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05/02/19

Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri


COMUNICATO STAMPA
LUNIGIANA E GARFAGNANA TRA LEGGENDE E MISTERI
Presentazione dei libri
“La linea del destino”, di Daniela Tresconi
La guerra dei lupi”, di Alessio Del Debbio
Venerdì 15 febbraio 2019, ore 18.00
c/o Coopoesia – Associazione culturale L.A.P.I.S.
Centro dei Borghi, Via del Fosso vecchio 459
Cascina – Località Navacchio (PI)

Viareggio, 1 febbraio 2019 – Sarà un incontro sul folclore e sulle leggende del territorio quello che vedrà protagonisti gli scrittori Alessio Del Debbio e Daniela Tresconi, ospiti di Coopoesia e dell’Associazione L.A.P.I.S., presso la sala Bibliocoop dentro il Centro commerciale dei Borghi, a Navacchio, il prossimo 15 febbraio. Lunigiana e Garfagnana, terre ricche di storia, tradizioni popolari e leggende, sono infatti le grandi protagoniste dei libri dei due autori.

Alessio Del Debbio presenterà il romanzo "La guerra dei lupi" (Edizioni Il Ciliegio), un fantasy contemporaneo ambientato tra la Lucchesia e la Garfagnana, dove si è insediato il Branco del Vello d’Argento. I due protagonisti, un giovane officiante della Madre Terra e un guerriero lupo fuggiasco, vivranno una serie di avventure, sullo sfondo del territorio toscano, in un romanzo che gioca con storia e mitologia e invita a rispettare le diversità e a combattere per la libertà.


Daniela Tresconi parlerà del suo mistery storico "La linea del destino" (Panesi Edizioni), ambientato ad Arcola, borgo medievale arroccato che domina la valle del Magra. Nel suo castello e nella sua torre, la Storia si è dipanata, ma anche la storia delle persone che nel borgo hanno vissuto: Amelia, Vanda e Valentina, tre donne vissute in epoche diverse, tre donne diverse ma unite da un filo sottile, un segreto legato al castello.

Due romanzi di mistero e magia, che affondano nel territorio di cui gli scrittori sono originari, per valorizzarlo al meglio, sotto una luce diversa.

L’incontro “Lunigiana e Garfagnana tra leggende e misteri”, a ingresso libero, si terrà presso il Centro dei Borghi a Navacchio (PI), nella sala riservata a Coopoesia, venerdì 15 febbraio, alle ore 18.00.

Per rimanere aggiornati sull’evento, è in rete la pagina Facebook:

Contatti:
L’associazione culturale “Nati per scrivere” nasce nel 2016, da un gruppo di appassionati lettori, decisi a promuovere la cultura del libro e a valorizzare gli scrittori emergenti, soprattutto locali. Organizza eventi e incontri letterari, reading e laboratori di scrittura creativa.

Associazione culturale “Nati per scrivere”
Piazza Diaz 10, 55041 Camaiore (LU)
Riceviamo solo su appuntamento.
Pagina “Nati per scrivere”: http://www.facebook.com/natiperscrivere
Sito “Nati per scrivere”: http://www.natiperscrivere.webnode.it


09/11/18

Le Edizioni Il Ciliegio a New York con Lucia Cannone


Lucia Cannone, curatrice della Collana stART, ha rappresentato Il Ciliegio a New York; ospite della Fiera del Libro Italiano e Bilingue.

di Lucia Cannone

Lo scorso 2 Novembre si è tenuta a New York, la prima Fiera del Libro Italiano e Bilingue  presso l’Istituto Italiano di Cultura sito 686 Park Ave. Si tratta della prima fiera del libro Italiano e bilingue (da un’idea dell’Ufficio Educativo del Consolato Generale d’Italia, in collaborazione con Elisa Conigliaro, giornalista scientifica, e IACE (The Italian American Committee on Education), un’organizzazione non-profit basata a New York e fondata nel 1975 con il fine di promuovere lo studio della lingua e della cultura italiana negli stati dell’area di New York, New Jersey and Connecticut. L’evento dedicato alle ultime novità in fatto di pubblicazioni, ebook, in Italiano per stranieri e bilingui (Italiano/Inglese) per le scuole primarie, e secondarie di primo e secondo grado è rivolto agli insegnanti di italiano. Le case editrici presenti erano: Alma Edizioni, Edilingua Edizioni, Editoriale Scienza, Edizioni IlCiliegio e Le Monnier/Mondadori Education.
Due autori, specializzati rispettivamente in arte contemporanea e scienze, hanno presentato le loro pubblicazioni agli insegnanti e ai dirigenti scolastici provenienti dai diversi stati: Washington, San Francisco, Boston e New York con un workshop. Sono stata una dei due autori a rappresentare la Casa Editrice Il Ciliegio con la Collana stART: i volumi bilingui per bambini dai 5 ai 9 anni in dedicati all'arte contemporanea.
L’altro autore presente è stato Matteo Farinella, che ha presentato il libro “Benvenuti a Cervellopoli”, edito da Editoriale Scienza: un libro per bambini dai nove anni di divulgazione scientifica che descrive il funzionamento del cervello.
Ho trovato molte affinità con Matteo, da una parte la sua formazione scientifica (dottorato in neuroscienze e la mia in ingegneria), l’altra la passione comune per il disegno e la scrittura e non ultimo e importante l’obiettivo di rendere accessibili a tutti argomenti come la scienza nel caso di Matteo, e l’arte nel caso dei miei volumi. Arte e Scienza sono due argomenti solo apparentemente lontani (Einstein scrisse: “Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami dello stesso albero…”).
Attraverso il mio workshop ho avuto il piacere di parlate del progetto della Collana stART, centrando l’attenzione sull’obiettivo ambizioso che Il Ciliegio si prefigge, ovvero quello di contribuire, attraverso l’arte, alla nascita della coscienza morale, civile ed etica dei bambini, introducendo concetti come: la capacità di riconoscere il proprio ruolo e la propria unicità all’interno della società; l’importanza di sviluppare una propria coscienza e di comprendere ciò che appare e ciò che è diverso da noi. Ho dunque spiegato che i bambini di età compresa tra i cinque e i dieci anni, età alla quale è rivolta la collana, cominciano a esercitare una propria coscienza e a definire un loro ruolo all’interno della famiglia, della scuola e del mondo. È dunque un momento importante per imparare a capire quali sono i propri confini, quelli degli altri, il rispetto per la diversità e l’apertura a quest’ultima. 
Attraverso la Collana stART si vuole avvicinare i bambini alla complessità del mondo degli adulti. I nostri bambini hanno oggi accesso a moltissime informazioni e prima rispetto a quanto avveniva un tempo. È importante dunque che gli adulti abbiano coscienza di ciò.
Ho anche spiegato il motivo della scelta di scrivere i libri in italiano e in inglese ovvero l’intento, non secondario, di dare l’opportunità di insegnare la lingua italiana o viceversa la lingua inglese a quelle famiglie dove il bilinguismo è presente. Ho anche spiegato che la Collana è un progetto dinamico ed è da leggere e utilizzare per costruire ogni volta qualcosa di nuovo con noi stessi e con i nostri figli: quando sono molto piccoli aiutandoli a cogliere le situazioni più vicine alla loro sfera emotiva, quando sono più grandi lasciando che siano loro stessi a cogliere direttamente e in maniera più profonda sfumature sempre nuove. Ho dunque concluso il mio intervento con la proiezione delle immagini di alcuni laboratori che ho tenuto. Molto bella ed emozionante è stata la proiezione delle immagini di alcuni disegni realizzati dai bambini a file laboratorio. Questo è sempre un momento molto intenso perché è la prova tangibile che l’arte come la musica sono due linguaggi universali che possono unire abbattendo tutte barriere.
Il progetto è stato accolto con entusiasmo ed è stato manifestato un interesse a utilizzare i volumi della Collana stART nei corsi di lingua italiana di alcune scuole di New York. La Fiera del libro Italiano e Bilingue per le scuole è stata dunque un’iniziativa molto interessante e un’opportunità che ho accolto con molto entusiasmo. Sono molto felice che i miei libri abbiano superato i confini nazionali.
Vorrei chiudere il mio racconto della meravigliosa esperienza nella Grande Mela con un immagine dell’opera di Yayoi Kusama scoperta passeggiando tra le strade di New York e che mi ha reso felice! 




 Lucia Cannone nasce a Canosa di Puglia, vive a Torino. Dopo il conseguimento della laurea in Ingegneria si trasferisce in Spagna e poi in Portogallo, dove lavoro per una multinazionale. La sua carriera artistica comincia con il disegno a china su carta. Si dedica adesso alla ricerca dei materiali, realizzando installazioni. Partecipa a fiere internazionali. Con Edizioni Il Ciliegio ha pubblicato, per la Collana stART: Il metodo Abramovic per i bambini (2017); Il mio nome è Banksy (2017); Il paese delle meraviglie di Yayoi Kusama (2018); Il mondo al contrario di Anish Kapoor (2018).

13/07/18

Vedere, ascoltare, annusare, toccare, gustare: I sensi spiegati ai bambini attraverso una collana di libri


Edizioni Il Ciliegio propone una collana curata e ideata dallo scrittore Dino Ticli e dall'illustratrice Daniela Giarratana. Si tratta di una collana particolare che si rivolge ai bambini dai tre ai sei anni e che esplora il mondo dei sensi. In questo articolo l'illustratrice e l'autore ci spiegano il progetto.



Come è nata l’idea della collana sui sensi?
DANIELA GIARRATTANA: «Conobbi Dino Ticli e mi propose di realizzare delle illustrazioni per un albo illustrato che parlava dei sensi. Disegnai le prime tavole e le mostrammo alla casa editrice “Il Ciliegio” durante la fiera della piccola e media editoria a Roma. Piacque il progetto e da li parlando non l’editore si pensò a dividere in albi illustrati ogni senso per realizzare una collana diversa sui sensi.»
Che tipo di libri sono? 
DANIELA GIARRATTANA: «Sono albi illustrati.»
Quanti ne sono stati realizzati finora? 
DANIELA GIARRATTANA: «Sono stati realizzati quattro libri che rappresentano i quattro sensi: VISTA, GUSTO, OLFATTO E TATTO.»
A quali lettori sono rivolti? 
DANIELA GIARRATTANA: «La collana è rivolta a bambini molto piccoli dai due anni ai sei anni Bambini che non sanno leggere ma che possono giocare con i colori e le forme.»
Come avete fatto a conciliare i sensi legati al tatto o al gusto con un libro? E gli altri sensi?
DANIELA GIARRATTANA: «Ho pensato di realizzare delle illustrazioni diverse. Mi piaceva l’idea di dar “forma” a un senso, di giocare con i contrasti cromatici o sulle forme che si ripetono. Ogni senso, all’interno del libro, è diviso a sua volta in piccole storie autoconclusive e questo si nota anche nell’illustrazioni che si muovono a coppia.»

DINO TICLI: «I sensi ci permettono di percepire il mondo attorno a noi. I bambini, da neonati, partono nella loro scoperta utilizzando il gusto, l’olfatto, il tatto e poi l’udito. Solo intorno all’anno vedono bene praticamente come i grandi. Chi non ha presente l’immagine dei piccoli che mettono in bocca tutto ciò che trovano: stanno conoscendo l’ambiente in cui sono stati catapultati.
Con il passare del tempo, però, noi adulti diamo uno spazio preferenziale alla vista, prendendoci cura dei nostri “cuccioli” tendiamo a trascurare l’educazione all'uso degli altri sensi, che inconsciamente riteniamo scontati e secondari. Ecco allora l’idea di questa collana, rivolta ai bambini dai due ai sei anni, con l’intento di far loro prendere coscienza della varietà delle percezioni che ogni giorno provano e fornire loro anche le “parole” per descriverle e comunicarle.
Morbido, ruvido, caldo, bruciante… quante sensazioni ci procura il tatto. E come può esser un odore, un gusto, un suono? I volumi, partendo dalle esperienze quotidiane, come una passeggiata in un prato o una carezza a un piccolo animale, vogliono dunque divertire e nello stesso tempo aiutare genitori, nonni e educatori a far percepire il mondo con tutti i cinque sensi.
Con belle e significative immagini sono già stati pubblicati quattro volumi. Di prossima uscita quello relativo all'udito.»




Daniela Giarratana è nata e vive a Bari; illustratrice freelance, partecipa a mostre, seminari, laboratori creativi ai quali spesso si dedica nel ruolo di organizzatrice. Ha ideato “La Puglia racconta”, un’associazione culturale di illustratori che organizza workshop, mostre ed eventi artistici.








Dino Ticli vive a Lecco, dove insegna scienze in un liceo. Si è laureato in Scienze geologiche presso l'università degli Studi di Milano, con approfondimenti in campo zoologico e botanico. Collabora con un museo di storia naturale per il quale ha curato esposizioni e guide. Fin dal 1986, scrive testi per ragazzi. La sua produzione spazia dai romanzi, ai testi teatrali, alla divulgazione scientifica, lavori per i quali ha ricevuto riconoscimenti e premi. Ha partecipato a numerosi festival di letteratura per l'infanzia e tiene incontri e conferenze in tutta Italia.





18/06/18

SULLA DIFFERENZA FRA RICCO E POVERO OVVERO FRA NON IMMIGRATO E IMMIGRATO



Danilo Di Gangi, esploratore dell’umanità prima ancora dei luoghi della Terra che ha visitato, ancora una volta ci regala un articolo appassionato, che ci offre uno spunto di riflessione. Lo fa in un momento particolare, un momento in cui sostenere certe posizioni è diventato impopolare.
Oggi il pericolo di lasciarsi vincere dalla “banalità del male” rischia di prendere nuovamente il sopravvento. Succede quando si decide di tapparsi le orecchie per non ascoltare e di coprirsi gli occhi per non vedere.
i.b.

di 
Danilo Di Gangi


Carissimi sostenitori della sacra inviolabilità dei confini della real patria e del suo andamento economico, terrei a sottolinearvi alcune semplici questioni.
A-      L’unica vera differenza esistente in tutta la popolazione mondiale è quella fra ricco e povero.
B-       Se sei ricco puoi liberamente circolare in ogni dove sul pianeta, godere delle meraviglie dei paesi altrui, comprare biglietti aerei low cost a 300 euro per fare vacanze esotiche a casa di coloro che detesti, usufruire delle migliori strutture ricettive e ritornare a casa tua, solo quando lo desideri, pieno di ricordi sottopagati o sottratti illegalmente, per autoincensarti nei racconti post viaggio con gli amici.
C-       Se sei povero e costretto a scappare da situazioni di indigenza assoluta, guerre o regimi autarchici, o semplicemente perché aspiri a migliorare le tue condizioni di vita, devi pagare almeno 3000 euro per sfidare la morte e, spesso, incontrarla, giungere nei paesi di coloro che ti detestano, affrontare un inferno simile a quello che hai lasciato, non avere diritti poiché non possiedi denaro ed essere il capro espiatorio di ogni male del paese che non vorrebbe accoglierti ma rispedirti (subito) da dove sei venuto, possibilmente pieno di lividi.
D-      I veri importanti flussi migratori non sono sicuramente quelli (infinitesimali) europei ma, da sempre, quelli di milioni e milioni di persone che si muovono nei paesi più poveri dell’Oriente e dell’Africa perché cacciati (per molteplici ragioni) dalle loro terre di origine.


Ho la fortuna di essere nato nella parte di pianeta “ricca”, quella che può permettersi di girarlo il “mondo”, e da 25 anni lo faccio, con sguardo attento e rispettoso verso coloro che hanno meno fortuna di me, ma tanto di più da insegnare. La povertà, quella vera, l’ho vista con i miei occhi, ne sono stato a stretto contatto, ne ho sentito l’odore.  È la povertà dei bassifondi di Calcutta, degli slums di Nairobi, delle discariche di Agbogbloshie in Ghana, della pelle dei corpi nudi che dormono per le strade di New Delhi, degli stracci laceri che vestono i bambini nei villaggi nepalesi e tibetani, del guano delle cave della Malaysia, delle migliaia di senzatetto che languono nel marcio e nel fango di misere capanne costruite con pezzi di legno e sacchi di plastica dell’immondizia. Sì, esattamente quella plastica che qui, giustamente, mettiamo al bando, per spedirne quintali nei paesi poveri. È la povertà frutto del nostro secolare sfruttamento delle “loro” materie prime, è la povertà frutto della delocalizzazione delle nostre fabbriche, per usare la “loro” manodopera a costo zero, è la povertà frutto della nostra fame insaziabile di progresso, i cui scarti divengono “loro” patrimonio.
Permettetemi, senza presunzione, di dirvi che coloro che urlano ai quattro venti che la povertà nel proprio paese è aumentata a causa dei costi di mantenimento dell’immigrazione non sanno di cosa parlano e, se il loro tenore di vita non è più confacente allo standard occidentale (sebbene continuino a possedere smartphone di ultima generazione, televisori, computer, auto, ecc.), la causa non è da ricercarsi in coloro che “la povertà”, “quella vera”, l’hanno tatuata sulla pelle dalla nascita.



Danilo Di Gangi


L'ultimo libro di Danilo Di Gangi pubblicato con Edizioni il Ciliegio si intitola Nepal fra terra e cielo. Danilo Di Gangi è nato a Cuneo, ove risiede, nel 1963. Scrittore, viaggiatore e insegnante, ha pubblicato per le edizioni L’Arciere: Cieli d’infinito.Mongolia, terra senza tempo (2003); Il Gioiello di neve. Kailash, l’essenza del Tibet (2004); Fra barbari e dei. La vera politica cinese in Tibet (2008). Per le edizioni Campanotto: Siberia (in)contaminata (2010). Per le edizioni Il Ciliegio: Viaggio al limitare del tempo. Un racconto esoterico (2010); Lungo come l’Indo (2012). Per le edizioni Pietre Vive:Forse spazi (2013), raccolta di poesie e immagini.




25/05/18

Approdano nel porto della casa editrice Il Ciliegio gli Inbook curati da Elisa Vincenzi


di 
Elisa Vincenzi


La casa editrice Edizioni ilCiliegio, da sempre attenta alla cura dei suoi libri e delle sue pubblicazioni, mostra ancora una volta una particolare sensibilità, accingendosi ad affrontare una nuova e importante sfida: l'inserimento in catalogo degli Inbook.

Ma che cosa sono gli Inbook?
Sono libri che vengono tradotti in simboli, al fine di facilitarne l'accesso e la lettura da parte di un pubblico più vasto, rispetto ai libri scritti e stampati in maniera tradizionale.
Le parole vengono affiancate da speciali simboli che, seguendo fedelmente il ritmo narrativo, aiutano a decifrare il contenuto del testo scritto.

I simboli utilizzati sono studiati ed elaborati dal Centro Studi Inbook, che garantisce un modello dinamico e che si sviluppa secondo un metodo scientifico, costantemente monitorato attraverso il confronto con chi ne fruisce.

Nati per andare incontro alle esigenze di bambini e persone con disabilità comunicativa, attualmente gli Inbook si rivolgono a un'utenza molto più ampia.
Nella versione Inbook attualmente Il Ciliegio ha in programma la pubblicazione di Agatino e Col naso all'insù.

Consapevoli dell'importanza di offrire quante più strade possibili per favorire la diffusione della cultura del libro e mossi dalla volontà di accogliere le necessità di ogni lettore, non resta che attendere la risposta del pubblico...



Col naso all'insù
Agatino


Elisa Vincenzi, autrice, vive e lavora in provincia di Brescia. Laureata in Scienze dell’Educazione, si specializza in musicoterapia e in propedeutica musicale (Metodo Ritmìa). Oltre che occuparsi della progettazione e conduzione di Laboratori di creatività, musicoterapiaed educazione al suono e al movimento per bambini e adulti, crede nel valore e nell’importanza delle favole. Per Edizioni il Ciliegio ha pubblica una dozzina di libri per bambini tra questi: La rana Luisa, Mino moscerino cantante; Agatino; Il silenzio cos'è?; Ma è tutto sbagliato!; Amelia e la fiducia; Oltre le nuvole; In giardino cosa c'è. Il suo ultimo libro si intitola Il vento a metà.


24/04/18

Scriviamo e pubblichiamo: perché, come funziona? Qual è il compito dello scrittore e quello di chi lavora in casa editrice?



Scriviamo per noi stessi, per essere letti dagli altri, per vedere i nostri sforzi racchiusi fra la prima e la quarta di copertina, per avere il nostro nome in risalto sul dorso di un libro infilato in uno scaffale in libreria. Chi scrive saggi è un divulgatore di sapere, chi si dedica ai romanzi lo fa, invece, perché sente il bisogno di dare un’interpretazione alla realtà. Si scrive narrativa perché è prima di tutto un’esigenza: egocentrismo puro. Si scrive anche se tutto è già stato scritto, e il più delle volte è stato scritto meglio di come abbiamo saputo fare noi, eppure continuiamo a perdere ore di sonno, cene con gli amici, momenti familiari, e continuiamo, mi auguro, a leggere libri anziché fare un po’ più di moto. Ma è doveroso dire che il processo creativo è solo l’inizio di un viaggio.

In vista del suo ultimo libro ho chiesto con insistenza a Giovanni Maria Pedrani, direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio, di buttare giù qualche riga per questo blog. Ho chiesto di avere un breve articolo col quale fare un po’ di luce su certe dinamiche editoriali. Occupato dal tanto lavoro ci ha messo un po’ a scriverlo, ma alla fine è stato meglio così, perché pochi giorni fa, Catia Proietti, autrice di un bellissimo romanzo di formazione che uscirà fra pochi giorni, del tutto inconsapevole della trattativa che avevo intavolato con Giovanni, mi ha mandato un altro articolo che è anche un atto di umiltà e amore verso il lavoro di chi è nella “stanza dei bottoni” di una casa editrice.

Sono dunque questi due contributi che oggi ho voglia di proporre in questo blog, sempre pronto ad accogliere gli interventi di tanti nostri autori e lettori.

i.b. 

 Una vita da direttore editoriale, 
il libro che svela i segreti delle case editrici
di 
Giovanni Maria Pedrani


Una vita da direttore editoriale
Come si fa a vedere pubblicato il proprio manoscritto gratuitamente, fra le migliaia di fregature vestite da proposte editoriali? Qual è il segreto per fare in modo che un autore possa trarre soddisfazioni dalla propria scrittura? Quanto guadagna una casa editrice? E un autore?

Cominciamo dall’inizio. In principio era il libro. La creatura. Quell’oggetto meraviglioso figlio di un autore, che egli ama e idolatra più di ogni altra cosa.

Per quell’essere prodotto dalla fantasia, dall’intelletto, dalle ansie e dalla passione, l’autore sogna e pretende il meglio. E come succede con la gestione dei figli, cui si vorrebbe donare il mondo, non esiste un prontuario che spieghi come fare il genitore.

Da autore che si poneva alcuni di questi interrogativi e da direttore editoriale, poi subissato da richieste di informazioni da parte dei membri della scuderia, dai nuovi acquisti e anche da chi proponeva dei manoscritti per la prima volta, mi sono reso conto che era necessario dare delle risposte concrete.

E così ci è venuta l’idea di un libro che è una via di mezzo fra il saggio e la testimonianza di vita e che racconta, attraverso l’esperienza di un direttore editoriale, tutti i retroscena di una casa editrice.

Ne è venuta una chiacchierata informale non solo con l’autore esordiente o quello più navigato che vuole qualche dritta, ma anche con chiunque sia interessato a conoscere l’universo editoriale.

Si scopriranno gli attori che ruotano intorno al progetto libro, i costi per realizzarlo e per guadagnarci, i diversi comportamenti delle case editrici per i vari generi letterari, le tecniche più astute di presentare un manoscritto affinché sia selezionato, i trabocchetti dei contratti di cessione dei diritti d’autore, il ruolo delle fiere e dei concorsi letterari, le regole per la pubblicazione della propria opera tradotta all’estero. E poi tanti consigli dalla scrittura del libro ai trucchi per garantire una promozione efficace.

E nello scorrere quelle righe che parlano di un universo professionale, strutturato e organizzato con proprie regole, il lettore scopre che il mondo editoriale delle piccole realtà funziona proprio perché è animato dalla stessa passione delle squadre calcistiche dilettanti che sacrificano tempo per allenarsi e per giocare. La stessa passione di ogni autore che adora la propria creatura.



Giovanni Maria Pedrani risiede a Saronno (VA) è Direttore editoriale delle Edizioni Il Ciliegio. Ha pubblicato numerose opere, ottenendo un centinaio di premi in concorsi letterari. Fra i suoi ultimi scritti si ricordano i romanzi C’è un cadavere sul treno - Assassinio sul Malpensa Express e Nebbie d’estate; il testo umoristico 7.16 in ritardo - ovvero manuale del perfetto pendolare.





La storia non è il libro
di 
Catia Proietti

Da ora in poi
Un giorno ho messo un punto e la storia è finita. Era lì, dentro di me, che spingeva e gridava, bisognosa di aria, di verità, di riconoscimento e poi non c’era più. Proiettata sulle pagine bianche di uno schermo e per questo io di nuovo libera, lei non più solo mia. Perché, quando scrivi, quello che hai detto non è più solo tuo: diventa di tutti. Le immagini che tu hai creato evocano altri mondi, altri spazi, altri volti. Saranno altro. Ogni lettore vivrà una verità diversa e si emozionerà scoprendola in sintonia con quella di un altro. Giocheranno sulla similitudine delle loro riflessioni e ascolteranno stupiti le discrepanze. Perché il fatto che la parola sia scritta, ma per ognuno possa evocare altro, rappresenta di per sé una magia. Il motivo per cui un autore può essere amato da qualcuno e non apprezzato da altri.

E tu hai messo un punto e la storia è finita.

Ma è solo la storia. Non è ancora il libro.

La storia che prima era in te, ora è nel tuo computer, limitata al tuo uso e a quello di pochi stretti e fidati amici.

Il libro è un’altra storia.

Il libro è quell’oggetto che consente al racconto di passare in più mani, superare confini, creare legami, riempire vuoti. Il libro proietta ciò che hai scritto in un oltre a te sconosciuto.

La storia era solo tua. Il libro è la convergenza di tutte quelle professionalità ed energie che lo renderanno tale. E più quelle forze saranno in sincronia tra loro, più la forza della tua storia li avrà pervasi, più il libro viaggerà. È una questione di fiducia e di coerenza.

Fiducia rispetto al messaggio che la storia contiene.

Coerenza rispetto ai suoi principi.

Un libro è il risultato del lavoro di un direttore editoriale, di un grafico, di un editor, di un impaginatore, di un ufficio stampa. La sua dimora è la casa editrice. Più alto è il senso di appartenenza che l’autore avrà sviluppato con la casa editrice, più lungo e ricco di esperienze sarà il viaggio del libro. È un viaggio in tandem, dove un conducente e un passeggero sono entrambi indispensabili per arrivare alla meta, tant’è che smettono di chiedersi chi guida. È un lavoro in team. I pedali sono collegati tra loro da una catena che permette di sincronizzare perfettamente il movimento dei due atleti. Bisogna diventare consapevoli del ritmo del compagno, assecondarne i movimenti in curva perché da due si diventi uno. Significa dare e avere fiducia. Di nuovo questa parola. La stessa che un autore chiede al lettore nel momento in cui inizia a scrivere.

Ti chiedo fiducia. Ascolta la mia storia. Mi sto assumendo di fronte al mondo la responsabilità di ciò che scrivo. Perché quello che è scritto non può essere ritratto. Esiste. Vive.

E più in là, quando il libro avrà lasciato la sua casa e varcato la soglia di librerie e biblioteche, vissuto giornate al freddo nelle fiere e nei mercati dell’editoria, quando sarà stato presentato a pranzi di lavoro e aperitivi, il lavoro continuerà nelle mani del suo acquirente che lo aprirà una volta coricatosi la sera e ne leggerà le prime pagine alla luce di un abatjour.

Un libro inizia a esistere nel momento in cui lo scrittore ha posto il suo punto di fine e pensato di aver tutto concluso.

Si è illuso. A quel punto tutto è appena cominciato.


Catia Proietti è nata e risiede a Roma. Ha conseguito il diploma di laurea di Assistente sociale e lavora come educatrice. Da sempre appassionata di lettura e drammatizzazione, partecipa attivamente ai progetti del comune di Roma per la promozione della lettura in età prescolare e a numerose iniziative culturali. Con i suoi racconti è stata finalista e vincitrice in diversi concorsi letterari; collabora con sceneggiature e scritture a programmi televisivi, riviste on-line, iniziative socio-culturali.

19/12/17

Vuoi conoscere un casino? Un libro per tutte le età

di
Ivan Bavuso



Quando Alex Astrid mi ha chiesto di partecipare al tour dei blog di promozione al suo romanzo ho subito accettato. In primo luogo perché il curatore del blog della casa editrice che ha pubblicato il libro oggetto dell’iniziativa, non poteva certo esimersi dall’accogliere una simile proposta; in secondo luogo perché questo romanzo lo ho editato e impaginato e, di conseguenza, mi ci sono affezionato.
«Va bene» ho scritto via e-mail ad Alex: «Fammi solo sapere l’angolatura dell’articolo».
«Per tutte le età» mi ha risposto. Era una prospettiva impegnativa e interessante, ma soprattutto oculata da parte di una ragazza intelligente.
Alex è molto giovane e quando scrisse Vuoi conoscere un casino? frequentava ancora il liceo, io invece ho poco più del doppio dei suoi anni e potrei essere suo padre. Alex non me lo ha detto esplicitamente, ma ho intuito che non ama l’idea che il suo libro venga imprigionato in un genere letterario, seppure alla moda, come quello dello young-adult. O meglio, Alex è convinta che questo genere di libri possa essere letto anche da persone più mature. E sapete cosa vi dico? Alex ha ragione.
Mole volte noi adulti liquidiamo le istanze dei giovani accusandoli di essere superficiali, di non capire che la vita vera - quella al di fuori della bambagia in cui noi siamo convinti che questi ragazzi vivano - è tutto un altro affare rispetto alle loro problematiche. Ho riflettuto su questo tipo di pregiudizi e mi sono posto delle domande: E se fossimo noi adulti a essere dei bigotti nichilisti? Se ce la prendessimo con i giovani solo perché non lo siamo più e ci siamo dimenticati di esserlo stati? Quante volte abbiamo sentito dire: «I ragazzi non sono più quelli di una volta!» Ma come erano i ragazzi di una volta? Come ero io? Come saranno i miei figli? Be'... delle vere risposte non sono stato capace di darmele; tuttavia ho compreso che certe dinamiche sociali che coinvolgono gli adolescenti, certe situazioni emotive di un tempo non sono poi tanto diverse da quelle di oggi.
Con il romanzo Vuoi conoscere un casino? sono stato costretto a tornare indietro, pur nella consapevolezza di essere un uomo maturo. Nello “sporcarmi le mani” con la trama, i personaggi, le tematiche di questo libro, mi sono ritrovato a seguire con attenzione le vicende di una liceale (alter ego dell’autrice) e quelle dei suoi amici che, nel loro percorso di crescita, vengono investiti da quelli che sono e saranno sempre i grandi temi dell’umanità: la morte, l’amore, l’amicizia, il coraggio, il senso di inadeguatezza, la presunzione, le dipendenze, il conflitto generazionale, il sesso. Nel romanzo di Astrid c’è tutto questo e posso assicurarvi che non è poco.


Vuoi conoscere un casino?
Vuoi conoscere un casino?

Alex Astrid è nata il 7 giugno 1998, vive a Inzago, in provincia di Milano.  Ha frequentato il liceo linguistico Simone Weil di Treviglio. Dopo il romanzo Guardami, che ha auto pubblicato con ILMIOLIBRO, Edizioni Il Ciliegio ha compreso le potenzialità e ha deciso di pubblicare il suo secondo romanzo intitolato Vuoi conoscere un casino? Nella collana teenager.




06/02/17

Come ho cominciato a scrivere storie di vampiri: genesi di un romanzo

di 
Laura Radiconcini


Laura Radiconcini
In principio fu Dracula (con l’aiuto di Christopher Lee). Io ragazzina, tanto innocente da non capire le pulsioni sessuali dietro la figura del vampiro, ma decisamente affascinata. Leggo tutto quello che trovo, da Bram Stoker a Sheridan Le Fanu. Poi però cominciano i dubbi: Dracula è malvagio, in modo irrecuperabile. Ecco, se ci fosse una possibilità di redenzione … ma non c’è. Mi è ricapitato tra le mani un racconto che ho scritto in quel periodo, dove il vampiro si pentiva, prima di finire arrostito dal sole. Infine mi è passata, ho continuato a innamorarmi di personaggi storici e/o letterari, ma vampiri basta. Leggevo fantasy però, e – cosa rara per una ragazza – anche fantascienza, a cui mi aveva introdotto una zia. Poi il lavoro, l’amore, un matrimonio molto felice, terminato tre anni fa con la prematura scomparsa di mio marito. Ho un figlio e faccio anche un po’ di politica, col Partito Radicale e poi con un’associazione ambientalista non dogmatica, gli Amici della Terra.

Negli anni non incontro più vampiri che mi interessino – Ann Rice mi lascia indifferente – con una eccezione: in un’antologia di racconti fantastici  c’è un personaggio straordinario. Il racconto si chiama L’arazzo dell’unicorno e fa parte di una raccolta intitolata The Vampire Tapestry. L’autrice si chiama Suzy McKee Charanas  e ci parla di un vampiro “naturale”, cioè frutto di una mutazione genetica. Ogni tanto va in letargo, non sa perché è così ed è l’unico della sua specie. Se può non uccide, lasciando le sue vittime immemori. Quando l’università in cui insegna sotto mentite spoglie lo forza ad andare da una psicanalista (ha attaccato una collega), inizia un’interazione affascinante con l’analista, che pian piano comincia a domandarsi se non si tratti di disturbo mentale ma di realtà. E si innamora di lui. Una volta che il professore capisce che lei sa, dovrebbe ucciderla, ma invece…. È il primo vampiro non malvagio che mi capita, ma non ho ancora Google e non posso dar seguito al mio interesse.

Il pellegrinaggio
Passa ancora del tempo, poi una mattina, prima di prendere il treno per Milano, mi compro un libro quasi a casaccio: Twilight. Se ne parla e sono curiosa. Finisco il libro in viaggio. Arrivata in Stazione Centrale non vado da mio figlio, vado in libreria. Non posso vivere un altro minuto senza procurarmi tutti i libri della saga. Ecco i vampiri che avevo sognato da ragazzina, capaci di redenzione e capaci anche di amare! Li leggo, li rileggo ma non mi basta, voglio di più. Dal sito dell’autrice scopro che esiste una forma di… come definirla, sub letteratura forse, che si chiama fan fiction. Ovvero persone che scrivono storie ispirate ai libri/film/ serie Tv che amano. Harry Potter ad esempio, oppure Game of Thrones. E anche Twilight. Tutto messo in rete su vari blog e siti, a puntate e gratis. Non si può guadagnare con la fanfiction, perché i diritti sono degli autori originali.
È una festa per me, perché molte di queste autrici sono bravissime e alcune sono poi diventate scrittrici anche molto famose.


Dopo una vera scorpacciata di storie mi dico, e se provassi a scrivere fan fiction anche io? E lo faccio. Mi diverto un mondo, perché la fandom è un luogo bellissimo dove ci si aiuta, si mandano commenti, si fanno perfino amicizie. Scrivo in inglese, ma poi traduco le storie in italiano per parenti e amici. E dopo un po’ tutti cominciano a chiedermi: ma perché non pubblichi sul serio? C’è molto da lavorare, dato che non è più possibile mantenere i personaggi della saga e tutte le caratteristiche coperte dal copyright. E poi voglio ambientazioni italiane e contesti storici. Così nasce Il pellegrinaggio, una storia soprannaturale, ambientata nel Medio Evo sulla Via Francigena. E ci sarà un seguito, spero, sempre ambientato in Italia, durante la Seconda guerra mondiale. Ma uno dei personaggi del Pellegrinaggio tornerà ad avere un ruolo anche qui. È questo il bello dei vampiri, sono immortali.

Laura Radiconcini è nata il 29 maggio del 1943,:romana ma con ascendenze statunitensi. È nonna. Per oltre trent’anni è stata dirigente di un’organizzazione ambientalista internazionale e, da giovane, attiva partecipante ai movimenti per i diritti civili, in particolare divorzio, aborto e obiezione di coscienza. La passione per le storie di vampiri risale all’adolescenza. Il pellegrinaggio è nato da un viaggio in Toscana nei luoghi dove passa la Via Francigena.