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05/02/19

Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri


COMUNICATO STAMPA
LUNIGIANA E GARFAGNANA TRA LEGGENDE E MISTERI
Presentazione dei libri
“La linea del destino”, di Daniela Tresconi
La guerra dei lupi”, di Alessio Del Debbio
Venerdì 15 febbraio 2019, ore 18.00
c/o Coopoesia – Associazione culturale L.A.P.I.S.
Centro dei Borghi, Via del Fosso vecchio 459
Cascina – Località Navacchio (PI)

Viareggio, 1 febbraio 2019 – Sarà un incontro sul folclore e sulle leggende del territorio quello che vedrà protagonisti gli scrittori Alessio Del Debbio e Daniela Tresconi, ospiti di Coopoesia e dell’Associazione L.A.P.I.S., presso la sala Bibliocoop dentro il Centro commerciale dei Borghi, a Navacchio, il prossimo 15 febbraio. Lunigiana e Garfagnana, terre ricche di storia, tradizioni popolari e leggende, sono infatti le grandi protagoniste dei libri dei due autori.

Alessio Del Debbio presenterà il romanzo "La guerra dei lupi" (Edizioni Il Ciliegio), un fantasy contemporaneo ambientato tra la Lucchesia e la Garfagnana, dove si è insediato il Branco del Vello d’Argento. I due protagonisti, un giovane officiante della Madre Terra e un guerriero lupo fuggiasco, vivranno una serie di avventure, sullo sfondo del territorio toscano, in un romanzo che gioca con storia e mitologia e invita a rispettare le diversità e a combattere per la libertà.


Daniela Tresconi parlerà del suo mistery storico "La linea del destino" (Panesi Edizioni), ambientato ad Arcola, borgo medievale arroccato che domina la valle del Magra. Nel suo castello e nella sua torre, la Storia si è dipanata, ma anche la storia delle persone che nel borgo hanno vissuto: Amelia, Vanda e Valentina, tre donne vissute in epoche diverse, tre donne diverse ma unite da un filo sottile, un segreto legato al castello.

Due romanzi di mistero e magia, che affondano nel territorio di cui gli scrittori sono originari, per valorizzarlo al meglio, sotto una luce diversa.

L’incontro “Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri”, a ingresso libero, si terrà presso il Centro dei Borghi a Navacchio (PI), nella sala riservata a Coopoesia, venerdì 15 febbraio, alle ore 18.00.

Per rimanere aggiornati sull’evento, è in rete la pagina Facebook:

Contatti:
L’associazione culturale “Nati per scrivere” nasce nel 2016, da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura creativa.

Associazione culturale “Nati per scrivere”
Piazza Diaz 10, 55041 Camaiore (LU)
Riceviamo solo su appuntamento.
Pagina “Nati per scrivere”: http://www.facebook.com/natiperscrivere
Sito “Nati per scrivere”: http://www.natiperscrivere.webnode.it


24/04/18

Scriviamo e pubblichiamo: perché, come funziona? Qual è il compito dello scrittore e quello di chi lavora in casa editrice?



Scriviamo per noi stessi, per essere letti dagli altri, per vedere i nostri sforzi racchiusi fra la prima e la quarta di copertina, per avere il nostro nome in risalto sul dorso di un libro infilato in uno scaffale in libreria. Chi scrive saggi è un divulgatore di sapere, chi si dedica ai romanzi lo fa, invece, perché sente il bisogno di dare un’interpretazione alla realtà. Si scrive narrativa perché è prima di tutto un’esigenza: egocentrismo puro. Si scrive anche se tutto è già stato scritto, e il più delle volte è stato scritto meglio di come abbiamo saputo fare noi, eppure continuiamo a perdere ore di sonno, cene con gli amici, momenti familiari, e continuiamo, mi auguro, a leggere libri anziché fare un po’ più di moto. Ma è doveroso dire che il processo creativo è solo l’inizio di un viaggio.

In vista del suo ultimo libro ho chiesto con insistenza a Giovanni Maria Pedrani, direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio, di buttare giù qualche riga per questo blog. Ho chiesto di avere un breve articolo col quale fare un po’ di luce su certe dinamiche editoriali. Occupato dal tanto lavoro ci ha messo un po’ a scriverlo, ma alla fine è stato meglio così, perché pochi giorni fa, Catia Proietti, autrice di un bellissimo romanzo di formazione che uscirà fra pochi giorni, del tutto inconsapevole della trattativa che avevo intavolato con Giovanni, mi ha mandato un altro articolo che è anche un atto di umiltà e amore verso il lavoro di chi è nella “stanza dei bottoni” di una casa editrice.

Sono dunque questi due contributi che oggi ho voglia di proporre in questo blog, sempre pronto ad accogliere gli interventi di tanti nostri autori e lettori.

i.b. 

 Una vita da direttore editoriale, 
il libro che svela i segreti delle case editrici
di 
Giovanni Maria Pedrani


Una vita da direttore editoriale
Come si fa a vedere pubblicato il proprio manoscritto gratuitamente, fra le migliaia di fregature vestite da proposte editoriali? Qual è il segreto per fare in modo che un autore possa trarre soddisfazioni dalla propria scrittura? Quanto guadagna una casa editrice? E un autore?

Cominciamo dall’inizio. In principio era il libro. La creatura. Quell’oggetto meraviglioso figlio di un autore, che egli ama e idolatra più di ogni altra cosa.

Per quell’essere prodotto dalla fantasia, dall’intelletto, dalle ansie e dalla passione, l’autore sogna e pretende il meglio. E come succede con la gestione dei figli, cui si vorrebbe donare il mondo, non esiste un prontuario che spieghi come fare il genitore.

Da autore che si poneva alcuni di questi interrogativi e da direttore editoriale, poi subissato da richieste di informazioni da parte dei membri della scuderia, dai nuovi acquisti e anche da chi proponeva dei manoscritti per la prima volta, mi sono reso conto che era necessario dare delle risposte concrete.

E così ci è venuta l’idea di un libro che è una via di mezzo fra il saggio e la testimonianza di vita e che racconta, attraverso l’esperienza di un direttore editoriale, tutti i retroscena di una casa editrice.

Ne è venuta una chiacchierata informale non solo con l’autore esordiente o quello più navigato che vuole qualche dritta, ma anche con chiunque sia interessato a conoscere l’universo editoriale.

Si scopriranno gli attori che ruotano intorno al progetto libro, i costi per realizzarlo e per guadagnarci, i diversi comportamenti delle case editrici per i vari generi letterari, le tecniche più astute di presentare un manoscritto affinché sia selezionato, i trabocchetti dei contratti di cessione dei diritti d’autore, il ruolo delle fiere e dei concorsi letterari, le regole per la pubblicazione della propria opera tradotta all’estero. E poi tanti consigli dalla scrittura del libro ai trucchi per garantire una promozione efficace.

E nello scorrere quelle righe che parlano di un universo professionale, strutturato e organizzato con proprie regole, il lettore scopre che il mondo editoriale delle piccole realtà funziona proprio perché è animato dalla stessa passione delle squadre calcistiche dilettanti che sacrificano tempo per allenarsi e per giocare. La stessa passione di ogni autore che adora la propria creatura.



Giovanni Maria Pedrani risiede a Saronno (VA) è Direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio. Ha pubblicato numerose opere, ottenendo un centinaio di premi in concorsi letterari. Fra i suoi ultimi scritti si ricordano i romanzi C’è un cadavere sul treno - Assassinio sul Malpensa Express e Nebbie d’estate; il testo umoristico 7.16 in ritardo - ovvero manuale del perfetto pendolare.





La storia non è il libro
di 
Catia Proietti

Da ora in poi
Un giorno ho messo un punto e la storia è finita. Era lì, dentro di me, che spingeva e gridava, bisognosa di aria, di verità, di riconoscimento e poi non c’era più. Proiettata sulle pagine bianche di uno schermo e per questo io di nuovo libera, lei non più solo mia. Perché, quando scrivi, quello che hai detto non è più solo tuo: diventa di tutti. Le immagini che tu hai creato evocano altri mondi, altri spazi, altri volti. Saranno altro. Ogni lettore vivrà una verità diversa e si emozionerà scoprendola in sintonia con quella di un altro. Giocheranno sulla similitudine delle loro riflessioni e ascolteranno stupiti le discrepanze. Perché il fatto che la parola sia scritta, ma per ognuno possa evocare altro, rappresenta di per sé una magia. Il motivo per cui un autore può essere amato da qualcuno e non apprezzato da altri.

E tu hai messo un punto e la storia è finita.

Ma è solo la storia. Non è ancora il libro.

La storia che prima era in te, ora è nel tuo computer, limitata al tuo uso e a quello di pochi stretti e fidati amici.

Il libro è un’altra storia.

Il libro è quell’oggetto che consente al racconto di passare in più mani, superare confini, creare legami, riempire vuoti. Il libro proietta ciò che hai scritto in un oltre a te sconosciuto.

La storia era solo tua. Il libro è la convergenza di tutte quelle professionalità ed energie che lo renderanno tale. E più quelle forze saranno in sincronia tra loro, più la forza della tua storia li avrà pervasi, più il libro viaggerà. È una questione di fiducia e di coerenza.

Fiducia rispetto al messaggio che la storia contiene.

Coerenza rispetto ai suoi principi.

Un libro è il risultato del lavoro di un direttore editoriale, di un grafico, di un editor, di un impaginatore, di un ufficio stampa. La sua dimora è la casa editrice. Più alto è il senso di appartenenza che l’autore avrà sviluppato con la casa editrice, più lungo e ricco di esperienze sarà il viaggio del libro. È un viaggio in tandem, dove un conducente e un passeggero sono entrambi indispensabili per arrivare alla meta, tant’è che smettono di chiedersi chi guida. È un lavoro in team. I pedali sono collegati tra loro da una catena che permette di sincronizzare perfettamente il movimento dei due atleti. Bisogna diventare consapevoli del ritmo del compagno, assecondarne i movimenti in curva perché da due si diventi uno. Significa dare e avere fiducia. Di nuovo questa parola. La stessa che un autore chiede al lettore nel momento in cui inizia a scrivere.

Ti chiedo fiducia. Ascolta la mia storia. Mi sto assumendo di fronte al mondo la responsabilità di ciò che scrivo. Perché quello che è scritto non può essere ritratto. Esiste. Vive.

E più in là, quando il libro avrà lasciato la sua casa e varcato la soglia di librerie e biblioteche, vissuto giornate al freddo nelle fiere e nei mercati dell’editoria, quando sarà stato presentato a pranzi di lavoro e aperitivi, il lavoro continuerà nelle mani del suo acquirente che lo aprirà una volta coricatosi la sera e ne leggerà le prime pagine alla luce di un abatjour.

Un libro inizia a esistere nel momento in cui lo scrittore ha posto il suo punto di fine e pensato di aver tutto concluso.

Si è illuso. A quel punto tutto è appena cominciato.


Catia Proietti è nata e risiede a Roma. Ha conseguito il diploma di laurea di Assistente sociale e lavora come educatrice. Da sempre appassionata di lettura e drammatizzazione, partecipa attivamente ai progetti del comune di Roma per la promozione della lettura in età prescolare e a numerose iniziative culturali. Con i suoi racconti è stata finalista e vincitrice in diversi concorsi letterari; collabora con sceneggiature e scritture a programmi televisivi, riviste on-line, iniziative socio-culturali.

19/12/17

Vuoi conoscere un casino? Un libro per tutte le età

di
Ivan Bavuso



Quando Alex Astrid mi ha chiesto di partecipare al tour dei blog di promozione al suo romanzo ho subito accettato. In primo luogo perché il curatore del blog della casa editrice che ha pubblicato il libro oggetto dell’iniziativa, non poteva certo esimersi dall’accogliere una simile proposta; in secondo luogo perché questo romanzo lo ho editato e impaginato e, di conseguenza, mi ci sono affezionato.
«Va bene» ho scritto via e-mail ad Alex: «Fammi solo sapere l’angolatura dell’articolo».
«Per tutte le età» mi ha risposto. Era una prospettiva impegnativa e interessante, ma soprattutto oculata da parte di una ragazza intelligente.
Alex è molto giovane e quando scrisse Vuoi conoscere un casino? frequentava ancora il liceo, io invece ho poco più del doppio dei suoi anni e potrei essere suo padre. Alex non me lo ha detto esplicitamente, ma ho intuito che non ama l’idea che il suo libro venga imprigionato in un genere letterario, seppure alla moda, come quello dello young-adult. O meglio, Alex è convinta che questo genere di libri possa essere letto anche da persone più mature. E sapete cosa vi dico? Alex ha ragione.
Mole volte noi adulti liquidiamo le istanze dei giovani accusandoli di essere superficiali, di non capire che la vita vera - quella al di fuori della bambagia in cui noi siamo convinti che questi ragazzi vivano - è tutto un altro affare rispetto alle loro problematiche. Ho riflettuto su questo tipo di pregiudizi e mi sono posto delle domande: E se fossimo noi adulti a essere dei bigotti nichilisti? Se ce la prendessimo con i giovani solo perché non lo siamo più e ci siamo dimenticati di esserlo stati? Quante volte abbiamo sentito dire: «I ragazzi non sono più quelli di una volta!» Ma come erano i ragazzi di una volta? Come ero io? Come saranno i miei figli? Be'... delle vere risposte non sono stato capace di darmele; tuttavia ho compreso che certe dinamiche sociali che coinvolgono gli adolescenti, certe situazioni emotive di un tempo non sono poi tanto diverse da quelle di oggi.
Con il romanzo Vuoi conoscere un casino? sono stato costretto a tornare indietro, pur nella consapevolezza di essere un uomo maturo. Nello “sporcarmi le mani” con la trama, i personaggi, le tematiche di questo libro, mi sono ritrovato a seguire con attenzione le vicende di una liceale (alter ego dell’autrice) e quelle dei suoi amici che, nel loro percorso di crescita, vengono investiti da quelli che sono e saranno sempre i grandi temi dell’umanità: la morte, l’amore, l’amicizia, il coraggio, il senso di inadeguatezza, la presunzione, le dipendenze, il conflitto generazionale, il sesso. Nel romanzo di Astrid c’è tutto questo e posso assicurarvi che non è poco.


Vuoi conoscere un casino?
Vuoi conoscere un casino?

Alex Astrid è nata il 7 giugno 1998, vive a Inzago, in provincia di Milano.  Ha frequentato il liceo linguistico Simone Weil di Treviglio. Dopo il romanzo Guardami, che ha auto pubblicato con ILMIOLIBRO, Edizioni Il Ciliegio ha compreso le potenzialità e ha deciso di pubblicare il suo secondo romanzo intitolato Vuoi conoscere un casino? Nella collana teenager.




31/01/17

I cavalieri dell'Orlando furioso

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…
Delle donne abbiamo detto, è il turno dei cavalieri.

I cavalieri
di
Bianca Degli Espositi



Nel poema di Ariosto, i cavalieri sono più che mai erranti: girovagano in cerca di tornei, cedono alla seduzione delle maghe, si smarriscono e smarriscono di tutto.
Anche i cavalli. Non a caso, il primo a comparire è un cavallier che a pié venia (1 10). È Rinaldo che ha perso il suo Baiardo. Lo segue Ferraù, lui il cavallo ce l’ha, ma mentre beve gli cade l’elmo in un ruscello. Si imbattono entrambi nella fuggitiva  Angelica bella  e subito si sfidano  per averla.  Ci mettono un po’ ad accorgesi che intanto lei galoppa via.

I due valorosi allora rimandando saggiamente la tenzone a quando l’avranno presa.  Eran rivali, eran di fé diversa  (I 22) ma partono sullo stesso cavallo per raggiungerla… Oh gran bontà de’cavallieri antiqui! (I 22) commenta ironico il poeta. Naturalmente non ritrovano né Baiardo, né l’elmo, né Angelica.
La trova invece Sacripante e subito s’apparecchia al dolce assalto (I 58), ma lo sfida un paladino in bianca armatura. Sacripante è sbalzato di sella e resta immobilizzato sotto al cavallo. Angelica è salvata da un vero eroe, che si è battuto per una buona causa, in sella e armato come si conviene. È Bradamante, una donna!
D’altra parte il cavaliere più celebre, il valorosissimo paladino Orlando, è furioso già nel titolo. Sappiamo subito che per amor venne in furore e matto, d’uom che si saggio era stimato prima. (I 2)
Prima: per ventidue canti cerca Angelica e intanto compie imprese audacissime. Protegge Olimpia dalla malvagità degli uomini e dalla gola dell’Orca divoratrice di fanciulle, libera la dolce Isabella dalle brame dei briganti, salva dalla forca il suo innamorato Zerbino, combatte con Ferraù (c’è ancora di mezzo un elmo) e sgomina da solo due squadre di nemici. È il più forte e il più innamorato di tutti quindi, quando ha la prova del matrimonio di Angelica con Medoro, la sua forza diventa terrificante, il suo amore follia. Va in giro nudo sterminando animali e uomini, rade al suolo boschi e villaggi, va in Africa a nuoto (è lo stretto di Gibilterra) e solo qui, finalmente, recupera il senno.
Glielo rende Astolfo che l’ha trovato sulla luna (c’è andato col carro d’Elia insieme a San Giovanni!), chiuso in un vaso.
Questo cavaliere inglese è un paladino sui generis, non solo non s’innamora, ma usa il buon senso più della spada. La fata Logistilla deve ritenerlo il più affidabile se gli consegna un libro e un corno fatati con cui lui sconfiggerà Arpie, schiere di Amazzoni e mostri invulnerabili. È anche il solo a saper governare l’Ippogrifo, il che lo facilita molto  negli spostamenti.
Di peggior indole è Rodomonte crudel, il brutto Saracin, l’uom bestial (XXIX 8,13,25) capace di mettere da solo Parigi a ferro e fuoco. Alla fine sarà ucciso da Ruggiero, ma noi lo ritroveremo prima, innamorato anche lui e commovente nella sua follia.
Perché la storia continua, con le donne, i cavallier, l’arme, gli amori…

Bianca Degli Esposti è nata nel 1952 ha conseguito la laurea in Filosofia a Bologna, ha insegnato per nove anni letteratura italiana nei licei internazionali in Francia e in Marocco e ha collaborato con l’Istituto di Cultura Italiano a Rabat. Ora è in pensione e vive a Mentone. Insieme ad Annamaria Zucconi forma il duo delle signore in giallo de Il Ciliegio. Hanno pubblicato L’appartamentode Place Garibaldì (2016); nel mese di marzo 2017 pubblicheranno il secondo romanzo L’immobiliare dei fratelli Morin.


L'immobiliare dei fratelli Morin
Prossima uscita marzo 2017
L'appartamento de Place Garibaldì

20/12/16

500 anni di Orlando Furioso: Le donne.

Cinquecento anni fa, alla corte degli Estensi di Ferrara, veniva pubblicato per la prima volta il più noto dei poemi cavallereschi della tradizione letteraria italiana: Orlando furioso.
Ludovico Ariosto volle continuare l’opera del Boiardo che aveva scritto l'Orlando innamorato e curò la prima edizione del suo poema con grande meticolosità, conscio che con l’avvento dei caratteri mobili l’Orlando furioso avrebbe valicato i confini della penisola.
La ricorrenza dei cinquecento anni della prima pubblicazione del poema cavalleresco è celebrata a Palazzo dei diamanti di Ferrara con una mostra imperdibile che avrebbe dovuto chiudersi l'8 gennaio 2017, ma che per fortuna è stata prorogata fino al 29.
Anche Il Ciliegio, nonostante lo scadere dell’anno, nel suo piccolo vuole celebrare l’Orlando furioso. Lo fa attraverso l’autrice Bianca Degli Espositi che inaugura oggi un approfondimento dell’opera più famosa di Ariosto. I suoi interventi saranno ospitati sul blog mensilmente.

Orlando furioso 500 anni

Cinquecento anni fa, Ludovico Ariosto pubblicava la prima stesura de l'Orlando furioso. Questo il primo verso:

Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,

dunque, se vogliamo addentrarci in questo meraviglioso poema, cominciamo da capo:

LE DONNE

Troviamo nella prima strofa la più importante, invocata perché doni l'ispirazione e la tranquillità necessarie alla creazione poetica. Non è una dea, o la solita musa, Ariosto non ne dice il nome, ma si riferisce ad Alessandra Benucci: sua moglie.
Grazie a lei può cominciare la storia, ed è una donna a condurne l'intreccio: Angelica, la più bella, tutti i paladini, cristiani e pagani, ne sono innamorati.
La poveretta, per almeno una ventina di canti, è vittima di un vero stalking di gruppo. Tutti i cavalieri la rincorrono, lei un po' fugge, un po' li prende in giro e un po' ne sfrutta la protezione. Qualcuno mira apertamente a coglierne la verginità Corrò la fresca e mattutina rosa, che, tardando, stagion perder potr ia (I 58), altri sono meno espliciti, ma ugualmente motivati.
Dietro a lei le strade si intrecciano, chi trova un elmo, chi perde l'armatura, chi salva donzelle, chi parte su un cavallo alato, chi si impegola nelle magie, tutti compiono audaci imprese, ma nessuno l'acchiappa. Così la storia ci tiene incantati, un'ottava dopo l'altra.
Finché, al XIX canto, Angelica incontra un Moro, d'oscura stirpe nato in Tolomitta, è bello, d'animo nobile e ferito, si chiama Medoro. Lei lo cura, lo sposa e se lo porta via.  Orlando impazzisce, gli altri pretendenti si danno pace, la narrazione continua.
Inoltre, per dar lustro alla corte in cui lavora, gli Este di Ferrara, Ariosto li fa discendere da Ruggiero, cavaliere eroico, e decisamente propenso a cacciarsi nei guai.
Va detto che è pagano, ma ne l'Orlando furioso vige la par condicio e questo è un problema facilmente superabile per una donna innamorata come Bradamante, la cristiana dall'armatura candida.
La bella guerriera, i biondi capelli raccolti nell'elmo, dovrebbe dare man forte a Carlo contro i Mori, invece rincorre Ruggiero lungo tutto il poema. Lo tira fuori da un castello incantato e dalle braccia sensuali della maga Alcina, lo contende a Marfisa, simpaticissima eroina pagana ben decisa a tenerselo stretto. Alla fine lui si converte, Bradamante lo sposa e gli Estensi hanno la loro nobilissima origine.
Infilate nei canti le donne di Ariosto sono molte. Quasi tutte belle, quasi tutte buone e tutte molto innamorate. Mai fino al punto da venire in furore e matte, sanno mettersi in salvo (dagli uomini e dai maghi), sfruttare abilmente le situazioni e raggiungere i loro obiettivi. Il poeta le guarda con ironia affettuosa, scrive che forse l'invidia, o il non saper degli scrittori, ascosi han loro debiti onori (XX 3).
Isabella, Fiordiligi, Olimpia c'è anche la vecchia rompiscatole Gabrina, vale la pena di conoscerle tutte.
Il libro porta benissimo i suoi cinquecento anni. Dunque cominciamo:
Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori

Bianca Degli Espositi
Bianca Degli Esposti è nata nel 1952 ha conseguito la laurea in Filosofia a Bologna, ha insegnato per nove anni letteratura italiana nei licei internazionali in Francia e in Marocco e ha collaborato con l’Istituto di Cultura Italiano a Rabat. Ora è in pensione e vive a Mentone. Insieme ad Annamaria Zucconi forma il duo delle signore in giallo de Il Ciliegio. Hanno pubblicato L’appartamentode Place Garibaldì (2016); pubblicheranno nel 2017  il secondo romanzo L’immobiliare dei fratelli Morin.







29/07/16

Non solo libri

Non solo libri, ma anche cinema. Dopotutto, il cinema, fin dall'avvento delle prime pellicole  si è alimentato di storie tratte dai libri, ma è successo anche il contrario. Ciò che accomuna le due forme di espressione è dunque sempre il desiderio innato dell'uomo di raccontare e raccontarsi.

The Dressmaker - Quando il diavolo si veste di rosso


The Dressmaker - Il diavolo è tornato (The Dressmaker) è un film del 2015 scritto e diretto da Jocelyn Moorhouse, basato sull'omonimo romanzo di Rosalie Ham.
Protagonista del film è Kate Winslet nel ruolo di Myrtle "Tilly" Dunnage, affiancata da Judy Davis, Liam Hemsworth e Hugo Weaving.


Allora, oggi vi parlo d'un film che ho visto l'altra sera a una rassegna estiva di quelle che ti propongono i film della trascorsa stagione a un prezzo abbastanza irrisorio, motivo per cui d'estate io mio marito e mia figlia ci spariamo minimo tre pellicole a settimana nell'ombrosa frescura della multisala di quartiere sostanzialmente deserta - eccetto quelle nove o dieci persone malate di cinema come noi. L'atmosfera in queste occasioni è un po' quella delle vecchie sale di paese, si parla a voce non tanto bassa fino a un secondo prima dell'inizio e c'è sempre qualche bambino che non ha capito e chiede spiegazioni a gola spiegata nel bel mezzo delle scene clou.
Il film (scritto e diretto da Jocelyn Moorhouse e basato sull'omonimo romanzo di Rosalie Ham) s'intitola The Dressmaker – Il diavolo è tornato e si svolge in Australia negli anni '50. Siccome l'Australia e gli anni '50 sono tra le mie condizioni esistenziali favorite, sulla carta c'erano buone probabilità che il film mi piacesse, ed ecco che in effetti mi è piaciuto. C'è Kate Winslet che fa la modista a Parigi e torna nel desolato avamposto del deserto australiano che l'ha vista nascere, indesiderato frutto della colpa commessa dalla madre (una come sempre fantastica Judy Davis) con un maggiorente del posto, infido, malvagio e ipocrita come molti maggiorenti di paese degli anni '50.
Sebbene all'inizio venga spontaneo pensare che lei sia tornata per prendersi una rivincita mostrando i propri favolosi outfit alle inguardabili matrone locali, nella sua riapparizione tra quelle misere capanne e polverose viuzze c'è in effetti qualcosa di più: cacciata dal paese appena undicenne perché accusata dell'assassinio di un suo compagno di giochi (benché non proprio di giochi si possa parlare, quanto piuttosto di deliberati atti di bullismo lucidamente perpetrati ai danni dell'anello debole, la piccola illegittima senza santi in paradiso) Kate in realtà è tornata per dimostrare la propria innocenza agli altri e anche a sé stessa, visto che di quell'evento così traumatico la sua memoria non ha serbato traccia alcuna.
Per questo, dopo un'inutile serie di tentativi d'indurre la madre a raccontare (frustrati dalla ferrea svagatezza di quest'ultima, che finge di non riconoscerla per metà del film) l'indomita ragazza ha l'idea di procurarsi le informazioni che le servono vendendo la propria abilità di modista alle infagottatissime signore e signorine che le girano intorno a cigli in su - e la trasformazione di queste allampanate e riarse ragazzotte in splendidi ancorché temporanei uccelli del paradiso dagli stravaganti piumaggi bianchi, neri e fucsia è una delle improvvise magie del film. Armata solo di ago e filo e del proprio mento deciso Kate riesce così a ricucire anche la propria storia: che, com'è ovvio, non la vede colpevole ma vittima della compatta tessitura di bugie e sortilegi dei benpensanti locali, ansiosi di far fuori il diverso, il corpo estraneo conficcatosi per sbaglio nel ventre molle della comunità.
Dopo aver smascherato chi sapeva e non ha parlato o, peggio, chi sapeva e ha deliberatamente alterato la verità pur di espellerla, a Kate, rimasta trionfalmente sola sulla scena del crimine - e cioè l'intero villaggio, una decina di capanne di legno in tutto, i cui abitanti vestiti a festa si sono allontanati in massa per recarsi nel paese vicino ad assistere a una competizione locale - non resta che sciogliere uno dei suoi campioni di lucida seta rosso sangue fuori dalla porta della piccola casa sulla collina: cosparso di benzina e dato alle fiamme, il nastro di fuoco si snoda tra quelle pretenziose catapecchie come un serpente affamato e vorace, non lasciando in piedi che uno scheletrico gruppo di rovine. Lei, intanto, ha già preso il treno che la porterà via per sempre.
A me di questo film sono piaciute: la scena in cui Kate convince il tormentato poliziotto locale a prestarle aiuto facendogli balenare la promessa d'un meraviglioso boa di struzzo rosso; lo stesso poliziotto colto in relax coi piedi sul tavolo e abbigliato di tutto punto con berretto, cinturone, divisa e scarpette di raso rosa da ballerina allacciate dietro (data l'inquadratura, i piedi si vedono per ultimi e finiscono per occupare tutto lo schermo, melliflui e irresistibili come il muso di Kaa nel Libro della giungla della Disney); quando Kate torna nella lurida casetta dove la madre vive in stato d'abbandono e si dà da fare a ripulire tutto (come direbbe Guido Gozzano, in me rivive l'anima d'una governante inglese dell'Ottocento, lo so); i vestiti che indossa, a dominante rosso bordeaux, il mio colore preferito, così orgogliosamente piccoloborghese; l'Australia in sé per sé, che dev'essere un posto da pazzi; la battuta “Non parlare a me d'imbarazzo”, pronunciata dal figlio unico di madre vedova; i dolcetti all'hashish e l'innocente scatola di latta a fiori in cui vengono portati in dono; il sorriso che aleggia sulle labbra della vecchia signora addormentata mentre il marito, un insopportabile tanghero, affoga inascoltato nello stagno dietro casa. 
Ma soprattutto mi piace l'allegra ferocia con cui si raccontano il dolore e il sangue nascosti sotto l'implacabile perbenismo di questo paesino australiano degli anni '50 e dei tantissimi paesini australiani che ci circondano. In qualcuno, forse, ci abitiamo pure noi.
Alla prossima.

Paola Rocco