banksy (almeno spero fosse lui e dalla semplicità con la quale mi ha risposto voglio crederci). In alcuni casi ho avuto il privilegio di vivere una loro installazione o di osservare da vicino le opere che hanno ispirato i miei libri e dei quali ho provato a trasferire la bellezza e l’energia.  

Durante una passeggiata a Londra qualche settimana fa sono entrata da Sotheby's, la nota casa d’aste inglese, in New Bond Street. Erano presenti numerosi multipli di opere di celebri artisti contemporanei tra i quali: Banksy, Yayoi Kusama e tanti altri. Tra queste erano presenti alcune tra le opere più iconiche di Jeff Koons e tra queste quella che ha ispirato la copertina dell’ultima uscita Lo Zoo di Pallocini.

 Non ho dunque resistito e ho scattato delle foto delle opere presenti per accostarle alle mie illustrazioni.


 Ballerina Seduta, 2015



Diamante Rosso, 2020




 Coniglio, Scimmia e Cigno di Palloncini, 1990




È stato un piacevole incontro. Osservare questi lavori così da vicino mi ha trasferito un senso di allegria e meraviglia, la stessa che spero i piccoli lettori di questo libro potranno provare sfogliando questo nuovo volume della collana dedicata all’arte contemporanea stART.


Lucia Cannone nata a Canosa di Puglia ed è laureata in ingegneria. vive a torino e lavora per una multinazionale. Realizza installazioni e partecipa a fiere internazionali di arte. illustra e scrive libri per bambini. con edizioni il ciliegio, per la collana start, ha già pubblicato tredici volumi dedicati all’arte contemporanea. conduce laboratori per bambini e adulti e attraverso l’arte contemporanea favorisce lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive.

www.luciacannone.com



29/04/26

Il Fanale

Ambientato nella Livorno cosmopolita del Seicento, il romanzo trasporta il lettore nel mondo parallelo di Arret, dove elfi e Titanka dominano e i nomadi del mare sono emarginati. La storia narra le vicende di Jackie Ben Dosa, giovane livornese che parte alla ricerca della sorellina Amàlia, seguendo Thomas Angahbè, nipote del Grande Titanka. Amàlia è l’unica in grado di rimettere al proprio posto il diamante, sigillo che separa i due mondi in guerra di Arret e Rulf. Jackie scopre di essere la nipote del re degli elfi e legittima erede al trono di Arret. 

Nel frattempo compare Al, figlio di un’elfa e di un nomade del mare, un “mespùrio” privo di diritti, che instaura con Jackie un profondo legame: lei discende dagli elfi dell’acqua, creatori della lama gitana, e lui ne è il custode. Tra scoperte, alleanze e battaglie, i protagonisti affrontano scelte decisive che cambieranno il destino di Arret, celebrando giustizia, accoglienza e speranza, in un omaggio ai rifugiati di ogni popolo.

Ecco cosa ci ha raccontato sul libro la sua autrice Francesca Tortorella:

"Scrissi "Il Fanale" negli anni del liceo. Dopo vent'anni, l'ho tirato fuori dal cassetto, decisa a pubblicarlo. Forte e attuale, l'urgenza di giustizia che mi bruciava dentro e mi aveva spinta a scrivere. Da pugliese, il Mediterraneo e le sue storie di naufraghi e migranti erano, sin dall'infanzia, parte del mio immaginario.

Ho scelto il fantasy per trasformare quelle ferite in simbolo. Arret è il mio mondo parallelo, abitato da elfi, maestri Titanka, nomadi del mare e "mespuri", ma la lotta è sempre la stessa: perseguire "il sogno matto di un mondo dove il male non sia di casa", contro l'emarginazione, celebrando accoglienza e dignità umana. 

Non manca l'ancoraggio a una realtà storica: la protagonista, non a caso, è livornese. Il titolo stesso del mio romanzo è un omaggio alla Livorno delle Leggi Livornine - la città cosmopolita che dalla fine del Cinquecento è diventata terra di rifugio per i tanti esuli che nel suo Fanale riconoscevano salvezza e rinascita.

Il romanzo è dedicato a chi attraversa il Mediterraneo, la cui storia di dialogo e incontro (non solo di scontro) è linfa e ispirazione per i miei romanzi. 

Quel seme liceale ha viaggiato attraverso anni di riscritture, ma il messaggio è intatto: immaginare un mondo più giusto, dove nessuno sia scacciato per ciò che è. 

"Il Fanale" è un Epic fantasy, che non smette di parlare al nostro presente.

Francesca Tortorella, nata a Lecce nel 1990, ha studiato Scienze politiche a Siena e Strasburgo, concentrandosi sulla storia dell’idea d’Europa e sul Mediterraneo. Dopo uno stage di ricerca all’Università di Tel Aviv, consegue un dottorato in Storia contemporanea, con una tesi sull’antifascismo europeista, rivista e pubblicata da Il Mulino nel 2022. Attualmente studia l’esilio politico italiano e spagnolo in America Latina. Appassionata di fantasy e romanzi storici unisce storia e immaginazione nei suoi scritti, esprimendo idealismo, rifiuto della discriminazione e senso di giustizia.

 

27/04/26

Codarossa e la foglia curiosa

Articolo a cura di Sandra Dema, autrice del libro:

"In un bosco fitto e colorato vive CODAROSSA, uno scoiattolo  salterino. Conosce tutti gli alberi e controlla sempre se qualche nuova foglia spunta sui rami che lui percorre in su e in giù durante le sue scorribande. Un mattino eccone una proprio davanti alla sua tana.

La fogliolina è molto curiosa e vuole scoprire tante cose. Dopo il primo approccio, lo scoiattolo se ne va e la fogliolina si rattrista. Si offre di farle compagnia la coccinella COCCI che staziona sulle foglie per pulirle dagli insetti dannosi. All'improvviso alcuni spari creano lo scompiglio tra gli animali del bosco e un tonfo non lontano fa preoccupare la fogliolina: CODAROSSA è stato colpito dai cacciatori. 

NERINA, la capinera, avvisa subito MUSO APPUNTITO, il picchio, che si prodiga per rimettere in sesto al più presto lo scoiattolo, aiutato da LUMMI, la lumaca.

Intanto anche l'estate se ne va e arriva l'autunno. La foglia, guardandosi intorno, si accorge che qualcosa sta cambiando. É molto preoccupata nel vedere le sue sorelline staccarsi dai rami e cadere a terra e domanda spiegazioni a CODAROSSA. Con molta delicatezza lo scoiattolo, dopo averle spiegato il ciclo della natura, offre una sistemazione degna di una principessa.

La fogliolina accetta fiduciosa di essere accolta nella tana di CODAROSSA, insieme a LUMMI e a COCCI. Allo sbocciare della primavera, tra lo stupore di tutti, ecco spuntare dal mucchietto secco di piccola foglia, un tenero germoglio: nuovamente la magia della vita si è avverata.

Così, con la cura di CODAROSSA, LUMMI, NERINA, COCCI e MUSO APPUNTITO, il piccolo germoglio crescerà e diventerà una nuova foglia: il cerchio si rigenera. 

La storia è nata, come tante altre, un po’ per caso. 

Alcuni anni fa, mi trovavo nel parco di un castello per organizzare un evento rivolto alle bambine e ai bambini. Era quasi autunno e la natura, con il suo magico pennello, iniziava a tingere le foglie di colori caldi e avvolgenti. Mi sedetti a terra con la schiena appoggiata a un maestoso platano per godere di quella meraviglia. La quiete che regnava mi fece socchiudere gli occhi: ero certa che lì intorno si muovesse un intero esercito di piccole creature canterine, danzanti e salterine. Desideravo percepirne ogni lieve fruscio o movimento senza disturbare. All’improvviso percepii una presenza e aprii gli occhi: accanto a me uno scoiattolo stava tranquillamente sgranocchiando uno dei suoi cibi preferiti. Questa visione durò pochi attimi, giusto il tempo di un battito di ciglia e il canto di un uccellino da un ramo mi sollecitò a cercarlo tra le foglie. Saltava da un tronco all’altro con l’agilità tipica di un acrobata. 

Sorrisi, avevo gli elementi per scrivere una nuova storia.

Una leggera brezza suggerì di alzarmi e andare, incominciava a rinfrescare e il foliage era iniziato. Quando terminai la stesura del testo, decisi che l’avrei illustrata io stessa con la tecnica del collage. Preparai la carta, ritagliai gli elementi che via via ritenni utili per riempire le pagine e diedi vita alle immagini. Un lavoro lungo e minuzioso, di studio e di prove; consapevole che la fretta non paga, mi presi tutto il tempo necessario per fare e rifare, e finalmente chiudere il progetto. 

Numerose sono le tematiche che attraversano il racconto:

l’amicizia 

la scoperta

la curiosità

lo stupore

la collaborazione e l’aiuto incondizionato

la paura

il rispetto per la natura

le stagioni 

i ritmi naturali, il cerchio della vita


Sandra Dema vive in una città della cintura torinese, è autrice di oltre quaranta testi per l’infanzia e di alcuni per adulti pubblicati da diverse case editrici italiane e una francese, si occupa inoltre di promozione alla lettura nelle scuole, biblioteche e librerie, progettazione di attività educative e formazione per insegnanti e genitori. Le sue ultime pubblicazioni sono: Un pennello e un secchio e Il tesoro della collina (Voglino), Piccolo Bra (Gallucci), Una storia così così (Le Brumaie), Giallo il Palo (Gruppo Abele). Per Il Ciliegio ha scritto: PIM, Bianco e le storie in ombra, Strategie per (non) fare i compiti e altri libri.

23/04/26

L'Isba

Durante la ritirata di Russia Luca sopravvive al plotone di esecuzione e si rifugia nell’isba di Irina. Il loro idillio finisce con lo stupro di lei e il ferimento di lui da parte di tre militari italiani. Luca finisce in un Gulag dal quale riesce a scappare per rientrare in Italia e finire nel manicomio di Como. Qui si trova la fiorente azienda meccano tessile diretta dai tre stupratori. Quando uno dei soci viene ucciso inizia l’indagine del maresciallo Tulipano, che riguarderà questo strano incrocio di destini, il traffico di armi e lo spionaggio agli esordi della guerra in Afghanistan.

Ecco cosa ci ha raccontato del libro il suo autore Giovanni Corti:

C’è sempre un motivo, o più motivi per scrivere un libro. “L’Isba” è il titolo del mio ultimo libro, il decimo, pubblicato nel mese di aprile con la casa editrice “Il Ciliegio”.

Nella mia vita ho avuto la fortuna di essere sfiorato dai conflitti, dalle guerre, nonostante mai come in questo periodo storico sia un proliferare di guerre. La rappresentazione delle guerre in televisione trasforma i conflitti in narrazioni visive, influenzando l'opinione pubblica attraverso reportage, dirette e propaganda. 

Quasi ci abituiamo a certe immagini di quotidiana violenza, però tutto ci sembra lontano, affare d’altri. La nostra è stata una generazione fortunata. Eppure per i nostri padri, i nostri nonni non è stato così, e dobbiamo ringraziare proprio loro, la loro lungimiranza, le loro scelte, se oltre il progresso ci sono stati donati tanti anni di pace, ci è stata risparmiata la violenza di un conflitto armato.

In questo romanzo ho voluto raccontare la tragedia della guerra, la morte, il dolore, la pazzia, l’amore che trasforma, che lenisce, ma anche demolire lo stereotipo degli "italiani brava gente", un mito autoassolutorio, nato per distinguere il comportamento dei soldati italiani nella Seconda Guerra Mondiale da quello brutale dei nazisti. Sebbene talvolta descritti come generosi e meno crudeli, gli italiani commisero crimini di guerra e violenze contro civili nei Balcani, in Etiopia e in Russia. Al centro del racconto c’è soprattutto la vita di uno di quei ragazzi che oggi dovremmo ringraziare.

È un romanzo giallo che vede di nuovo protagonista il maresciallo Mauro Tulipano, il comandante della Stazione dei Carabinieri di Oggiono, come sempre alle prese con indagini in cui storie recenti e del passato si intrecciano. Il tempo presente sono gli anni ottanta e novanta del secolo scorso. Lo scenario è il nostro territorio, quello dei laghi prealpini e le montagne del lecchese, ma le vicende narrate ne “L’Isba” vanno oltre i confini della Brianza, fino a Istanbul, la città sul Bosforo, crocevia tra occidente e oriente. 

Il tempo passato riporta alla memoria una delle più cocenti sconfitte dell’esercito italiano durante il secondo conflitto mondiale: la ritirata di Russia«Capuràl magiùr, alpino Luca Rovera, batagliòn Murbégn. La mia guera l’è finida!» Sono le ultime parole che Luca, il protagonista, ricorda di aver pronunciato prima di essere sparato a bruciapelo da uno dei tre aggressori che, come animali famelici, avevano violentato la sua compagna Irina davanti ai suoi occhi. Lui è un soldato italiano che durante la ritirata di Russia viene salvato da una donna russa, una nemica. 

Lei lo porta a casa sua: l’Isba. I due si innamorano, con gli occhi dell’amore i rumori della guerra svaniscono in fretta, ma anche la felicità ha il tempo contato e la guerra non è affatto finita, non per tutti. Lo stupro come arma di guerra non era di certo una novità, non di questo conflitto. La violenza sessuale dei soldati sui civili inermi è una pratica violentissima deprecata e messa al bando da tutte le parti in contesa, ma sistematicamente utilizzata dai militari per umiliare, per seminare terrore nella popolazione. 

In questo caso c’era pure una sorta di vendetta, una rivalsa nei confronti del nemico che li stava battendo sul campo di battaglia. Una esasperata esibizione di mascolinità, dimostrazione di quella virilità che la martellante propaganda nazi-fascista instillava, non solo nelle menti più deboli, per alimentare la superiorità della razza e il pregiudizio stereotipato nei confronti del sub-uomo, come era definito il maschio sovietico.

Luca, abbandonato morente nell’isba, miracolosamente sopravvive, ma viene fatto prigioniero dai russi e finisce in uno dei terribili campi di lavoro forzato, genericamente chiamati Gulag. «Benvenuto all’inferno!» Se fino al Natale del 1942 l’Armata Rossa aveva fatto pochissimi prigionieri, con la resa delle truppe dell’Asse a Stalingrado e sul Don, nello spazio di quaranta giorni ed in un settore limitato del fronte, i sovietici si trovarono nelle mani circa mezzo milione di prigionieri. 

Essi erano assolutamente impreparati ad accoglierli. Furono internati in lager che facevano già parte dell'arcipelago dei campi di deportazione staliniani. Da una parte stavano i prigionieri di guerra, soldati di nazionalità diverse: tutti uomini; dall’altra c’erano uomini e donne: prigionieri politici, per lo più civili, professori, musicisti, studenti, scrittori, collaborazionisti coi tedeschi, una folla di persone comuni, deportati nel gulag perché contrari al regime comunista, antirivoluzionari, non rieducabili, comunque dissidenti, pericolosi per la sicurezza dello stato sovietico.

In questi campi, al pesante lavoro forzato si sommava una violenza pianificata, e la tortura, l’orrore e il terrore erano la quotidianità. Da questo inferno in terra, Luca, con l’aiuto di alcuni compagni di sventura, riuscirà a organizzare una rocambolesca fuga e tornare a casa, in Italia. Ma nel frattempo la guerra era finita da tempo e l’Italia era cambiata, o meglio voleva cambiare, per dimenticare il passato.

Luca invece a quel passato doloroso era ancorato. Non trovava lavoro, spesso si ubriacava, attaccava briga con tutti, si sentiva un estraneo in casa propria, emarginato dalla sua stessa comunità, un disadattato. Allora bastava un certificato medico: “pericoloso a sé e agli altri” o anche “di pubblico scandalo” stilato dal sindaco, dal parroco o dal comandante della stazione dei Carabinieri, del paese affinché si negasse a una determinata persona di circolare liberamente e per questa si aprissero le porte del manicomio. 

E lui al San Martino di Como aveva smesso di bere, ma era diventato matto, per comodità, tanto lo curavano per quello. Rimase in manicomio trent’anni dove ebbe tutto il tempo necessario per pianificare la sua vendetta: uccidere quei tre, gli stupratori, che gli avevano rovinato la sua vita e quella di Irina.

La sua fuga dall’ospedale psichiatrico di Como pare infatti coincidere perfettamente con l’uccisione inspiegabile di due imprenditori di successo, proprietari di una fiorente azienda meccanica del paese, nata subito dopo la guerra. La modalità dei due delitti pare la stessa: avvelenamento da tallio, una sostanza che richiama certi omicidi della nomenclatura sovietica scomoda al potere. Anche il destino del terzo e ultimo proprietario appare tragicamente segnato. 

L’indagine del maresciallo dei carabinieri Mauro Tulipano fa emergere un passato denso e nero. È così sporco e brutto che potrebbe giustificare l’azione omicida di Luca, uno che ha passato metà della sua vita in un manicomio. Ma anche il presente dei tre imprenditori, in competizione fra loro per assumere il comando dell’azienda, invischiati nel mercato clandestino e illegale delle armi, non è limpido e altrettanto fosca è la loro vita privata, dove gli interessi e il denaro prevaricano sempre gli affetti famigliari.

Indagine complicata per Tulipano. Troppi attori e comparse, due vittime e tante persone implicate con indizi compromettenti e moventi plausibili, tali da farle ritenere ognuna un probabile assassino. E “mannaggia ’a marina”, come direbbe lui, ci mancava pure l’intrigo internazionale del traffico di armi.

Di sicuro non gli era mai capitato che la stessa vittima fosse uccisa più volte e da assassini diversi.

Roba da matti!


Giovanni Corti è nato a Oggiono (Lecco) nel 1955. Con il Ciliegio Edizioni ha pubblicato i romanzi: Azzurro Marco; A bello, peste et fame libera nos domine; Il re che verrà; 4 + 1 = 5 Cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia; Occhioperocchio; La corona della cittadina Eufemia; Vacche olandesi; Il Tribunale degli assenti; Sarah la nera.